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Rossana Rossanda
Lettera al Presidente della Repubblica
All' on. Giorgio Napolitano
Presidente della Repubblica
Signor Presidente,
non credo di mettere in causa l'esercizio del Suo mandato al di sopra delle parti politiche e sociali, chiedendoLe, da semplice cittadina che ha avuto, anche se solo per età, il privilegio di seguire il lavoro dei costituenti, di voler intervenire con un richiamo al paese su quel che la Costituzione prescrive in tema di diritti sindacali. Gli articoli 39 e 40 infatti non sono, come può constatare anche una non giurista, principi ottativi che testimoniano di un indiscutibile spirito dei costituenti ma cui, per mancanza delle articolazioni successive, un cittadino non si può appellare per veder riconosciuto un suo diritto. Sono del tutto inequivoci e la loro attuazione è stata regolamentata dalle leggi.
Ora, ferma restando la libertà di opinione dell'attuale amministratore delegato della Fiat che si propone di mutare le relazioni industriali del paese, è legittimo che egli decida della libertà sindacale nella sua azienda contro il dettato costituzionale? Non credo. L'art. 39 della Costituzione più chiaro di così non potrebbe essere: l'organizzazione sindacale è libera e nessuna legge la può impedire salvo l'obbligo per i sindacati di essere registrati. Una volta registrato un sindacato ha personalità giuridica e rappresenta i suoi iscritti ed è in grado di stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alla categoria alla quale il contratto si riferisce.
Non sono in grado di sapere se sia ammissibile che una azienda privata possa obbligare i dipendenti a un referendum che, se proposto su scala nazionale, la Corte Costituzionale non ammetterebbe. Ma mi permetto di chiederLe se giovi al clima politico che Lei auspica che nella maggiore azienda italiana si indica un referendum fra lavoratori su un «accordo» con la proprietà che preveda la sospensione di alcuni diritti sindacali di fondo, come quello di sciopero garantito dall'art. 40 e dalle successivi leggi di attuazione. E se anche si considera che tale referendum possa essere tenuto, è legittimo che in quell'accordo si dichiari che il sindacato che non lo avesse firmato sarà interdetto di ogni attività nell'azienda? So che alcuni sindacati si appellano al non particolarmente trasparente art.19 dello Statuto dei lavoratori, per negare tale diritto a un sindacato che senza osteggiare il referendum dichiara di non approvarne l'oggetto, ma la loro interpretazione è quanto meno assai discutibile.
Sarebbe prezioso che Lei, la cui imparzialità nei confronti delle diverse parti sociali nessuno può negare, intervenisse su questo aspetto decisivo dei diritti indisponibili del cittadino, richiamando tutti allo spirito e alla lettera della nostra legge fondamentale. Se la possibilità di agire d'un sindacato, fra l'altro ad oggi il più fortemente rappresentativo, è messa in causa nella maggiore azienda italiana, cade uno dei diritti fondamentali che distinguono una democrazia da una dittatura. Per questo esso sta a cuore ad ognuna e ognuno di noi, e sono certa che Lei condivide questa preoccupazione.
Voglia scusare l'irritualità di questo mio rivolgersi alla Sua persona, e, in attesa d'un suo cenno, La ringrazio fin d'ora per l'ascolto.
