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Piero Bevilacqua
Gli operai, la Fiat e il Pd
Per comprendere meglio ciò che accade a Mirafiori e a Pomigliano è necessario affondare lo sguardo nelle tendenze storiche che muovono il capitalismo del nostro tempo. E bisogna scomodare Marx, che aveva colto come «legge fondamentale dell'accumulazione capitalistica» una tendenza già evidente ai suoi tempi e oggi conclamata: «Dato che la massa di lavoro vivo impiegato diminuisce costantemente in rapporto alla massa di lavoro oggettivato da essa messo in movimento (cioè ai mezzi di produzione...) anche la parte di questo lavoro vivo che non è pagato e si oggettiva nel plusvalore, dovrà essere in proporzione costantemente decrescente rispetto al valore del capitale complessivo impiegato».
Nel corso del suo sviluppo, dunque, il capitalismo riduce costantemente la quota di lavoro per unità di prodotto, cercando di sfuggire alla caduta tendenziale del saggio di profitto e di sostenere la competizione. Quella competizione che oggi si fa a se stesso, delocalizzando parte delle imprese nei paesi a bassi salari. Ma il capitale che espelle lavoro cerca di sfruttare più intensivamente quello che impiega, perché più ridotta diventa nel frattempo la quota da cui può estrarre plusvalore. André Gorz ha riassunto questa contraddizione che stritola i lavoratori: «Più la quantità di lavoro per una data produzione diminuisce, più il valore prodotto per lavoratore - la sua produttività - deve aumentare affinché la massa del profitto realizzabile non diminuisca. Si ha dunque questo apparente paradosso per cui più la produttività aumenta, più è necessario che aumenti ancora per evitare che il volume del profitto diminuisca».
«La corsa alla produttività tende così ad accelerarsi, gli impiegati effettivi a essere ridotti, la pressione sul personale a inasprirsi, il livello e la massa dei salariati a diminuire». In questa morsa oggi, letteralmente, si soffoca. Chi ha la pazienza di leggersi la grande inchiesta della Fiom del 2008, cui hanno partecipato 100 mila lavoratrici e lavoratori, può farsene un'idea.
Siamo dunque giunti a una fase storica nella quale o noi costringiamo il capitalismo a cambiare il suo modello di accumulazione, o esso trascinerà l'intera società industriale nella barbarie. Non è un'espressione di maniera. Non è uno slogan. Chi oggi, anche in buona fede, difende il nuovo contratto imposto da Marchionne, crede che il cedimento sia accettabile come un compromesso temporaneo, dovuto alla crisi in atto e ai vincoli della competizione mondiale. E' un gravissimo errore. Questa idea fa parte di una campagna pubblicitaria che punta a far arretrare ulteriormente i rapporti di classe con un argomento puramente propagandistico: oggi occorre tirare la cinghia per poter ritornare allo splendore di prima. Ma prima il cielo era davvero così splendido? Che questa sia una menzogna è possibile illustrarlo con una semplice analisi storica, con fatti scientificamente verificabili.
Prima della crisi, nel 2000, nei paesi dell'Ocse si contavano 35 milioni di lavoratori disoccupati. Come ha spesso illustrato Luciano Gallino, i nuovi posti di lavoro creati in Europa sono stati in gran parte «a tempo» e precari. Negli Usa, non solo i nuovi posti di lavoro - per lo più nei servizi e con ampie quote di part-time femminile - sono stati gonfiati dal sistema di rilevazione statistica: una sola settimana di lavoro poteva «fare» un impiego annuale nelle stime generali sull'occupazione. Ma in quegli anni sparivano dalle statistiche oltre 2 milioni di persone «occupate» nelle carceri di Stato (e in quelle private). E qualche hanno fa abbiamo scoperto che tra il 1973 e il 2005 il reddito dei lavoratori «è lievemente diminuito». Ma sul paese più ricco del mondo, epicentro della crisi mondiale, voglio aggiungere due dati che persuaderanno il lettore. Nel 1995 il numero dei bambini al di sotto della linea ufficiale di povertà assommavano al 26,3%, quasi alla pari con la Russia di Yeltsin (26,6%), allora in vendita ai predoni di tutto il mondo e in mano alle mafie locali. In tale statistica - da un'inchiesta comparativa su 25 paesi - figuravano al 3° e 4° posto il Regno Unito (21,3%) e l'Italia (21,2), i paesi più zelanti nell'applicare verbo e dettami del pensiero neoliberista. E sempre per restare negli USA, già nel 1990 la National Association of State Board of Education aveva dichiarato senza mezzi termini: «Mai prima una generazione di teenagers americani è stata meno sana, meno curata, meno preparata per la vita di quanto lo fossero i loro genitori alla stessa età».
