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COMMENTO
05/11/2010
  •   |   Loris Campetti
    Cambia il vento in Cgil

    Sta cambiando il vento. È questo il messaggio che emerge dal discorso di insediamento della neoeletta segretaria della Cgil. Quali segnali consentono a Susanna Camusso di ipotizzare un tale, salvifico mutamento? Il più vistoso riguarda il rapporto tra governo, sindacati e Confindustria. Fino a ieri, dice Camusso, «nella stagione appena trascorsa... erano i ministri che dettavano agenda e rotture alle parti sociali». E fin qui ci siamo: non è stato proprio il ministro Sacconi a chiedere complicità ai sindacati e ad espellere dai tavoli di confronto la Cgil, ritenuta colpevole di non complicità? Ora, invece, cosa capita? Capita che «si accentua la critica al governo delle associazioni di impresa, Confindustria in primis. Ciò può determinare un'idea di ruolo delle parti sociali che indicano autonomamente l'agenda, che possono trovare su alcuni temi convergenze».
    Insomma, la crisi di Berlusconi può essere mallevatrice di un nuovo patto unitario tra Cgil, Cisl e Uil e, al tempo stesso, di un patto sociale tra i sindacati - finalmente in cammino nella stessa direzione - e la Confindustria che ora alza la voce con il presidente del consiglio e denuncia l'immobilismo dell'esecutivo. Del resto, sul versante politico (non solo in casa Pd) non si ipotizza forse uno storico patto tra diversi, finalizzato alla caduta di Berlusconi? 
    C'è chi si spinge oltre: un governo d'emergenza potrebbe coinvolgere direttamente le forze sociali, per lo meno quelle che detengono il potere economico. Sarebbe la quadratura del cerchio, operata per salvare il paese dal declino economico, politico, sociale, morale. Alberto Asor Rosa ammette che assemblare i sostenitori di Marchionne con i sostenitori della Fiom per «salvare l'economia nazionale» potrebbe sembrare contraddittorio ma, aggiunge il nostro collaboratore, «forse nell'immediato anche questa contraddizione si può ragionevolmente affrontare, se il problema è evitare la catastrofe, la catastrofe non giova agli operai, di sicuro molto meno che ai padroni».
    Prima perplessità: il governo non è rimasto immobile, ha governato e con l'aiuto di molti complici ha demolito il diritto del lavoro e insidiato la Costituzione e lo Statuto dei lavoratori. Ma, si può controbattere, questo avveniva nella stagione passata mentre quando tutti insieme avremo costruito l'alternativa a Berlusconi la musica cambierà. Seconda perplessità: la Confindustria accusa sì il governo, ma non di troppa bensì di troppo poca deregulation: si può fare di più. 
    Che cosa ci fa credere che in nome della salvezza nazionale, nella nuova stagione, Marchionne manifesterebbe insieme a Fim, Uilm, Fismic, ai tre licenziati di Melfi e al 40% degli operai di Pomigliano in difesa del diritto di sciopero? E che Bonanni e Angeletti sarebbero pronti ad abbandonare la strada degli accordi separati, riconoscendo il ruolo e la ragionevolezza non dico della Fiom, ma almeno della Cgil?
    Di Berlusconi non se ne può più, chi può negarlo. Ma se per buttarlo giù bisogna salire tutti sulla stessa barca in cui a remare, sotto le frustate del padrone, devono essere sempre gli stessi, la contraddizione diventa insanabile e i guasti sociali certamente non minori. A meno che, sotto sotto, chi propone un nuovo 25 luglio non stia già preparando il 25 aprile. Saremo distratti, ma non ce ne siamo accorti.


I COMMENTI:
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  • a 30 anni di distanza asor rosa ricicla gli articoli che scriveva a sostegno di Lama e C., ai tempi dell'unità nazionale. Il problema di fondo della CGIL, a mio parere, stà proprio in questo: il suo gruppo dirigente vive ancora negli anni '70, epoca della loro gloria e gioventù. La CGIL non riesce a superare la logica ottocentesca del sindacato che fa da cinghia di trasmissione al partito, nemmeno adesso che il partito non esiste più. Per uscire dal vicolo cieco in cui si trova , la CGIL dovrebbe presentarsi in proprio alle elezioni e diventare il partito di se stessa: ma non lo faranno perchè è qualcosa che esce dal loro orizzonte culturale, non riescono nemmeno a pensare una cosa del genere. 05-11-2010 12:05 - dario gasparini
  • Ieri sera a Trieste in occasione del 4 novemebre i comitati di lotta hanno promosso in centro città un'iniziativa contro tutte le guerre. La CGIL non c'era, e nemmeno il PD. Nulla di nuovo sotto il Sole.Aggiungo che presso le Leghe Spi - CGIL si continua a parlare solo di tornei di briscola e tressette, di gare bocciofile e di gite fuori porta. Di politica sindacale non si discute quasi mai. E allora, dove stanno tutte codeste novità ? 05-11-2010 12:01 - gianni
  • La signora sindacalista,dovrebbe aiutare i compagni della FIOM in questa battaglia con la FIAT.
    Non si tratta solo di una vertenza di categoria,ma della vertenza tra classe operaia e padroni.Marchionne si è sostituito alla Marcegaglia e sta portando avanti con ex socialista Sacconi la politica economica del governo.Berlusconi sta addoperando uomini suoi su tutti i fronti.Come una piovra sta entrando con i suoi tentecoli in tutta la politica italiana e internazionale.con il suo amico russo e quello libico,sta facendo un ASSE come quella del Duce con Hitler e il Giappone.
    Se vincono sulla FIOM e sui lavoratori FIAT,apriranno un valco insanabile dove lo stesso sindacato sarà sostrituito da accordi tra aziende e operai diretti.
    Berlusconi con la sua testa da scemo, sta veranmente cambiando questo paese.
    Fa parlare Santoro e altri,di ragazzine e orgette,per nascondere quello, che seriamente, sta portando avanti sulla democrazia e sulla nostra libertà.
    Un Mussolini da avanspettacolo che dice barzellette e fa affari mafiosi come se fossero affari regolari.
    Sta regolarizzando la fine della legge e dello statuto dei lavoratori.
    Ma se la signora ci aiuta,gli impediremo di continuare con questi giochetti.
    Noi lavoratori siamo pronti allo scontro! 05-11-2010 11:51 - maurizio mariani
  • State perdendo in lucidità. Cosa vi fa pensare che i limiti enormi di rappresentatività del sindacato italiano e della Cgil di Epifani possano essere superati da un ricambio teleguidato dai dirigenti confederali della Cgil? Vedete una cultura sindacale innovativa, analisi diverse, autocritiche serrate delinearsi all'orizzonte del dibattito? A me non sembra. Non so se siamo al 25 luglio (lo spero). Comunque non è chiaro ancora chi interpreterà il ruolo di Badoglio, tanto meno chi siano i dirigenti del CLN. Ma che c'entra il sindacato? Vi sembra di vedere un Di Vittorio in giro con in tasca un patto unitario per Buozzi e Grandi? Tornate con i piedi per terra e chiedete alla segretaria perchè il suo sindacato non conta un cazzo tra i giovani precari con o senza laurea o tra i giovani informatici o tra i giovani e vecchi rumeni o alvbanesi. 05-11-2010 09:33 - Beppe
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