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Angela Pascucci
Quando i diritti fanno comodo
Confucio contro Alfred Nobel. Lo scontro tra la Cina e l'Occidente generato dal riconoscimento assegnato al dissidente cinese Liu Xiaobo assomiglia ormai a quello di tifoserie opposte, dopo la decisione di un misterioso comitato di creare un premio per la pace ispirato al nume tutelare della neo modernità cinese da assegnare ai «propri» benemeriti.
L'esordio è stato infelice. Il prescelto, l'ex vice presidente di Taiwan, Lien Chan, non si è presentato a ritirare il premio consegnato ieri a Pechino, e non ha neppure ringraziato. Il che dimostra quanto sia difficile per la leadership cinese e i suoi sostenitori la costruzione di un «soft power» che convinca il mondo delle loro ragioni.
Lo dicono anche le sedie vuote dei paesi che hanno declinato l'invito ad essere presenti a Oslo per la consegna del Nobel a Liu.
Un invisibile parterre di notevole potenza, ma che ancora una volta esprime una logica di schieramento e contrapposizione, non di profonda consapevolezza che i nodi del mondo debbano essere sciolti in altro modo. Al dunque, sedie vuote contro una sedia vuota. Il trionfo dell'assenza, a esprimere la criticità della situazione.
Gli entusiasti fautori del Nobel per la pace a Liu Xiaobo, Congresso degli Stati uniti in testa, dovrebbero tuttavia mostrare meno fervore e più lungimiranza perché la ragione non è tutta dalla loro parte.
Non è qui in discussione la spregevolezza di un potere, quello cinese, che commina 11 anni di galera a un uomo solo perché esprime idee scomode per un sistema politico ed economico che non sa gestire in modo maturo i conflitti che genera.Nessuno tuttavia giurerebbe sull'innocenza di un gesto consapevolmente calato come uno schiaffo sul volto non solo di una leadership ma di un intero paese. La ragione della profonda rabbia cinese è in fondo tutta qui: il prendere atto che non sono serviti a nulla 30 anni di corsa folle per raggiungere il resto del mondo e superarlo, mettendosi alla testa della motrice che fa procedere il convoglio, procurando affari e ingenti profitti al capitale occidentale al prezzo di un feroce sfruttamento interno. Alla prima crisi davvero globale, qualcuno assegna premi e punizioni.
Non a caso l'accusa più ricorrente nei media governativi cinesi contro il Comitato del Nobel è «mentalità da Guerra Fredda» mentre il nazionalista Wang Xiaodong, uno degli autori del best seller cinese «China is Not Happy», lamenta nel suo blog «Abbiamo accolto i vostri consigli e ci siamo modernizzati usando mezzi occidentali, e ora l'Occidente ci rifiuta».
L'agenzia Xinhua va anche oltre: «Negli scorsi decenni la Cina ha perseguito la via del socialismo con caratteristiche cinesi, ed è diventata la seconda economia mondiale. Se il modello cinese sia un successo, oppure no, lo sviluppo della Cina è la migliore risposta, e 1,3 miliardi di cinesi hanno la voce in capitolo più importante. La Cina non ha bisogno di osservatori esterni». Insomma, siamo stati i vostri migliori allievi, non siamo l'Unione sovietica. E dunque che c'entrano ora i diritti umani?
Questa è una domanda da porre seriamente. Soprattutto in un momento storico in cui si scrivono tomi per capire come sia possibile che un governo così convinto nell'abbracciare il liberismo lo abbia saputo coniugare tanto bene, finora, con la mancanza di un sistema democratico di tipo occidentale. Non era questa, la vulgata. Ma è da qui che bisogna ripartire ricordando, tutti quanti, che la sostanza della democrazia non è un menù: diritti umani sì, diritti sociali forse, libertà di informazione se e quando fa comodo.
