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COMMENTO
15/12/2010
  •   |   Loris Campetti
    La solitudine dei bravi ragazzi

    Brucia piazza del Popolo, bruciano le strade di Roma, brucia la rabbia di decine di migliaia di studenti quando alle 13,41 viene annunciato il voto di fiducia a Berlusconi. Hai voglia di dire che tanto quello lì ha perso politicamente: i simboli sono importanti. E quella maledetta legge Gelmini fermata dalla rivolta delle scuole e delle università ora torna in campo. I tre voti che salvano il governo cancellano definitivamente la fiducia della piazza nella politica, cancellano il futuro di una generazione. E ne condannano un'altra alla precarietà. La stessa rabbia degli operai metalmeccanici arrivati da Padova o da Pomigliano che vedono il modello sociale di Marchionne puntare contro di loro come come i blindati della Polizia e della Finanza. Vedono tornare il panzer Sacconi lanciato a bomba contro lo Statuto dei lavoratori.


    Quel voto del Palazzo, quel mercato sub-politico che umilia il Parlamento cambia l'umore della piazza, la protesta esplode e poche voci si alzano contro chi magari è arrivato organizzato in piazza, non invitato, per far casino. Nessuno prova pietà per qualche suv sfasciato sul Lungotevere, per una Jaguar che brucia, per i bancomat presi a colpi di sampietrini: sono simboli di un potere odiato oggi più di ieri, rappresentano anch'essi un modello diseguale, ingiusto, basato sul furto ai poveri, tanti, per dare ai ricchi, pochi. Goliardia? Non solo, e non soprattutto. Il blindato e qualche altro mezzo che bruciano tra piazza del Popolo, via del Corso e via del Babbuino non trovano solidarietà tra i giovani e giovanissimi che si affollano dietro chi resiste alle cariche della polizia. Quando un blindato tenta di sfondare il muro umano che, a differenza del Parlamento, sta sfiduciando Berlusconi ma viene ributtato indietro, parte un applauso corale. Questa non è goliardia, è rabbia di chi vede sfilarsi futuro e diritti e non ci sta.


    Così brucia piazza del Popolo. La politica ha fallito, le istituzioni sono fuori, lontane, nemiche di queste ragazze e ragazzi così simili ai loro compagni di Atene o di Londra, che ieri hanno messo in campo la più grande manifestazione studentesca che il cronista, non più ragazzino, ricordi. Non hanno tutti contro, però. Con loro ci sono le tante Italie che resistono, e cominciano a incrociarsi. C'è la Fiom con il suo gruppo dirigente che chiede, insieme ai ragazzi, lo sciopero generale. Che se ci fosse stato avrebbe contribuito a farli sentire meno soli e meno lontani da tutte quelle rappresentanze che non rappresentano più, non svolgono più alcun ruolo di mediazione. Ci sono i terremotati dell'Aquila e il popolo avvelenato di Terzigno e Chiaiano, persino le «Brigate Monicelli», il popolo dell'acqua pubblica. Movimenti che dovranno intrecciarsi, meticciarsi, costruire insieme un percorso duraturo, perché domani è un altro giorno e bisognerà continuare il cammino insieme. Per questo è nato «Uniti contro la crisi» che ha promosso la manifestazione.


    La piazza ondeggia sotto le cariche della polizia. C'è chi resta fuori dagli scontri, come gli operai della Fiom, perché non sono nel suo dna e punta da piazzale Flaminio verso il Muro torto per raggiungere la Sapienza. Ma alla fine la polizia sfonda, riconquista piazza del Popolo, si riversa sul piazzale mentre il fumo acre dei lacrimogeni intossica e fa crescere ancor più la rabbia. Un candelotto va a finire dentro il lungo sottopassaggio della metropolitana trasformandolo in una camera a gas. Sopra, nel piazzale, vola di tutto contro un blindato della Finanza, isolato e impazzito, una scena che nella memoria dei meno giovani richiama una dannata piazza di Genova. 
    Alle 13,41 è cambiata non solo la piazza ma anche l'atteggiamento di chi avrebbe dovuto garantire l'ordine: fino al voto, fino a davanti al Senato, confronti anche duri, ma senza volontà di precipitazioni. Poi la «difesa dei Palazzi» è diventata aggressiva, quasi alla ricerca dello scontro. Che alla fine, immancabilmente, è arrivato con tanto di fuoco, ragazze e ragazzi in fuga inseguiti dai manganelli. 


