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Alessandro Dal Lago
Scendere dal pulpito
Quanto sembra remoto l'unanimismo democratico di «Vieni via con me», con l'officiante Fazio che assemblava tutto il perbenismo nazionale - di centro, di destra e di sinistra - e proclamava, parole sue, che la trasmissione era la prima della tv post-berlusconiana! Sono passate poche settimane, ma sembrano anni. Il Cavaliere, che i conti li sa fare, ha emarginato il suo oppositore interno. I centristi, raccolte le loro sparse ed eterogenee truppe, si leccano le ferite. Di Pietro ha abbassato la cresta e magari riflette sulla selezione del personale politico dell'Idv. Il Pd tira un sospiro di sollievo, perché per un po' le elezioni si allontanano...
E soprattutto la rivolta del 14 dicembre ha mandato in pezzi quel buonismo peloso e dolciastro che il centrismo di destra e di sinistra ha cercato di contrapporre invano a Berlusconi. Bersani sui tetti, Granata sui tetti - dopo che il primo non aveva fatto una grande opposizione per fermare il Decreto Gelmini e il secondo si disponeva a votarlo.
Per il momento, il progetto di un berlusconismo senza Berlusconi, di un moderatismo costituzionale e unanimista, perde colpi. Come si è visto dalle straordinarie immagini dei palazzi del potere assediati dai manifestanti, la rocciosa realtà del conflitto ha preso il sopravvento sulla realtà illusoria e distraente delle rappresentazioni mediali e delle «battaglie» parlamentari in cui la sola posta in gioco è quale destra governerà il paese.
Il conflitto, appunto. Deve essere il capo della polizia Manganelli, pensate un po', a ricordare che la violenza è la manifestazione visibile di un disagio sociale terribile che accomuna studenti, precari e giovani esclusi da qualsiasi speranza. Tutto il polverone sugli infiltrati, i mitici black bloc, gli autonomi redivivi, gli anarchici in trasferta rivela l'incapacità di comprendere che la manifestazione di Roma non è che l'espressione di una turbolenza profonda che non bisognerebbe emulsionare con gli stereotipi più triti.In questo senso la lettera che Saviano ha indirizzato su la Repubblica ai «ragazzi» del movimento è l'esempio perfetto dell'immagine irreale - a metà tra il sogno e l'esorcismo - che nella sfera separata dei media ci si vuol fare dei movimenti contemporanei.
Cento «imbecilli», come dice Saviano? Al di là del tono paternalistico della missiva («ve lo dico io che sono giovane come voi, credetemi»), colpisce l'incapacità di entrare, se non altro con l'immaginazione, nelle motivazioni di persone tagliate fuori, come centinaia di migliaia di loro coetanei, da qualsiasi progetto, non dico di società, ma di sopravvivenza anche immediata. Dove sarebbero, di grazia, caro Saviano e cari organi di stampa, i black bloc tra i manifestanti oggi scarcerati? E dove i violenti che agirebbero solo per brama di sfascio e poi, curiosa contraddizione, appena arrestati, si metterebbero a «piagnucolare e a chiamare la mamma» (ma chi glielo ha detto, a Saviano?).
I commenti pubblicati dalla stessa Repubblica in coda alla letterina rendono bene lo sconcerto, e in certi casi la rabbia, di tanti che magari si erano identificati nel simbolo Saviano e ora si trovano etichettati come imbecilli. Perché loro c'erano e hanno visto. E quanto all'invito ai manifestanti a fare cortei in letizia e alle forze dell'ordine a comportarsi bene, manganellando solo i cattivoni, beh, accidenti, come sarebbe bello e democratico! Peccato però che le cose non vadano mai così. Io mi ricordo bene Genova, perché c'ero e ho visto, e posso assicurare Saviano che il comportamento pacifico di decine di migliaia di dimostranti non li ha esattamente preservati dalle botte.
Questione ben più seria è che sbocco avrà questo movimento, analogamente ad altri che si diffondono in Europa, perfino nella già compassata Inghilterra. Ma il primo passo per discuterne è prenderlo sul serio, rinunciare ai luoghi comuni rassicuranti, non dar retta al pentitismo nazionale (in cui sono specializzati, magari, ex sessantottini approdati ai media), ascoltare prima di giudicare e, soprattutto, scendere dai pulpiti che stanno un po' di spanne al di sopra del mondo reale.