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Elencati alcuni nostri difetti, possiamo affermare senza ombra di dubbio che un pregio di cui possiamo vantare noi italiani è quello di essere più avveduti nello spendere il proprio denaro a livello individuale, infatti il risparmio privato è uno dei più alti nei Paesi industrializzati, e quello investito verte maggiormente sugli immobili. Il pregio di saper risparmiare e saper spendere il denaro è stata per noi l'unica vera stampella che ci tiene ancora in piedi, anche se molto traballanti, e che differenzia la nostra crisi da quella degli altri Paesi occidentali. Infatti la crisi che attanaglia L'Italia è principalmente di tipo occupazionale per la mancanza di un vero piano di sviluppo sostenibile. Nel sviluppare un piano di sviluppo sostenibile in Italia, si devono innanzitutto analizzare in modo appropriato alcuni concetti introdotti da qualche anno nella nostra vita sociale, quali: il mercato, la globalizzazione, la delocalizzazione, la precarietà, la flessibilità, la produttività e la crescita il PIL. Come tutti sappiamo non è lo strumento in sé ad essere cattivo o buono. Dipende dell'uso che se ne fa. Nessuno pensa che non bisogna produrre più automobili, anche se queste inquinano o sono causa di incidenti anche mortali. Le auto sono state concepite per recare un beneficio all'uomo, quindi tocca all'uomo usare l'auto per lo scopo nobile per cui è stata concepita. Il PIL è un indicatore di crescita. Per alcuni lo è certamente, per altri è invece un indice di maggior sfruttamento di un determinato strato sociale. La sbandierata crescita economica, portata come esempio da alcuni operatori economici o soggetti politici nostrani, di alcune aree geografiche come quelle asiatiche o africane, non apporta automaticamente benefici a tutta la popolazione, ma solo ad una élite di quella società.La delocalizzazione è una straordinaria risorsa se si pensa di vendere la maggior parte della merce che si produce in quella località, al contrario diventa alla lunga una vera catastrofe. Infatti se si delocalizza solo per avere un costo del lavoro più basso, licenziando nei Paesi dove poi si vuole vendere, dopo qualche tempo non si riuscirà più a vendere nei Paesi dove si è licenziato, perché in un Paese di licenziati non si ha più il potere d'acquisto che si aveva in periodo di piena occupazione. E naturalmente non si vende neanche in quelli sottopagati dove si è scelto di delocalizzare, perché in quel Paese è solo aumentata la produttività, ma non è aumentato il benessere di quella popolazione. La globalizzazione che dovrebbe essere un grande incentivo per migliorare i propri prodotti, per esportare qualità e tecnologia, purtroppo in questa fase viene interpretata da qualcuno in un modo distorto e assurdo. Si pensa di vendere di più pagando di meno gli addetti, senza rendersi conto che la maggior parte dei prodotti che si producono dovrebbero essere acquistati proprio da quelle persone a cui si tenta sciaguratamente ogni giorno di togliere loro la capacità di acquisto. Ma la riflessione più importante da parte di tutti, deve svilupparsi sul sistema monetario, e in modo particolare la moneta bancaria. Sulla emissione e sulla sovra-emissione della moneta da parte delle banche centrali, si è scritto tanto, ed esistono teorie contrapposte nonché studi e pensieri diversi tra gli studiosi.Mentre si può affermare con assoluta certezza che la moneta bancaria rappresenta il sistema più aleatorio, non deterministico e antitetico a tutte le scienze matematiche conosciute. E che quindi se ne scoraggia a priori il suo studio, basti pensare che non esiste neanche una definizione accettabile di cosa sia veramente la moneta bancaria. Preso atto che non possiamo determinare con assoluta certezza matematica la sua dinamica, cerchiamo di valutarne almeno i suoi effetti, conservandone i benefici, eliminandone gli scompensi. E' indubbio, il beneficio che il moltiplicatore monetario, abbia avuto sulla crescita e sullo sviluppo economico dei Paesi industrializzati. E questo è un merito che nessuno gli vuole togliere. Dato a Cesare quello che è di Cesare, Proseguendo in questa disamina possiamo dire che moltiplicatore è paragonabile ad un acceleratore. Quindi chi accelera va veloce e tutti sappiamo che la velocità in molti casi è un pericolo. Sappiamo bene cosa succede sulle strade dove non viene limitata a nessuno la libertà di circolazione. La legge prescrive a tutti gli obblighi per essere autorizzati alla guida ( conseguire la patente ) il codice della strada detta delle regole e commina severe sanzioni ai trasgressori. Ma molti sono gli incidenti, anche mortali. Tutti credono di accelerare nel modo giusto e corretto e che comunque sia possibile decelerare e frenare al momento opportuno. In molti casi, anzi, nella stragrande maggioranza dei casi è possibile decelerare o frenare e quindi riuscire ad evitare l'incidente. Ma gli incidenti rimangono sempre molto numerosi. Di certo le automobili sono meno veloci degli aerei, ed è raro anzi non succede quasi mai che due o più aerei si scontrino in volo. E questo