    I Palazzi hanno ignorato la protesta della piazza, hanno offeso la dignità di chi chiede quel che sarebbe giusto avere ma da oggi dovrà farci i conti. E sarà dovere di ogni organizzazione democratica costruire ponti con una generazione offesa ma determinata, e sostenere una battaglia per l'istruzione, la cultura, il lavoro, la giustizia sociale, che è una battaglia di civiltà e parla di diritti. Per costruire un'altra politica e differenti relazioni sociali, non mercificate, per pretendere giustizia sociale. Gli studenti sono in prima fila. Con loro ci sono altri movimenti, c'è un pezzo di Cgil. E gli altri dove sono?


I COMMENTI:
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  • Egregio Maurizio,

    Mi permetto di darti del tu e chiamarti per nome e prima di tutto ti voglio ringraziare per le belle parole che hai scritto. Tutti i problemi che sollevi nel tuo intervento sono molto reali e concreti. Sintetizzando uno dei temi che sollevi: come possono le persone che vivono sulla loro pelle una situazione di esclusione sociale e di estremo disagio far sentire la loro voce, quando viviamo in una società cinica e spietata che non li sa ne, tanto meno, li vuole ascoltare? E’ una domanda la cui risposta farebbe tremare le vene ed i polsi anche a gente ben più preparata del sottoscritto. Insomma, credo che si torni al vecchio, storico e caro tema del “che fare” di antica memoria. Effettivamente, si tratta di un problema molto importante, già oggetto da tempo immemore di analisi, dibattito e pressanti interrogativi: come dare una rappresentanza ed una voce a chi viene ignorato dal potere?

    Francamente io NON ho una risposta. Oltre tutto, in vita mia non ho mai avuto un significativo interesse x la politica, nel senso stretto del termine. Ho letto molti libri e giornali, ho studiato ed ho avuto la fortuna di girare il mondo principalmente per motivi lavorativi, ecc. Una costante che ho notato quasi ovunque sono stato è che la gente, praticamente a TUTTI i livelli, chi più e chi meno, è spesso incazzata e pretende molte cose, ovvero se le aspetta come se fossero dovute, ma poi fa anche molto poco in positivo ed in concreto per ottenere ciò che desidera.

    In sostanza, il tema sollevato da queste manifestazioni è sempre lo stesso: è una richiesta d’ attenzione, di vedersi confermati nelle proprie aspettative di vita e di carriera, ecc.

    Essendo io un ingegnere, direi che se fosse un’ equazione si potrebbe tradurre più o meno così: come accontentare quante più persone è possibile, considerando che: 1) Tutti si aspettano il massimo; 2) Ciascuno è disposto a sacrificare tutto di quanto spetterebbe agli altri, ma forse pochissimo (o nulla?) di quanto s’ immagina gli spetti, quasi per diritto acquisito; 3) Nonostante le cazzate che molti cercano di propinarci, le risorse ed i soldi sono invece enormemente più limitati di quanto sarebbero necessari anche solo per soddisfare in una pur minima parte delle proprie aspettative un po’ delle persone di cui sopra.

    Di fronte ad una simile equazione, non è complicato capire che ci sono troppe variabili, molte di esse per di più palesemente impazzite, perché essa possa avere una soluzione - non dico ottima per tutti, ma anche solo accettabile per molti.

    INSOMMA, VIVIAMO IN UNA SPECIE DI GIUNGLA DOVE TUTTI SONO IN GUERRA (SOLO IN SENSO LATO, SPEREREI!) CON TUTTI GLI ALTRI: QUESTA SI CHIAMA “COMPETIZIONE”. Questo, se ci pensi, vale sia a livello “micro”, ovvero x le persone, ma anche a livello “macro”, ovvero x gli Stati e le loro proiezioni di potenza.

