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COMMENTO
15/12/2010
  •   |   Loris Campetti
    La solitudine dei bravi ragazzi

    Brucia piazza del Popolo, bruciano le strade di Roma, brucia la rabbia di decine di migliaia di studenti quando alle 13,41 viene annunciato il voto di fiducia a Berlusconi. Hai voglia di dire che tanto quello lì ha perso politicamente: i simboli sono importanti. E quella maledetta legge Gelmini fermata dalla rivolta delle scuole e delle università ora torna in campo. I tre voti che salvano il governo cancellano definitivamente la fiducia della piazza nella politica, cancellano il futuro di una generazione. E ne condannano un'altra alla precarietà. La stessa rabbia degli operai metalmeccanici arrivati da Padova o da Pomigliano che vedono il modello sociale di Marchionne puntare contro di loro come come i blindati della Polizia e della Finanza. Vedono tornare il panzer Sacconi lanciato a bomba contro lo Statuto dei lavoratori.


    Quel voto del Palazzo, quel mercato sub-politico che umilia il Parlamento cambia l'umore della piazza, la protesta esplode e poche voci si alzano contro chi magari è arrivato organizzato in piazza, non invitato, per far casino. Nessuno prova pietà per qualche suv sfasciato sul Lungotevere, per una Jaguar che brucia, per i bancomat presi a colpi di sampietrini: sono simboli di un potere odiato oggi più di ieri, rappresentano anch'essi un modello diseguale, ingiusto, basato sul furto ai poveri, tanti, per dare ai ricchi, pochi. Goliardia? Non solo, e non soprattutto. Il blindato e qualche altro mezzo che bruciano tra piazza del Popolo, via del Corso e via del Babbuino non trovano solidarietà tra i giovani e giovanissimi che si affollano dietro chi resiste alle cariche della polizia. Quando un blindato tenta di sfondare il muro umano che, a differenza del Parlamento, sta sfiduciando Berlusconi ma viene ributtato indietro, parte un applauso corale. Questa non è goliardia, è rabbia di chi vede sfilarsi futuro e diritti e non ci sta.


    Così brucia piazza del Popolo. La politica ha fallito, le istituzioni sono fuori, lontane, nemiche di queste ragazze e ragazzi così simili ai loro compagni di Atene o di Londra, che ieri hanno messo in campo la più grande manifestazione studentesca che il cronista, non più ragazzino, ricordi. Non hanno tutti contro, però. Con loro ci sono le tante Italie che resistono, e cominciano a incrociarsi. C'è la Fiom con il suo gruppo dirigente che chiede, insieme ai ragazzi, lo sciopero generale. Che se ci fosse stato avrebbe contribuito a farli sentire meno soli e meno lontani da tutte quelle rappresentanze che non rappresentano più, non svolgono più alcun ruolo di mediazione. Ci sono i terremotati dell'Aquila e il popolo avvelenato di Terzigno e Chiaiano, persino le «Brigate Monicelli», il popolo dell'acqua pubblica. Movimenti che dovranno intrecciarsi, meticciarsi, costruire insieme un percorso duraturo, perché domani è un altro giorno e bisognerà continuare il cammino insieme. Per questo è nato «Uniti contro la crisi» che ha promosso la manifestazione.


    La piazza ondeggia sotto le cariche della polizia. C'è chi resta fuori dagli scontri, come gli operai della Fiom, perché non sono nel suo dna e punta da piazzale Flaminio verso il Muro torto per raggiungere la Sapienza. Ma alla fine la polizia sfonda, riconquista piazza del Popolo, si riversa sul piazzale mentre il fumo acre dei lacrimogeni intossica e fa crescere ancor più la rabbia. Un candelotto va a finire dentro il lungo sottopassaggio della metropolitana trasformandolo in una camera a gas. Sopra, nel piazzale, vola di tutto contro un blindato della Finanza, isolato e impazzito, una scena che nella memoria dei meno giovani richiama una dannata piazza di Genova. 
    Alle 13,41 è cambiata non solo la piazza ma anche l'atteggiamento di chi avrebbe dovuto garantire l'ordine: fino al voto, fino a davanti al Senato, confronti anche duri, ma senza volontà di precipitazioni. Poi la «difesa dei Palazzi» è diventata aggressiva, quasi alla ricerca dello scontro. Che alla fine, immancabilmente, è arrivato con tanto di fuoco, ragazze e ragazzi in fuga inseguiti dai manganelli. 


    I Palazzi hanno ignorato la protesta della piazza, hanno offeso la dignità di chi chiede quel che sarebbe giusto avere ma da oggi dovrà farci i conti. E sarà dovere di ogni organizzazione democratica costruire ponti con una generazione offesa ma determinata, e sostenere una battaglia per l'istruzione, la cultura, il lavoro, la giustizia sociale, che è una battaglia di civiltà e parla di diritti. Per costruire un'altra politica e differenti relazioni sociali, non mercificate, per pretendere giustizia sociale. Gli studenti sono in prima fila. Con loro ci sono altri movimenti, c'è un pezzo di Cgil. E gli altri dove sono?


