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COMMENTO
22/11/2010
  •   |  
    UNA VITA DIFFICILE Il nostro elenco

    Autorevole, poche palle. Il giornale deve essere – o tornare a essere – autorevole, ci chiedono i lettori (Gatani e non gitani, Harken, giovanni). E’ l’unico modo farsi comprare da tutti quelli che non ci comprano più. E pagare stipendi, fornitori e il bar sotto la redazione. Accidenti, e come si fa, su due piedi? Mica possiamo dire “giornale autorevole” e magari andare in tv a leggere un elenco e a milioni si precipitano nelle edicole (o accendono un abbonamento presso la nostra amministrazione di guerra).

     

    Ma cosa è oggi esattamente un “giornale autorevole”? Un primo elenco tratto dalle prime due pagine di ricerca di Google non aiuta. Sentite qua: 1) L’Observer è un giornale autorevole tranne quando parla…2) L’autorevole Times? Una fabbrica di bufale; 3) Per i guru de Il Fatto, Dagospia è autorevole…4) Anche il futuro dei giornali locali è nell’autorevolezza; 5) Il Paese Patafisico. Della Stampa Autorevole; 6) Ma quanto è ganzo l’Osservatore Romano coi blue jeans sotto… 7) Il giornalismo online poco affidabile e autorevole 8) L’algoritmo della fiducia, ecco di che cosa hanno paura i vecchi; 9) Come creare un giornale personalizzato;10) Perché la gente crede quasi a tutto…

     

    Non ci siamo, un giornale autorevole deve essere altro. Una volta Norberto Bobbio ha fatto un elenco, che è molto meglio di Google: “L’inquietudine per la ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose”. Forse non è il migliore, ci piace quello ricevuto da Luciano R. (un po' sterminato, su carta non avremmo avuto spazio), aspettiamo gli altri. Ma già che ci siete, metteteci dentro pure quel verso di Whitman, un gesto d’amore per il manifesto: “Devo aspettare perché ti incontrerò di nuovo, non ho dubbi, devo vedere come non perderti più”.

     

     


I COMMENTI:
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  • Il problema fondamentale non è il giornale. I problemi sono secondo il mio modesto punto di vista i seguenti:

    1) Molte persone oggigiorno usano solamente internet per leggere i quotidiani e per informarsi in generale. Molti addirittura nemmeno usano il giornale ma solo la tv, di cui i risultati elettorali degli ultimi anni sono la riprova. Qui consiglierei al manifesto di diventare compatibile con circuiti di pagamento più moderni (paypal) anche se questo è un aiuto al settore del capitalismo creditizio.

    2) Concordo con chi parlava di marxismo. Concordo non sul marxismo ma sull'esigenza di diventare piattaforma di discussione per la strategia della sinistra. Perchè lo sappiamo tutti molto bene che senza strategia non si può lottare in maniera efficace. In aggiunta direi anche che c'è bisogno del tasto "refresh", quando sento parlare di lotta di classe mi viene quasi da ridere, ridere non perchè non ci creda, ma perchè ho dovuto leggere, studiare e informarmi molto per vederla e continuare a vederla per quello che oggi è diventata: una lotta culturale, o come detto sopra, una guerra culturale. Bisogna quindi cercare di fornire nuovi strumenti intellettuali vicini alle persone. Io mi confronto con un mondo in cui mi affermo (non in senso economico ma culturale, maledizione L'EGEMONIA!!!) solo se ho degli argomenti e non dei sogni/ideali/utopie (che poi questi siano funzionali a me o io li necessiti è un altro discorso). La necessità imperante è quindi quella di "fornire armi culturali" alle persone per difendersi dall'ondata populista, xenofoba, razzista, sessista e classista. Dateci le parole funzionali all'emancipazione, la narrazione è un'arma, perfavore datecela in dotazione.

    3) Il paragone con il fatto quotidiano mi sembra poco azzeccato. Insomma "il fatto" non ha lo stesso focus. Il fatto che la gente oggi sia interessata ai discorsi legalisti va benissimo, ma perfavore ricordiamoci che oltre a vedere chi sbaglia e infrange la legge bisogna anche sapere organizzare un orizzonte di discorso in modo da aprire la contrattazione per una pratica collettiva indirizzata verso il futuro. Inoltre trovo gli articoli del manifesto molto validi anche dopo molto tempo e questo non è il caso di altri giornali (tra cui repubblica) insomma è un giornale qualitativo non quantitativo.