è dovuto perché in quel settore il traffico è regolamentato in modo diverso, ci sono i controllori di volo che controllano i voli e autorizzano il decollo e l'atterraggio. Quindi nessuna compagnia aerea ,o un qualsiasi passeggero o proprietario di un aereo privato può pensare che, accettando le regole sui voli, venga meno la sua libertà di movimento. Anzi pensa il contrario! Sa di essere più al sicuro perché quelle regole proteggono lui e gli altri. L'esempio appena descritto ci sembra più che appropriato per affermare che in questa era, il sistema monetario è più associabile a dei vettori, e in alcuni casi a dei vettori nucleari e non a delle semplici autovetture. E per questo ha bisogno di un sistema di regole e di controlli più appropriati. Questi vettori trasportano l'economia di interi Stati e un loro incidente può essere devastante per una massa indefinita di persone. Pertanto, se possiamo dire con certezza che la moneta bancaria è indispensabile per la crescita e lo sviluppo dell'economia, non possiamo affermare la stessa cosa sulla sicurezza, infatti questa moneta è intrinseca di insidie e di pericoli. E' certo che a fronte dell'ammontare di tutti i depositi, la banca o il sistema bancario può far fronte in caso di richiesta dei depositanti solo del 2% nel caso che la richiesta dei depositanti fosse fatta contemporaneamente, e che quindi salterebbe in aria tutto il sistema. Certo è raro che questa ipotesi si possa verificare ma è possibile. Possiamo affermare anche con certezza che le banche, nell'immaginario collettivo, sono le aziende più solide sul mercato perché detengono il “ Denaro “. Al contrario, sono le aziende più vulnerabili e a più rischio di fallimento di qualsiasi altra impresa. Sempre nell'immaginario collettivo, è incomprensibile che nell'attuale crisi gli Stati, si sono prodigati e si prodighino a salvare le banche. E' assurdo e incomprensibile che aziende che in passato hanno avuto degli enormi utili, dove i loro amministratori hanno beneficiato e beneficiano di immensi guadagni, oggi possano beneficiare di aiuti e sostegni a carico della collettività.Ora, se possiamo dire che il salvataggio delle banche era ed è “un atto dovuto”, possiamo altre-sì affermare con assoluta certezza che questo sistema va corretto e messo in sicurezza. Non è più possibile e possiamo anche dire intollerabile, che la collettività debba essere gravata solo dagli oneri di questo sistema monetario mentre i guadagni restano a godimento dei singoli. Anche perché è logico pensare che questo sistema se non governato in modo adeguato divenga fonte di disgregazione dell'intera società.E' indubbio che la stragrande maggioranza delle popolazioni ignori su quali basi si crei la carta moneta. Figuriamoci poi, sapere e conoscere la natura della moneta bancaria e la sua dinamica. Come è indubbio della confusione che viene fatta da varie parti per spiegare questa crisi.Infatti se si può affermare senza tema di smentita, che il filo comune che lega la globalità della crisi è dovuta alla perversa dinamica della moneta bancaria, si può affermare anche in questo caso che la crisi nella singolarità dei Paesi e imputabile a dei fattori diversi. In alcuni Paesi come gli Stati Uniti e l'irlanda sono stati bruciati migliaia di miliardi di valore creati dall'artefizio della moneta bancaria, immettendo di fatto in un breve periodo una enorme quantità di valore creato dalla moneta bancaria. La quale, non essendo legata all'effettiva crescita di produttività, risulta essere una vera e propria bolla, che per essere assorbita dal sistema avrebbe avuto bisogno di 20 anni di lavoro di quella intera collettività. Sulla emissione e sulla sovra-emissione della moneta da parte delle banche centrali, si è scritto tanto, ed esistono teorie contrapposte, studi e pensieri diversi, ma non mi risulta che siano mai stati eleborati pensieri approfonditi sulla noneta bancaria. Come è noto sistema bancario italiano, come quello del mondo occidentale da alcuni decenni,basa la propria operatività sul sistema della riserva frazionaria. Pertanto le banche commerciali in base alla raccolta, che è formata dei depositi dei loro clienti, effettuano prestiti ad altri clienti mantenendo una riserva di circa il 2%. Se la raccolta dei depositi di una banca è 100, questa può prestarne poco più di 98. E' evidente che i prestiti effettuati da una banca, saranno usati da chi ha ottenuto quest'ultimi, per l'acquisto di beni e servizi, e quindi questi fondi verranno trasferiti ai venditori di questi beni e servizi, che magari depositeranno i fondi ricevuti in un'altra banca. Quest'altra banca quindi userà questa raccolta di 98 che la cifra del prestito effettuato dalla prima banca per effettuare dei prestiti ai propri clienti per circa 96, mantenendo anche essa una riserva di circa il 2%. Ovviamente i 96 prestati dalla seconda banca saranno fonte di ulteriore raccolta di altre banche e ulteriori prestiti. L'esempio appena descritto non è una fantasiosa teoria, ma è quello che succede nella realtà, a fronte di un deposito di 100 il sistema bancario ne genera circa 700 in moneta bancaria.
