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Ida Dominijanni
Foto di regime
Uso della prostituzione minorile e concussione aggravata non sono due reati leggeri per nessuno, tantomeno per un presidente del consiglio. E la richiesta del rito immediato sta a significare che le prove in possesso della procura di Milano sono consistenti. Siamo di fronte all'atto giudiziario che sigla una sequenza di cosiddetti «scandali sessuali», meglio definita fin dall'inizio da Veronica Lario «ciarpame politico», che dura da ventuno mesi, e che contiene in sé tutti gli elementi necessari a un giudizio politico sul regime di Silvio Berlusconi, anche a prescindere dalla prova tecnica di un reato penale.
Chiunque, di fronte a tanta evidenza, cederebbe il passo, si imporrebbe cautela, abbasserebbe i toni. Berlusconi e la sua corte no. Quando, nell'autunno scorso, si seppe dai giornali che il premier aveva personalmente telefonato alla questura di Milano, la notte del 27 maggio scorso, perché Kharima el Marhouh, in arte Ruby, minorenne marocchina arrestata per furto, venisse rilasciata in quanto «nipote di Mubarak» e affidata a Nicole Minetti, il premier prima negò poi rivendicò: «l'ho fatto per bontà», «amo le donne» e «meglio amare le donne che essere gay». Oggi fa il gradasso e dice che non vede l'ora di difendersi dal reato inventato di «cena privata a casa del presidente». I suoi, intanto, organizzati in due armate, ripassano e ripetono il copione. L'armata politica grida alla giustizia a orologeria e al complotto destabilizzante; l'armata giuridica, Ghedini & co., prepara i cavilli per sfilare l'inchiesta dalla procura di Milano e le carte per usufruire di quel che resta del legittimo impedimento; Gaetano Quagliariello, testa di ponte fra i due battaglioni, sentendo parlare di prove «aspetta di vedere i preservativi» (parole sue). Non è da escludere che la seconda armata riesca nel suo intento di diluire nel nulla l'ennesima inchiesta a carico del premier. Ma qui non è, o non è solo, il seguito giudiziario della vicenda il punto.
Sempre nell'autunno scorso, fu di Carlo Freccero l'acuta osservazione che quel verbale della questura di Milano da cui risultava la telefonata notturna del premier rompeva improvvisamente e definitivamente, con un inoppugnabile dato di realtà, la fiction scritta, prodotta e interpretata con successo per vent'anni da Silvio Berlusconi.
A romperla in verità c'era già stata la parola di due donne, Veronica Lario e Patrizia D'Addario, la moglie e la prostituta uscite allo scoperto per denunciare di quanto ciarpame e di quanta corruzione fosse fatta quella fiction; Ma si sa che nella misoginia imperante, non solo berlusconiana, la parola di due donne vale meno di un verbale. E dietro quel verbale ce n'erano altri, in procura, a resocontare un'inchiesta su un presunto giro di prostituzione organizzato a beneficio del premier dai suoi fidi, Mora, Fede, Minetti per le feste di Arcore nello stesso ruolo che fu di Tarantini per le feste di palazzo Grazioli e di villa Certosa. Questo è lo stato del principe e della corte. Questa è la fotografia del regime che va sotto il nome, ormai in tutto il mondo, di «berlusconismo».
