giovedì 19 settembre 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale giovedì 19 settembre 2013
ACQUISTA IL PDF
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
COMMENTO
03/12/2010
  •   |   Andrea Bagni
    Come si misura una buona scuola

    Una sera, a cena con amici non insegnanti, il tema della discussione diventa questo: com'è che voi della "sinistra radicale" non capite che oggi l'egualitarismo degli stipendi, il rifiuto della meritocrazia, sono roba di destra. La sinistra è per le liberalizzazioni e la valutazione del merito. Non è vero che non si possono valutare gli insegnanti: ci sono parametri e indicatori di qualità, usati in tutto il mondo - basta non pretendere la perfezione. Non capite che oggi chi domina la scena è l'individuo con tutte le sue differenze, non le masse o gli apparati. Dobbiamo lavorare perché ci siano parti opportunità di partenza nella gara, ma la competizione è il dinamismo moderno di cui abbiamo bisogno, soprattutto per i giovani. Insomma basta difendere i carrozzoni dove chi non lavora o fa schifo guadagna quanto chi si impegna e vale. Un giovane precario mi aveva già detto durante un cambio di ora che la salvezza della scuola sarà quando i dirigenti potranno scegliersi gli insegnanti e le scuole con gli insegnanti migliori avranno più iscrizioni e denaro. Allora i prof bravi saranno ricercati, quelli pessimi i saranno soprannumerari, altro che garantiti dall'anzianità. 
    Adesso, se arriverà la sperimentazione della Gelmini: un mese in più di stipendio ai bravi, scelti da due prof del collegio insieme al dirigente e a un genitore "osservatore". Come faranno a scegliere, chi sono i bravi?


    Quella sera a cena sono rimasto un po' così così, ma il tema esiste ed è importante. 
    Peraltro sono convinto da tempo che una certa sinistra novecentesca, masse-partito-stato bisogni materiali e uguaglianza come uguagliamento, sia superata. Ma la Thatcher diceva, non esiste una cosa come la società, esistono gli individui, e questo mi sembra ancora il pensiero della destra. Io penso che esistono le persone nella loro singolarità, ma esistono come tali nelle loro relazioni interpersonali, politiche e culturali. All'interno di un tessuto bene o male comunitario - con tutti i rischi che il termine comporta: di comunità chiuse, di appartenenze assolute, di guide gerarchiche, di religioni sacralizzate, separate dall'umano. E tuttavia non si è liberi fuori da relazioni, vincoli etici e affettivi, un tessuto civile e politico. Si è soli, impauriti e incazzati, in guerra col mondo. Magari è dinamismo, ma da giungla.


    Qui, detto per inciso, forse è anche la nuova frontiera della dimensione politica. Per Obama come per Vendola. Rappresentare un orizzonte ancora di liberazione collettiva, inventare un linguaggio che tocchi i corpi e la vita delle donne e degli uomini, ma misurarsi con un deserto di corpi intermedi, con una polis spoliticizzata, con il rischio di lasciare sulla scena solo il leader e poi tutte le anime al seguito del carisma. Nel mezzo allora resterebbero i vecchi apparati di (ex) partito, adesso comitato elettorale. E la sfera della rappresentanza sarebbe nelle loro mani. Non una bella cosa.
    A me sembra che nodi del genere riguardino, in un certo senso, anche la scuola. Come politicità delle relazioni orizzontali.
    Se penso a me stesso, lo sento il bisogno di un riconoscimento da parte degli altri. L'idea di essere ingranaggio di una megamacchina burocratica e protetta dalla corporazione mi fa semplicemente orrore. Penso che la "contraddizione rivoluzionaria" oggi sia il lavoro creativo di donne e uomini, il loro desiderio di esistere in modo singolare, libero, capace di inventare la propria vita nel mare aperto della società esplosa. Però il mio desiderio di valutazione del merito è molto relazionale, diciamo così: i miei studenti (soprattutto ex studenti, con i propri è troppo facile o troppo difficile), i colleghi, i genitori con cui parlo e che mi raccontano. La società fluida e informale, ma non informe. Il dirigente scolastico tutto sommato mi interessa se è persona che stimo, cioè solo dentro una relazione che gli dà autorità. L'amministrazione, il ministero, c'entrano molto poco. Chi sa cosa ritengono che sia un buon insegnante e una buona scuola. 


