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COMMENTO
23/01/2011
  •   |   Loris Campetti
    La rivolta comune

    Il 16 ottobre nasce Uniti contro la crisi in piazza San Giovanni al fianco delle tute blu, il 17 si interroga all'assemblea della Sapienza, il 14 dicembre si cimenta di nuovo con la piazza degli studenti, il 28 gennaio farà le prove generali nello sciopero generale e un po' generalizzato della Fiom. Nel mezzo, due giorni di seminario in corso di svolgimento a Marghera, tutti ospiti del Centro sociale Rivolta.
    Cos'è Uniti contro la crisi? Non è e non vuol essere un'organizzazione né una sommatoria di sigle o movimenti. Pensare di federare tutte le isole non cementificate dal pensiero unico, ciascuna con la sua bandierina e la sua identità mummificata in un tempo indistinto, non porterebbe da nessuna parte. Al centro del suo agire, Uniti contro la crisi, che nasce dal rifiuto dell'ossificazione dei due tempi, pensiero e azione, c'è la crisi di sistema e la pretesa del capitalismo di uscirne con le stesse regole e persino le stesse persone che l'hanno scatenata. Allora come fanno a costruire insieme una nuova storia i metalmeccanici della Fiom con gli studenti, i precari della conoscenza con gli attivisti dei movimenti sorti in difesa dei beni comuni, dell'ambiente, del territorio? Cosa scriveranno di condiviso gli operai dell'auto con chi si batte per un diverso, ribaltato modello di sviluppo? È la domanda formulata in lingue e toni diversi dai mille, millecinquecento avventurosi, giovani e giovanissimi studenti, operai, ricercatori, intellettuali che si alternano tra sedute plenarie e workshop al Rivolta.
    Il metodo è merito, e si chiama democrazia. A Mirafiori dove gli operai alla catena di montaggio hanno fatto lezione di dignità, come all'università, nella cultura come nelle battaglie per l'acqua pubblica. O nell'informazione. L'attacco alla democrazia, che sia portato avanti da Marchionne o da Sacconi, dai Tremonti o dai Bondi di turno, mira allo stesso scopo: ridurre alla subalternità e all'obbedienza le persone singole e gli aggregati sociali cancellandone soggettività e diritti. Se le notti di Berlusconi pongono un problema di moralità, i giorni e le notti alla catena di Pomigliano e le stock option di Marchionne, non pongono forse lo stesso problema? E non è forse un problema di democrazia, prima ancora che morale?

    Riaprire un confronto a tutto campo sul presente e il futuro tra diversi, resi più simili da un presente e un futuro precario è possibile soltanto se chiunque voglia entrare in questa storia è disposto ad appendere al chiodo le sue presunte appartenenze usate come armi improprie. Senza rese, ma confrontando le antiche certezze con i processi reali. Dentro un centro sociale del nordest, esempio di efficienza e organizzazione, di ospitalità e di lavoro liberato dal profitto, Luca Casarini ha il coraggio di liberarsi di un elemento identitario come «il lavoro immateriale», che «non esiste, semmai la merce può essere immateriale, mai il lavoro». E chi come il segretario della Fiom Maurizio Landini è figlio di una storia sindacale novecentesca che ha sempre concepito il lavoro come unica ragione e condizione del reddito, nell'analisi dei processi reali, con la precarizzazione globale che divide i soggetti e unifica al ribasso le condizioni materiali, dentro un processo di redistribuzione della ricchezza che toglie ai poveri per dare ai ricchi, trova ragionevole l'obiettivo del reddito di cittadinanza.
    Questo è il metodo di confronto che vive dentro Uniti contro la crisi, in un seminario fondativo che trova le sue radici nel lavoro: una nuova storia, con molti capitoli da scrivere ma con la certezza che la crisi democratica e delle forme tradizionali della politica fa pulizia della scissione tra lotte sociali e mediazione politica, nessuna delega è più immaginabile, e in questo senso analisi e azione - e rappresentanza - debbono camminare insieme. Sostenuti dalla passione che anima le giornate di Marghera e dalla consapevolezza dei limiti di un pensiero critico che deve mettere in connessione gambe e testa, se vuole liberarsi del pensiero unico. Il confronto è partito, con un metodo che ricorda i momenti migliori delle giornate di Genova pur tenendone ben presenti i limiti e le derive. I no di Pomigliano e Mirafiori aiutano, e indicano il cammino.


