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COMMENTO
16/01/2011
  •   |   Rossana Rossanda
    L'onore di Cipputi

    Hanno votato tutti i salariati, a Mirafiori, sull'accordo proposto dall'amministratore delegato Marchionne. Tutti, una percentuale che nessuna elezione politica si sogna. E sono stati soltanto il 54% i sì e il 46% i no, un rifiuto ancora più massiccio di quello di Pomigliano. Quasi un lavoratore su due ha respinto quell'accordo capestro, calato dall'alto con prepotenza, ed esige una trattativa vera.
    Per capire il rischio e la sfida di chi ha detto no, bisogna sapere a che razza di ricatto - questa è la parola esatta - si costringevano i lavoratori: o approvare la volontà di Marchionne al buio, perché non esiste un piano industriale, non si sa se ci siano i soldi, vanno buttati a mare tutti i diritti precedenti e al confino il solo sindacato che si è permesso di non firmare, la Fiom, o ci si mette contro un padrone che, dichiarando la novità ed extraterritorialità di diritto della joint venture Chrysler Fiat, si considera sciolto da tutte le regole e pronto ad andare a qualsiasi rappresaglia. L'operaia che è andata a dire a Landini «io devo votare sì, perché ho due bambini e un mutuo in corso, ma voi della Fiom per favore andate avanti» dà il quadro esatto della libertà del salariato. E davanti a quale Golem si è levato chi ha detto no. Tanto più nell'epoca che Marchionne, identificandosi con il figlio di Dio, ha definito «dopo Cristo», la sua.
    Si vedrà che farà adesso, con la metà dei dipendenti che gli ha fatto quel che in Francia chiamano le bras d'honneur e la sottoscritta non sa come si dica in Italia, ma sa come si fa; perché alla provocazione c'è un limite, o almeno c'era. Nulla ci garantisce, né ci garantirebbe anche se avesse votato «sì» l'80 per cento delle maestranze, che Marchionne sia interessato a tenere la Fiat, a farla produrre quattro volte quanto produce ora, a presentare quali modelli e se li venderà in un mercato europeo stagnante, nel quale la Fiat stagna più degli altri. Se avesse intelligenza industriale, o soltanto buon senso, riaprirebbe un tavolo di discussione, scoprirebbe le sue carte, affronterebbe il da farsi con chi lo dovrà fare. Questo gli hanno mandato a dire i lavoratori di Pomigliano e quelli di Mirafiori.
    Da soli, solo loro. Perché la famiglia Agnelli, già così amata dalla capitale sabauda da aver pianto in un corteo interminabile sulle spoglie dell'ultimo della dinastia che aveva qualche interesse produttivo, l'avvocato, non ha fatto parola. In questo frangente si è data forse dispersa, non si vede, non si sente, pensa alla finanza.
    Né ha fatto parola il governo del nostro scassato paese, che pure, quale che ne fosse il colore, ha innaffiato la Fiat di miliardi, ma si lascia soffiare l'ultimo gioiello in nome della vera modernità, che consiste nel sapere che non si tratta di difendere né un proprio patrimonio produttivo, né i propri lavoratori - quando mai, sarebbe protezionismo, da lasciare soltanto agli Usa, alla Francia e alla Germania che si prestano a raccogliere le ossa dell'ex Europa. A noi sta soltanto competere con i salari dell'Europa dell'Est, dell'India e possibilmente della pericolosa Cina.
    Tutti i soloni della stampa italiana hanno perciò felicitato Marchionne che, sia pur ingloriosamente e sul filo di lana, è passato.
    La sinistra poi è stata incomparabile. Quella politica e le confederazioni sindacali. Aveva dalla sua parte storica, che è poi la sua sola ragione di esistere, una Costituzione che difende come poche i diritti sociali in regime capitalista. Gli imponeva - gli impone - quel che chiamano il modello renano, un compromesso non a mani basse, keynesiano, fra capitale e società, che garantisce in termini ineludibili la libertà sindacale. Fin troppo se le confederazioni sono riuscite fra loro, attraverso qualche articolo da azzeccagarbugli dello statuto dei lavoratori, a impegolarsi in accordi mirati a far fuori i disturbatori, tipo i fatali Cobas, per cui oggi nessuno osa attaccarsi all'articolo 39, che - ripeto - più chiaro non potrebbe essere. La Cgil ha strillato un po' ma avrebbe preferito che la Fiom mettesse una «firma tecnica» a quel capolavoro suicida. Quanto ai partiti non c'è che da piangere. D'Alema, che sarebbe dotato di lumi, Fassino, Chiamparino, Ichino, il Pd tutto hanno dichiarato che se fossero stati loro al posto degli operai Fiat - situazione dalla quale sono ben lontani - avrebbero votato sì senza batter ciglio. Diamine, non c'erano intanto 3.500 euro da prendere? Ma che vuole la Fiom, per la quale è stato coniato lo squisito ossimoro di estremisti conservatori?
    Molto basso è l'onore d'Italia, scriveva un certo Slataper. Da ieri lo è un po' meno. Salutiamo con rispetto, noi che non riusciamo a fare granché, quel 46% di Cipputi che a Torino, dopo Pomigliano, permette di dire che non proprio tutto il paese è nella merda.


