giovedì 19 settembre 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale giovedì 19 settembre 2013
ACQUISTA IL PDF
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
COMMENTO
18/12/2010
  •   |   Marco Bascetta
    Violenza, problema della politica

    Il pulpito non è mai stato il luogo migliore da cui osservare (e ascoltare) la realtà. Da lì non provengono che certezze e verità rivelate, prescrizioni e precetti. Che si predichi la rivolta o l'obbedienza, la rabbia o la comprensione non cambia molto alla sostanza delle cose. La politica è tutt'altra questione: è guardare agli accadimenti, valutarne le cause e le conseguenze, comprendere quali vuoti vadano a colmare, quali stati d'animi e quali desideri mettano in moto. Sapendo che neanche il freddo ragionare dell'utilitarista può venirne a capo, che diversi sono i piani di realtà e diversa è la loro percezione.
    Il «cui prodest» non è mai stata una spiegazione esauriente, a volte per difetto e a volte per eccesso di razionalità. Sono piccole accortezze di igiene mentale che di fronte alla violenza di piazza vengono regolarmente spazzate via, lasciando il campo all'esorcismo: la violenza, si sostiene allora, non è radicata nelle cose, non è vissuta nella realtà della vita, ma un corpo estraneo, qualcosa che accade prima, dopo o a fianco dell'esperienza condivisa. È l'inclinazione irrazionale se non perversa di pochi, tutt'al più contagiosa, strumentale, deviante. La vecchia storia delle "pecore nere" che bisogna sopprimere o allontanare dal gregge per proteggerne la salute e l'incolumità, secondo una logica millenaria che spazia dal potere pastorale alla persecuzione degli eretici: «isolate i malvagi!», questa la parola d'ordine. E che resta, con poche varianti, la logica del potere. La politica che predica e prescrive (ma non risponde e non risolve), anche la più benintenzionata, si perpetua cancellando lo spessore dell'evento, separando le cause dagli effetti e facendo di questi ultimi un oggetto oscuro, imprevedibile e incomprensibile che può chiamarsi black bloc, «professionisti della rivolta» o comunque altro si voglia designarlo. E così, sfidando oltre che la ragione anche il ridicolo, si pretende che sia il provocatore o l' "infiltrato" a determinare il corso degli eventi. Fantastico demiurgo che configura a suo piacimento la pasta informe della realtà.
    L'insorgenza non ha bisogno di essere messa al centro della scena, la occupa e basta. Quel che conta, allora, è l'angolazione dalla quale la si guarda, sia pure senza rinunciare ai propri principi etici, ma almeno con la modestia di misurarli con gli eventi, gli stati d'animo, le ferite di un'esperienza alla quale non è sensato sovrapporre la propria. Senza ricorrere a quella finzione che sospinge ciò che non piace ai margini del movimento reale, senza illudersi di collocare fuori quello che invece sta dentro: vissuto e non «estetica di avanguardie irresponsabili e violente», come recitano un esorcismo consolatorio e la piattaforma della repressione. E senza cessare di domandarsi se la politica delle regole e delle buone maniere sia davvero capace di correggere sé stessa, senza una coercizione che le è estranea. Di percepire la violenza che essa esercita, nella forma e nella sostanza: riportare il ddl Gelmini in Senato prima di Natale, questa sì è provocazione, scelta criminale, sopraffazione. Chi li isolerà questi violenti? Che non fanno politica, ma puntano a spezzare le reni degli avversari presenti e futuri? Pensate che gli studenti reagiranno con un coro natalizio o leggendo in piazza le pagine più commoventi di Dickens, magari riconoscendovisi?
    Non si risolve la questione del contropotere e del cambiamento evocando semplicemente schiene dritte e volti illuminati, reti, convegni, magnifici progetti, balli, canti e girotondi, come non la si risolve neanche inneggiando alle barricate, semmai prendendo atto che gli uni e le altre appartengono allo stesso mondo e allo stesso problema. Tutti, bontà loro, compreso l'exemplum virtutis nazionale Roberto Saviano, capiscono e lamentano la «disperazione», che tanti giovani oppongono al loro astratto catechismo. Dimenticano, tuttavia, che la sua forma peggiore e tutt'ora più diffusa non conduce alla sommossa, ma alla depressione, alla rinuncia, alla cancellazione di sé. Per sfuggire a un simile destino ciascuno ha diritto di scegliere la sua strada, giusta o sbagliata che sia. Gli anni '70 appartengono alla preistoria e quelli che li hanno vissuti lo sanno assai bene, contrariamente a chi ne evoca ossessivamente e strumentalmente lo spettro. Per una sola cosa merita però ricordarli. Alla rivolta repressa e senza risposte seguirono il carcere, l'eroina e il suicidio. Né la Milano da bere, né la poetica della bontà sono state in grado di risparmiarci questo. La violenza non è un'alternativa alla politica, è, però, un suo problema. Ma, si sa, Saviano fa un altro mestiere. Chiuso il messale la parola passa al ministero degli interni.