Potremmo continuare. Ma qui è sufficiente ricordare è che già prima della crisi il capitale aveva saccheggiato il lavoro salariato e i redditi dei ceti medi, senza risolvere il drammatico problema della disoccupazione e diffondendo la precarietà. In Italia, dopo decenni di asservimento del ceto politico - di centro-sinistra e centro-destra - alle ragioni dell'impresa, è andata anche peggio. Nell' utilizzare il termine asservimento, non mi riferisco solo alle vendite del patrimonio pubblico, alla liberalizzazione di tanti servizi municipali. In questo caso penso alla deliberata volontà di scaricare sul lavoro i rischi dell'impresa, rendendo il lavoratore flessibilmente subordinato alle sue necessità. Dalla Legge Treu del 1997, alla Legge 30 del 2003, il capitalismo italiano ha potuto godere di condizioni di generosa disponibilità nell'uso della forza lavoro. Con quale esito? Mi è sufficiente sintetizzare i risultati di tale geniale strategia con un bilancio recente (2008) del Governatore della Banca d'Italia: «Negli ultimi vent'anni la nostra è stata una storia di produttività stagnante, bassi investimenti, bassi salari, bassi consumi, tasse alte». Tasse relativamente più gravose per gli operai che - secondo un'indagine Ires - tra il 2002 e il 2008 hanno lasciato al fisco, mediamente, 1.182 euro delle loro misere paghe. E per finire (dati Banca d'Italia 2008), la metà più povera della popolazione possedeva il 10% della ricchezza nazionale, mentre il 10% di quella più ricca deteneva il 44%.
E allora torniamo alla Fiat, agli operai, ai partiti politici. Quanto abbiamo ricordato significa innanzi tutto una cosa: la politica moderata del centro-sinistra, che ha attuato - non diversamente dal centro-destra - le ricette neoliberiste, non è minimamente servita a difendere i ceti operai, anzi li ha ulteriormente impoveriti. Non ha ottenuto maggiori investimenti da parte delle imprese, ha contribuito a fare arretrare il paese nel suo complesso. Continuare su questa linea fallimentare, con l'idea di «uscire dalla crisi» secondo la ricetta moderata, costituirà una sciagura di portata incalcolabile per le masse popolari e per tutta la società industriale italiana. Il tracollo economico in cui siamo immersi non è la solita crisi ciclica. Altrimenti non avremmo avuto così tanta disoccupazione e povertà prima che essa esplodesse. Nelle fasi alte del ciclo - come sappiamo dalla lunga storia storia dei tracolli capitalistici - crescono ricchezza e occupazione. Noi abbiamo avuto soltanto la bolla finanziaria, cresciuta sul debito. La «crisi» di questi anni è il risultato di un gigantesco saccheggio di reddito che il capitale ha compiuto in una fase storica di debolezza del suo avversario di classe e del movimento operaio organizzato. Perciò dal presente imballo sistemico non si esce se non attraverso una altrettanto gigantesca opera di redistribuzione della ricchezza.
Un compito di ampia portata, ne siamo consapevoli. Ma bisognerebbe innanzitutto incominciare a dichiararlo. Poi predisporre le forze. Perché oggi, per essere all'altezza delle sfide, bisogna mettere in piedi un fronte di conflitto sociale di non comune ampiezza. Il comportamento «moderato» di tanti dirigenti del Pd, sostanzialmente favorevoli ad accettare la strategia di Marchionne, è a mio avviso un fatto drammatico, che impone una presa d'atto di tutte le persone che militano oggi nella sinistra.
