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COMMENTO
19/11/2010
  •   |  
    UNA VITA DIFFICILE Spaesati in edicola, martedì

    Cosa resta dell'Italia dopo vent'anni di Berlusconi (politico) e trent'anni di berlusconismo (culturale)? Un paese smarrito tra caste arroccate e individui impauriti, smantellato da una politica che non rappresenta ma comanda, frantumato dal potere di un'autobiografia nazionale che, incarnando gli umori più grigi della nostra storia, si è fatta premier e ora pare disgregarsi lasciando alle spalle parecchie macerie.

     

    Cupi panorami - aggravati da crack economici che spingono ancor più all'arroccamento e all'isolamento - che cerchiamo di raccontare in quattro puntate: la prima (su scuola e formazione) è andata in edicola il 9 novembre, la seconda ve la offriremo martedì prossimo, con il contributo - tra gli altri - di Giuseppe De Rita, Chiara Saraceno, Massimo Livi Bacci, Enrico Pugliese, Marco Revelli. Per tracciare il profilo «di base» del Belpaese partendo dalla sua «base».

     

    Demografia, migrazioni, famiglie, povertà: come e quanto si nasce, si cresce e si invecchia; chi arriva e chi viene cacciato; in che modo ci si incontra o ci si lascia, si procrea oppure no; quali sono i livelli minimi di sopravvivenza e come si ridefiniscono le piramidi sociali. Questioni elementari, eppure molto indicative, le «fondamenta» di una popolazione, che chiamano in causa la cultura e la politica di un paese. Strumenti per capire e costruire un «racconto», ipotizzare risposte. Insomma, per non rimanere spaesati.

    Ga. P.


I COMMENTI:
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  • sempre più mi convinco (ad esempio leggendo il primo commento) che in realtà chi scrive sul sito del Manifesto, voglia che il Manifesto chiuda...
    Apprezzo l'iniziativa dello speciale, anzi direi che dovreste inserire una rubrica sul vostro giornale che ogni giorno (ogni settimana?) racconti le storie delle diverse zone e paesi d'Italia dopo 20 di berlusconismo (anche quello di sinistra) 20-11-2010 13:19 - Riccardo Gatani
  • Caro Aldo, dobbiamo prendere atto che il manifesto è ormai da qualche anno (caduta del priomo governo Prodi) che orbita nell'area politica del pd versione "correntone". Di questo non mi scandalizzo, pur continuando io a credere nella vitalità e nella molteoplicità del comunismo. A noi resta che continuare ad aquistare e il giornale e lavorare perché si creino dall'esterno, dalla situazione sociale, dallo stato dei conflitti e dei rapporti di forza, le condizioni perché il manifesto si riavvicini alle lotte e reinventandosi rivoluzionario. Abbandonando a se stessi i vecchi parrucconi come il barone dal nome chiasmico che ha citato nel tuo commento. 20-11-2010 13:00 - comune
  • Il racconto, sempre fatto fare dai soliti amichetti della vostra allegra combriccola di moralisti e opportunisti di élite (tipo l'opuscolo sul Risorgimento, occasione che avete sprecato facendolo curare ad ASOR ROSA, il nulla pneumatico travestito da grande "professorone" - che ci ha regalato una bella melassa di ipocrisia piddina) o ci degnerete anche di qualche parere differente?
    Aspettiamo fiduciosi che anche voi, intelligenze illuminate, cominciate a capire l'importanza di apprendere dall'esperienza....
    Aldo 20-11-2010 10:35 - Aldo
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