    Come cerco di risolvere la mia personale lotta per il “successo”, ovvero per tirare a campare? Cercando di essere bravo e competitivo nel mio lavoro ed in generale nelle cose che faccio. Insomma, non ho l’ approccio tipico del buon “sinistrato” medio, così attento al proprio censo, alla società, alla lotta di classe, a vedere cosa mi spetterebbe dallo stato (= gli altri, guai però a muovere un dito in prima persona!) quasi per diritto divino, ecc ecc. Probabilmente sarà forse un approccio filosoficamente abbastanza “di destra”, ma tutto sommato con me sta funzionando relativamente bene: sicuramente non ho problemi ad arrivare alla fine del mese.

    Sebbene capisca benissimo che molti a sinistra non saranno affatto d’ accordo, sono anche giunto alla conclusione che se vuoi una cosa te la devi prendere, ma soprattutto conquistare con l’ impegno personale. Se aspettassi che qualcuno me la regali, campa cavallo che l’ erba cresce…

    Insomma, il mio è sicuramente un approccio individualista, ovvero ho molta più fiducia nelle risorse del singolo e nell’ idea che il singolo PUO’ fare la differenza, a dispetto della propria origine e, secondo il modo tipico di pensare a sinistra, anche del suo (implicito!) destino, quasi che tutto fosse già scritto e di conseguenza inevitabile. Ovviamente la mia idea è corroborata da decine di casi che dimostrano il contrario, ovvero che non c’ è nulla di predeterminato, ma con l’ impegno, il lavoro ed il talento si possono ottenere buoni risultati…

    Da qui nascono le mie critiche, spesso anche molto dure, ad alcuni riti e tradizioni, esempio le manifestazioni di piazza, tipiche dei vostri movimenti: a mio avviso non servono minimamente allo scopo, non perché siano sbagliate in assoluto, ma perché non sono idonee nei metodi a portare a risultati positivi. Infatti, io mi chiedo sempre quando qualcuno avanza delle pretese di qualsiasi tipo: a) Se siano logiche; b) Cosa mette costui sul piatto della bilancia.

    NON SAREBBE INVECE MOLTO MEGLIO CONCENTRARE LE FORZE SU IDEE, PROGETTI, PROGRAMMI INVECE DI DISPERDERLE IN INUTILI DIMOSTRAZIONI, COMIZI, ECC, DOVE GLI STESSI LEADERS SONO PORTATI A SPARALE SEMPRE PIU’ GROSSE? A ME , OLTRE TUTTO, RICORDANO PURPROPPO MOLTO I TIFOSI ED I CORI DA STADIO, OVVERO NON ESATTAMENTE DEI GENI DEL PENSIERO.

