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COMMENTO
10/11/2010
  •   |  
    UNA VITA DIFFICILE La pelle della cicala

    Ce la faremo? In attesa di un aiuto decisivo da parte di lettori e sostenitori (ma il tempo stringe) e nella speranza che la legge sull’editoria sia ripristinata, ricorriamo a uno de “I 36 stratagemmi” per provare a resistere. E’ un libretto avvolto nel mistero, scoperto per caso in un mercatino di Canton in Cina nel 1940, scritto da autore sconosciuto forse fra la fine della dinastia Ming e l’inizio della Qing (diciamo intorno alla metà del 1600). Come per il più celebre Sun Tzu e la sua “L’arte della guerra”, anche per il nostro sconosciuto autore la strategia è l’arte del paradosso. Perfetto per noi de il manifesto, maestri di paradossi. Ci tuffiamo dentro il libretto come zio Paperone nuotava nei suoi soldi (che questa metafora vi faccia meditare, e agire).

    Stratagemma 21, capitolo quarto, titolo “Cambiate pelle come la cicala”. Eccolo: “Mantenete un contegno imperturbabile/mentre attingete alla vostra forza interiore/Gli alleati non nutriranno perplessità/e il nemico non oserà avanzare/Restate calmi e flessibili al cospetto/del pericolo”.

    Che significa? Ce lo spiega Leonardo Vittorio Arena, studioso di strategia sinogiapponese: “Secondo un proverbio cinese, chi si trae d’impaccio facilmente imita la cicala che muta pelle. Ci si deve mostrare impassibili, facendo capire al nemico che si è molto forti e tutt’altro che vili. Sia lui, sia i propri compagni ne dedurranno che i rischi della battaglia non ci spaventano. Solo così si intimorirà chi è ostile, mentre gli alleati saranno affascinati dalla nostra sicurezza e sapranno su chi poter contare”.

    Insomma, faccia feroce compagni, non un passo indietro, soldi e alleati (forse) arriveranno.


I COMMENTI:
  • "Ci si deve mostrare impassibili, facendo capire al nemico che si è molto forti e tutt’altro che vili. Sia lui, sia i propri compagni ne dedurranno che i rischi della battaglia non ci spaventano. Solo così si intimorirà chi è ostile, mentre gli alleati saranno affascinati dalla nostra sicurezza e sapranno su chi poter contare"

    Eh... meglio tardi che mai. Voglio dire, arrivare a comprendere questo basilare principio della strategia (oltre che, se vogliamo, di una filosofia stoica del vivere e dello stare al mondo).

    Principio che, prima ancora di venire inchiodato sotto forma di targa in acciaio nella redazione del giornale, dovremmo inchiodarci in testa soprattutto noi, i militanti di questa eternamente piagnucolosa ed insopportabilmente settaria ed arcaica sinistra italiana [sì, NOI: perché non sono un provocatore infiltrato, SONO di sinistra, e ancora mi ritengo - almeno idealmente - marxista. Ma mi viene la nausea a leggere certe recenti prese di posizione... e soprattutto a pensare a quanto altro tempo prezioso si potrà perdere in interminabili scazzi sulla forma delle bandiere, la tonalità del rosso, e i quarti di nobiltà rivouzionaria, chi ne abbia di più e chi di meno. La nausea.]


    ...e così, è chiaro che senza manifesto si può vivere benissimo. Senza manifesto, senza web, senza telefono. Senza luce, gas, riscaldamento, acqua corrente: ritirandosi, come David Thoreau, in una capanna nei boschi. Lo si può fare benissimo, non si commette alcun peccato a farlo e non c'è alcun Dio (o dio) che ti fulmina se lo fai.

    Ma il punto essenziale non è questo. Il punto essenziale è: proviamo ad immaginare che dopodomani, all'improvviso, in edicola ci venisse detto "no... il manifesto non è arrivato. Come, non lo sa? Non ne arriveranno più: ha chiuso, è fallito".

    Una situazione del genere sarebbe MIGLIORE o PEGGIORE della situazione attuale? E fermi restando tutti gli ENOOOORMI limiti che il giornale oggi ha - e che però non si correggono certo "fuggendo verso altri lidi" - è meglio che comunque il manifesto in edicola continui ad esserci, per poterlo magari criticare durissimamente, oppure che quello scomparto dello scaffale venga riempito da un'altra delle tante riviste di caccia e pesca o di "fitness", più o meno inutili, che fanno furore di questi tempi? A me la risposta pare ovvia...

    E comunque: è EVIDENTE e LAPALISSIANO che il giornale di oggi non è più quello dei tempi di Pintor, Notarianni, Magri & Co.. Il fatto che i "padri fondatori" (e le "madri fondatrici") non ci siano quasi più richiederebbe quindi - e richiederà, se ci sarà l'occasione per farlo - una radicale ridefinizione di cosa questo giornale possa e DEBBA essere oggi, QUI, IN QUESTO PAESE e IN QUESTO CONTINENTE.

    Ma continuare a vivere nel rimpianto dei bei tempi andati, quando la pagina culturale la curava Notarianni, e tutti quanti avevamo vent'anni di meno, e dolersi perché quei tempi - come del resto tutti i "bei tempi andati" - sono proprio andati, e non tornano più, non riesco proprio a capire che utilità possa avere per l'oggi...