A Liu Xiaobo auguriamo di essere presto liberato e di poter esprimere le proprie posizioni politiche da uomo libero, ben oltre i pur importanti diritti umani. Potremmo anche scoprire di non essere pienamente d'accordo con lui e dirlo, cosa che oggi ci è preclusa, perché quel che conta di più è tirarlo fuori di galera.
Quanto al premio Nobel per la pace, non ha aiutato Barack Obama a difendere con più forza la speranza di cambiamento che aveva suscitato, come appare evidente ogni giorno di più. Il Mahatma Gandhi invece non l'ha mai avuto (ben più forte era il soft power dell'Impero britannico). Tuttavia la verità e la giustizia espresse dalle sue idee sono state tali da dargli la forza di vincere, ben oltre la sua vita.
- 29/12/2010 [157 commenti]
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Trasmesso in diretta da tutte le più importanti reti televisive del mondo, il discorso pronunciato dal presidente del Comitato Nobel in occasione del conferimento del premio per la pace a Liu Xiaobo si presenta come un vero e proprio manifesto di guerra. Il concetto fondamentale è chiaro quanto sgangherato e manicheo: le democrazie non si sono mai fatte guerra e non si fanno guerra tra di loro; e dunque per far trionfare una volta per sempre la causa della pace occorre diffondere la democrazia su scala planetaria. Colui che così parla ignora la storia, ignora ad esempio la guerra che tra il 1812 e il 1815 si sviluppa tra Gran Bretagna e Usa. Sono due paesi «democratici» e per di più fanno entrambi parte del «pragmatico» e «pacifico» ceppo anglosassone. Eppure tale è il furore della guerra che Thomas Jefferson paragona a «Satana» il governo di Londra e giunge persino a dichiarare che Gran Bretagna e Usa sono impegnati in una «guerra eterna» (eternal war), la quale è destinata a concludersi con lo «sterminio (extermination) di una o dell’altra parte».
Identificando causa della pace e causa della democrazia, il presidente del Comitato Nobel abbellisce la storia del colonialismo, che ha visto spesso paesi «democratici» promuovere l’espansionismo, facendo ricorso alla guerra, alla violenza più brutale e persino a pratiche genocide. Ma non si tratta solo del passato. Col suo discorso il presidente del Comitato Nobel ha legittimato a posteriori la prima guerra del Golfo, la guerra contro la Jugoslavia, la seconda guerra del Golfo, tutte condotte da grandi «democrazie» e in nome della «democrazia».
Ora, il più grande ostacolo alla diffusione universale della democrazia è rappresentato dalla Cina, che dunque costituisce al tempo stesso il focolaio più pericoloso di guerra; lottare con ogni mezzo per un «regime change» a Pechino è una nobile impresa al servizio della pace: questo è il messaggio che da Oslo è stato trasmesso e bombardato in tutto il mondo, ed è stato trasmesso e bombardato mentre la flotta militare Usa non cessa di «esercitarsi» a poca distanza dalle coste cinesi.
A suo tempo, un illustre filosofo «democratico» e occidentale, John Stuart Mill, ha difeso le guerre dell’oppio contro la Cina come un contributo alla causa della libertà, della «libertà «dell'acquirente» prima ancora che «del produttore o del venditore». E’ sulla scia di questa infausta tradizione colonialista che si sono collocati i signori della guerra di Oslo. Il manifesto lanciato dal presidente del Comitato Nobel deve suonare come un campanello d’allarme per tutti coloro che hanno realmente a cuore la causa della pace.