Il Pd: «un amalgama malriuscito» è stato definito da chi conosce la materia, avendo ridotto la politica all'arte di «amalgamare» capipartito. Credo che sia stato qualcosa di ben più grave. La scelta veltroniana del «bipartitismo perfetto» rivela una lettura di retroguardia delle tendenze politiche mondiali. Laddove esso è stato storicamente dominante (Usa e UK) oggi appare una barriera all'esercizio della democrazia. Gli scienziati della politica hanno coniato in proposito il termine di cartel party, cartello di partiti, per indicare questo assetto di duopolio che emargina le voci e le culture politiche dissenzienti e realizza invariabilmente le medesime politiche alternandosi alla guida degli esecutivi.
Ma è la scelta di equidistanza tra le classi, il moderatismo sociale, che oggi fa del Pd - sia detto con tutta la responsabilità che l'argomento e il momento richiedono - un partito inservibile. Ha privato la società italiana di una opposizione che portasse i bisogni del paese dentro il Parlamento. Qualcuno dei lettori ha mai sentito D'Alema, Veltroni, Bersani parlare - poniamo - di legge urbanistica e di problemi della città, di assetto del territorio, di riscaldamento climatico, di agricoltura biologica, di ritmi di lavoro e di sfruttamento in fabbrica, di beni comuni? Non aggiungo all'elenco precarietà e disoccupazione, perché sono presenti nel loro vocabolario, ma come slogan privi di qualunque contenuto.Mi permetto di continuare con le domande. Quanto, la sfida che Marchionne ha lanciato alla Fiom e alla classe operaia di Pomigliano e di Torino, si fonda sul calcolo di un'opposizione benevola di tanta parte del Pd? E infine una questione generale, relativa alla vita politica italiana recente: quanto il dilagare della Lega nelle zone operaie del Nord o la permanenza del potere berlusconiano, anche in queste ultime settimane, dipendono direttamente dall'assoluta incapacità del Pd - culturale ancor prima che politica - di rappresentare gli interessi delle masse popolari, di offrire agli italiani un progetto e almeno un'immagine diversa di società?
Il moderatismo politico non è oggi una scelta di prudenza, di politica dei piccoli passi. È piuttosto un galleggiamento sull'esistente. Ma l'esistente, dominato oggi da forze predatorie, non rimane fermo, tanto meno procede verso il meglio. Si indietreggia lentamente sul terreno sociale, dei diritti, della democrazia. In una fase storica in cui solo la ripresa del conflitto può ridare equilibrio alla macchina economica e alla società, come anche significato e forza alla politica, i partiti moderati sono inservibili. Sono oligarchie parassitarie. Danno ospitalità permanente a professionisti che vivono di politica. E dobbiamo amaramente concludere: a che serve un Pd che crede di uscire dalla situazione in cui siamo precipitati replicando la politica che ci ha condotti sino a questo punto?
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In realtà avreste pure ragione, perché il Manifesto non è un quotidiano comunista, ma voi questo non potete capirlo intrappolati come siete nei luoghi comuni dell'ideologia borghese! 05-01-2011 23:09 - Alessandro
Ottimo commento , pienamente d'accordo !!!!
Costoro non si rendono conto che siamo nel 2011 ! Il Komunismo è morto e sepolto! Marx è un ottimo filosofo ma oggi sta bene solo in libreria insieme ad Aristotele , Socrate e compagnia.
Ma come , anche la ultima spiaggia del Komunismo realizzato, Cuba, già piena di morti di fame sta licenziando 300.000 impiegati statali pena il fallimento totale .. e qualcuno parla ancora di teorie economiche comuniste /marxiste ?Oppure prendiamo come riferimento la Corea del Nord ? Insomma , cresciamo e andiamo oltre l'infantilismo comunista !!E consideriamo che come disse un grande pensatore francese , D'Ormesson, il comunismo non è altro che la via più lunga e dolorosa per arrivare al capitalismo ( come insegnano D'Alema,Veltroni , Fassino e compagni ) 05-01-2011 13:20 - unocheragiona X Fabio Vivian
Aggiungo solo che la deriva moderata del PD verso il NULLA, l'immobilismo verso il problema della precarietà ecc, non sono cominciate ora ma hanno origine in anni ben più lontani. Per me il problema è di ricambio della classe dirigente (del PD), finchè continueremo a vedere le fecce di D'alema e Fassino che danno ragione a Marchionne oppure Fassino che partecipa alle convenction organizzate da FIAMMA NIRENSTEIN o Violante che elogia i bravi ragazzi di Salò, purtroppo non abbiamo speranze.......... 05-01-2011 09:04 - Pierpaolo
han fatto uno sciopero quei quattro ignoranti
volevano avere i salari aumentati
gridavano, pensi, di essere sfruttati
e quando è arrivata la polizia
quei quattro straccioni han gridato più forte
di sangue han sporcato il cortile e le porte
chissà quanto tempo ci vorrà per pulire."