I COMMENTI:
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  • la questione non è l'attendibilità di casarini ma la grande importanza del fatto che dirigenti come rinaldini - e anche landini al congresso di SeL- comincino a porsi il problema delle forme concrete di alleanza fra gli operai sempre meno "garantiti" e la generazione dei flessibili e precari a vita.
    vorrei che Valdes dicesse chiaramente che cosa intende per passo avanti della Fiom. 26-01-2011 10:31 - maria grazia+meriggi
  • aiutataci, per favore, aiutateci ad andare in piazza per mandare a casa Berlusconi e tutti i suoi che stanno al governo..abbiamo bisogno di voi
    siamo stanchi di berlusca e anche della lega! 24-01-2011 14:56 - noramaria
  • Buongiorno.
    Condivido le speranze che trovo espresse nell'articolo. Ritengo, però, ci sia un equivoco di fondo. Si pone da una parte il capitalismo, e il suo pensiero unico (Marchionne, Sacconi, etc.) e dall'altra la democrazia. Ciò non tiene conto di un dato storico irrefutabile. La democrazia è frutto del capitalismo (La Democrazia in America di Tocqueville), la sua veste politica e sociale. Come si possa andare oltre il capitalismo, o pensare modi alternativi di sviluppo, senza pensare modi alternativi di organizzazione sociale e politica dati dall'attuale democrazia, è francamente arduo da immaginare. Le monarchie di un tempo non sono state sostituite da monarchie 'migliorate', ma da democrazie, appunto. E anche colà dove si sono mantenute, le somiglianze sono meramente formali: l'Inghilterra di Enrico VIII non ha nulla a che fare - costituzionalmente parlando - con quella di Elisabetta II. Da questo discende la fumosità delle proposte di chiunque voglia andare oltre il sistema economico attuale - e mantenere la democrazia -, quando poi si affronti il tema del 'come'. Qesto, è ovvio, se si considera la democrazia come concretamente è, o è stata. Se, poi, il termine 'democrazia' viene usato come sinonimo di 'bene', o di 'giustizia', è un altro discorso, che non ha niente a che fare con una la progettazione e la realizzazione concreta di una'alternativa.
    Alternativa che necessiterà di decenni e secoli per esser costruita, ma che ha bisogno di un coagularsi iniziale di chi crede che l'attuale forma di organizzazione sociale sia iniqua, autodistruttiva e causa di confliti irrisolvibili.
    Saluti. 24-01-2011 12:01 - bruno di+prisco
  • Da sempre di estrema sinistra, da sempre lotto per i diritti, da sempre in prima linea quando c'è da battersi per la difesa di valori importanti e fondamentali.
    Ho seguito da vicino la nascita di questo movimento "uniti contro la crisi", ma non mi dite che Casarini può essere un personaggio che fa politica seria, che riesce a formulare un pensiero logico oltre a discorsi fumosi, anarcoidi e rivoluzionari (sempre uguali) che gli sento dire da quando ho più meno 15 anni.
    Siamo andati per curiosità in questi centri sociali, realtà da difendere, ma non con Casarini, e di cui di politica c'è poco o nulla.
    Donatella Castellucci 23-01-2011 22:49 - donatella castellucci
  • Campetti, non ci casca più nessuno. E non fanno manco più ridere, certi articoli (bravo Alessandro, hai capito tutto!) Le parole tronfie e fumose "à la Rossanda" hanno fatto il loro tempo. La realtà é quella di un'accozzaglia di opportunismi, mafiosetti da dipartimento (leggetevi l'articolo sull'ideologia dell'antagonismo come nuovo collante delle cricche accademiche sull'ultimo "Le Monde Diplomatique"), ipocriti,politicanti "sinistri" scarto di tutte le deleterie esperienze di "rifare il PCI", o di riprodurne le dinamiche perverse sotto forma di movimentismo populista da quattro soldi. Complimenti, il PD benedice e Bertinotti - mostro gongola. Aspettiamo Veltroni ministro del lavoro flessibile con Casarini vicesegretario (ma tanto le "moltitudini" trasudano già comunismo dai pori dell'intelletto generale smateralizzato, no?). Gli altri personaggi da tragicommedia a raccattare i resti della tavola di Dalema/Bersani/Cacciari/De Benedetti/Monte dei Paschi/Unipol/Repubblica (cioé De Benedetti ancora)/ecc. ecc.