I COMMENTI:
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  • Il punto è che in ogni caso, tanta o poca, iniziale o successiva, tollerata o provocata, la violenza di piazza c'è stata e che non è stata la reazione semplice e improvvisa di una popolazione disperata, dei senegalesi di Castel Volturno o dei licenziati occupanti una fabbrica che viene sgomberata, ma è stata una scelta politica. Mi basta citare queste frasi che traggo dal sito infoaut : "qualche auto blu in uscita da Montecitorio ha faticato ha portare a casa il politico di turno.E così, col passare delle ore, le diatribe auto-referenziali dei parlamentari hanno lasciato spazio alla materialità di un reale che oggi ha fatto la sua irruzione sulla scena politico-mediatica, con tutta le sue asprezze e le salutari paure per chi sta lassù in alto." Le salutari paure...Sul sito Il Fattoquotidiano tra le risposte indignate (in difesa della violenza di piazza) all'indignato intervento di Luca Telese ( contro la violenza di piazza) si legge pressapoco che dopo tante proteste pacifiche che non han portato a niente come potete pretendere che ce ne stiamo buoni...Per chi, come me e come credo quasi tutti gli ex 68 ini ed ex 77 ini, pensava che la opportuna radicalità di alcune iniziative di lotta delle ultime settimane fosse comunque tutta interna alla scelta di fondo della non violenza, è un po' triste ritrovarsi di nuovo ad affrontare l'equazione radicalità = coraggio = efficacia = violenza. Decine di migliaia di manifestanti che si sdraiassero per terra per ore ( senza casco nè bastoni) nel centro di Roma sarebbero ben più radicali coraggiosi ed efficaci di un piccolo esercito scatenato a "sfondare la zona rossa". E' vero che c'è un'impotenza delle forme di lotta tradizionali, soprattutto nella misura in cui non destano più l'attenzione dei mass media ( vedasi l'indifferenza di Repubblica per le manifestazioni Cgil, ad esempio) ma è ancora più vero che la violenza di piazza da decenni non è più un rafforzamento del conflitto sociale, e tantomeno lo è quanto più il conflitto è politico e fisicamente vicino ai palazzi del potere. Mi pare che la violenza - anche un solo sasso contro un solo celerino - sia solo un problema, è invece la creatività - anche attraverso la illegalità e la disobbedienza - che risveglia e potenzia il conflitto. Discuterne ora, dopo il 14 dicembre a Roma, è necessario.
    Non si tratta di scavare un solco discriminatorio tra buoni e cattivi. (Se poi chi è senza peccato dovesse scagliare davvero una pietra staremmo freschi:-) Molti sono o sono stati sia buoni che cattivi. Si tratta però di distinguere chiaramente che cosa è buono o mal che vada innocuo e che cosa è invece cattivo per gli interessi dei movimenti che si battono per lo stato sociale e i beni comuni. Faccio anche notare che dal dibattito sui miei precedenti post è emerso che molti studenti pur contrari al governo e alla Gelmini non vanno in piazza perchè si sentono a disagio in questi contesti "antagonisti": 15-12-2010 10:21 - paolohutter
  • E come no . I DELINQUENTI SONO DELINQUENTI. LA FRASE "LA PRIMA VIOLENZA E' QUELLA DELLO STATO " PORTA ALLA VIOLENZA DEI BRIGATISTI 15-12-2010 09:57 - Juanin
  • La violenza è sempre da condannare, ma è importante capire. Se le giuste istanze di lavoratori e studenti non troveranno adeguata rappresentanza istituzionale in sindacato e partiti l'incazzatura e la sensazione di impotenza e solitudine genereranno sempre più reazioni violente e incontrollate. 15-12-2010 09:51 - stefano sisto
  • La piazza che brucia ha solo avuto commenti di natura poliziesca dai parlamentari nessuno dei quali è davvero dalla loro parte. La legge gelmini sarà votata con il concorso di Fini che ha stigmatizzato la protesta di ieri come se ancora si trovasse a Genova del 2001; la legge Biagi ed il collegato lavoro non vengono messi in discussione dal PD che sollecita la Fiom ad accettare la cavezza di Marchionne.
    Ma il Parlamento tutto è stato tanto lontano dal popolo come ieri. 15-12-2010 09:47 - pietro ancona
  • Gli altri , caro Campetti erano in Senato o in Parlamento a nominare De Gasperi o Cossiga, nei loro discorsi di presentazione della sfiducia al governo. Senza una divisione del Pd, in Italia non ci sarà mai , una opposizione ; ci saranno solo crisi pilotate e solo esclusivamente nel centro destra, crisi volute strategicamente . Continuamo a mettere in crisi il Pd con l'autorappresentazione nelle lotte, come sta gia' succedendo, per creare un futuro ad un vero "progressismo" italiano. 15-12-2010 09:45 - pepperepe'
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