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UNA VITA DIFFICILE La pelle della cicala
Ce la faremo? In attesa di un aiuto decisivo da parte di lettori e sostenitori (ma il tempo stringe) e nella speranza che la legge sull’editoria sia ripristinata, ricorriamo a uno de “I 36 stratagemmi” per provare a resistere. E’ un libretto avvolto nel mistero, scoperto per caso in un mercatino di Canton in Cina nel 1940, scritto da autore sconosciuto forse fra la fine della dinastia Ming e l’inizio della Qing (diciamo intorno alla metà del 1600). Come per il più celebre Sun Tzu e la sua “L’arte della guerra”, anche per il nostro sconosciuto autore la strategia è l’arte del paradosso. Perfetto per noi de il manifesto, maestri di paradossi. Ci tuffiamo dentro il libretto come zio Paperone nuotava nei suoi soldi (che questa metafora vi faccia meditare, e agire).
Stratagemma 21, capitolo quarto, titolo “Cambiate pelle come la cicala”. Eccolo: “Mantenete un contegno imperturbabile/mentre attingete alla vostra forza interiore/Gli alleati non nutriranno perplessità/e il nemico non oserà avanzare/Restate calmi e flessibili al cospetto/del pericolo”.
Che significa? Ce lo spiega Leonardo Vittorio Arena, studioso di strategia sinogiapponese: “Secondo un proverbio cinese, chi si trae d’impaccio facilmente imita la cicala che muta pelle. Ci si deve mostrare impassibili, facendo capire al nemico che si è molto forti e tutt’altro che vili. Sia lui, sia i propri compagni ne dedurranno che i rischi della battaglia non ci spaventano. Solo così si intimorirà chi è ostile, mentre gli alleati saranno affascinati dalla nostra sicurezza e sapranno su chi poter contare”.
Insomma, faccia feroce compagni, non un passo indietro, soldi e alleati (forse) arriveranno.
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Eh... meglio tardi che mai. Voglio dire, arrivare a comprendere questo basilare principio della strategia (oltre che, se vogliamo, di una filosofia stoica del vivere e dello stare al mondo).
Principio che, prima ancora di venire inchiodato sotto forma di targa in acciaio nella redazione del giornale, dovremmo inchiodarci in testa soprattutto noi, i militanti di questa eternamente piagnucolosa ed insopportabilmente settaria ed arcaica sinistra italiana [sì, NOI: perché non sono un provocatore infiltrato, SONO di sinistra, e ancora mi ritengo - almeno idealmente - marxista. Ma mi viene la nausea a leggere certe recenti prese di posizione... e soprattutto a pensare a quanto altro tempo prezioso si potrà perdere in interminabili scazzi sulla forma delle bandiere, la tonalità del rosso, e i quarti di nobiltà rivouzionaria, chi ne abbia di più e chi di meno. La nausea.]
...e così, è chiaro che senza manifesto si può vivere benissimo. Senza manifesto, senza web, senza telefono. Senza luce, gas, riscaldamento, acqua corrente: ritirandosi, come David Thoreau, in una capanna nei boschi. Lo si può fare benissimo, non si commette alcun peccato a farlo e non c'è alcun Dio (o dio) che ti fulmina se lo fai.
Ma il punto essenziale non è questo. Il punto essenziale è: proviamo ad immaginare che dopodomani, all'improvviso, in edicola ci venisse detto "no... il manifesto non è arrivato. Come, non lo sa? Non ne arriveranno più: ha chiuso, è fallito".
Una situazione del genere sarebbe MIGLIORE o PEGGIORE della situazione attuale? E fermi restando tutti gli ENOOOORMI limiti che il giornale oggi ha - e che però non si correggono certo "fuggendo verso altri lidi" - è meglio che comunque il manifesto in edicola continui ad esserci, per poterlo magari criticare durissimamente, oppure che quello scomparto dello scaffale venga riempito da un'altra delle tante riviste di caccia e pesca o di "fitness", più o meno inutili, che fanno furore di questi tempi? A me la risposta pare ovvia...
E comunque: è EVIDENTE e LAPALISSIANO che il giornale di oggi non è più quello dei tempi di Pintor, Notarianni, Magri & Co.. Il fatto che i "padri fondatori" (e le "madri fondatrici") non ci siano quasi più richiederebbe quindi - e richiederà, se ci sarà l'occasione per farlo - una radicale ridefinizione di cosa questo giornale possa e DEBBA essere oggi, QUI, IN QUESTO PAESE e IN QUESTO CONTINENTE.
Ma continuare a vivere nel rimpianto dei bei tempi andati, quando la pagina culturale la curava Notarianni, e tutti quanti avevamo vent'anni di meno, e dolersi perché quei tempi - come del resto tutti i "bei tempi andati" - sono proprio andati, e non tornano più, non riesco proprio a capire che utilità possa avere per l'oggi...
"visti gli ultimi risvolti, visto quanto scrive bartocci, credo che per mantenere un minimo di credibilità dovreste pubblicare un editoriale nel quale chiedete ai lettori di smetterla di inviarvi i loro risparmi"
Ma perché mai? Vivaddio - e viva Marx - siamo tutti adulti e vaccinati. Se i soldi del rimborso statale arriveranno (evento il cui verificarsi, del resto, poteva tranquillamente essere previsto con probabilità molto vicina a 1, già tre mesi fa: alla faccia di tutti quelli che vedono un complotto dietro ogni angolo), c'è bisogno di una direttiva ufficiale per far sì che chi lo desideri smetta di mandare i soldi al giornale, oppure invece CONTINUI A MANDARLI, in totale autonomia di pensiero e di azione?
O siamo ancora alla necessità del "contrordine, compagni" ? ¬¬
Se la credibilità di un giornale consistesse ESCLUSIVAMENTE nel modo in cui spende i propri fondi, comunque se li sia procurati, staremmo freschi... [col che, a scanso di equivoci, non intendo dire che di COME vengano spesi non si debba discutere, e anche parecchio ;) ] 14-11-2010 14:51 - Harken
voi sarete messi male anche dopo il dietro-front di Tremonti, ma le tasche del vostro lettore-medio, credo, sono più povere delle vostre casse. 13-11-2010 19:13 - antigone
Penso di essere inkazzato pensando al Manifesti di un tempo, e di provare pena per chi ci scrive oggi.
Alla fin fine, ne traggo che quest'anno ho fatto due cose positive: per la prima volta non ho aderito alla colletta; ho smesso di comprarvi. 13-11-2010 19:10 - lero
Anche la borghesia italiana dovrebbe fare uno sforzo per mantenere vivo il giornale dei comunisti.
Loro si professano uomini liberi,pronti a difendere le idee altrui,più di quanto difendano le loro.
Ma pòi in Italia di idee altrui ce ne sono sempre meno.
La mia idea,per una democrazia borghese avanzata, dovrebbe essere sacra.Invece per un pugno di euro, si vuole affondare una testata di giornale che ha fatto l'informazione nel paese e all'estero.
La prova che viviamo in una democrazia arretrata è proprio il Manifesto e la sua agonia.
Compagni dovreste essere allegri,perche state dimostrando ancora una volta,che viviamo in una democrazia farlocca e bugiarda.
Meglio affondare con onore,che vivere nel disonore!
La storia vi assolverà! 13-11-2010 08:23 - maurizio mariani