Compagni dai campi e dalle officine
prendete la falce portate il martello
scendete giù in piazza picchiate con quello
scendete giù in piazza affossate il sistema.
Voi gente per bene che pace cercate
la pace per far quello che voi volete
ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra
vogliamo vedervi finir sotto terra
ma se questo è il prezzo l'abbiamo pagato
nessuno più al mondo deve essere sfruttato.
"Sapesse Contessa che cosa m'ha detto
un caro parente dell'occupazione
che quella gentaglia rinchiusa là dentro
di libero amore facea professione.
Del resto mia cara di che si stupisce
anche l'operaio vuole il figlio dottore
e pensi che ambiente che può venir fuori
non c'è più morale, Contessa."
Se il vento fischiava ora fischia più forte
le idee di rivolta non sono mai morte
se c'è chi lo afferma non state a sentire
è uno che vuole soltanto tradire
se c'è chi lo afferma sputategli addosso
la bandiera rossa gettato ha in un fosso.
Voi gente per bene che pace cercate
la pace per far quello che voi volete
ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra
vogliamo vedervi finir sotto terra
ma se questo è il prezzo l'abbiamo pagato
nessuno più al mondo deve essere sfruttato.
Ma se questo è il prezzo l'abbiamo pagato
nessuno più al mondo deve essere sfruttato. 05-01-2011 05:32 - franco
Il problema realtà per sentire dei politici che dicano delle cose normali di tipo sociale occorre fare riferimento a quelle forze politiche tristimente fuori dal parlameto italiano e europeo, Il PD è una specie di DC che corre dietro a guai giudiziari di berlusconi senza fare un minimo di politica perchè non ha gridato allo scandalo quando si è provveduto a privatizzare l' acqua perchè non propone un a politica energetica? perchè non grida allo scandolo di fronte ai finaziamenti alle scuole cattoliche e ai tagli a quelle pubbliche? o al fatto che le attuali generazioni avranno le pensioni da fame?
Non sono comunista ma leggo il manifesto e le ultime volte ho votato rifondazione perchè trovo che siano gli unici ad avere un idea di stato normale dove chi rischia i propri capitali può guadagnare molto ma anche perdere molto;
A che percentuale del suo reddito è disposto a rinunciare Marchionne per rispondere dei propri errori? 04-01-2011 22:32 - silvio bassignano
Infilandoci un po’ di tutto, cose solo parzialmente corrette e vere, altre del tutto opinabili ed altre ancora false, in pratica l’ autore cucina SOLO un pezzo a tesi, dove i (presunti!) fatti (???) sono del tutto funzionali a dimostrare (!?!) l’ indimostrabile, ovvero la tesi di fondo del pezzo, che sarebbe più o meno questa: adottando la logica capitalistica, pur temperata da un approccio di tipo “social-democratico” e/o “moderato”, tipico del PD per limitarne i danni, non si va da nessuna parte - essendo tale approccio in fondo inefficace e magari sotto-sotto “complice” del padronato!.
Ora, questa suggestiva tesi potrebbe anche avare qualche fondamento, ma non si capisce quale sarebbe l’ alternativa CONCRETA e REALE. Ancora il COMUNISMO??? Stiamo ai FATTI: L’ autore allora dovrebbe premurarsi di citare ALMENO ANCHE UN SOLO SINGOLO CASO NELL’ INTERA STORIA UMANA dove tale ideologia non abbia portato ALLA TOTALE ROVINA ECONOMICA (…E non mi si venga a dire la solita colossale PANZANA che … “IL VERO COMUNISMO NON E’ MAI STATO REALIZZATO” … Che roba era quella, ad esempio, a tempi dell’ URSS e del blocco est-europeo, che ha fatto disastri inenarrabili ed è stato spazzata via dalla STORIA??? Forse FASCIMO sotto mentite spoglie??? O “proto-capitalismo” mal riuscito???).