Cos'è la moneta bancaria
Il dizionario Garzanti dà questa definizione; “...è quella costituita dai depositi bancari”.
Se invece si consulta il sito ufficiale della Banca D'Italia si ha questa descrizione :
La moneta
“Nelle moderne economie, la moneta è rappresentata da passività emesse dalla banca centrale e dalle banche commerciali. La banca centrale emette due tipi di mezzo di scambio con caratteristiche e ambiti di utilizzo diversi:
- le banconote, che sono emesse in regime di monopolio, godono dello status di moneta legale e vengono utilizzate dalla generalità degli operatori economici;
- i conti di deposito, che sono accesi essenzialmente alle banche commerciali e che rappresentano, anch’essi, moneta “finale” nel senso prima descritto.
Le banche commerciali, dal canto loro, aprono conti di deposito a tutte le categorie di operatori economici, che li utilizzano negli scambi. La moneta bancaria ha natura fiduciaria, la sua accettazione nei pagamenti poggia sulla fiducia degli operatori economici che la banca commerciale sia capace di convertirla, su richiesta, in moneta legale.
La possibilità riservata alle banche commerciali di detenere i conti presso la banca centrale è legata alla particolare posizione che queste occupano nel sistema dei pagamenti: le banche danno esecuzione ai pagamenti richiesti dalla clientela a valere sui suoi conti bancari, ma anche a trasferimenti da esse stesse disposti in relazione alle attività proprie, generalmente di importo molto rilevante. La quota predominante dei trasferimenti di fondi dell’intera economia è effettuata con moneta bancaria.”
Dalla descrizione fatta dalla Banca D'Italia, si evince dunque che la moneta bancaria ha natura fiduciaria e che la sua accettazione nei pagamenti poggia sulla fiducia degli operatori economici che la banca commerciale sia capace di convertirla, su richiesta, in moneta legale. Pertanto, se le parole hanno ancora senso, possiamo affermare che la moneta bancaria non è moneta legale. Sempre dalla descrizione della Banca D'Italia apprendiamo che la quota predominante dei trasferimenti di fondi dell'intera economia è effettuata con moneta bancaria e non con moneta legale. Ora, mentre possiamo sapere con certezza quanta moneta legale è in circolazione emessa dalla Banca D'Italia per competenza all'interno dell' Eurosistema che al 31. 12 2009 ammontava a €. 132.840.084.030, non c'è dato modo di quantificare la moneta bancaria con assoluta certezza. E' possibile ipotizzarlo con una certa approssimazione, ma non determinarlo in modo matematico. Quindi, come ci dice la stessa Banca D'Italia, visto che il trasferimento dei fondi tramite moneta bancaria è preponderante nell'intera economia, si può presumere, che il valore della moneta bancaria in circolazione sia almeno settanta volte il valore della moneta legale. Questo si può dedurre dal supplemento del bollettino statistico, sempre stando ai dati della Banca D'Italia del dicembre 2010, riferito alla ricchezza delle famiglie italiane nel 2009. Infatti nel bollettino, la ricchezza delle famiglie italiane viene stimata pari 9.448 miliardi di euro che, al netto dai debiti, diventa 8.600 miliardi di euro.
Sempre nello stesso bollettino vengono stimati in 4.800 miliardi di euro le abitazioni e 3.565 miliardi di euro le attività finanziarie. Quindi è evidente che il valore della ricchezza delle famiglie è rapportato al valore della moneta bancaria e non al valore della moneta legale, in quanto come detto prima nel bilancio della Banca D'Italia risultano in circolazione €. 132.840.084.030. Pertanto, se la matematica non è una opinione. se le famiglie italiane volessero convertire la loro ricchezza in moneta legale, la percentuale che spetterebbe a loro sarebbe del 1,5% del valore stimato nel già citato bollettino pubblicato dalla Banca D'Italia. Dunque la domanda d'obbligo è, ma la moneta bancaria è moneta legale o no?