    Venendo ora al caso in oggetto, ovvero alla riforma Gelmini: 1) E’ vero che taglia le risorse, ma siamo o no nel mezzo di una grave crisi economica? 2) Al di là dei soldi, è una buona o cattiva riforma nei contenuti? Ho sentito moltissimi slogan, ma pochissimi dettagli su di essa: credo che per farsi un’ idea un po’ più corretta sarebbe meglio invertire la proporzione tra propaganda (molta, da tutte le parti!) e dati di fatto / analisi sulla stessa (inesistenti o quasi!); 3) Serve a qualcosa spaccare e fare danni, fare casino, salire sui tetti, oltre che a segnalare la propria “febbre” / malessere; 4) Dopo decenni di manifestazioni di qualsiasi tipo, qualcuno si è mai fatto la domanda se servano realmente a qualcosa, ovvero a portare a casa un risultato positivo per chi scende in piazza? Francamente, a me questa è sempre sembrata un’ arma molto spuntata, in parte come lo sciopero (specie durante le crisi economiche); 5) Come mai in mezzo a certe manifestazioni “pacifiche” scendono in campo anche soggetti palesemente estranei, i cosiddetti “black block”, che non vengono mai isolati e stigmatizzati dagli stessi manifestanti, ma tutto sommato tollerati? Sono per caso di “compagni che sbagliano”? Inoltre, chi li “manovra”, ovvero sono per caso etero-diretti o è tutta farina del loro sacco? Nel caso lo fossero, invece, da chi e quali interessi politici coprono? 6) Chi manifesta con tanto ardore, ovvero gli studenti, cosa sanno realmente della riforma? Da quando in qua gli studenti sono in grado di decidere con cognizione di causa in prima persona cosa e come studiare? 7) Come mai quelli che vengono arrestati sono sempre “dei bravi ragazzi che non farebbero mai male ad una mosca”? Siamo poi sicuri? A vedere certe immagini NON si direbbe proprio. 8) C’ è anche un problema di polizia e potere pubblico, che ha anche a che vedere con la democrazia: chi ha certe responsabilità DEVE garantire il rispetto di certe regole. Per me, ci possono anche essere delle “zone-rosse”; NON trovo ciò affatto scandaloso. 9) Quando poi le cose sfuggono palesemente di mano (esempio: il G8 di Genova) in tutta onestà faccio fatica a dare solo la colpa ai poliziotti o alla celere. Insomma, se affronto un reparto anti-sommossa e cerco si sfondarlo, secondo il vecchio principio “ad azione segue reazione”, poi non è lecito meravigliarsi se arrivano i fumogeni, se poi caricano e tirano le manganellate anche a chi ci capita in mezzo più o meno per caso (che spesso poi finisce all’ ospedale), agitatore di professione o meno che sia.

    Insomma, i temi che si potrebbero coprire sono praticamente smisurati. Penso che ci saranno altre occasioni per parlarne. Per intanto ti saluto e ti auguro buone cose… 17-12-2010 19:01 - Fabio Vivian
  • Signor Vivian,le rispondo con ritardo alla sua,perche prima di risponderle ho cercato di leggere più volte. .
    Debbo dirle, che lei non mi ha capito fin dal mio primo commento.
    Lei non deve cercare di capire quello che può fare della gente disperata.
    Lei è molto più intelligente di me e molto più istruito,da non capire che il mondo in cui viviamo,non è altro che una infinità di rapporti sociali.
    Ora se questo mondo ha, al vertice, delle persone che non ascoltano,è giusto pòi che le masse,diventino inevitabilmente, degli antagonisti al potere.
    Io faccio dei sforzi incredibili,per potermi spiegare.Sappi che ho solo la 5 elementare e tutto quello che sò,è frutto dell'analisi che faccio quodidianamente del mio mondo.
    Io sono intervenuto per la prima volta in questo blog,perche un certo Paolo,mi aveva fatto "scoppiare",con le sue affermazioni, sulla classe operai.
    Io sono un operaio,anzi, sono un pensionato operaio.Spesso Paolo scriveva che gli operai erano tutti imbecilli e votavano per la Lega.
    Io gli risposi che anche se votavano per la lega,io ero orgoglioso di stare dalla parte della mia classe.
    La colpa, che i miei colleghi, stavano nella lega, non era loro,ma di chi li ha abbandonati,per seguire strade di governo con la confindustria.
    Ora, quello che vorrei farle sapere, è che se una mosca caga a Pechino,si potrebbero alzare le maree o quant'altro.Si caro,noi siamo tutti una cordata.
    Ora se regna l'egoismo, di chi ha mille cose, è giusto che ci sia l'odio di classe.
    Anch'io ero per fare come San Francesco.Portare l'amore ai falchi e agli uccellini.Ma i falchi, vivono sulla pelle degli uccellini.
    Loro parlano di pace,ma nello stesso tempo tagliano i lavori,le scuole,distruggono le famiglie,con la perdita della loro casa e quant'altro.
    Ora,lei ha raggione da vendere,quando dice che la rabbia non porta a nulla.Ma chi l'ha creata questa rabbia?
    Di chi è la colpa se i nostri ragazzi,gli operai licenziati e i napoletani,nella monnezza,fanno violenza?
    Che siano arrivati alla violenza,dopo una lunga lotta che dura da due anni,contro la Germini, è una cosa lodevole per loro.
    Dimostra che anche loro hanno usato la violenza, come ultima strada possibile.Sono saliti sui tetti,con questo freddo!
    Nessuno è andato a sentire le loro ragioni.Sono scesi in piazza democraticamente e parecchi giornali di regime li hanno ignorati.
    Ora che altro possono fare questi ragazzi per difendere il loro futuro?
    Signor Vivian,gli dia lei una strada!
    Vada lei all'università a parlare con i ragazzi che da Gennaio, sono fuori da tutto.
    Vada e parli.
    Sono sicuro che prima l'ascolteranno e pòi le risponderanno.
    Può darsi che lei abbia una proposta accettabile e positiva.La prego,scenda in campo e vada.
    Io, se potessi essere invitato alle assemblee,ci andrei volentieri.
    Anzi faccia in modo che ci possiamo andare tutti e due!
    Penso che ne uscirebbe un bel dibbattito.
    La saluto cordialmente Maurizio Mariani 17-12-2010 11:37 - mariani maurizio
  • Fabio Vivian: la tua difesa del capitalismo a (presunta) difesa del lavoro è superata. Se "crolla il castello", come dici, crollano lo sfruttamento sociale, politico, economico e soprattutto ambientale. La crescita perpetua è falsa e non sostenibile, l'accumulazione di capitali invece non ha limiti. Lo sfruttamento delle risorse planetarie e delle "risorse umane" invece sì. Smettiamola di rincorrere la crescita e prepariamoci alla transizione, il picco petrolifero lo abbiamo già superato. O ne prendi(amo) atto o tra 50 anni andremo in giro con le maschere a gas.

