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COMMENTO
16/11/2010
  •   |  
    UNA VITA DIFFICILE Dateci Bernbach

    I lettori di tutto il nostro mondo si sono uniti. A una sola voce ci chiedono una cosa, essenzialmente: di cambiare il modo di fare informazione. Di incidere e di imporre il prodotto. Ok, ipotizzate che cominciassimo cambiando direttore. Via Norma Rangeri, al suo posto uno come Bill Bernbach. Un newyorchese che nel 1949 fondò la celebre agenzia pubblicitaria DDB insieme a Ned Doyle e Maxwell Dane. Forse il creativo più famoso del Novecento, che fra i suoi trofei ha il lancio e il successo sul mercato nordamericano del Maggiolino Volkswagen. Budget risicato come quello de il manifesto, 800mila dollari nel 1959 quando le big di Detroit spendevano milioni di dollari. Livello dello sfida: come vendere ghiaccio agli esquimesi.

    Bernach, entrato nella Hall of Fame dei pubblicitari di tutti i tempi, ci ha lasciato fra le tante cose questa idea, recitata in una conferenza dell’American Association of Advertising Agencies. Togliete la parola “pubblicità”, al suo posto mettete “informazione”, chiudete gli occhi e immaginate sia stata scritta per il futuro prossimo de il manifesto: “A meno di avere a disposizione un budget sterminato, bisogna renderci conto che non fare della pubblicità insolita è un vero suicidio. Che razza di vanità o di insensibilità ci spinge a credere di potere, per così dire, sederci accanto agli eventi che scuotono il mondo ed essere notati? Solo un messaggio di enorme vitalità, realizzato con un trattamento grafico drammatico, riuscirà a raggiungere il consumatore. Che senso ha dire delle cose giuste se nessuno le legge? La maniera più insana di sprecare il denaro di un’azienda sta nell’usarlo per una pubblicità che lasci il pubblico indifferente, e questo succede molto spesso”.


I COMMENTI:
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  • Perché invece di continuare sotto la schiavitù del capitale, non si CO-OPERA tra consumatori e produttori di informazione. Mi spiego. Finché la cooperativa resta una forma di società la quale cambia solo i rapporti interni di lavoro restando in forte competizione all'esterno basta un tagli a quel misero fondo pubblico e la barca va a rotoli. Però se in quest'occasione si trasforma in una nuova entità composta dai lettori che vogliono l'informazione che CO-OPERANO nella gestione del giornale con i lavoratori che gli danno vita, potrebbe essere un modo di salvare capra e cavoli e di creare un nuovo modello iupinedi relazioni economiche che come sappiamo è sempre più necessario!

    con affetto,
    p. 18-11-2010 12:36 - pietro di paolo
  • scusa, caro Manifesto, ma provare a fare un quotidiano MIGLIORE non ti viene in mente?
    Un quotidiano di lotta,che non si limiti a descrivere l'esistente con lo sguardo distaccato e snob del "noi ve l'avevamo detto" ricco di fatti e reportage, senza fronzoli radical chic (tipo 3 pagine su 16 per recensioni di spettacoli cool che nessuno vedra'mai), un giornale che smetta di flirtare con tutti gli "uomini del cambio" che passano sotto il naso o con tutte le "rivoluzioni colorate" targate CIA o con le politiche ambigue della CGIL..insomma, perche'non pensare di tornare a fare SEMPLICEMENTE un "quotidiano comunista"? Basterebbe per far tornare all'ovile molti, ma davvero molti lettori.
    con affetto
    edoardo 18-11-2010 10:06 - edoardo
  • Cari amici del Manifesto, mi pare che siate completamente nella prospettiva più fuorviante.
    Il problema del Manifesto e del fatto che continua a perdere lettori è dovuto, prima che a questioni economiche, a problemi culturali. Durante una crisi economica devastante, nel pieno di una dissoluzione controllata dei diritti dei cittadini, dei lavoratori, degli studenti, in poche parole, degli esseri umani, in Italia come (benché in misure diverse) negli altri paesi europei, un giornale davvero "comunista" dovrebbe cogliere l'occasione, se non lo ha fatto prima, di svegliarsi dal torpore anticulturale della politica televisiva e dei buffoni.
    Da tempo il manifesto avrebbe dovuto dimostrare la propria diversità, portare una prospettiva che fosse culturalmente non assimilabile a quella dello squallido sistema aziendale e televisivo che ci assilla.
    Che senso ha continuare a riportare polemiche e frasi insulse di politici che contano nulla? Che senso ha continuare ad esultare per quello squallido figuro di Obama (il cui operato non può, peraltro, essere differente da quello di qualunque altro presidente degli Stati Uniti, visto che in quel paese, come nel nostro, chi comanda non è nella cerchia dei politici)?
    E' possibile che il Manifesto non sappia proporre una linea che lo porti a distinguersi nettamente dagli altri giornali? Parlo di una linea che si focalizzi sulla cultura, sugli atteggiamenti e le riflessioni che siano culturalmente di rottura con il sistema neoschiavista che si sta affermando violentemente sulle nostre esistenze. A che serve riproporre notizie la cui importanza in molti casi è legata solo all'evidenza che viene loro data da televisioni e politici che lavorano a mezzo servizio di Confindustria e Finanza?
    E che cadute di stile si notano a volte quando il Manifesto si occupa di Islam, Iran etc. Possibile che non sappiate proporre un modello CULTURALMENTE (e quindi nella logica) diverso da quello colonialista della propaganda imperante?
    E' in una proposta culturale nuova, non nel riproporre le solite chiacchiere in salsa rossa (da questo punto di vista ci sono bastati Bertinotti, Vendola, Diliberto etc.), che il manifesto può trovare la sua nuova strada e tornare ad essere davvero interessante e innovativo. 18-11-2010 09:44 - Alex_Genet
  • Ragazzi rilassatevi... Sul coté satirico ci dovete ancora lavorare. Ma seriamente non riuscite a realizzare un vero sito di informazione? Costa niente! Costa niente andare in giro a prendere notizie e uploadare un videino, tipo Carta, riempire questa pagina di brevi articoli di qualità che stiano sul pezzo e facciano da esca per pezzi più sostanziosi a pagamento, ma ve lo devo dire io!? Possibile che qualsiasi blogghetto di giovane smanettone vi dia la birra quanto a utilità e immediatezza? Lì non basterà tutto lo slancio caritativo di Soros e Buffett per farvi risalire la china... 18-11-2010 01:36 - Mariano Maurizi
  • Spero stiate scherzando. 18-11-2010 01:34 - enzo f.
  • Mi fa piacere non essere l'unico a rimpiangere il vecchio Bill. Oltre (e anche se) pubblicitario, sono anche un affezionato lettore del Manifesto. E penso che se il problema del Manifesto è quello di attrarre un maggior numero di lettori (e quindi di fondi), allora bisogna rendere il Manifesto e le sue idee fruibili da tutti. Io penso che far pagare l'edizione on line sia un grande errore. E credo che - senza suggerirvi innaturali e fantasiosi cambiamenti nella linea editoriale - dovreste studiare le esperienze di giornali come il Fatto che con la gratuirà delle notizie si è comquistato in poco tempo un vasto numero di lettori e di "clienti". 17-11-2010 23:09 - stefano
  • insomma, se non si fa come gli americani si e' morti. Che bella prospetiva! 17-11-2010 22:55 - Murmillus
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