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ho la sfortuna di appartenere alla ristretta cerchia dei "savianoscettici" della prima ora. Dico purtroppo perché, all'epoca, era proibito dissentire, manifestare qualsiasi dubbio sul dogma dell'infallibilità dello scrittore-martire. Quando ha pubblicato il suo saggio, "Eroi di carta", qualcuno ha scritto che lei era in ritardo, che si trattava di cose già dette dai pochi che, in piena Saviano-mania, avevano dovuto subire un vero e proprio linciaggio da parte della folla inferocita. Io, invece, ho tirato un sospiro di sollievo perché intuivo che, con la sua opera, lei aveva finalmente rotto un tabù, aveva dato il via a una piccola rivoluzione con quella che in condizioni normali sarebbe stata una pura e semplice critica a un'opera letteraria. Le reazioni indignate dei Wu Ming, di Adriano Sofri per Repubblica-L'Espresso e di altri sostenitori di Saviano non hanno fatto altro che confermare l'esistenza di una vera e propria Chiesa. Tutti in piazza se Dal Lago esprime un giudizio sull'opera di Saviano, tutti in religioso silenzio se Saviano pubblica un lungo saggio di critica letteraria su Albert Camus... La stessa Chiesa oggi scende in campo e si scopre il petto di fronte alle richieste di chi, tra i suoi stessi fan, chiede un commento dello scrittore sull'intervento di Vittorio Arrigoni in merito alla questione mediorientale. Io ritengo che il tempo le abbia dato ragione. Ritengo che Saviano abbia lasciato, in Italia, esattamente il tempo che ha trovato. Gomorra non ci ha arricchito culturalmente, né sappiamo della camorra più di quanto non sapevamo già o avremmo potuto sapere semplicemente informandoci, i lunghi panegirici dedicati al calciatore Lionel Messi, al pugile Clemente Russo e al jazzista Michel Petrucciani vanno bene per incartare il pesce, la lezione gonfia di retorica sull'Unità d'Italia va male persino per le elementari, dove almeno la massoneria viene nominata, i monologhi anodini sul sacrificio di Falcone o sulle parabole di Welby e di Eluana Englaro non hanno aggiunto nulla all'animato e spesso doloroso dibattito che, nella società, queste vicende umane hanno innescato. Non mi pare che Berlusconi si sia strappato le microfibre di cheratina che si è fatto piantare in testa per una laurea honoris causa dedicata a Ilda Boccassini. La presenza della 'ndrangheta in Lombardia era già nota a chi era interessato alla cosa, mentre chi non è interessato ha immediatamente relegato le nuove informazioni acquisite in una dimensione scenografica, come era già stato per la camorra. Per non parlare della "bufala" della 'ndrangheta acquattata tra le mele del Trentino, di quella dei camorristi infiltrati nei riti religiosi settennali di Guardia Sanframondi, della storia senza fonte delle centomilalire di Benedetto Croce (o meglio, la fonte era lui stesso fino a quando nessuno ha detto niente, alle prime contestazioni si è difeso confessando di aver scopiazzato dall'articolo di un altro giornalista). Per il resto è un continuo fluire di luoghi comuni, frasi fatte, equivoci basati su pregiudizi, come quando il pubblico di Vieni via con me sghignazzava sulle (presunte) assurde convinzioni dei casertani, che considerebbero omosessuale chi si lava più di due volte a settimana, chi usa i cotton fioc, chi si pulisce le unghie o chi, dopo aver defecato, utilizza più di due strappi di carta igienica. Io, che vivo in provincia di Caserta da anni, non so davvero trovare le parole per esprimere il mio risentimento per una serie di stupidaggini inventate di sana pianta http://www.youtube.com/watch?v=UhUX5jq3FyU 21-04-2011 12:09 - antonio
1 - Critica decisa alla violenza.
2 - Proporre un manifestare nonviolento, libero e civile.
Insomma, Saviano avrà pure sbagliato nei toni (che comunque condivido: sono più che imbecilli coloro che hanno creato un clima di guerriglia!), ma l'intento dovrebbe andare oltre a questo.
Saviano dice che non è ammissibile la violenza perché rende tutta la protesta inutile e vana, facilmente delegittimabile (e difatti si è visto con le dichiarazioni dei vari Gasparri & Co.) e questo non è ammissibile per un movimento che vuole per primo sensibilizzare l'Italia sul problema scuola, ormai allargato a problema-giovani-futuro. Com'è criticabile questo? Non si può! E' evidente che siano degli incivili i manifestanti violenti, perché è intollerabile in modo assoluto la violenza se il fine è quello di un vivere migliore (visto il discorso che facevamo oggi sull'attentato). Per l'intento di Saviano io credo che errore non tenga e non basti ad affossare tutto il resto, e se proprio ha sbagliato rivolgendosi in modo irrispettoso ai violenti che hanno creato il caos a Roma, mi trovi parole più adatte per descrivere chi lancia petardi e sassi ad un altro uomo con rabbia animalesca (perché gli agenti sono per prima cosa uomini)!
