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Norma Rangeri
Blocchiamo la farsa
Seduta sullo scranno più alto del senato, la furia della vendetta ha mostrato a tutto il paese come è ridotta la democrazia parlamentare. La vicepresidente del senato, Rosi Mauro, la donna-simbolo della Lega, ieri ha messo in scena una pantomima indecorosa del dibattito sul disegno di legge Gelmini. Un guazzabuglio di norme contraddittorie, riconosciuto dalla stessa ministra che infatti chiede di risolvere tutto nel decreto milleproroghe di fine anno.
Alla farsesca conduzione delle votazioni di palazzo Madama potremmo affiancare l'altra indecente istantanea della giornata: il ministro Bondi che fa il "pianista" votando per l'amico assente, il collega Sacconi. Lo stile di questi personaggi sottolinea la violenza (la violenza) delle istituzioni, le stesse che chiedono ai ragazzi di non arrabbiarsi troppo quando scendono in piazza contro chi ha deciso di distruggere l'università italiana. L'incidente di percorso è il segno del marasma politico della maggioranza, la cifra di un autoritarismo straccione che pretende di dettare legge a un'intera generazione che difende il diritto costituzionale allo studio.
Nel giorno in cui l'Istat sforna le cifre record della disoccupazione italiana, con il 24,7 per cento dei giovani senza lavoro, chi ha nella mente un altro mondo dovrebbe accettare di subire il diktat di chi ha condotto l'Italia sul piano inclinato della crisi sociale. No grazie, tutti oggi di nuovo in piazza, da Palermo a Torino, per darsi una speranza, non solo la propria. Lo dimostra la sintonia con gli operai della Fiom nella battaglia per i diritti e nella richiesta di uno sciopero generale.
E' una boccata d'aria per tutti, e dovrebbe sbrigarsi ad aprire porte e finestre quel partito democratico lento a capire la posta in gioco, sensibile alle sirene del "merito" e pronto a mortificare, sull'altare della "modernizzazione", il principio dell'uguaglianza.
Gli unici benpensanti in questo momento sono gli studenti che si rivolgono al presidente della repubblica perché non firmi la legge. Chiedono un gesto politico alla sola istituzione con la testa fuori dalla palude berlusconiana. Spiazzano tutti mettendo fiori nei caschi per distribuirli davanti la Camera e così isolare gli untori ministeriali dello scontro di piazza. Loro, i ragazzi, non sono in vendita anche se esibiscono cartelli con la scritta "vendesi" mimando la corruzione morale del mercato parlamentare. Hanno vent'anni, non si fanno incastrare in vecchi cliché, vogliono tenere il campo a lungo per vincere la partita.
Alla sinistra viene offerta l'occasione di ritrovare il senso di una battaglia generale. Non solo contro Berlusconi e l'ossessione ideologica della Gelmini, ma, ancor di più, contro «un'apocalisse culturale» come scrive Marco Revelli a proposito dell'arretratezza in cui è sprofondato il sistema-Italia.
Il protagonismo degli studenti trascina e coinvolge la generazione dei nativi berlusconiani, cresciuti nel ventennio del sogno mediatico. Ora bucano lo schermo e presentano il conto.
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@ Massimiliano, i fiori nei cannoni non hanno risolto mai niente e questi giovani hanno bisogno di risolvere IL FUTURO DELLA LORO VITA. Per risolvere questa crisi socioeconomica, destinata a diventare molto più grande e drammatica di quella del 29, si avrebbe bisogno di una CURA, per una cura si avrebbe prima bisogno di una DIAGNOSI. Io vedo che politica, sindicati e media, ormai un consociativismo, non solo sono disenteressati alla CURA ma addirittura alla DIAGNOSI! Come puoi pensare che da un CONSOCIATIVISMO del genere ti puoi difendere mettendo dei fiori nei cannoni? Massimiliano, lascia perdere i fiori, saltiamo la diagnosi, passiamo alle cure che io vedo in sole 2 soluzioni:
1) Rivolta.
2) Copiare la soluzione con cui la Germania risolse, con cui riuscì a passare dall'indigenza ed una disoccupazione del 40% del 29/33 ad un Paese ricco, in meno di 5 anni. 23-12-2010 12:12 - La Bella+Italia
sono d'accordo per quanto riguarda lo spettacolo istruttivo delle "nostre" istituzioni ma per quanto riguarda gli studenti hanno fatto bene a non accettare lo scontro con quelle forze che il 14 per motivi fin troppo evidenti (si poteva immaginare una fiducia insanguinata?)hanno dovuto tenere basso il livello del conflitto e non vedevono l'ora di poter sfogare la loro rabbia repressa per le umiliazioni che hanno subito soprattutto a piazza del popolo (in rivolta). Bravi ragazzi.
Credo che il terreno del conflitto è scivoloso e ci vuole grande equilibrio per avventurarvisi 23-12-2010 09:33 - jangaderop
Nei "Ragazzi del 14", invece, non ho visto antigelmini o anticavolate varie, li ho visti intenzionati a RIPRENDERSI DEMOCRAZIA E FUTURO!
Credimi Maria, se "botte in testa, ricoveri ospedalieri e vetrine rotte", sarebbero sufficienti a ridare ai "Ragazzi del 14", CHE POI NON SAREBBERO ALTRI CHE I NOSTRI FIGLI, il loro FUTURO, sarei il primo ad approvare quei loro metodi. Invece non li condivido nella maniera più assoluta, perchè sono convinto che la "CRAZIA" che si è impadronita del futuro dei nostri figli non lo mollerà certo per qualche botterella in testa o qualche ricovero ospedaliero. Da che mondo è mondo, quella "CRAZIA", per ridarti indietro quello che ti ha rubato, ha sempre avuto bisogno del TERRORE! Un terrore con l'aspetto di un PATIBOLO. 22-12-2010 22:00 - La Bella+Italia