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COMMENTO
10/11/2010
  •   |  
    UNA VITA DIFFICILE Marty e Confucio

    La Marty in questione non è la simpatica zebra del film “Madagascar”, ma una nostra attentissima lettrice. Marty ci fa venire in mente alcune parole di Confucio, quando ci scrive: “Vi do un consiglio fraterno: cercate di fare un giornale leggibile anche per chi non ha molta cultura”.

    Il Confucio che ci torna in testa ce lo racconta Gore Vidal in “La fine dell’Impero”: “Confucio, a chi gli chiedeva quale era la prima cosa che avrebbe fatto se fosse stato lui a governare – un suo sogno mai realizzato – rispose: rettificare la lingua. Idea saggia. Idea fine. Quando le società decadono, decade anche la lingua”. Non c’è bisogno di leggersi tutto Vidal o calarsi nel confucianesimo per dare ragione a Marty. E insieme sostenere quanto sia trasparente, anche per chi ha poca cultura, il messaggio del pensatore cinese.

    E’ vero, per uscire dalla crisi ci vuole un linguaggio diverso. Figuratevi per un giornale come il nostro, con l’ambizione di volere avere un futuro prossimo, di essere piccolo che parli a molti, indipendente che appartenga a tutti. E figuratevi se non subito e adesso, in questa nostra società che più decaduta non si può.

    Cara Marty, fare un giornale più leggibile significa innanzitutto sopravvivere a noi stessi. Ai nostri errori, di battitura (quanto vi facciamo infuriare!) o di analisi, di interpretazione o a volte di politica. E poi arricchirlo (parola grossa, diciamo pure dei soldi necessari da qui a dicembre fra legge per l’editoria, abbonamenti, sottoscrizioni, acquisto quotidiano, altrimenti non ci saremo più); soprattutto, arricchirlo di collaboratori, di lettori, di idee, di politica, di cultura. Di una ricchezza che sia accessibile a tutte e a tutti. Grazie Marty.


I COMMENTI:
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  • X Gianmarco...se hai voglia morbosa da "cronaca giudiziaria riferita a i politici" fai una cosa compra il Fatto e portatelo al cesso.....
    W il manifesto, w l'anarchia 12-11-2010 13:04 - esterino
  • il problema, per me, non è tanto linguaggio semplice o complicato, ma il messaggio che si vuole dare. Come mai il Manifesto, testata storica della sinistra "eretica", non emana più il fascino di un tempo? Come mai è percepito il quotidiano come vecchio, passato? La cosa è intrecciata con la crisi della sinistra anticapitalista (nonostante la crisi che ci ha colpito in questi 2 anni), ora va di moda (da un bel pò peraltro) una sinistra moderata, meno che socialdemocratica, quasi "destrina" in molti temi (sicurezza, immigrazione, federalismo fiscale, crescita economica, stato sociale leggero, ecc.). Il paradosso è che questa specie di sinistra-non-sinistra perde comunque, va a rimorchio senza risultato, e se per puro caso vince ci riesce per poco tempo.
    Le analisi (più o meno approfondite) di chi vuole cambiare davvero questo mondo, che crede che il sistema non regge più, e che aveva molto ragione Marx (dopo 20 anni di dimenticatoio) vive la sindrome di Cassandra.
    Come se ne esce? Io non sono abbastanza bravo per capirlo... 12-11-2010 12:20 - cosmikdebris
  • Quello che necessita al giornale,non è un abbassamento dei vocaboli,ma sviluppare di più, la ricerca di percorsi per arrivare alla soluzione dei grandi problemi che ci opprimono.
    Un giornale di classe, deve scrivere cose di classe.
    Solo con la conoscenza, si arriva alla soluzione dei problemi.
    Perche non arrivare con classe a parlare di classe.
    Io non ho molta classe,Ma mi sforzo di essere all'altezza di una classe con classe.
    Pasolini ha affrontato problematiche, sulla vita e la morte,partendo da un "Va a moriammazzato" del riccetto.E quella si che era una gran classe. 12-11-2010 12:04 - maurizio mariani
  • Sarebbe il caso di capire cosa si intende per cambiare linguaggio, essere più leggibili, anche per chi "non ha molta cultura". Perché se si tratta di evitare termini forzosamente ricercati posso essere d'accordo (c'è stata la stagione dell'"esiziale" per dirne una...). Magari alcuni articoli delle pagine della cultura andrebbero inquadrati un po' se si vuole destare l'interesse anche di uno come me che "ha fatto il tecnico". Non sono d'accordo se invece si tratta di rinunciare a quella che dal mio punto di vista è la peculiarità da salvare del manifesto, ossia la profondità nelle sue analisi, anche a costo di richiedere uno sforzo in più al lettore, rifuggendo da uno schematismo che ha fatto e fa la fortuna del modo dominante di fare informazione. Altrimenti va a finire che il tabloid comunista della pubblicità diventa realtà... 12-11-2010 11:21 - Francesco2
  • D'accordo con Francesco, in disaccordo con Italo (che noia quelli che si ergani ad autentici interpreti de quello che e` di sinistra e quello che non lo e`).