http://domenicolosurdo.blogspot.com/ 11-12-2010 08:42 - Patrizio Marie-Ange
ha ragione murmillus a ricordare la infame guerra dell'oppio CIOE USO DEL BOMBARDAMENTO DI MIGLIAIA DI TONNELLATE DI DROGA PER DISTRUGGERE MORALMENTE ECONOMICAMENTE E POLITICAMENTE INTERE SOCIETA DEL MONDO..i buoni imperialisti inglesi organizzarono all'epoca un epocale sbarco via nave di tonnellate e tonnellate di oppio...per distruggere la societa cinese....aiutati da filibustieri portoghesi che salpavono con le loro navi dal fiume Mandovi di GOA colonia portoghese per 450 anni...portarono la crema di oppio coltivata in INDIA ,sotto PROTEZIONE DELLE ARMATE DI SUA MAESTA...ad espandersi rapidamente in Cina...1)PER ENORMI PROVENTI FINANZIARI CHE SOVVENZIONAVONO L'IMPERO..2)PER ANNIENTTARE LA SOCIETA CINESE E DOMINARLA...
in pochi anni si sparsero in tutto il paese migliaia di fumerie di oppio dove poveri tossicomani inebetiti marcivano tutto il giorno...non la fumeria d'oppio di THOMAS DE QUINCEY...dove gli intellettuali sognavono ad occhi aperti sdraiati vicino alla pipa con rilassanti fantasie oppiacee....MA IN CINA FU UN INFERNO...150 milioni di tossicomani IN POCHI ANNI UNA CALAMITA NAZIONALE DISASTROSA PROVOCATA DAI BRAVI BARONETTI INGLESI!!!!UNA PIAGA CHE CON IMMENSI SACRIFICI FU STRONCATA DAL PARTITO COMUNISTA CINESE!!!!
anche oggi l'impero yanqui europeo sta sperimentando QUESTA POLITICA CON LE SUE MAFIE NARCOTRAFFICANTI ed A BOMBARDARE IL MONDO DI IMMENSE QUANTITA DI COCAINA E CRACK!!!!PER GLI STESSI IDENTICI MOTIVI DEGLI INGLESI...
dominare l'umanita e rincoglionire centinaia di milioni di persone e riempire le casse dei gangsters dell'impero...
SAREBBE BENE CHE IL MANIFESTO PARLASSE DI PIU DEI CRIMINI ATTUALI CONTRO L'UMANITA..ed invece di parlare di diritti umani in Cina,Iran,Nord Corea,Cuba etc etc
INFORMASSE DI PIU I LETTORI DELLE ATROCITA CONTRO I POPOLI ,LE PROVOCAZIONI IN NOME DEL MONDO LIBERISTA E CAPITALISTA .... OLTRE CHE..
La cupola mondiale del narcotraffico,i golpe in Sud America,i paramilitari colombiani ,lo sterminio in fosse comuni,forni crematori in colombia dominata da 9 basi yanqui..l'appoggio ai golpisti..le provocazioni deliranti contro la Corea del Nord... I SANGUINOSI ATTENTATI CONTRO INNOCENTI e l'assassinio di uno scienziato nucleare iraniano rivendicato dallla banda Mossad...
LE ETERNE GUERRE DI STERMINIO in Somalia Afghanistan,Pakistan,Irak..LA SINSTRA ITALIANA E TROPPO ASSENTE NELLA FERMA DENUNCIA E CONTROINFORMAZIONE SUI CRIMINI DELL'IMPERO....altro che solidarieta al cinese ...PARLIAMO DEI 2000 SINDACALISTI ASSASSINATI IN COLOMBIA..BALUARDO DELLA LORO LIBERTA..DELLE FOSSE COMUNI I FORNI CREMATORI.le atrocita contro l'opposizione ANTIGOLPISTA IN HONDURAS DEL PRESIDENTE LEGITTIMO ZELAYA..I CONTRAS..LA MAFIA DI MIAMI..L'ORRORE SU HAITI PERENNEMENTE OCCUPATA .C O N T R O I N F O R M A R E!! 10-12-2010 18:18 - CARLOS
Questa gentaglia, quando vuole imporre qualche cosa, usa sempre la parola liberta' o democrazia. nturalmente a proprio uso e consumo. 10-12-2010 14:42 - Murmillus