    È vero tuttavia che l'istituzione può monitorare il sistema sulla base di dati oggettivi, indicatori statistici. Ed è vero che sarebbe utile. Che destino hanno lontano da noi, nel tempo, i nostri studenti. Qual è il loro percorso nella società e nel lavoro. Quali conoscenze hanno acquisito e applicano. Certo, la scuola è solo un segmento iniziale che fa parte di una storia molto più lunga. E ci sarebbero un mare di altre variabili non scolastiche da considerare, che fanno formazione e incidono sui destini. La misurazione del percorso professionale dei giovani, poi, non direbbe gran che sulla qualità del loro essere cittadini - vai a misurarla la cittadinanza. E nella valutazione dei singoli apprendimenti quante variabili da tenere presenti: condizioni sociali di partenza, famiglie, esperienze personali ed elementi biografici, conoscenze non prestazionali, capacità e competenze da misurare non si sa come. Insomma le solite obiezioni. Però gli amici mi direbbero, non c'è la perfezione dunque non si fa nulla? Peraltro è vero che quei dati sarebbero utili informazioni su cui ragionare, e sono raccolti ed elaborati in tutta Europa - anche se non è chiarissimo quanto servano a produrre una formazione migliore. Ha scritto Bottani anni fa che negli Stati Uniti i test sulle conoscenze hanno sviluppato la capacità di superare i test, non le conoscenze. 


    Il guaio è che su queste costruzioni statistiche necessariamente imperfette e incerte, si vogliono costruire non solo interventi di sistema, ma gerarchie, carriere, differenziazioni stipendiali. Quelle sì solide e certe. Sarebbe un disastro perfetto. Perduta la coscienza del limite di quelle valutazioni la scuola distruggerebbe la sua dimensione di professionalità collettiva. E il valore dell'individuo finirebbe per essere declinato tutto nella forma dell'individualismo, della competizione di mercato. 
    Possibile che non si riesca a pensare una valorizzazione di sé, del proprio lavoro, attraverso la collaborazione e non la competizione. Possibile che l'unico riconoscimento sociale che si immagina sia un qualche premio personale in busta paga - o fuori busta, come fa il privato che ama soprattutto la fedeltà, altro che il merito: domandatelo a Marchionne. Quando penso a me stesso, sarò un po' scemo ma mi sembra non mi interessi gran che una gerarchia o un privilegio di stipendio. Anzi, quella roba lì (se non condivisa) mi allontanerebbe da quelle/i da cui vorrei essere riconosciuto. Magari è un po' infantile ma mi piacerebbe qualcosa come una comunità scientifica, di pari, modello quella che si manifesta nelle penne stilografiche che in fila i colleghi di Nash in A beautiful mind gli appoggiano sulla scrivania. E lui è uno sconfitto della competizione. Sognare per sognare, quello almeno è un bel sogno.