I black bloc erano anche composti da studenti? Beh, quelli non lo sono nemmeno lontanamente studenti, anzi sono tutto ma non studenti, perché essere studente e manifestare contro la Riforma significa testimoniare la propria voglia di futuro e di speranza, due obiettivi che si conquistano attraverso lo studio e la formazione civile del giovane per l'inserimento cosciente nella società. Quale futuro abbiamo in mente se è con la guerriglia che si protesta? I black bloc vanno condannati senza mezzi termini, isolati e esclusi dalla protesta. Quelli seguono l'onda per sfogare i loro problemi sullo Stato, visto come nemico e male assoluto, non partecipano collettivamente! Lei si chiede dove siano i violenti nella manifestazione, o meglio dove siano quelli che agirerebbero solo per brama di sfascio, tra quelli arrestati. Suvvia, siamo seri? Cioè, vogliamo pensare che ogni manifestante fosse scevro da un'idea di lotta armata e violenta al governo? Ma è il riferimento al G8 che mi fa più saltare dalla sedia: "posso assicurare Saviano che il comportamento pacifico di decine di migliaia di dimostranti non li ha esattamente preservati dalla botte". Bene, posto questo la soluzione qual è? Visto che se si manifesta in modo pacifico le botte sono ugualmente assicurate, passiamo direttamente alla violenza anche noi manifestanti? Idiozie, è un ragionamento che non posso condividere se voglio un Paese migliore. In piazza si doveva andare per manifestare in modo vivo, deciso, assolutamente non in modo violento.
Io sto nettamente con Saviano, e, chissà perché, quando mi capita di leggere queste critiche mi ritorna sempre in mente la polemica sui "professionisti dell'antimafia" di Leonardo Sciascia. Possibile che non ci si possa allineare dietro al pensiero di un uomo (qualsiasi) quando questo parla/scrive in modo giusto e con lo scopo di fare del bene alla società in cui vive? Perché è questo che io rilevo nella lettera, un incitamento al "manifestiamo civilmente" perché solo così si deve fare, "la violenza non è ammessa in un'Italia che vuole migliorare". Non è un appello condivisibile? Insomma, perché sprecare parole per criticare questa o quell'altra riga? Più che al come, io guarderei al cosa Saviano sta dicendo con la sua lettera. E questo "cosa", a mio parere, è troppo più importante di un eventuale errore nel "come".
Mi sembra un'analisi inutile, una stupida ricerca della più piccola minuzzeria per screditare tutto il resto.
Al termine del suo testo mi chiedo: che senso aveva scriverlo? Che senso ha un'invettiva del genere, Dal Lago? 22-12-2010 14:51 - Alessandro
E anche il link ad un aticolo di Ramon Mantovani
http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?option=com_content&id=10219&view=article
Giusto.
"Basta con questa Violenza!" dissero i mercanti nel tempio, rivolgendosi a uno scalmanato biondo e barbuto (che infatti farà una brutta fine).
E poi, rivolgendosi ai giovani: "Isolatelo, è un arruffapopolo di mestiere".
Sapete come la vedo io, che avevo mio figlio in piazza del popolo?
Son contento come una pasqua, forse uno straccio di futuro iniziano a strapparselo.
Hanno fatto stra-bene. Bravi ragazzi.
Vi hanno rubato il futuro? Prendetevi il presente, e fateli neri.
Sotto il pavè c'è sempre stata la spiaggia, una possibilità migliore. Ma per vedere la spiaggia il sanpietrino lo devi togliere, almeno una volta. 18-12-2010 12:19 - Pieropan 18-12-2010 21:22 - Antonella
E c'ha ragione Dal Lago. La cosa più difficile sarà sconfiggere il berlusconismo nell'era post-Berlusconi, perché i toni sono proprio da quoatidiani pronogiornalisti come quelli di Feltri e Belpietro. 18-12-2010 20:52 - Antonella
@Liam : mi sa che non hai capito bene Tramanoni. 18-12-2010 20:39 - Antonella