In termini giuridici la moneta legale è quella emessa dalla Banca D'Italia per conto della BCE, ovvero le banconote e le monete metalliche. Il codice penale sanziona con pene molto severe sia la circolazione che l'emissione di moneta contraffatta, ma come è evidente la moneta bancaria non circola sotto forma di banconote o monete metalliche. Come definirla allora? Un surrogato della moneta legale? Nella lingua italiana la parola surrogato viene associato a bassa qualità, e ha spesso connotazione negativa. Il termine surrogato sembra appropriato anche tenendo conto della già citata descrizione che ne fa la Banca D'Italia sulla natura della moneta bancaria: “La moneta bancaria ha natura fiduciaria, la sua accettazione nei pagamenti poggia sulla fiducia degli operatori economici che la banca commerciale sia capace di convertirla, su richiesta, in moneta legale.”
Tutta l'economia di un Paese si basa dunque sulla capacità delle banche di convertire, su richiesta, la moneta bancaria in moneta legale. Se i dati sopra esposti sono esatti, più della capacità delle banche, servirebbe un potere divinatorio per trasformare
132 miliardi di euro in 8.600 miliardi di euro che rappresenta il valore della ricchezza delle famiglie come indica la Banca D'Italia. Questo potere divinatorio, nel recente passato, non risulta lo abbiano avuto moltissime banche occidentali.
Infatti molte banche hanno chiuso i battenti, mentre le altre sono state salvate dallo Stato che le ha finanziate o statalizzate, puntellando così un sistema basato su un surrogato di moneta.
Però forse è più esatto dire che la moneta bancaria, rappresenta un enorme debito che si espande sempre di più. Dalla visione di un bilancio di qualsiasi banca, sullo stato patrimoniale si può leggere che sia la voce crediti verso clienti, e sia la voce debiti verso clienti, aumentano di anno in anno.
Pertanto ogni anno sale il credito delle banche verso i clienti, ma sale anche il debito delle banche verso i loro depositanti. E' ovvio allora che le banche possono onorare i loro debiti solo se i loro clienti a cui hanno concesso i prestiti sono in grado di restituirli. E' notorio che che le banche italiane si cautelano quando concedono i prestiti, li concedono a fronte delle solide garanzie, come per esempio quello di ipotecare un immobile. Però le solide garanzie come le ipoteche su un'immobile appunto, sono valutate con lo stesso metodo che ha usato la Banca D'Italia per determinare la ricchezza delle famiglie italiane. E come si può riscontrare, il loro valore rapportato alla moneta legale è distante anni luce e quindi un valore assolutamente soggettivo, se non addirittura arbitrario.
Che questo sistema non possa reggere all'infinito, lo ha dimostrato il disastro economico-finanziario avvenuto solo qualche anno fa negli Stati Uniti, che ha gettato sul lastrico milioni di persone, ed ha bruciato in brevissimo tempo miliardi di dollari di valore artificiosamente creati dalla moneta bancaria. Se gli Stati Uniti stanno ancora in piedi economicamente, è dovuto solo al fatto che loro sono una potenza militare, e quindi possono dettare condizioni a tutti, e godere di privilegi e vantaggi acquisiti alla fine della seconda guerra mondiale. E' ovvio che la cosiddetta moneta bancaria come è definita, non è moneta legale, anzi più che definirla moneta si potrebbe definire un debito crescente, o addirittura un artifizio contabile, messo in atto per disporre vantaggi economici ad un insieme di potenti banchieri. Alla luce di questa riflessione, forse è doveroso che qualcuno, istituzionalmente preposto, prenda dei provvedimenti adeguati, visto che come è stato descritto, questo sistema può pregiudicare l'intera economia del Paese. Hai visto Rossana di quello che ti ho sopra descritto non sembra interessare nessuno, ma invece è tutto legato a questo " inghippo "
Se vuoi vai sul sito www.lacrisi.org e magari vedrai che forse si può fare qualcosa di più
Orazio Vecchio 14-01-2011 14:58 - Orazio Vecchio
E' questo cio' che ti senti di fare da giornalista, dall'alto della tua esperienza?
Parlare ancora a questi individui?
So che non avro' risposta a questi mie domande........
perche' non avete piu' tempo per occuparvi di chi stringendo i denti mantiene alta la bandiera di certi valori e principi......comunque sia mi andava di dire cio' che ho detto.