I COMMENTI:
  pagina:  2/2  | prima  | precedente
  • La scuola,grazie a Dio,non ci sono mai stato,è la scuola dei padroni.
    I nostri ragazzi vanno a scuola pagati dai genitori che fanno sacrifici enormi per farli studiare,solo per diventare idonei al ciclo produttivo.
    I giovani di oggi, servono sempre meno scolarizzati.Sempre meno nozioni e sempre più pratiche.Devono imparare a usare il, computer.
    Se non lo sai usare, sei tagliato fuori dal mondo produttivo.
    Infatti, non servono più gli ingegneri che inventano con la testa,oggi è la macchina che ti produce i dati.
    Non servono i pensieri creativi,ma basta seguire un pensiero unico,che spesso non è neanche di un capo,ma di un diagramma uscito da una macchina.Cosi Berlusconi fa la politica.Cosi i nostri architetti proggettano le nuove città.Così fanno anche i nuovi filosofi e preti, che una volta scoprono il preservativo o il razzismo a seconda del giudizio che danno le macchine di ricerca
    Non servono più i Montale,i Pasolini.Persone che usavano l'intuito e la passione per l'umanità a capire il mondo.
    Non c'è nulla da capire o da cambiare.Questo è il mondo perfetto.
    Perfetto per voi!
    Non per me e neanche per Monicelli,che ha preferito morire che subire da inerte il vostro sporco mondo.
    I giovani non hanno più un futuro.
    Ne quelli che sono bravi e neanche quelli che non sono bravi.
    Perchè questo mondo perfetto, per Marchionne e altri,non è più vivibile per milioni di giovani.
    Ora se i giovani prendono e distruggono tutto,hanno ragione da vendere.Se invece di festeggiare il Natale,vanno a San Pietro e danno a fuoco al grande albero, che il "gran varietà" di questo Natale edonista e commerciale, fa ogni anno a monumento del consumismo,hanno ragione e io non posso che plaudire.
    Se decidessero di entrare nei supermercati e rubare tutte le cose che non possono più avere,sono più che giustificati.Si perche ribellarsi è giusto e io se fossi un ragazzo che mi hanno rubato tutto,il minimo che farei è distruggere le loro feste e distruggere tutta l'impalcatura di questa infame società!
    Non ho paura di diventare un "cattivo maestro"perche quando la scuola dei padroni produce solo fame,miseria per i nostri ragazzi,noi dobbiamo sostituirci ai loro maesti e isticarli a reagire.
    Ragazzi non vi fate morire,reagite! 03-12-2010 10:44 - maurizio mariani
  • è la superata società del PIL che crea tutte le disfunzioni. Non esiste alcun sistema in natura che può crescere indefinitamente. Siamo al capolinea.
    Io credo che il sistema sociale debba essere modificato nella sostanza e si debba passare ad un sistema ad equilibrio dinamico, cherichiede aperture mentali, impegno fisico ed oltre. Premesso che una società è una serie di regole da seguire più che in una condivisione in una accettazione saggia, premesso che io credo che alcune cose debbano necessariamente restare pubbliche, premesso che credo si debba eliminare l'associazione pubblico-disfunzione ed esigere la conseguente azione da parte di tutti gli operatori del pubblico, mi viene da dire: "e se l'istruzione fosse aperta a tutti, accessibile e permanente ? se fosse, quale deve essere, il mezzo di crescita e diffusione di conoscenze da parte di tutti verso tutti? se allora in tale ottica si riacquisisse la coscienza che a fronte del rilascio di un titolo di conoscenza si fornisce l'accesso a professioni spesso dirigenziali e si smettesse pertanto di elargire diplomi e lauree per scopi meramente statistici, se si provvedesse affinché nessuno venga bocciato ma tutti acquisissero competenze solo nelle materie che interessano (fermo restante l'italiano, la storia, la filosofia cardini della formazione di un individuo) stimolando così il meglio di ciascuno e si concedesse l'accesso alle professioni in ragione di queste competenze? E se i docenti fossero tutti liberi professionisti? (il discorso è ben lungo e richiederebbe pagine e pagine)Quanto migliorerebbe la scuola e quanto inutile sarebbe una valutazione meritocratica che vede sempre una giuria che inesorabilmente ha la possibilità di "forzare" la valutazione. 03-12-2010 10:22 - roberto cervone - napoli
  • Caro Bagni, i criteri oggettivi di valutazione di un insegnante, non clientelari e gerarchizzanti oltre misura, esisterebbero. I corsi d'aggiornamento seguito o tenuti, le specializzazioni e i dottorati universitari, le pubblicazioni di un insegnate documentano la sua qualificazione e la sua attività sceintifica in modo chiaro. Invece si prefrisce il comitato di scuola, questo per affermare une visione ultragerarchica, disciplinare e un po' clientelare della scuola. nel suo articolo poi lei omette che l'inniziativa della gelmini prevede che un 25% degli insegnantui sia qualificato "buono", il 50´% "medio" e il 25´% "cattivo", insomma a quote prestabilite, una scuola di tutti bravi non puo' esistere e il 25% deve essere per forza fatto di incapaci. I quali, dopo tre anni in questa categoria potranno essere licenziati. Magari perché stanno sulle palle al Dirigente o al "genitore osservatore". 03-12-2010 09:51 - Franco
I COMMENTI:
  pagina:  2/2  | prima  | precedente
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2011 [ 26 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 30 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
STREET POLITICS Giuseppe Acconcia
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
ANZIPARLA Giulia Siviero
freccia
  • La foto
    di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
SERVIZI