    "visti gli ultimi risvolti, visto quanto scrive bartocci, credo che per mantenere un minimo di credibilità dovreste pubblicare un editoriale nel quale chiedete ai lettori di smetterla di inviarvi i loro risparmi"

    Ma perché mai? Vivaddio - e viva Marx - siamo tutti adulti e vaccinati. Se i soldi del rimborso statale arriveranno (evento il cui verificarsi, del resto, poteva tranquillamente essere previsto con probabilità molto vicina a 1, già tre mesi fa: alla faccia di tutti quelli che vedono un complotto dietro ogni angolo), c'è bisogno di una direttiva ufficiale per far sì che chi lo desideri smetta di mandare i soldi al giornale, oppure invece CONTINUI A MANDARLI, in totale autonomia di pensiero e di azione?

    O siamo ancora alla necessità del "contrordine, compagni" ? ¬¬

    Se la credibilità di un giornale consistesse ESCLUSIVAMENTE nel modo in cui spende i propri fondi, comunque se li sia procurati, staremmo freschi... [col che, a scanso di equivoci, non intendo dire che di COME vengano spesi non si debba discutere, e anche parecchio ;) ] 14-11-2010 14:51 - Harken
  • visti gli ultimi risvolti, visto quanto scive bartocci, credo che per mantenere un minimo di credibilità dovreste pubblicare un editoriale nel quale chiedete ai lettori di smetterla di inviarvi i loro risparmi.
    voi sarete messi male anche dopo il dietro-front di Tremonti, ma le tasche del vostro lettore-medio, credo, sono più povere delle vostre casse. 13-11-2010 19:13 - antigone
  • sulla stessa home page c'è la pelle della cicale, poi la rangeri che chiede soldi, poi bartocci che dice che per l'ennesima volta Tremonti vi allunga l'elemosina. Lìxlì mi sono inkazzato, poi ho provato pena. Poi ho letto il 4° intervento, quello dei 50 sostenitori di Sepe, e mi sono inkazzato di nuovo.
    Penso di essere inkazzato pensando al Manifesti di un tempo, e di provare pena per chi ci scrive oggi.
    Alla fin fine, ne traggo che quest'anno ho fatto due cose positive: per la prima volta non ho aderito alla colletta; ho smesso di comprarvi. 13-11-2010 19:10 - lero
  • Ho deciso di regalare un abbonamento trimetrale del Manifesto a tutti i miei amici che festeggiano il compleanno e farò questo tipo di regalo anche a Natale. 13-11-2010 17:11 - Liliana
  • Forse il giornale non dovrebbe soltanto cambiare pelle, ma la propria carne. Mi sono accorto, dopo anni di "manifestodipendenza"che posso vivere benissimo senza.Il "manifesto" ha il difetto di "non dare la notizia" preferendo il "commento".Purtroppo i commenti introvabili su altri quotidiani erano quelli dei Luigi Pintor,Lucio Magri,Luciana Castellina,Rossana Rossanda, Eliseo Milani,Vittorio Foa,Franco Carlini,Gianni Montani e molte altre che oggi non non "fanno" pi il giornale.Non me ne vogliano i tanti (a me sconosciuti) che malpagati e con tanto sacrificio riescono a far arrivare il giornale in edicola,ma senza quelle "colonne"non si può fare lo stesso giornale di qualche decennio fa.C'è un grandissimo bisogno di "informare", di fare inchiesta,di portare il manifesto ad essere protagonista dell'informazione italiana, fuori dalla piccola nicchia in cui si è , suo malgrado rintanato.Per pi di venti anni ,per me, il manifesto è stato il 1° giornale, senza quelle pagine sotto il braccio non ero in grado nemmeno di bere un cappuccino.Ci sarà una ragione se un amore così travolgente si è drammaticamente spento?Tuttavia non voglio vederlo morire ed anche stavolta mi darò da fare per inventare qualcosa che vi possa aiutare, intanto il prossimo anno mi abbono, visto che l'ansia di leggervi freschi e croccanti, come già detto, non c'è (purtroppo)da tanto tempo. 13-11-2010 14:57 - Paolo
  • L'imperturbabilità è solo la prima parte dello stratagemma 21: la mossa vincente non sta nella faccia feroce e nel non indietreggiare ma nel cambiare pelle internamente, lavorare sulla propria forza interiore e mutare velocemente per adattarsi alle nuove condizioni esterne. Come nel tai chi chuan la forza viene da flessibilità e stabilità, sfruttando la stessa violenza di chi ti attacca per neutralizzare il nemico. Ma non serve ricorrere all'antica cultura cinese, né a Confucio, basta conoscere la nostra antica cultura contadina o montanara o marinara.. 13-11-2010 11:41 - yiin
  • Dovreste aggiormare la vostra pagina iniziale perchè porta ancora il periodo di tre mesi. Come è già passato un mese 3 - 1 fa 2 sarebbe da cambiare e portare a "due mesi". "Elementare Watson" direbbe Sherlock Holmes. 13-11-2010 10:15 - nikita
  • Il giornale è indispensabile a tutti.
    Anche la borghesia italiana dovrebbe fare uno sforzo per mantenere vivo il giornale dei comunisti.
    Loro si professano uomini liberi,pronti a difendere le idee altrui,più di quanto difendano le loro.
    Ma pòi in Italia di idee altrui ce ne sono sempre meno.
    La mia idea,per una democrazia borghese avanzata, dovrebbe essere sacra.Invece per un pugno di euro, si vuole affondare una testata di giornale che ha fatto l'informazione nel paese e all'estero.
    La prova che viviamo in una democrazia arretrata è proprio il Manifesto e la sua agonia.
    Compagni dovreste essere allegri,perche state dimostrando ancora una volta,che viviamo in una democrazia farlocca e bugiarda.
    Meglio affondare con onore,che vivere nel disonore!
    La storia vi assolverà! 13-11-2010 08:23 - maurizio mariani
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