    4) Siamo un paese anomalo. Vero. Ma siamo un paese anomalo anche perchè rispetto ad altri paesi europei abbiamo da gestire una eredità politico-culturale molto difficile (e magnifica). Bisogna cominciare a capire in che maniera movimenti "radicali" (nel senso che vanno alla radice e quindi non estremisti) europei si muovono nel loro territorio e di come si autorappresentano sui media. Ecco qui il punto chiave. Se veramente abbiamo un'identità politica collettiva (questo non vuol dire che siamo uniformati o dogmatici) è anche ora di riuscire ad elaborarla in maniera chiara ed "attraente" in modo da acquisire visibilità e quindi aumentare il potenziale di (messa in) discussione.

    5) Riguardo all'autorevolezza credo che il termine sia abusato da molti. L'autorevolezza vuol dire che c'è consequenzialità tra quello che l'autore scrive e quello che uno può verificare nella realtà sociale. Insomma il giornale ci offre delle cordinate per affrontare il difficile compito di comprendere le cose. Poi ognuno si mette gli "occhiali sociali" (paradigmi) che preferisce. Purtroppo pochi giovani hanno la volontà di indossare occhiali critici. Qui si pone anche il problema della multimedialità: BISOGNA DIVENTARE ATTRAENTI IN MODO DA ATTIRARE LE NUOVE GENERAZIONI DIGITALI SU PIATTAFORME DI DISCUSSIONE ED ELABORAZIONE STRATEGICA. Bisogna parlare la lingua di tutti gli altri per poter veicolare i contenuti da noi posseduti, insomma bisogna adattarsi se si vuole sopravivvere, evitando però di tradire sè stessi e i propri propositi.

    Molte grazie per il lavoro da voi svolto. Continuiamo, Insieme! 24-11-2010 20:12 - Matteo_Bozen
  • non siete autorevoli perchè non rappresentate un punto di vista (che non sia un generico "esser di sinistra" o "comunista"). Non rappresentando un punto di vista non siete in grado di selezionare il cosa e il come affrontare le questioni. Anche se foste, per dire, tutti Leonardi Da Vinci, il problema vi si porrebbe. Quale strategia di rilancio del giornale se non sapete orientare perchè siete vuoti di contenuto? Voi siete come l'economia: svuotata di contenuto, il che rappresenta precisamente il riflesso ideologico di quest'epoca (il cui conotato non a caso è il postmoderno). Il problema è che neanche potete 'arretrare' a nostalgie fordiste. E' il problema di tutta la sinistra. 24-11-2010 18:58 - lpz
  • Ogni volta che acquisto una copia de il manifesto poi non la riesco più a buttare dal momento che trovo sempre più di un motivo per conservarla. Per fortuna non è vero che tutti i quotidiani durano un giorno e poi servono solo per incartare pesci e patate. Aggiungerei che ce ne sono molti che meriterebbero di essere accostati al puzzo del pesce anche di primo mattino e non solo a fine giornata.
    Un quotidiano non dispersivo, chiaro, dai buoni contenuti è utile soprattutto per non dimenticare fatti e situazioni che altrimenti la nostra fragile memoria cancellerebbe
    in poco tempo.
    Probabilmente uno dei problemi di cui soffre il manifesto è la poca visibilità. Più di una
    persona negli ultimi mesi mi ha domandato stupita 'Ma esiste ancora? Io lo acquistavo anni
    fa'. Evidentemente si tratta di persone distratte ma potenzialmente ancora interessate che
    andrebbero raggiunte. Ma come? Mi chiedo e vi chiedo come si fa per esempio ad essere
    presenti sui tavoli dei bar? Qui a Bologna è il regno de il Resto del Carlino, la Repubblica e l'Unità. Anche la gustosa e apprezzata presenza di Vauro ad Annozero forse non viene poi associata al quotidiano. Nonostante la vostrà maturità se da un lato siete poco conosciuti dall'altro scrivete che molti lettori non vi acquistano più. Personalmente sono diversi gli
    articoli che nell'ultimo periodo non ho condiviso:
    dall'invito a disertare il referendum del giugno scorso (anno 2009,ho votato NO), all'invito di partecipare alle primarie per il candidato segretario del Pd (ottobre 2009), ai per nulla
    condivisibili motivi di critica a Saviano (il buon senso è stato poi ristabilito da un ottimo editoriale di Norma Rangeri, giugno 2010), ai fantasiosi commenti di Profumo disoccupato come originale guida per il centrosinistra.
    Se mi posso permettere anche l'iniziativa che poi per
    fortuna avete abbandonato di vendere il quotidiano a 50 euro è stata una scelta editoriale di poco buon senso. Il bacino di elettori di sinistra è in massima parte costituito da persone che difficilmente si possono permettere il lusso di spendere in edicola quella somma. Questo allontana il quotidiano dai suoi 'naturali' lettori. Meglio vendere tanto ma a poco che vendere poco ma a tanto.
    Contenuti: che cosa mi aspetto? Mi aspetto il manifesto di sempre con in più la grinta e la forza di 'denunciare' tutti quei quotidiani che fino a questo momento hanno ingiustamente usufruito di ingenti fondi pubblici, che hanno fatto guadagni che sono poi stati ridistribuiti agli azionisti (sto pensando per esempio al Sole 24 ore).
    Vorrei un quotidiano che non solo abbia la volontà di evidenziare le qualità del politico Vendola, ma anche il coraggio di criticare e documentare lo sfascio ambientale e umano che da
    anni sta dilaniando pensionati, uomini-operai, donne,bambini e territorio della città di
    Taranto-Regione Puglia di cui Vendola è governatore dal lontano 2005. Non sono accettabili compromessi che mettano in pericolo la salute e la vita delle persone. Non dobbiamo dimenticare tutti coloro che involontariamente hanno sacrificato la loro vita per un lavoro che li ha uccisi.
    Da ricordare: non dimentico nemmeno che il manifesto nonostante le sue scarse possibilità economiche è stato l'unico quotidiano che attraverso le notizie del pacifista Vittorio Arrigoni ha documentato giorno dopo giorno tutta la criminale rappresaglia istraeliana dell'operazione Piombo Fuso nella Striscia di Gaza del dicembre 2008-gennaio 2009. Il manifesto è stato l'unico quotidiano che nella primavera del 2009 ha raccontato delle vergognose condizioni di detenzione imposte ai migranti nel CIE di Lampedusa, sfociato poi nella rabbia degli stessi e nell'incendio di una parte della struttura.
    Infine va ricordato come il manifesto abbia con coraggio analizzato la vicenda
    dell'ex-governatore Marrazzo alla luce degli affari romani dell'imprenditore Angelucci che
    poi ha querelato il quotidiano.