I COMMENTI:
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  • inoltro qui un commento scritto da un amico sul blog www.scatoladeisorci.com... io non faccio il giornalista e non ho tempo (visto che oltre alle mobilitazioni che ancora faticano a partire ho un sacco di esami da fare) di imformarmi per rispondere al soggetto in questione. è vero quello che dice? a volte si fa fatica a capire...

    Rispondiamo alla Rossanda

    L’editorialista Rossana Rossanda scrive delle macroscopiche fesserie.

    1. il piano industriale esiste, basta andare sul sito della fiat. questo testimonia come è ridotta l’informazione italiana

    2. gli investimenti ci sono: 1 mld a mirafiori, 20 in italia. e non sono né soldi di marchionne, né italiani, ma di barack obama, degli investitori americani e di tutti quei lavoratori Usa che hanno deciso di entrare nelle casse della chrysler – fiat investendo parte dei loro fondi pensione

    3. i diritti precedenti non vanno buttati da nessunissima parte. la costituzione rappresenta un bilanciamento di diritti. es: art 21 libertà di espressione + art 2 tutela onore e reputazione dell persone. se io insulto qualcuno, sto esercitando un diritto costituzionale, ma nello stesso tempo ne violo un altro. stessa cosa succede qui: diritto di sciopero – che, attenzione, viene vietato solo per le clausole dell’accordo – e diritti delle aziende; diritti dei lavoratori e diritto del lavoro

    4. la fiat è una delle poche aziende italiane che, dalla gestione marchionne, è stata capace di imporsi al di fuori dell’europa. nel vecchio continente il mercato auto è fermo quasi dappertutto, anche se dallo scorporo del titolo tra fiat automobile e fiat industrial, anche il valore dele azioni si è impennato

    5. rossanda non sa che la mancata rappresentanza interna dei sindacati che non firmano, non è sancita dal mein kampf, ma, udite udite, dallo statuto dei lavoratori, articolo 19

    6. il doppio livello di contrattazione – nazionale e aziendale – è stato sancito dal famoso accordo del 1993, firmato da tutti i sindacati confederali. le deroghe al contratto nazionale non sono crimini di guerra, basta conoscere un minimo di storia sindacale

    7. il pezzo di rossanda trasuda di vecchiume, così ancorato com’è all’idea di una paese diviso tra belli e brutti, operai e lavoratori, capitalisti e sfruttati; una visione vecchia che legittima l’idea della destra per cui in italia un partito di sinistra non ha più senso, venuti a mancare i blocchi sociali antagonisti che contraddistinguevano il secolo scorso. inoltre rossanda fa finta che abbia vinto il no, che gli operai siano tutti iscritti alla fiom – altra panzana incredibile di chi pensa di irregimentare i ‘poveri’ nella sua farneticante ideologia - e, dulcis in fundo, che i voti degli impiegati valgano meno. ci mancava solo la dose di razzismo.

    8. l’unica cosa su cui concordo è l’imbarazzante, tafazziana, pilatesca posizione del pd, che è riuscito solo a dire ‘rispetteremo il volere dei lavoratori’ dimostrando, come se ce ne fosse bisogno, la portata della crisi assoluta della sinistra italiana. che è crisi culturale (partigianesimo fuori di moda e un po’ berlusconiano di chi non riesce a confrontarsi con la modernità perchè non ha idea su come governarla, vedi vendola) e politica (dicano: stiamo col terzo polo e siamo per il sì a marchionne, almeno si sa come la pensano). un esempio? http://www.youtube.com/watch?v=ek1xgCLVHn8.