I COMMENTI:
  pagina:  2/3  | prima  | precedente  | successiva  | ultima
  • L'articolo invece di star a polemizzare con lo scrittore Saviano (è solo uno scrittore??)dovrebbe avere il coraggio di affrontare il vero problema politico della scontro in atto.La questione centrale è che a fronte di un disegno politico di questo governo 19-12-2010 21:04 - giancarlo e+donatella
  • Dunque Bascetta riduce tutto ad una prescrizione terapeutica. Ma gli effetti collaterali sono irrilevanti (ricordiamo almeno gli impiegati morti nell'incendio di una banca ad Atene)? Certo ci vuole fatica per trovare una terapia migliore. E anche una certa coerenza e fermezza di principi. 19-12-2010 20:03 - Amabile
  • secondo me ci si fanno troppe seghe mentali sugli atti di violenza come gli ultimi;
    e' indubbio che crea piu' dibattito e partecipazione parlare della violenza che di altro (ad esempio riforma dell'universita')
    indipendentemente dal grado di violenza espresso la violenza poi diventa come un tarlo
    a mio parere se ne dovrebbe parlare meno mi sembra che lo si faccia in modo ossessivo 19-12-2010 18:39 - marco
  • violenza e' impossibilita' di esprimere il dissenso, violenza e' il potere del piu' forte, violenza sono i centomila morti in Iraq, quelli in Afghanistan, violenza e' la persecuzione di Assange..ecc.ecc. 19-12-2010 16:01 - pietro
  • La violenza un boomerang... ma quando non si ha più un futuro, dal momento che lo hanno cancellato, quando il lavoro, la scuola, l'università, la ricerca sono derisi, depressi nel momento stesso in cui tolgono fondi, aumentano rette, precarizzano per decreto. Mentre noi, quarantenni, ancora possiamo tirare un sospiro di sollievo, dal momento che questi problemi ancora non ci riguardano: noi il futuro ce lo siamo guadagnato!?? Si, possiamo dispensare buoni consigli a chi manifesta, possiamo ben dire di seguire le orme di Ghandi a chi non ha visibilità per restare nell'anonimato della storia, e subìre ancora.
    Nessuno in questo forum che voglia vedere in faccia la realtà e cioè che per la prima volta i manifestanti hanno attaccato senza aspettare pacificamente di essere pestati e portati nelle varie Bolzaneto della capitale. Nessuno si è accorto che il movimento per la prima volta non si è dissociato spaccandosi sulla annosa e verbosa questione della violenza, come se questo fosse il vero problema della protesta...
    Noi proponiamo vecchi schemi già sperimentati ed insufficienti, anzi risibili, come le petizioni da inviare al presidente della repubblica e al presidente di quel consiglio che ignora la protesta e procede con tagli draconiani.
    Ora, nel millennio della globalizzazzione, a me pare che l'unico modo che le giovani generazioni hanno per progettare una parvenza di futuro è internazionalizzare, creare contatti con le stesse genrazioni che stanno lottando in altri paesi, protestando contro il futuro negato. 19-12-2010 15:05 - Luca
  • ottimo marco come sempre 19-12-2010 14:32 - gibo
  • Colgo l'aspetto ridicolo, paradossale e preoccupante legato al dibattito sulla violenza.....Maroni e C. e con C. intendo parlamentari a Dx e Sx, criticano l'uso della violenza......ma come?
    Tutti hanno davanti agli occhi le scene di violenza che accadono spesso in parlamento, dove volano ceffoni, cazzotti spintoni,gomitate,spallate......botte da ORBI.... 19-12-2010 13:17 - Cane sciolto
  • Questo è tempo di NON VIOLENZA SENZA SE E SENZA MA. 19-12-2010 13:13 - Miria Bisi
  • Penso che la violenza della piazza sia la risposta sbagliata alla violenza cammuffata delle imposizioni della gelmini. Gli studenti sono caduti nella trapola del ministro Gelmini inducendo la stampa a parlare solo di violenza, e non del problema scuola. 19-12-2010 12:07 - mario
  • Quello che ai cronisti dell'immendiato sfugge delle sommosse popolari è sempre il contesto ampio che da significato ai gesti ed alle azioni collettive. Il contesto che spiegano le rivolte,le sommosse,è la dinamica e la sintesi di un forte cambiamento che si impone in un periodo storico in cui viene a mancare una adeguata rappresentaatività politica ed in cui gli assetti territoriali e di relazioni nazionali che hanno perpettuato il loro status quo mutano nel caos. Di qui,ogni giudizio morale dall'alto e comodo pulpito,appunto,risulta oltre che ipocrita,semplicemente inutile e cieco perchè non utile ne all'analisi ne a dare risposte concrete.Ovviamente in assenza di risposte e di decise e responsabili scelte politiche rispetto alle dinamiche e alle problematiche sollevate per tanto tempo,impongono tutte le rapresentanze non istituzionali a prendersi la parola anche con la forza e se mai con la violenza.
    Per rispondere a chi mi ha preceduto vorrei far notare,ammeno che non abbiamo letto la Storia da libri diversi,che gli Zar vennero cacciati con l'uso della violenza,appunto perchè incapaci di rispondere al mutamento che tutti i governi degli altri paesi europei avevano già affrontato da tempo.No coment invece su Ghandi. 19-12-2010 11:58 - gianfranco
I COMMENTI:
  pagina:  2/3  | prima  | precedente  | successiva  | ultima
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2011 [ 26 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 30 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
STREET POLITICS Giuseppe Acconcia
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
ANZIPARLA Giulia Siviero
freccia
  • La foto
    di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
SERVIZI