    Insomma spero tanto che 'ce la caviamo'. Dal canto mio farò una sottoscrizione per un
    abbonamento web trimestrale. Per il momento non posso fare di più, l'anno sta finendo e anche il mio contratto di lavoro. I soliti problemi dei 'ragazzi' di oggi.
    Un grosso saluto e un buon lavoro a tutti! Simone Tramonti 24-11-2010 18:09 - Simone Tramonti
  • scusate, però una curiosità: sono rimasto un pò sorpreso ieri, martedì, nel vedere un semplice commento di Parlato sul congresso della FdS, e niente piu. Mi aspettavo almeno una pagina, o un articolo sulla chiusura del dibattito, o un'intervista al nuovo portavoce Diliberto, non so...
    Si vero c'erano state 2 pagine domenica, ma cmq mi ha stupito, penso che anche altri abbiano avuto la stessa reazione, anche perchè difronte al silenzio assoluto di tutti i media (a parte Liberazione ovviamente).
    Se possibile avere una piccola spiegazione grazie 24-11-2010 16:36 - cosmikdebris
  • Purtroppo,è lô stesso problema negli altri paesi del'Europa, in Francia l'Humanité stà giù, in Belgio le drapeau rouge non si vende più.La propaganda anticomunista del Ocidente ha funzionato bene,perô,la gente non capisce che stiamo andanto sempre più male. Bisogna veramente ricominciare dà capo evitante gli errori che abbiamo fatto. 24-11-2010 16:21 - carpette
  • Innanzitutto,scrivere più di marxismo, renderlo più semplice da capire e quindi per tutti. Controinformare sul significato di comunismo. Eppoi tanto, tanto amore per la libertà. 24-11-2010 13:51 - giancarlo
  • il problema del manifesto non è l'autorevolezza, è che a leggerlo ci si fanno 2 coglioni così. Un'amica abbonata mi ha regalato un po' di coupon da usare perchè era partita per una lunga vacanza all'estero... beh, da fine luglio i tagliandi sono quasi tutti lì. Ma non saprei dire qual è il problema... 24-11-2010 13:46 - Alessandro
  • Autorevole? E' qualcuno che quando dice una cosa, e' quello che fa. Un padre autorevole e' quando non comandando, viene seguito. Come si fa? Facendo il padre tutti i giorni con l'esempio.
    Voi cercate su google come essere autorevoli? E mica troverete una formula. Bobbio dice cose condivisibili. Ma voi con il vostro modo di essere, siete autorevoli? Voi vi definite comunisti, bene, benissimo. Ma allora bisogna spingere fino alle estreme conseguenze questo concetto. Non dovete accettare la pubblicità della FIAT, non dovete pubblicizzare motoscafi, non dovete elemosinare le sovvenzioni dello stato, come fanno tanti questuanti (che su google troverete come equivalente di “elemosinare”) della pseudo-cultura di oggi. Definendovi comunisti, dovete dire a quale tipo o corrente comunista vi orientate: quella rivoluzionaria (secondo i dettami di Marx-Lenin per dire), a quella riformista, ossia a tutta quella corrente che nel secolo scorso ha portato a far fallire, qualsiasi tentativo serio di cambiamento (vi ricordo (tanto per gradire) i tanti partigiani che volevano la rivoluzione dopo il 45, disarmati da Togliatti e dalla divisione in due blocchi del mondo, ossia il blocco capitalista serio e quello fasullo sovietico di stato). Basta con le ambiguita’, ce ne sono fin troppe. Voi siete stati gia’ fin troppo sovvenzionati e tenuti in vita artificialmente. Dopotutto, io oggi mi interrogo sempre di piu’ su cosa volete dire quando vi definite “quotidiano comunista”. Vi leggo sempre (spesso), trovo vostri articoli di ottima fattura (Galapagos, Halevi, Palladino, Campetti). Ma questo mica vi risolvera’ le contraddizioni dell’oggi confuso e immaterialistico? Ecco, ritornando all’autorevolezza cercata: io faticosamente come Marlow in “cuore di tenebra” sto cercando di risalire il fiume della ragione, per leggere gli eventi e farmi fottere (non e’ volgare) il meno possibile; orbene sulle sponde del fiume trovo tanti indizi, per esempio, vedo i brandelli del materialismo storico, buttati li’. Oppure qualche foglietto strappato de “Il capitale”, straletto dai padroni, ma mai da chi e’ stato destinato. Oppure, tanti articoli di critica al 68, al 77. Tanti articoli che smontavano i deliri sovietici stalinisti, o le derive del PCI nostrano. Tanti indizi, come pure molti articoli vostri.