    La ricostruzione passa da un'altra parte, e non siete voi, per fortuna, caro Campetti! E sarebbe ora che la Fiom facesse un VERO passo avanti, politicamente, invece di proporre patti sociali che in QUESTO neoliberismo, non quello dei sogni, non hanno alcun senso.
    Valdez 23-01-2011 22:03 - Valdez
  • Non capisco Alesandro. Quello che avviene a Marghera è una cosa importante. Soggetti diversi cercano di unire le loro forze come condizione per resistere ad un attacco senza precedenti ai diritti, alla democrazia, al lavoro, ai saperi, all'ambiente ai beni comuni da aprte del capitale.
    Le difficoltà sono tante, la possibilità di sbagliare anche ma come ha insegnato il referendum di Mirafiori la dignità non è in vendita.
    Veltroni al suo convegno di Torino di ieri si è detto d'accordo con Marchionne e ha elogiato la Marcegaglia.
    A quanti vogliono resistere non resta che unirsi per costruire un'alternativa ad un PD ormai sulla via della beatificazione di Marchionne.
    Ben vengano convegni come quello di Marghera o le iniziative della Fiom e di Uniti contro la crisi.
    Una boccata di ossigeno in mezzo al fumo acre dell'ipocrisia
    Ezio 23-01-2011 21:07 - Ezio
  • Sono entusiasta per questa unione tra compagni e tra categorie sociali.
    Questo è un grande momento storico e dobbiamo unire le forze per sconfiggere le reazioni di una destra che sta opprimendo il popolo.
    Anche se tra la gente,non c'è ancora una grande consapevolezza,le avanguardie sono quelle che la portano la cosapevolezza.
    come nel passato,siamo ancora in prima linea a creare quel grande movimento che verrà!
    verra solo se saremo capaci di interpretare quelle che sono le istanze del popolo.La gente non sa bene quello che vuole,siamo noi con le nostre lotte che diamo impulso alle idee nuove.
    se questo compito,non lo sapremo fare,tutto il paese rimarrà indietro.Noi siamo le cellule che devono "infettare".
    Senza di noi,non c'è rivoluzione! 23-01-2011 20:36 - mariani maurizio
  • Concepire una nuova società, in cui le differenze (di colore, partito, fazione politica o classe sociale) non siano motivo di divisione a priori (per evitare di scadere nei soliti battibecchi, un esesmpio:i commenti che ho appena letto)bensì motivo di ricchezza comune e risorsa utile ad un confronto costruttivo che abbia l'obbiettivo di sovvertire e mutare radicalmente questo sistema socio-economico che ci vuole, affamati, stressati/incazzati e impauriti e che soprattutto vuole innescare una guerra tra poveri; mi suona davvero difficile in un italia cosi cosi miope. Tanto da non riuscire a vedere in un movimento come quello di "uniti contro la crisi" un modo per allargare ad ogni settore e generazione della società civile l'idea comune che insieme siamo una forza e che o facciamo cosi (orizzontalmente equamente ed in un modo più generalizzato)o soccomberemo di fronte agli interessi di pochi squallidi vecchietti che chiamiamo presidente del consiglio classe politica e imprenditore di multinazionali... Infine vorrei precisare che sono una studentessa di Geografia politico economica (disciplina in via di estinzione) e che sono una di quei giovani che lavorano poco, in nero e che studiano senza avere prospettive di lavorare in quello in cui hanno investito, la ricerca. Sono una consumatrice e non voglio che l'acqua appartenga a nessuno, l'acqua è di tutti e credo che anche la casa, la terra siano un diritto.Vorrei essere una lavoratrice e credo che il lavoro sia un diritto. perciò mi unisco anche non facendo parte di nessuna fazione, sindacato, partito. La speranza è davvero l'ultima a morire. 23-01-2011 20:11 - laura
  • Ma sarà la solita illusione, come dopo Seattle, purtroppo poi quando si vota questi spezzoni non vanno oltre il 2%,molti di loro appena fanno fortuna diventano "imprenditori" o manager e reazionari: la verità è che siamo sempre meno e sempre più isolati. Sarebbe ora che ce ne rendessimo conto. 23-01-2011 17:46 - virginio deangeli
  • abbiamo capito, sono due giorni che non scrivete altro, tu e i tuoi amici commentatori. i disobba(??) saranno alla frutta ma portano duemila persone a convegno...voi siete in tre a commentare schizzando fango..
    meglio guardare avanti 23-01-2011 15:34 - riot
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