    9. sono d’accordo con l’ultimo commento di tangerine, che non scrive cose ne di destra ne di sinstra, ma cose intelligenti che, proprio per questo, vengono coperte dagli urlacci di chi parla di lavoratori ma non ha mai visto una fabbrica, giudica tutti i politici non della propria parte dei deficienti venduti senza aver mai fatto neanche un istante di politica e ciancia di massimi sistemi senza conoscere neppure i microscopici. altro che ‘partecipazione’: libertà è cultura e, alle volte, sacrosanto silenzio 17-01-2011 21:41 - Daniele Lamanna
  • Bravo Giovanni, a te ti metteremo al lavoro a 50 centesimi. 17-01-2011 21:15 - Murmillus
  • Che delusione quei dirigenti dei partiti di centro-sinistra, compresi quelli che dovrebbero rappresentare "il nuovo", che nei giorni scorsi si sono lasciati andare a dichiarazioni del tipo "io sto con chi ci mette i soldi" e "se fossi un operaio voterei SI". Ma come si può essere così ottusi ed insensibili?
    Forse il sindaco Renzi ignora che in questa Italia malata di berlusconismo, i soldi per gli investimenti li mettono anche i mafiosi, i palazzinari e gli speculatori? E se invece lo sa, è forse convinto che per denaro si possa anche accettare qualsiasi cosa rinnegando i principi che da sempre ci sostengono? E' inconcepibile udire tali affermazioni quando sono anni che la Fiat i soldi, tra l'altro per fare prodotti di scarsa qualità, li prende dalle tasche di quegli Italiani i quali, in quanto lavoratori dipendenti con le ritenute alla fonte, di soldi "ne hanno messi" tanti, e per davvero! Non crede Renzi che oggi, alla luce del risultato del referendum, tutti quegli operai che malgrado il ricatto di Marchionne hanno avuto il coraggio di votare NO, meritino le sue scuse?
    E invece che dire delle affermazioni del possibile candidato alla poltrona di sindaco di Torino, il buon vecchio Fassino (a volte ritornano), lui che operaio non è mai stato ma che per un giorno si è messo la tuta blu e si permesso di suggerire agli operai che cosa fare per evitare la catastrofe? Bisognerebbe ricordargli che una volta i sindaci erano in prima fila a difendere i braccianti e gli operai, salivano anche loro sulle barricate per difendere i loro sacrosanti diritti e la loro dignità. Anche in questo caso le scuse sarebbero opportune, ma forse il nostro amico Piero dovrebbe anche avere la decenza di rinunciare a questa candidatura e proporre, simbolicamente, un operaio della Fiom alla guida della città.
    Stefano http://novellarattiva.blogspot.com/ 17-01-2011 21:07 - Stefano Mazzi
  • Rossanda, ottimo articolo, ma c'è un errore, quando dice "Tutti i soloni della stampa italiana hanno perciò felicitato Marchionne" sbaglia. Questa volta non solo l'Unità, ma perfino la Repubblica, perfino Scalfari e Giannini hanno duramente criticato Marchionne e sostenuto gli operai. Anche nel PD le posizioni erano varie: Ichino e Cofferati si sono quasi scannati tra loro.
    Insomma, non sarà tanto, ma é giusto dirlo. 17-01-2011 20:48 - Andrea Burzacchini
  • se 46 % di no e' quasi un operaio su due...seguendo sta logica allora 56% di si rappresenta quasi 2 operai su tre ?! avete un modo strano di far di conto..... 17-01-2011 17:06 - dudud
  • marchionne ha dato ai lavoratori due alberi e dovevano solo scegliere a quale impiccarsi...
    bella scelta 17-01-2011 16:19 - Bruna
  • Quando nel 1946 si decise per referendum se adottare la repubblica quest'ultima vinse con percentuali praticamente identiche (54% contro 45,7%) a quelle di Mirafiori. Mi dispiace davvero, ma quando si perde si perde, è inutile girarci intorno. 17-01-2011 15:48 - Vittorio Marletto
  • Costo di un'ora di lavoro di un operaio in Italia: 25 euro.

    Costo di un'ora di lavoro di un operaio in Turchia: 7 euro.

    Costo di un'ora di lavoro di un operaio in Cina: 2 euro. 17-01-2011 14:16 - Giovanni
  • I colletti bianchi avrebbero dovuto astenersi e lasciare a coloro che sono in "cella" l'esclusa di scegliere la dimensione della stessa.
    E' troppo facile per chi stà sul carro dire agli altri di spingere e tacere oltrechè non rispettoso dei sacrifici altrui! 17-01-2011 07:28 - Gromyko
  • ottima analisi: la speranza e' in azioni collegiali e coraggiose come quel 46% di Mirafiori 17-01-2011 03:45 - peppo
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