    Continuate a fare un giornale e ricordatevi che non potete continuare a brancolare nel buio, senza un'idea, una strategia (la linea!) non si arriva da nessuna parte!
    Un abbraccio.
    |Vito 12-11-2010 10:42 - Vito A.
  • Se non vendete il giornale qualcosa non va. Non si può vivere di rendite di posizione e pensare che in aeternum la collettività deve finanziare giornali poco letti. C'è un dovere di coerenza e onestà intellettuale. Se un'avventura non ha più senso, non ha più senso. Inoltre credo che ormai sia tempo di nuove visioni, codici, linguaggi per descrivere il mondo, più liberi e indipendenti (intellettualmente), senza evocazioni all'ortodossia, più dirompenti. A anche di un giornalismo meno snob. Il fatto che vent'anni manchi di fatto la cronoca giudiziaria riferita al potere sul vostro giornale, la dice lunga sulla ridicola impostazione "politicizzante" ogni aspetto della realtà. La corruzione è anche un fenomeno politico, ma soprattutto giudiziario. La perdita di questa prospettiva implica perdita di lettori che vogliono essere informati. Hanno diritto ad essere informati. 12-11-2010 10:32 - gianmarco
  • Il problema non è il livello di cultura dell'ipotetico lettore. Se scrivi di politica ovvero di come affrontare i problemi di tutti (lavoro, scuola, sanità, trasporti etc) devi avere delle idee. Cioè capire il problema, proporre una soluzione, ascoltare le persone, magari cambiare la proposta, chiedere consenso. Allora trovi le parole per farti capire dal sottile intellettuale e dal cittadino "con poca cultura" La lingua della sinistra non si capisce perchè la sinistra vede male la relatà e anche laddove vede qualcosa evoca soluzioni da anime belle che non mordono la realtà 12-11-2010 10:13 - Beppe
  • Se posso darvi un consiglio anche io oltre a Marty mi permetto di dire che, prima di stare attenti alle finezze estetiche come il linguaggio o la battitura, fossi in voi garantirei un'analisi politica migliore. Ero un lettore assiduo del Manifesto ed ancora lo seguo (altrimenti non potrei scrivervi questo commento). Trovo che ormai siete un po' come Santoro per la televisione: non c'è nulla di meglio in giro. Francamente mi hanno stancato le vostre analisi "vendoliane", da Asor Rosa in poi. Altrimenti fate come l'Unità, dichiaratevi apertamente giornale di partito (e che partito e che giornale) e amen! Vendola non ha nulla di comunista, NULLA checchè se ne dica, e credo che voi intellettuali di sinistra qualcosa di Marx e Lenin l'abbiate letto per capire cosa intendo dire. Date una voce di più alle realtà politiche realmente a sinistra del nostro Paese. In questi tempi di crisi è vostro compito prendere parte alla lotta, anzi fare da scintilla a una lotta generale.Sono certo che non mi cagherete di striscio ma non si sa mai... 12-11-2010 10:03 - italo
  • Non sono assolutamente daccordo.
    Sino a prova contraria l'Abc dell'istruzione per leggere l'abbiamo.
    Gli analfabeti (più ampiamente intesi come tali) continueranno a non leggere.
    Con ciò voglio sperare che non si appiattisca ancora di più la lingua italiana.
    Ma ancora... non vorrei che "scendessimo" ad utilizzare termini da "televisione". Penso che il lettore medio di un giornale abbia più di 3-4 anni, in grado cioè di recepire e comunicare pensieri che non siano esclusivamente legati ai "bisogni primari".

    Con ciò, Confucio ha pienamente ragione, Marty no. 12-11-2010 10:03 - Francesco
  • d'accordo sulla necessità di fare un giornale più leggibile. Mi permetto di aggiungere anche meno settario 12-11-2010 09:53 - Giulio
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