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Marco Bascetta
La riforma è isolata gli studenti no
Nessuna paura, nessun bisogno né velleità di dover replicare a tutti i costi l'intensità dello scontro vissuto a Roma il 14 dicembre, nessuna intenzione di porgere scuse né di guadagnarsi un buon voto in condotta. Con grandissima determinazione, da Palermo a Roma, da Napoli a Torino a Milano, un gigantesco movimento studentesco e giovanile ha invaso e occupato le piazze, le strade, gli atenei di tutta Italia. Consapevole di rappresentare una grande forza capace di parlare, facendosi comprendere, all'intera società italiana.
Gli studenti, i lavoratori precari della conoscenza, non hanno permesso che il governo, il ministero degli interni, la stampa forcaiola e l'isteria dei colonnelli berlusconiani dettassero le modalità del conflitto e determinassero il corso degli eventi. Hanno tenuto saldamente insieme le fila del movimento di fronte a un crescendo inimmaginabile di provocazioni, di fronte ai predicatori della divisione, a un accanimento scellerato sul ddl Gelmini e sui tempi della sua approvazione. Scontrandosi, anche duramente, laddove non lo si è potuto evitare, ma senza avvitarsi nel gioco della guerra guerreggiata e della sua retorica. Se ce ne fosse stato ancora bisogno, il contrasto tra la forza sociale e razionale di questo movimento e la grottesca parodia della democrazia andata in scena a palazzo Madama, illuminerebbe definitivamente il solco incolmabile tra la putrefazione del quadro politico e un paese che non vuole farsi risucchiare nel gorgo della crisi.È probabile che oggi ci sveglieremo con la riforma Gelmini approvata. Almeno nei suoi principi ideologici, perché quanto alla sua attuazione ci sono ancora numerose, aspre, partite da giocare. La normalizzazione dell'università non si troverà davanti una strada spianata. Se il governo Berlusconi ha segnato un punto sul piano simbolico, lo ha però ottenuto a un prezzo che di fatto ne annulla il valore. La Riforma, e il modo autoritario e fanatico in cui è stata portata avanti non sarà un fiore all'occhiello da sbandierare di fronte a un'opinione pubblica in larga parte disgustata. Non verrà percepita come un successo della «modernizzazione», ma come l'accanimento di un interesse di parte, un furore ideologico indisponibile a qualsivoglia dialogo. Gli stessi pasdaran della riforma cominciano a temere le conseguenze della propria arroganza, e l'ascolto riservato dal Presidente della Repubblica agli studenti e ai giovani precari non può che metterli in allarme.
Da tempo non si vedeva una mobilitazione di massa così unitaria nelle sue argomentazioni e nei suoi obiettivi, rimettere insieme Nord e Sud, grandi e piccoli centri, rivelarsi insomma capace di una straordinaria ricomposizione geografica oltre che sociale, di aggredire corporativismi d'ogni genere e quell'idea di competitività intesa come asservimento, ricatto e divisione che è il motore dell'ideologia liberista. Risultati che nessuna forza politica parlamentare sembra oggi, neanche lontanamente, in grado di ottenere.Non è un fuoco di paglia quello che il 14 dicembre, così come oggi, ha incendiato il paese. Le sue motivazioni e i suoi strumenti politici e culturali sono ben radicati, diffusi, riconosciuti, muovono a partire da un terreno nel quale si gioca l'investimento sul futuro e dunque anche la qualità del presente, le sue immediate potenzialità: quello della conoscenza, della sua produzione, tramissione e libertà, e che attraversa ormai le più diverse realtà e stratificazioni sociali, il paese intero e l'Europa. Per questo il movimento non è isolato, mentre isolati sono i poteri e gli interessi che si contendono, seduti dietro un registratore di cassa, le spoglie dell'università.
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Per chi non lo sapesse, questa contiguità trova spazio fisico nell'Associazione TreeLLLe, "think tank" delle politiche della formazione, che già dal 2003 aveva formulato le linee guida poi riprese dalla Moratti e completate ora dalla Legge Gelmini. Provate a controllare sul loro sito www.treeLLLe.org i membri: si va da Fedele Confalonieri a Ezio Mauro, passando per Umberto Eco e via andare con direttori della Confindustria eccetera.
Quindi, nulla di nuovo sotto il sole. Semplicemente la volontà (di Confindustria e parte dei Rettori, certamente quelli delle private) di normalizzare un sistema universitario cresciuto troppo velocemente in un contesto di risorse drammaticamente calanti. Tornare quindi ad una condizione di un numero minore di università, di grande tradizione, utilizzando slogan di facile presa (meritocrazia e parentopoli) accuratamente distillati. Che pena, se avessi un po' di coraggio varrebbe la pena di uscire dall'università e lasciare questo sistema ad altri. Molto più attrezzati sul piano dell'auto-promozione di sè stessi. 24-12-2010 17:19 - Fabiano
prendersela con Saviano ? Ha espresso una sua opinione e giu' tutti a rompergli le pa... Eppure le abbiamo vissute le barricate del 68 del 77 no ? Che ci hanno portato ? D'Alema, Veltroni , Alemanno, La Russa. Volete altri personaggi del genere fuori dalle barricate di oggi ? La riforma e' un disastro fatta come al solito con la boria italiana di "so tutto io !!!" Quando poi in verita' non sai un ca.... In paesi dove l'universita' funziona (e funziona anche il paese) l'universita' e' altra cosa rispetto alla riforma ma tutt'altro cosa anche rispetto allo schifo che e' adesso. Una sana opera di copia dal sistema USA, Francese , UK , Tedesco uno a caso avrebbe prodotto due risultati. Primo avrebbe allineato la nostra universita' con quelle che funzionano e secondo avrebbe dato un grado di autorevolezza ad una riforma basata non sulle minch...ate della Gelmini ma su fatti oggettivi ed inconfutabili. IN USA l'universita' funziona, ci sono studenti da tutto il mondo, si produce ricerca di alto livello ed i laureati trovano lavoro, serve qualcos'altro ? 24-12-2010 15:01 - Giuseppe
Che fate ora? Harakiri? 23-12-2010 18:42 - giovanni L.
i ragazzi sono in piazza da anni.
Da anni, fanno cortei,vanno sui tetti,si fanno kilometri e riunioni a non finire,ma le aule buie e grige del potere, hanno fatto orecchie da mercante.Solo il 14,si è sentito il problema dei giovani.Tutti a dire che hanno fatto male.
I giovani,invece non hanno detto nulla.Ieri hanno fatto un altro tipo di lotta,ma anche ieri,si sono sentiti.
Ora per continuare a farsi sentire,dovrebbero cercare,a parer mio,di diversificare le cose.
Un giorno le mani bianche e i fiori e un altro qualcosa di più solido.
L'importante non è contare i danni,ma contare i successi.Anche ieri,le manifestazioni,sono state splendite e da lodare.
Certo,non tutte carote e nenche tutte bastonate.
Il principe diceva:
"OGGI questa mano è stata di velluto,domani potrebbe ritornare d'acciaio."
Capisce il giovane!
Bravi! 23-12-2010 18:27 - maurizio mariani
http://multimedia.quotidiano.net/?tipo=media&media=13199
Pare che anche in Romania qualcuno abbia rubato il futuro, pare che UN ragazzo abbia gridato “Avete ucciso il nostro futuro”, pare che per la sua protesta si sia presentato SENZA CASCO, A VISO SCOPERTO, COME APPUNTO PIACE A SAVIANO. 23-12-2010 17:46 - La Bella+Italia