Ora il punto è il seguente. Da ventuno mesi ci sentiamo ripetere, dalla maggioranza e dall'opposizione, la stessa solfa. Dalla maggioranza: sono «intrusioni indebite della vita privata»; a casa propria ognuno può fare quello che vuole, e la legge non ci può entrare; il premier è un simpatico libertino perseguitato da magistrati delinquenti e dalla stampa di sinistra talebana. Dall'opposizione, fatte salve poche e meritevoli eccezioni: lo stile di vita del premier non è un esempio di moralità, ma non ci interessa, se non per le questioni di sicurezza e di decoro istituzionale che solleva; non è su questo che Berlusconi va combattuto e battuto, ma sulla politica «vera», l'economia, il malgoverno, i deputati comprati e venduti. Lasciamo perdere gli insuccessi strategici e tattici di cui è stata costellata, anche di recente, questa strada, e torniamo alla fotografia del regime. Il fatto è che nella soap dei cosiddetti «scandali sessuali» che va avanti da ventuno mesi, derubricata da destra e da sinistra a fatto minore, c'è tutta, ma proprio tutta, la quintessenza del berlusconismo. Sconfinamento fra pubblico e privato, politicizzazione della biografia e privatizzazione della politica; contrabbando dell'arbitrio per libertà (tutto si può fare); riduzione a supermarket della vita pubblica e privata (tutto si può comprare, dalle donne ai parlamentari); uso della sessualità come protesi del potere; uso dei ruoli sessuali («veri uomini» e «vere donne») come maschere rassicuranti per identità, maschili e femminili, incerte; uso razzista della bellezza; imperativo del godimento come surrogato del desiderio; pratica dell'illegalità come risposta beffarda alla crisi dell'autorità e della legge; eccetera. Prima la politica di un'opposizione degna di questo nome si deciderà a occuparsi di questo fascio di questioni con una proposta culturale degna di questo nome, prima spunterà l'alba del dopo-regime. Diversamente la fiction scritta, prodotta e interpretata da Silvio Berlusconi continuerà a calamitare la sua audience, e i cavilli di Ghedini a occupare le cronache.
- 30/01/2011 [20 commenti]
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Il problema non è quello di parlare di questi argomenti, ma come se ne parla. Dominijanni lo fa nella maniera giusta. 16-01-2011 00:15 - Morlock
Poi agli italiani piace avere un premier pedofilo e puttaniere ... anzi quasi quasi lo invidiano!!!
E' vero che il Cav. andrebbe battuto alle urne ma se nel, cosiddetto, centro-sinistra non hanno un programma decente da presentare e non fanno altro che rincorrere il fantomatico "centro" e non selezionano meglio i loro candidati (anche a loro piacciono personaggi come il papa, Marchionne, Montezemolo, Bertolasa, etc.) non possono lamentarsi diperdere in eterno le elezioni! Inoltre non mi sembra che possano dare neanche loro lezioni di moralità: ricordate i fatti di Napoli 2001 (Bianco ministro dell'intterno) o il diniegi alla commissione parlamentare sul G8 di Genova (veto di Di Pietro), i vari Sircana, Marrazzo e i, molti, beccati a prendere mazzette o collusi con la mafia?
Mi sa che il Berlusca ce lo dobbiamo sorbire per, almeno, altri 2 anni!
Saluti resistenti! 15-01-2011 21:37 - Alessio Rivola
Spazziamoli via! 15-01-2011 20:29 - Enzo
Come Ben Ali' della Tunisia, dove tra mafia e i numerosi gay italiani che prostituiscono i giovani tunisini, e' scappato e lasciato il caos e il coprifuoco. Al governo sono i matti. Tenetelo presente. 15-01-2011 19:41 - carle
Ma cosa bisogna fare,per dire al mondo che siamo stanchi di coprire un pedofilo.Tre anni fa lo aveva denunciato,la moglie di essere un pedofilo,ma nessuno ha osato dire nulla.Mugugni,si.
Chiacchiere tante,ma nessuno è andato a casa del pedofilo e lo ha arrestato o allontanato dal paese.
Siamo alla seconda minorenne,traviata e ridotta a squallida prostituta da balletti e Bunga Bunga.Una bambina che scappata dai mussulmani è arrivata all'inferno da Satana in persona!
Oggi capirei anche i talebani,se decidessero di trattare Berlusconi come quello dei VERSETTI SATANICI.
Noi che ci siamo sdegnati tanto per Avetrana e per le nostre figlie rapite dai pedofili,pòi tolleriamo che un pedofilo fa balletti a casa sua con delle minorenni.
Se la giustizia dello stato italiano,non fa nulla,allora che venga la giustizia divina.
Se vengono i talebani a vendicare una loro ragazza.
Che sia fatta la volonta di DIO! 15-01-2011 19:16 - mariani maurizio