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Loris Campetti
Cambia il vento in Cgil
Sta cambiando il vento. È questo il messaggio che emerge dal discorso di insediamento della neoeletta segretaria della Cgil. Quali segnali consentono a Susanna Camusso di ipotizzare un tale, salvifico mutamento? Il più vistoso riguarda il rapporto tra governo, sindacati e Confindustria. Fino a ieri, dice Camusso, «nella stagione appena trascorsa... erano i ministri che dettavano agenda e rotture alle parti sociali». E fin qui ci siamo: non è stato proprio il ministro Sacconi a chiedere complicità ai sindacati e ad espellere dai tavoli di confronto la Cgil, ritenuta colpevole di non complicità? Ora, invece, cosa capita? Capita che «si accentua la critica al governo delle associazioni di impresa, Confindustria in primis. Ciò può determinare un'idea di ruolo delle parti sociali che indicano autonomamente l'agenda, che possono trovare su alcuni temi convergenze».
Insomma, la crisi di Berlusconi può essere mallevatrice di un nuovo patto unitario tra Cgil, Cisl e Uil e, al tempo stesso, di un patto sociale tra i sindacati - finalmente in cammino nella stessa direzione - e la Confindustria che ora alza la voce con il presidente del consiglio e denuncia l'immobilismo dell'esecutivo. Del resto, sul versante politico (non solo in casa Pd) non si ipotizza forse uno storico patto tra diversi, finalizzato alla caduta di Berlusconi?
C'è chi si spinge oltre: un governo d'emergenza potrebbe coinvolgere direttamente le forze sociali, per lo meno quelle che detengono il potere economico. Sarebbe la quadratura del cerchio, operata per salvare il paese dal declino economico, politico, sociale, morale. Alberto Asor Rosa ammette che assemblare i sostenitori di Marchionne con i sostenitori della Fiom per «salvare l'economia nazionale» potrebbe sembrare contraddittorio ma, aggiunge il nostro collaboratore, «forse nell'immediato anche questa contraddizione si può ragionevolmente affrontare, se il problema è evitare la catastrofe, la catastrofe non giova agli operai, di sicuro molto meno che ai padroni».
Prima perplessità: il governo non è rimasto immobile, ha governato e con l'aiuto di molti complici ha demolito il diritto del lavoro e insidiato la Costituzione e lo Statuto dei lavoratori. Ma, si può controbattere, questo avveniva nella stagione passata mentre quando tutti insieme avremo costruito l'alternativa a Berlusconi la musica cambierà. Seconda perplessità: la Confindustria accusa sì il governo, ma non di troppa bensì di troppo poca deregulation: si può fare di più.
Che cosa ci fa credere che in nome della salvezza nazionale, nella nuova stagione, Marchionne manifesterebbe insieme a Fim, Uilm, Fismic, ai tre licenziati di Melfi e al 40% degli operai di Pomigliano in difesa del diritto di sciopero? E che Bonanni e Angeletti sarebbero pronti ad abbandonare la strada degli accordi separati, riconoscendo il ruolo e la ragionevolezza non dico della Fiom, ma almeno della Cgil?
Di Berlusconi non se ne può più, chi può negarlo. Ma se per buttarlo giù bisogna salire tutti sulla stessa barca in cui a remare, sotto le frustate del padrone, devono essere sempre gli stessi, la contraddizione diventa insanabile e i guasti sociali certamente non minori. A meno che, sotto sotto, chi propone un nuovo 25 luglio non stia già preparando il 25 aprile. Saremo distratti, ma non ce ne siamo accorti.
- 30/11/2010 [3 commenti]
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più adeguati.
Se è vero che si tratta
di forze decisamente più civili,esse rimangono pur sempre compagini che al potere mirerebbero al mantenimento della consueta distribuzione di potere e ricchezza.
La classe lavoratrice italiana aspira ad altro,punta ad altri obiettivi,che sappiano sollevarla dalle attuali condizioni economico-sociali, mai state così pesanti.
Se la sinistra continuerà a scimmiottare Fini e c. e non proporrà (e lotterà per) un'autonoma strategia di emancipazione delle classi lavoratrici (e senza lavoro),succederà in politica quello vale in matematica con la proprietà commutativa:cambiando l'ordine dei fattori (la forza di governo),non cambierà il prodotto (assetto economico-sociale).Non rimane che agire di conseguenza. 05-11-2010 20:31 - Guido da Torino
La colpa di tutto ciò viene da lontano e nulla è stato fatto sia da sx che da dx.
Penso che errare è umano ma perseverare ad errare è diabolico.
Quando in una società non vengono valorizzati i fattori fondanti della democrazia è ovvio che i risultati sono deludenti oltretutto c'è il rischio che la stessa democrazia viene svuotata dei suoi principi al punto tale da renderla inoffensiva.
La politica non è un professione che si insegna nelle università, la si pratica quotidianamente nella risoluzione del piccolo o grande problema a qualsiasi livello.
Se manca l'amore verso il prossimo colui che opera è ovvio da risultati deludenti e catastrofici per la Nazione.
E' giunto il momento di distinguere l'azione prettamente politica da quella prettamente tecnica - operativa.
Il politico deve essere un amministratore temporaneo la fase tecnica - operativa è rappresentata dalla struttura statale i cui tecnici devono operare come da contratto e rappresentano la continuità dello stato.
Siccome il politico viene giudicato in base a un principio di conoscenza e di fiducia personale è ovvio che egli deve decidere in base a principi di convenienza politica del momento in quanto deve rendicontare il proprio operato
per vincolo esistente con il proprio elettorato e per vincolo della propria fede politica pur sapendo che non potrà essere rieletto in quando il mandato è limitato.
E' naturale che per far ciò è necessario ripensare dall'A alla Z l'intero architrave del sistema partitico.
Non servono eccelsi menti che si dedicano alla politica è necessario a mio modesto parere
che innanzitutto siano persone coerenti affidabili e soprattutto oneste e che siano scelte a mezzo conoscenza diretta da parte dell’elettorato, il quale per tutto la durata del mandato deve avere la possibilità di revoca per giustificato motivo.
Non trattasi di una rivoluzione copernicana ma bensì di uno sbocco naturale per il bene della Nazione e per il bene dell’umanità.
Per realizzare tutto ciò è necessario un minimo di buon senso e che qualcuno faccia qualche passo indietro. 05-11-2010 20:04 - mike
Tanto stiamo vaneggiando tutti...
Vaneggiamo alla grande...! 05-11-2010 18:21 - maurizio mariani
Se qualcosa cambia è in peggio. Potrebbe commentare le dichiarazioni di Draghi contro il precariato per chiedere la abrogazione della legge Biagi., Invece sta zitta....ma zitta,... 05-11-2010 14:29 - pietro ancona
Possibile che a nessuno dei cosidetti riformisti italiani (sindacali e partitici) abbia il coraggio di proporre una linea almeno moderatamente socialademocratica? Non è proprio possibile per i lavoratori italiani stare come quelli britamnnici, tedeschi o francesi? Non mi risulta che in Germania, Francia o Regno unito ci siano i soviet al potere; anzi, anch'essi si sono cuccati i loro riformisti ( e anche peggio).
E invece ecco un'altra toma che non sa che ripetere la solfa dei sacrifici per salvare il Paese; nel senso che i sacrifici li devono ancora fare i lavoratori (in termini di reddito, diritti, salute, cultura ), mentre gli altri continuano a farsela alla grande.
Che palle!! 05-11-2010 12:09 - pieroeffe