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COMMENTO
21/01/2011
  •   |   Gianfranco Bettin
    La guerra civica

    Negli incontri, spesso notturni, ad Arcore e a Palazzo Grazioli - quelli politici, intendo - Berlusconi e Bossi non devono avere mai compulsato «La tradizione civica nelle regioni italiane», il classico di Robert Putnam che mostra, come tanti altri studi, che il vero cuore dell'autogoverno locale risiede nei Comuni. È l'Italia dei Comuni la vera patria del nostro federalismo, l'invenzione più originale e più innovativa, tuttora, della nostra lunga e travagliata (e ingegnosa) storia politica.
    Il centro del conflitto che sta opponendo, in queste ore, l'Anci e il governo, uno scontro che attraversa la stessa Lega Nord (sia pure in forme per ora sotterranee), evoca questa grande, secolare esperienza, la incrocia con la nascita (nel 1970) e con l'evoluzione delle Regioni fino agli attuali «governatorati» che tendono a porsi come piccoli (o medi) stati e adesso, a quanto pare, l'attuale maggioranza vorrebbe risolverla costringendo l'autogoverno locale nel ridotto di amministrazioni sotto stretta sorveglianza, con poche risorse, al cospetto imponente di nuove entità centralistiche, superfetazioni delle attuali Regioni.
    Il dissenso dell'Anci dalla proposta di federalismo fiscale municipale avanzata dal governo, e appunto sancita politicamente l'altra notte a Palazzo Grazioli, si articola in precise, puntuali proposte (e in precisi e puntuali dissensi). Sbloccare l'addizionale Irpef, conferire ai Comuni l'aumento dei tributi e definirne le quote di partecipazione a tributi immobiliari, Irpef e cedolare secca, introdurre la possibilità di contributo di soggiorno per tutti i Comuni (cioè assicurare reale autonomia impositiva); definire precisamente il Fondo perequativo (cioè garantire uniformità di opportunità di base); precisare subito la disciplina di Tarsu/Tia sui rifiuti, garantendo che i Comuni siano soggetti protagonisti di queste cruciali politiche; specificare di cosa si parla davvero quando si parla di nuova Imu, l'imposta municipale che il governo vorrebbe lasciare indefinita e, soprattutto, alla discrezione di Roma, ribadendo la subalternità dei Comuni.
    Queste dettagliate richieste - e quella stessa di incentivare la fusione tra piccoli Comuni, semplificando la rappresentanza e rendendola più efficiente ma lasciandola incardinata sul territorio - esprimono specifiche istanze ma sono parte di una tensione che le prescinde. Il federalismo rivisitato dall'attuale centrodestra è roba da «governatori» e non da «borgomastri», da Regioni-stati o staterelli neocentralisti e autoreferenziali in concorrenza l'uno con l'altro (e chi non ce la fa peggio per lui) e non da veri, responsabili e solidali autogoverni locali in una vera, responsabile e solidale cornice unitaria.
    Lo scontro in corso ha intensi e acuti connotati politici di stagione ma evoca, dunque, e per davvero, una vicenda di lunga durata, capace, nel suo sciogliersi in un modo o nell'altro, di segnare profondamente un'epoca. Non va perso di vista, non va sottovalutato, neppure in giorni e notti in cui la politica sembra fare di tutto per farci pensare a tutt'altro.


I COMMENTI:
  • ATTENTI:anche in questa situazione occorre ESCLUDERE I LAVORATORI DIPENDENTI ED I PENSIONATI (con la loro eventuale dimora) da ULTERIORI BALZELLI!!! ABBIAMO GIA'DATO!!! VADANO A SCOVARE GLI EVASORI, GLI ELUSORI,QUELLI CHE HANNO PORTATO E PORTANO i CAPITALI ALL'ESTERO o CHE HANNO CITTADINANZA DOPPIA (come MARCHIONNE) per pagare di MENO,QUELLI CHE INVESTONO NELLA SPECULAZIONE FINANZIARIA e PAGANO SOLTANTO il 12% di IMPOSTE,CONTRO il 25%
    MINIMO dei LAVORATORI!!! BASTA!!! 22-01-2011 13:10 - Guido da+Torino
  • Per me Berlusconi,non è un vero milanese.
    La sua mamma deve aver conosciuto qualche libico,nella sua gioninezza.
    Guardatelo e scuro di pelle.Ha una faccia(Almeno quello che si intravede,sotto tutta quella plastica e cerone,come il suo amico libico.
    Ride come il suo amico libico e gli piace fare il Bunga bunga come il suo amico libico.Per me lui è libico! 22-01-2011 09:06 - mariani maurizio
  • credo si debba fare i conti con gli interessi dell'oligarchia monetaristica che di certo non fanno il bene comune ,il loro network impone ai nostri politici la loro agenda .
    La demagogia liberista di Montezemolo e Italia Futura contro Tremonti e l'imprenditoria
    link:http://www.movisol.org/11news009.htm#anchor
    Testo
    20 gennaio 2011 (MoviSol) - Con ineguagliabile trasversalismo la ricetta liberista prova ad accerchiare l'azione politica nazionale. Pochi mesi dopo l'insediamento dell'attuale Governo Berlusconi, Emma Marcegaglia tuonò: “Il grande tema delle liberalizzazioni è stato tolto dall'agenda politica!”. In effetti aveva velocemente compreso (sicuramente prima dei finiani) che le visioni di Tremonti – più ispirate dalla tradizione storica del sistema americano di economia politica (dirigista e protezionista) – stavano frenando quelle liberiste (proprio del modello imperiale britannico). 21-01-2011 22:29 - Francesco
  • Sul contenuto dell'articolo mi trovo certamente d'accordo, ma stamane quando ho letto il giornale ho pensato subito di diffonderlo (e lo farò) ma concordo pienamente con Murmillus, il Manifesto lo debbono poter leggere tutti. Comprendo il piacere dell'uso ricercato della lingua, ma forse non si dovrebbere affrontare la lettura del quotidiano con vocabolario accanto compagni... 21-01-2011 19:45 - roberto mazzoli
  • sono d'ccordo. il potere democratico passa dal governo dei comuni. la migliore tradizione storica italiana si fonda sui comuni non sulle regioni.
    ilario ammendolia 21-01-2011 17:31 - ilario
  • Sono sostanzialmente d'accordo. I comuni possono essere governati con maggiore partecipazione diretta della popolazione. L'idea della reversibilita' delle cariche e del controllo dal basso e'possibile al momento solo nei comuni. Mi pare che il nome stesso "comune" indichi cio'. Le regioni e lo stato sono necessariamente degli artefatti lontano dalla vita dei cittadini ma vicini solo alla retorica, generelmente guerrafondaia e melensa di chi vuole il potere per se.
    Detto questo aggiungo: ma e' davvero necessario usare il verbo "compulsare", non bastano leggere, studiare, approfondire etc? oppure "superfetazione"...
    Mi fa venire in mente "Gastone di Petrolini con i vari prolegomeni... 21-01-2011 17:02 - Murmillus
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