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Alberto Asor Rosa
Perché non credo alla cura elettorale
Fino a quando l'innominabile personaggio, il triste dissipatore di quel poco che resta delle nostre povere energie nazionali, abuserà della nostra pazienza? Nel merito, ovviamente, non c'è gran che di nuovo da dire: lo spettacolo resta sempre quello di un verminaio, al cui centro si colloca, inamovibile, la figura del grande corrotto, che riesce a essere insieme il grande corruttore. Qualcosa di nuovo, o di parzialmente nuovo, si può cogliere invece negli effetti che tale situazione, troppo a lungo prolungata, è destinata a produrre.
Insomma, basta guardarsi intorno: gli assetti politico-istituzionali si stanno sfaldando; la separazione dei poteri appare un bel sogno del passato, le si è sostituita una collisione dura, profonda, palesemente in crescendo fino ad esiti imprevedibili il clima morale diffusosi nel paese non ha eguali da centocinquant'anni a questa parte; la corruzione dilaga; ci sovrasta un gigantesco sfascio economico-sociale.
La domanda è: cosa è necessario che accada perché alla commedia che rischia ormai di sfociare in tragedia si ponga fine? Quale porcheria, quale sopraffazione del potere su ogni altra possibile ragione e istituzione, quale ostentazione di un forsennato egocentrismo deve essere ancora commessa perché qualcuno intervenga? Il fatto è che non c'è modo di fare appello al normale gioco parlamentare, perché il normale gioco parlamentare è appannaggio di un paese normale e il nostro non lo è.
Intorno a lui si stringe, infatti, solidale e come forsennata, e bastatamente minacciosa da evocare ormai i fantasmi d'un triste passato, la falange di quelli che sarebbero spazzati via insieme con lui: le creature del suo disegno e del suo clima, fatte con il suo stampo della medesima materia umana di cui lui è fatto, fedeli perciò a lui fino alla morte, dal momento che senza di lui non sarebbero mai esistite e lui scomparso non esisterebbero più.
E neanche si può guardare come ad una prospettiva serenamente praticabile a nuove consultazioni elettorali, che alcuni sbandierano ora, inaspettatamente, come la panacea di tutti i mali: perché in questo clima sarebbero terribili, accentuerebbero in maniera verticale gli elementi di crisi del paese, sarebbero persino di esito incerto, perché se è vero che a capo corrotto corrisponde nazione infetta, è vero anche che a nazione infetta corrisponde capo corrotto.
E allora? Allora bisogna pensare ad una procedura di natura almeno all'inizio extraparlamentare, che metta in opera il più rapidamente possibile la cesura e al tempo stesso instauri un procedimento di sutura: una sorta di dimissioni fortemente pilotate e subito dopo un governo di emergenza democratica, giustificato a livello della Comunità europea dalla necessità non rinviabile di salvare il paese (è lecito pensare che non ci sia nessuno a quel livello che non capisca un'inversione di tendenza di questa natura, per quanto palesemente emergenziale).
E' vero (mi pare) che in Italia l'empeachment non esiste. Ma se un premier, anche dalle nostre parti, desse segni palesi di squilibrio mentale, qualcosa bisognerebbe pur fare. Ebbene, chi potrebbe negare che siamo ormai di fronte ad un individuo in cui le perversioni sessuali, la passione smisurata per il potere e l'assoluto disprezzo delle regole hanno determinato una mistura i cui caratteri patologici sono di totale evidenza e persino per un inesperto di facile lettura?
Il tycoon astuto e abilissimo (soprattutto nel fare i propri affari, certo) si è trasformato in questo comico-tragico fin de partie nella maschera deforme (per così dire) di ognuno dei suoi più appariscenti attributi «virili». Nulla da eccepire se la cosa si mantenesse (per richiamare anche qui alcune classificazioni fin troppo usate negli ultimi tempi) nella sfera del privato: in questo caso la famiglia avrebbe il diritto-dovere di rivolgersi a un buon medico per le cure opportune, e non ci sarebbe niente da dire.
Ma nel caso nostro, invece, ne va del nostro destino collettivo, del futuro dei nostri figli e nipoti, dell'immagine e del ruolo dell'Italia nel mondo, della nostra seria coesione sociale e morale (centocinquant'anni sprecati invano?). Dunque, non basta un medico: ci vogliono la forza politica e la determinazione ideale di una scelta che spezzi l'insano connubio tra il potere e l'insanità mentale. Se io, come qualunque altro cittadino italiano, avessi detto o fatto in dieci anni ciò che dice o fa in un sol giorno il capo corrotto, avrei i carabinieri alle porte? Chiediamo che i metri di misura delle responsabilità e delle pene siano ristabiliti per tutti.
- 30/01/2011 [20 commenti]
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Al normale gioco parlamentare non ci si può fare appello, dunque ? C'è un'altra via percorribile senza sfociare in una guerra civile scatenata poi dalla reazione dei berluscones ?
Bisogna fare in modo (vero PD ?) che si arrivi a un voto di sfiducia, e allora si possono pretendere le dimissioni, altrimenti entra in campo il Presidente della Repubblica, Carta alla mano.
Dopo di che si possono aprire 2 scenari: o si va a elezioni, o si crea un governo di pochi mesi per sistemare le storture del Porcellum in primis....
Altro è accadamia, giuste riflessioni sdegnate, ma solo teoria accademica (peraltro non applicabile) 25-01-2011 16:42 - cosmikdebris