    Per la morte del capitalismo.
    Con o senza comunismo.
    Con immutata stima,

    Gabri 16-12-2010 11:11 - Gabri sulla+gru+di+Brescia
  • I ragazzi di Roma mi han fatto sentire orgoglioso d'essere italiano, nello stesso giorno in cui le vicende del palazzo me ne hanno fatto vergognare.

    Sono Orgoglioso che ci sia ancora chi alza la testa e dice "io non ci sto!"

    E sono Orgoglioso che siano giovani e giovanissimi.

    Sindacati, associazioni, compagni e compagne, SVEGLIA!! 16-12-2010 09:50 - Gabri sulla gru di Brescia
  • Egregio Maurizio Mariani,

    Ho molta simpatia x i tuoi commenti dai quali trasuda molta buona volontà ma, temo, poca comprensione della complessità del reale (sebbene tu abbia letto Marx ed Engels!). Comunque provo a tradurre in maniera "elementare" e "volgare" la mia opinione su manifestazioni, slogan ed altre CAZZATE simili: vedere tante SCIMMIETTE che URLANO SLOGAN eterodiretti e superati dalla storia e che poi SPACCANO le COSE in piazza dimostra solo la loro impotenza ed irrelevanza, oltre che anche una certa mancanza d' intelligenza "strategica", se così si può dire. Credi forse che FOTTA qualcosa a chi detiene il POTERE di queste sempiterne ed inconcludenti "manifestazioni"??? Sono solo la prova che c' è la febbre nella società, ma NON sono un' agenda politica, di nessun tipo. Questi a me non sembrano concetti difficili da capire. IN ALTRE PAROLE: PERCHE' NON TROVATE ALTRI METODI MENO DEMENZIALI ED ANACRONISTICI DI PORTARE AVANTI LE VOSTRE (al limite anche giuste!) ISTANZE e RIVENDICAZIONI?