    Rivoluzionatevi veramente. 24-11-2010 12:31 - Antonio (tink+in-different)
  • Io per comperare il giornale,rinuncio al cappuccino che mi piace tanto.
    L'edicola è attaccata al bar e se entro nel bar c'è il Messaggero sul tavolo.
    Sto,sempre un pò indeciso,specialmente in questi ultimi tempi,che la mia pensione diventa sempre più povera....
    Guardo gli altri che bevono il caldo nettare,ma pòi leggono il giornale della "serva".
    Da una parte li invidio,ma pòi quando li sento parlare,mi convinco di aver speso bene,la mia pensione.
    Invece di cappuccini mi sono nutrito di Manifesto.
    Non si muore senza bar.Invece si muore senza cultura.
    Scegliete anche voi,come ho fatto io.
    Vedrete che ogni sacrificio è ben pagato!
    Oggi sono in grado di parlare di qualsiasi argomento.Grazie al Manifesto! 24-11-2010 11:15 - mm
  • Care Compagne, cari Compagni. Dopo una lunga, approfondita ed articolata riflessione ed innumerevoli tentativi di redigere un pensiero compiuto e sintetico riguardo l'attuale vicenda del Manifesto, sono giunto alla seguente conclusione: "il manifesto" è il miglior giornale quotidiano che si possa trovare oggi in edicola. Quello che racconta "le cose davvero importanti" ed in modo chiaro, approfondito e sempre critico, senza dare mai niente per scontato. Certo, si può migliorare, come tutte le persone, le cose, i processi dotati di Vita. Ma partirei da questo punto fermo, intanto. E il fatto che venda poco credo che purtroppo sia da attribuire al disastroso livello culturale raggiunto da questo Paese e dalla sua diffusione e compenetrazione. Di cui fa parte anche il fatto che molti chiedano che il giornale possa essere usufruito senza pagarlo, dimenticando che chi lo mette insieme ogni giorno è giusto che sia pagato, perchè lavora per noi, perchè deve mangiare e quindi solo pagandolo può continuare a farlo ed a farlo così bello. Avere le cose senza pagare nulla ritengo faccia parte di un Pensiero diverso da quello della Sinistra, un Pensiero, purtoppo, Forte, che ha caratterizzato la Storia del Nostro Paese per tanto, troppo tempo, permeandone il tessuto socio-economico ed il livello culturale diffuso e producendo grandi disastri: si chiamava e si chiama assistenzialismo ed è stato rappresentato per anni soprattutto dalla parte peggiore della vecchia DC. Io mi sono ripromesso di rinunciare a qualche caffè e di provare a comperarlo di più, anche on-line, magari. Ora, posso fare solo questo. Ma se, intanto, lo provassimo a fare tutti... 24-11-2010 10:06 - Roberto Pontecorvi
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