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Militant A
UNA VITA DIFFICILE Assalti in rosso
Molti mi domandano: «Quando esce il nuovo disco di Assalti Frontali?». Annunciato dai palchi e sui siti per fine novembre, dobbiamo rimandare e darvi appuntamento a febbraio 2011. Una decina di giorni fa la manifesto cd, l'etichetta con cui abbiamo fatto i nostri ultimi tre dischi: HSL, Mi sa che stanotte, Un'intesa perfetta, oltre che il precedente e storico Conflitto, e con cui eravamo in parola per pubblicare il prossimo, ci ha chiamato per dirci: «Non ci sono soldi in cassa». Non possiamo contare su nessun anticipo per registrare, mixare, masterizzare e promuovere il nuovo lavoro. Non è che serva tanto, le produzioni come le nostre riescono a dare il meglio anche spendendo pochissimo, ma il minimo ci vuole, il fonico vuole giustamente essere pagato, così come lo studio di mastering, ecc.
Lo stato di palude della manifesto cd si innesta nella crisi più grande del quotidiano il manifesto (alla quale è collegata) e alla guerra sociale che Tremonti ha ingaggiato contro la cultura e ogni voce critica approfittando del crack dell'economia globale. Siamo colpiti nei nostri programmi che sono anche progetti di vita, ma siamo abituati e preparati a rispondere. Nelle nostre canzoni raccontiamo un paese in crisi e in trasformazione profondissima e questo vuol dire naturalmente anche viverla questa crisi e questa trasformazione. La precarietà invade tutto, anche le produzioni discografiche. Chi in questo momento non si trova in difficoltà economica e senza una banca che gli azzanna la gola? Chi può fare progetti per il futuro in tutta serenità?
Eppure la vita e i progetti vanno avanti e, paradossalmente, è proprio il nostro status di "informali e illuminati" che ci permette di trasformare velocemente la debolezza in forza, la difficoltà in creatività. Non siamo pachidermi da star system, siamo soldati di clandestini sound system. Se non abbiamo etichetta, faremo senza. Leggeri e liberi, ne abbiamo credito in giro per riorganizzarci in fretta. Ogni concerto ci rinnova nella convinzione che noi non chiudiamo, anzi, noi li apriamo i posti nel profondo rosso. Sabato scorso abbiamo fatto un concerto bellissimo a Metropoliz, nella casa della Roma meticcia, sul palco con noi c'erano decine di bambini rom e con gente così bella e potente al fianco nessuno ci può sconfiggere. Appuntamento a febbraio allora. Il nostro primo singolo si chiamerà "Profondo rosso" e potete immaginare di cosa parla: «I banchieri fanno crack/ gli economisti fanno flop/ noi ribelli on the street/ mettiamo il pathos contro lo choc».
- 30/11/2010 [3 commenti]
- 29/11/2010 [10 commenti]
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Per gli Assalti ci siamo tutti noi della crew che li tiriamo su! 11-11-2010 18:54 - il Russo
Con le loro guardie e i loro sbirri sguinzagliati per tutta la città,non riuscivano a far star zitte quelle statue.Ne hanno dette di cose,quelle statue.
Eppure il Papa era potente e aveva tutti i Re ai suoi piedi.Ma quelle statue hanno continuato a parlare e il popolo a capite.
Se ci sono riuscete le statue,perche non ci dovremmo riuscire noi?
L'importante è avere sempre un argomento che interessa al popolo! 11-11-2010 13:48 - maurizio mariani
L'altro giorno mariani parlava di scrivere col sangue. La mancanza di fondi è un problema che riguarda loro, noi siamo diversi. Il fonico vuole essere pagato? ne cercheremo uno che non vuole esserlo. Il comunismo è questo, anteporre il lontano, l'alto, all'immediato. Abbiamo la grande occasione di dimostrare che non abbiamo bisogno delle loro elemosine. I primissimi cantanti reggae registravano in salette sfasciate con giradischi mezzi rotti e stampavano alla buona, manualmente, le copertine (che si strappavano subito). Ma quella musica imperfetta, quel suono sporco ma vero, sono la purezza in confronto a un sordido finanziamento di chi non crede nelle idee. Un giornale non dovrebbe mai essere solo un giornale ma un'alternativa di società, un modo di vivere, una filosofia, e il suo compito è penetrare nella società il più a fondo possibile. 11-11-2010 12:11 - giovanni