    Alla fine, riassumedo un po' i concetti: l' economia è una brutta bestia ma ha le sue regole, abbastanza ferree; ignorarle o fingere di non capirle non porta da nessuna parte ed a nessun vantaggio: che vi piaccia o meno, i mercati finanziari regnano e governano a colpi di miliardi di dollari che in un millesimo di secondo si spostano da un continente all' altro. Inoltre, se crollano le BANCHE crolla TUTTO il sistema. Vi sembra che tutti i Governi in giro per il mondo, di destra e di sinistra, quelli dei beniamini (attuale) Obama e Zapatero (passato) compresi, siano tutti composti da autentici deficienti che preferiscono salvare le banche invece che aiutare i cittadini? NON VI VIENE IL DUBBIO NE IL SOSPETTO CHE SE FALLISCONO LE BANCHE ED IL CASTELLO CROLLA, a quel punto veramente (quasi tutti!) i cittadini si trasferiscono a vivere sotto i ponti ??? Ovvero, si tratta solo di una "guerra", al limite NON combattuta con le armi, dove per contare ed ottenere qualcosa è necessario avere qualcosa da mettere sull' altro piatto bilancia: ciò che si chiama "potere contrattuale". Gli studenti, AD OGGI, cos' hanno da dare all' economia? Fino a prova contraria, le spese x l' istruzione sono solo dei COSTI certi, secondo alcuni o, forse, degli INVESTTIMENTI sul futuro, secondo altri. Probabilmente, la verità sta nel mezzo. Tra l' altro insistere con le facoltà umanistiche, fucine di futuri DISOCCUPATI o, nella migliore delele ipotesi, insegnanti di scuola, non sarebbe una grande strategia x fermare il declino economico del paese. Va bene ... "l' immaginazione al potere ...", ma guardare ogni tanto la realtà, MAI e POI MAI???

    Murmillus:

    Io sostengo ESATTAMENTE COME TE che l' Italia sta andando proprio in quella direzione, ovvero verso la Repubblica delle Banane. Ciò che ci divide sono le motivazioni x questo evidente declino: TU (e tanti come TE!) dici che è solo colpa di Berlusconi (come se esistesse
    solo lui, in Italia e facesse tutto lui!!!). Io invece sostengo che la colpa va condivisa tra tutti quanti, senza dimenticare che comunque siamo immersi in un processo ENORMEMENTE più AMPIO che si chiama GLOBALIZZAZIONE: in tale processo, l' Italietta NON è un paese guida, piaccia o meno...
    ALTRA COSA CHE CI DIVIDE: LA FIOM è PARTE DEL PROBLEMA, NON DELLA SOLUZIONE: NON VOLER CAPIRE CHE IL MONDO CAMBIA ED INSISTERE A VOLER DIFENDERE QUALCOSA CHE NON C' E' PIU' E' SOLO PROVA DI MIOPIA. Insomma, per me ha ragione MARCHIONNE, in questa vicenda (un' ovvia precisazioone, ma necessaria considerando il livello di qualcuno: non sono mai stato dipendente FIAT nè sono libro paga degli Agnelli o della Confindustria, però sono abituato a ragionare con la mia tesat). Insomma, a me sembra MOLTO da PROVINCIALI guardarsi l' ombelico e credere che il mondo finisca lì. Inoltre, non è che prima del Cav. qui ci fosse il Paradiso in terra: il SUD era già un incredibile DISASTRO ed AUTENTICO BUCO NERO, l' evasione fiscale esorbiatnte c' erà già (e NESSUNO l' ha mai RISOLTA), ecc ecc. Sembrerà qualunquista (ed immagino che tu mi accuserai di esserlo ma, dopotutto, CHI SE NE FREGA???), ma quando governava la MORTADELLA UMANA non è che le cose andassero così bene, NONOSTARENTE il "... SERIO, SERIO ED ANCORA PIU' SERIO..." governo dell' epoca. SE TU FOSSI LEGGERMENTE MENO PARTIGIANO DI QUELLO CHE IN REALTA' SEI, LO AVRESTI GIA'm CAPITO DA UN PEZZO. Infine, se vincerete voi le prossime eventuali elezioni (PERSONALMENTE NE DUBITO FORTISSIMAMENTE, ma questa è solo una mia opinione), sono anche certo che l' Italietta NON tornerà ad essere l' EDEN in terra! In altre parole, caro "COMPAGNO": Ascolta un po' meno la propaganda (da qualsiasi parte venga, specialmente dalla tua - visto che ti conferma nei tuoi errori) ed osserva di più la realtà. Nel frattempo, mentre io mi mangio le mie fette (rancide) di salame, tu fai altrettanto con le tue (che, sebbene non te ne sia ancora accorto, sono diventate PUTRESCENTI!!!)... 16-12-2010 09:39 - Fabio Vivian
  • Voi del Manifesto non cambiate mai,ieri come oggi...sempre pronti a prendere le distanze da chi è incazzato per un miliardo di motivi,mai una volta che vi sporchiate le mani(la penna)...anche oggi che il Paese è in un VERO PERICOLO DI DEMOCRAZIA...bravi,continuate cosi. 16-12-2010 08:47 - marcos1953
  • "Nessuno prova pietà per qualche suv sfasciato sul Lungotevere, per una Jaguar che brucia, per i bancomat presi a colpi di sampietrini: sono simboli di un potere odiato oggi più di ieri, rappresentano anch'essi un modello diseguale, ingiusto, basato sul furto ai poveri, tanti, per dare ai ricchi, pochi."