Venendo all’ oggi: che la situazione sia molto complessa, NESSUNO lo può in coscienza negare. E’ anche evidente che siamo in una fase di gravissima crisi economica, alla quale una nuova, apparentemente inarrestabile e destabilizzante tendenza, chiamata GLOBALIZZAZIONE, aggiunge ulteriori problemi e complicazioni,
Detto ciò, ovvero COSE UN PO’ OVVIE, poi però manca tutto il resto: quale sarebbero la nuove ricette economiche proposte per risolvere i problemi e superare la grave crisi attuale??? Alla fine, immagino che la risposta, tanto di moda oggi, potrebbe essere il solito refrain / slogan: Ma la “GREEN ECONOMY”, PARBLEU!!!???!!! Ammettiamo ora per assurdo che ciò sia vero: CHI poi sarebbe in grado di metterci gli ingenti e smisurati capitali necessari x riconvertire da capo l’ intera filiera economica esistente??? Inoltre, chi riuscirà a convincere le sterminate masse dei paesi emergenti dell’ ex “terzo mondo” a rinunciare a quel minimo di benessere economico che stanno iniziando bene o male ad avere anche loro, dopo decenni di miseria, al fine di adottare uno stile di vita più sobrio e eco-compatibile ???
In realtà, è molto banalmente in atto un gigantesco spostamento di ricchezza dal cosiddetto mondo avanzato verso i paesi emergenti dell’ Asia, del BRIC, in minima parte dell’ Africa e maggiormente del Latin-America. Dato un simile quadro, illudersi che ciò che NON abbia alcuna conseguenza pratica sui “lavoratori” italiani solo perchè la FIOM li vorrebbe “proteggere” dalla competizione internazionale e da quella infra-gruppo (FIAT), è semplicemente ASSURDO e RIDICOLO!
In realtà, la FIOM fa la sola ed unica “operazione” che da SEMPRE è stata capace di fare: NEGARE la REALTA’ e NASCONDERE ancora una volta TESTA sotto la SABBIA. Come ha giustamente dichiarato Marchionne (lunga vita: fosse per me, lo metterei SUBITO a fare il Premier!): “… la FIAT è in grado di fabbricare le auto anche senza la FIOM… “
Che poi il PD possa essere inadeguato politicamente è possibile, ma se l’ alternativa fosse la sinistra-sinistra con le sue innumerevoli, periodiche e demenziali “scissioni dell’ atomo”, con i suoi ridicolo anatemi e le sue convenzioni “ad excludendum”, credo che le classi popolari si potrebbero semplicemente SUICIDARE (Sarà poi un caso che le stesse “classi popolari” abbiano già DA MOLTO TEMPO voltato le spalle alla “sinistra-sinistra”, viste le “GENIALI (Ah, ah, ah!!!) proposte, programmi ed idee ed il CLAMOROSO SUICIDIO ai tempi nemmeno troppo remoti del fu governo del “MORTADELLA”???)
Non posso poi fare a meno di citare una parte dell’ articolo, verso la fine, perché è una VERA e PROPRIA IMPERDIBILE CHICCA:
… “In una fase storica in cui solo la ripresa del conflitto può ridare equilibrio alla macchina economica e alla società, come anche significato e forza alla politica, i partiti moderati sono inservibili. Sono oligarchie parassitarie. Danno ospitalità permanente a professionisti che vivono di politica…”
NO, qui la penso all’ opposto: per me il “CONFLITTO” col CAPITALE L’ AVETE GIA’ PERSO IRRIMEDIABILMENTE e DEFINITIVAMENTE su TUTTA LA LINEA, sebbene ancora non ve ne siate resi del tutto conto; in definitiva, la possibile ripresa del conflitto, per come VOI siete in grado d’ immaginarlo e praticarlo, può solo portare ad ENORMI e MAGGIORI disastri per chi vorreste favorire, ovvero i suddetti “lavoratori”!
Ad esempio, la FIOM convinca i lavoratori di Mirafiori a votare un bel NO nell’ imminente referendum: scommettete un euro contro un milione che quell’ area si trasformerà MOLTO RAPIDAMENTE in una delle oramai famose e famigerate “cattedrali nel deserto” o “aree industriali dismesse” – che dir si voglia – e gli ex-lavoratori FIAT dei NOVELLI DISOCCUPATI??? 04-01-2011 22:10 - Fabio Vivian