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COMMENTO
01/12/2010
  •   |   Benedetto Vecchi
    La pazienza dei forti

    Stazioni e autostrade bloccate; cortei improvvisati, traffico impazzito in molte città italiane, da Milano a Roma, da Pisa a Bologna a Padova a Napoli. Gli studenti, insieme ai ricercatori, avevano annunciato che le città italiane sarebbero state bloccate per fermare l'approvazione del disegno di legge sull'università, frutto del tandem Gelmini-Tremonti. Una scelta radicale commisurata alla posta in gioco: il presente e il futuro degli studenti e di quei ricercatori che, da qui a una manciata di mesi, saranno mandati al macero come d'altronde gran parte dell'università pubblica.
    La volontà di ridurre l'università italiana a simulacro della formazione garantita a tutti, è espressione diretta del modello di società che la destra persegue. Un progetto dove non c'è posto per quel diritto sociale duramente conquistato nei decenni scorsi: l'accesso al sapere e alla conoscenza come bene comune, proprietà di tutti. Per quel coacervo di populismo e logica aziendale che è la destra italiana, l'università deve tornare ad essere un luogo impenetrabile per la maggioranza di uomini e donne. Una logica feroce di censo e di classe squadernata senza ritegno da un premier e da ministri che si ritengono al di sopra della costituzione formale e materiale del nostro paese, chiusi, asserragliati nella loro città proibita.
    L'iter accidentato di questa controriforma non è certo concluso con la sua approvazione alla Camera. In questi mesi negli atenei hanno preso la parola ricercatori e studenti, guardati con sospetto da quei baroni che usano l'università come feudo personale, da sempre discreti, ma convinti supporter della ministra dell'Istruzione e della Ricerca. I protagonisti della protesta hanno dichiarato la loro indisponibilità a far funzionare facoltà e dipartimenti. Nelle loro mobilitazioni sono riusciti a far diventare l'università un tema centrale nella discussione pubblica e il loro punto di vista ha conquistato consensi al punto da diventare maggioranza, nonostante la chiusura del governo e il basso profilo dell'opposizione parlamentare.
    L'approvazione del disegno di legge alla Camera cambia comunque il panorama in cui questo movimento dovrà muoversi. Hanno pochi interlocutori nelle aule parlamentari, ma ne hanno molti fuori dal bunker del sistema politico. Dovranno fare leva su un'attitudine poco apprezzata come la pazienza e spiegare nuovamente perché la controriforma segna una cesura nella società italiana. Lo dovranno spiegare nuovamente forti, tuttavia, della convinzione che loro, studenti, ricercatori e, perché no?, docenti costituiscono il futuro dell'università. A quel futuro non intendono rinunciare, perché vogliono cambiare la realtà che li condanna a un destino di precarietà: nei rapporti di lavoro e nell'accesso alla conoscenza.
    Come ieri sono riusciti a bloccare le città, dovranno cominciare, con intelligenza, a creare le condizioni affinché la controriforma non possa essere applicata. Continuando, ad esempio, a rompere quella gerarchia feudale che vincola e assoggetta i ricercatori ai baroni, dominus che possono decidere il bello e il cattivo tempo sul loro lavoro di ricerca. Oppure imponendo, come studenti, una innovazione radicale rispetto ai percorsi formativi, triturati dentro la folle logica dei crediti formativi, causa della dequalificazione di massa.
    L'indisponibilità si accompagna sempre al rifiuto di obbedire e di fare proprie le regole dominanti. È tempo che quella indisponibilità scenda dal tetto dove ha conquistato la visbilità e diventi pratica quotidiana dentro le facoltà e i dipartimenti.


I COMMENTI:
  • Elevare il livello culturale degli Italiani, farne cittadini consapevoli. Per coltivare una conoscenza non finalizzata al profitto, fuori le aziende dall'università e dalla scuola.
    UNIVERSITA' LIBERA PER TUTTI 02-12-2010 02:25 - Morlock
  • perché esiste ancora l'università ? 01-12-2010 23:16 - Morganthal
  • Trovo la chiusa dell'articolo molto azzeccata e molto efficace. I 2 commenti anti-ricercatori fatti dai lettori dimostrano invece che poco si è capito di quanto stia costando ai ricercatori mantenere la propria indisponibilità in termine di pressioni di ogni genere (anche nell'intimo di ognuno, perché insegnare è bello e fare un danno immediato agli studenti non è invece per niente bello). Inoltre, i tanti colleghi che ho conosciuto grazie al "movimento anti ddl" sono la dimostrazione che un'altra università pubblica e democratica è veramente possibile. 01-12-2010 22:18 - lorenzo
  • I ricercatori di oggi, come quelli di ieri, non sono altro che i baroni di domani. I ricercatori infatti sono cooptati dai baroni, quasi sempre in accordo alle loro capacita' "supinatorie".
    C'e' un vecchio adagio che da sempre circola tra i professori universitari che dice che nessun "professore" accetterebbe di promuovere uno piu' bravo di lui e la cosa va avanti cosi' finche' un professore non riuscira' piu' a trovare uno piu' stupido di lui". 01-12-2010 19:21 - Murmillus
  • voi dite del manifesto che "È tempo che quella indisponibilità scenda dal tetto dove ha conquistato la visbilità e diventi pratica quotidiana dentro le facoltà e i dipartimenti???" Ma questa è pura mancanza di senso della realtà visto che lo sanno anche le pietre che tutti i ricercatori in Italia sono cooptati dagli anziani?! 01-12-2010 17:59 - giorgio
  • Ora è tutto chiaro.
    Anche gli imbecilli,possono vedere che abbiamo due paesi distinti.
    Uno nelle piazze e nelle scuole,l'altro invece in quelle aule buie e grige del nostro parlamento.
    Ci sono due italie,una degli italiani, che vogliono studiare,vivere,sposarsi e procreare.L'altra invece è un'Italia di traffichini,saltimbanchi,giocoglieri del nulla,che pretestuosamente si ammantano a politici e dicono di parlare per il popolo, che è oggi in piazza.
    Io lo sò qual'è l'Italia vera e l'Italia dei farabutti.
    Italia si,Italia no!
    L'Italia dei caki.
    Io, lo so bene e se vi dico che l'Italia dei studenti è l'Italia che vincerà domani,ci potete mettere la mano sul fuoco.
    Certo l'Italia dei caki,è dura a morire.Bisognerà prendere questi caki e spiaccicarli, se vogliamo affermare il diritto e l'onesta intellettuale del popolo italiano vero.
    Non disperiamo.
    Abbiamo avuto una sconfitta in quelle aule.
    Per me è una vittoria.
    Si signori, essere contro quella gentaccia è un grande onore per noi.
    Possono vincere altre battaglie,ma perderanno la guerra.
    Perchè le guerre si vincono sempre quando sono giuste!
    Gandi con un lenzuolo come vestito,contro l'impero più forte del secolo scorso,ha vinto la guerra.
    L'ha vinta perche lui stava dalla parte della giustizia,mentre gli inglesi,che avevano tutto,non avendo ragione....... 01-12-2010 17:12 - maurizio mariani
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