    Come si fa a scrivere delle sciocchezze retoriche come queste ? (Non censurate di nuovo - grazie) 16-12-2010 05:13 - Morganthal

    la redazione: Non c'è stata nessuna censura precedente. (Preghiamo i lettori con la paranoia della censura di non angustiarci ancora con simili sciocchezze - grazie)
  • Kompagni, volevo informarvi che "l'infiltrato" con le manette, è stato identificato: è un delinquente imbecille dell'estrema Sinistra (uno dei vostri insomma), che conta già precedenti ed ora è in questura. E' accusato di aver preso parte all'aggressione del finanziere, finito a terra durante gli scontri di ieri e di avergli sottratto manganello e manette. Così giovane e già delinquente e imbecille. Visto che è minorenne, mi chiedo: ma 17 anni fa non c'era già l'aborto legalizzato e non si usavano i preservativi? 16-12-2010 01:04 - piero
  • leggendo i commenti precedenti mi sono chiesto: davvero sono "questi" i"nuovi" lettori del manifesto?Stento a crederlo,è tale l'analfabetismo politico che sono sconcertato.Chissa forse,questi,nemmeno lo leggono il giornale. Nemmeno su "lotta Continua" ai tempi di Gasparazzo si sono letti commenti tanto sgangherati.C'è da riflettere,cari compagni della redazione,giuro sono allibito. 16-12-2010 00:37 - Paolo P
  • Cari compagni, quel che è accaduto a Roma richiede tutta la nostra attenzione e tutta la nostra intelligenza. Non è il '77, tantomeno Genova 2001; è qualcosa di nuovo: è un riot generazionale, come accadono negli states, e come era inavitabile accadesse nella repubblica gerontocratica e maggioritaria di berlusconi (e del pd). La cappa di paura che ci ha governato finora è stata infranta dall'irrefrenabile desiderio di vita dei ragazzini, che sono giovani, ma non stupidi: hanno capito che per loro non c'è futuro, a meno che non se lo conquistino. E' sbagliato l'approccio moralistico: buoni e cattivi; non ci sono black bloc, nemmeno provocatori. La polizia era letteralmente sbigottita. I buonisti benpensanti di qualsiasi risma, di sinistra, di destra, devono cominciare a capire che il black bloc ce l'hanno in casa, è figlio loro. Allora, evitiamo la coazione a ripetere, la lamentazione solita sui gruppuscoli violenti che mandano in vacca le buone intenzioni della massa dei manifestanti pacifici. Qui si tratta di darci una mano per trovare uno sbocco politico realistico alla rabbia generazionale. Intanto bisogna capire se l'avversario ha ben chiara la portata del problema. Monti l'aveva detto chiaramente in uno dei suoi ultimi interventi a bankitalia, ma non è detto che il governo ne sia del tutto consapevole. Non lo sapremo venerdì. Maroni alla camera farà una relazione ad uso dei giornali. Lo sapremo dalla decisione che prenderanno in ordine alla riforma Gelmini. Non distraetevi... ci giochiamo il futuro. 15-12-2010 22:36 - Aristogitone
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