Continuate pure a fare politica dai vostri bei salotti borghesi e non date retta a cio' che Gramsci proponeva e desiderava fosse il ruolo degli intellettuali.....acqua passata...per voi! 14-01-2011 12:12 - Caneliberonline
roba di struttura e sovrastruttura, insomma.
Non si tratta di essere antiintellettuali, si tratta di usare l'intelletto storicamente determinato che sa che non sono le ideee che modellano il mondo ( i suoi interessi materiali) ma il mondo che modella le idee.
Marchionne ci ha messo sotto gli occhi un mondo che è cambiato; sperare che in questo mondo cambiato valgano le vecchie regole è puro idealismo d'antan.
Si tratta di inventare nuove regole: fiom non ci ha nemmeno provato. 14-01-2011 09:12 - VALERIO CACIAGLI
GRAZIE DI ESISTERE ROSSANA!!! 14-01-2011 09:07 - giuseppe
Il richiamo di Rossanda alla corretta interpretazione delle nostre regole formali - Costituzione e leggi generali- non è esercizio astratto o sportivo, ma la ricerca della tensione e della relazione tra condizione immediata di un esistente e il sistema delle forme che sono come dei punti di riferimento ideali o dei paletti che servono per capire o stabilire dei percorsi. Se il padronato usa la logica del profitto e si contraddice
perché segue solo quella, noi dobbiamo saper usare meglio di lui le armi della logica e delle e della difesa dei principi. La buona lotta ha tanti fronti. 14-01-2011 00:59 - Bianca Mannu
E se un altro impreditore proponesse agli operai di accettare di diventare schiavi, in cambio della sopravvivenza, sempre di un atto interno ad
un'impresa di tratterebbe?
Cosa ci vuole perché il custode - sia detto senza offesa - della Costituzione faccia intendere la propria voce?
Le sorti non sono nelle mani del Presidente della Repubblica, ma almeno non potrà dire "non sapevo".
Del resto, come insegnava don Milani, noi siamo nella condizione di non poter più dire "non sappiamo".
Affossare la Costituzione Repubblica e la democrazia, è anche subire le intimidazioni di Marchionne, senza replicare.
Vittorio Emanuele II, che era un monarca, pretendeva d'aver inteso "il grido di dolore". Il presidente di una repubblica democratica, può essere meno sensibile alla voce di un popolo che soffre?
Comunque e sempre dalla parte degli operai che difendono i propri diritti e la propria dignità. 13-01-2011 23:39 - Spartacus
Il Manifesto però dovrebbe provare a superare la mera, pur giusta dal punto di vista dell'informazione, denuncia. Mi rendo conto che è un problema enorme perchè molti articoli sono interventi ospitati il che significa offrire un punto di vista riconducibile a quello del 'senso comune', cioè una coscienza sfasata e in ritardo rispetto alle contraddizioni di questa fase storica. Però che ci siano problemi teorici è evidente: non si riesce a creare connessione tra le lotte, non si riesce a focalizzare obiettivi, non si riesce ad approfondire una critica (l'analisi della crisi è troppo spesso banalizzata a "speculazione finanziaria", "oligarchie finanziarie", "lavoro contro rendita finanziaria" etc). Così non si contribuisce neanche a una discussione non dico mondiale ma almeno europea. Anzi, si alimenta senza volerlo il punto di vista socialdarwinista della concorrenza. Il punto vero è che questo pluralismo di sinistra, o anche un pluralismo 'marxista', riproduce le categorie esistenti che però si mostrano sempre più insostenibili. D'altro canto il Manifesto non può neanche trasformarsi in circolo di intellettuali compatto su un punto di vista determinato. Però il problema esiste perchè il denunciare, come a dire "vi siamo vicini, siamo disponibili a voi che lottate" non basta. Se i giornali stanno vedendo precipitare le loro vendite (cfr un articolo di ieri) forse non limitarsi alla denuncia empirica ma offrire un orientamento, ponendosi se non altro degli interrogativi, mettendo così in discussione i dogmi (delle compatibilità di sistema, degli astratti interessi generali del paese, della necessità di un sistema globale che si riproduce per combustione di petrolio e gas naturali, della "naturalezza" secondo la quale ogni atto dell'esistenza, a parte il respirare, dev'essere pagato etc etc etc), potrebbe tamponare la crisi di vendite offrendo un prodotto che sia nella sua unicità anche necessario. 13-01-2011 18:43 - Acci