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COMMENTO
28/01/2011
  •   |   Guido Viale
    Sciopero, atto primo

    Il referendum di Mirafiori è stato un esempio importante di resistenza operaia a un diktat imposto in nome della globalizzazione. Lo sciopero di oggi, indetto dalla Fiom sarà una prima, difficile, verifica di un confronto che investe ormai tutto il paese. L'elaborazione a cui il seminario di Uniticontrolacrisi ha dato inizio vuole essere sia un contributo alla definizione di una alternativa concreta alle imposizioni di una competitività globale e senza sbocco che sta portando il mondo verso il baratro, sia l'inizio di un collegamento operativo tra le principali componenti che hanno dato vita all'incontro: la Fiom, in rappresentanza del mondo del lavoro che resiste e rivendica salvaguardia e sviluppo dei diritti del lavoro; il movimento di studenti e ricercatori, che oggi è la parte più organizzata di un esercito di precari o di giovani a cui è stato rubato il futuro, ma che racchiude tutte le potenzialità di un collegamento tra quella resistenza e il mondo dei saperi tecnici, scientifici e sociali; i centri sociali, in rappresentanza dell'universo di coloro che precari lo sono già e che su questo hanno creato forme autonome di aggregazione sul territorio. Di qui nasce il dibattito su beni comuni e riconversione del sistema produttivo e dei modelli di consumo.
    L'aggressione alle condizioni e ai diritti dei lavoratori della Fiat e delle maestranze di molte altre aziende è il modo in cui vengono fatti pagare al mondo del lavoro i costi della crisi, i vincoli della globalizzazione e della sua competizione sfrenata; nel caso specifico, quella dell'industria automobilistica. Perciò anche la risposta - la difesa a oltranza dei diritti e la tutela della salute e della vivibilità degli ambienti di lavoro - non può essere disgiunta dalla ricerca di modelli di consumo e da un'organizzazione della produzione alternativi a quelli attuali - nel caso dell'industria dell'auto, da modelli di mobilità sostenibile - non più fondati su una competizione che intende arruolare le maestranze di un'azienda in una guerra permanente, e sempre perdente, contro quelle di tutte le altre aziende; bensì su rapporti di cooperazione in cui che cosa, come, dove e per chi produrre possano essere scelte condivise.
    La ricerca di questa alternativa deve misurarsi però con la crisi ambientale e con i rischi imposti dall'attuale sistema di produzione e consumo: cosa che nei governi, nell'imprenditoria o nella finanza, sia nazionali che globali, non trova alcun ascolto.
    Molti dei beni e degli stili di vita - sia di chi vi ha accesso che di chi soltanto vi aspira - come molte delle attuali produzioni dovranno prima o poi essere dismesse; meglio farlo prima, in forma graduale e concertata, che poi, in forme improvvise, catastrofiche, e sotto l'incalzare della crisi economica e di quella ambientale. Non si deve temere di individuare, ovviamente attraverso il più ampio dibattito, i consumi e le produzioni insostenibili; né di dirlo apertamente, anche quando ciò sembra mettere in discussione la temporanea collocazione e la provvisoria sicurezza di chi è impegnato in quelle produzioni o di chi considera irrinunciabili quei consumi. Il problema è coinvolgere questi soggetti in un percorso concreto e condiviso verso condizioni, lavori e stili di vita più liberi e sicuri. Viceversa, per sostituire alla devastazione dell'ambiente, della convivenza e della salute pratiche più sostenibili dovranno essere promosse e incentivate altre forme di consumo, altre scelte produttive, altre modalità di cooperazione: sia all'interno di uno stesso impianto che tra aziende, enti o territori diversi. Non si tratta di fantasie; sono già oggi oggetto di pratiche, sperimentazioni, ricerche cui non viene data la visibilità dovuta.
    L'intensificazione dello sfruttamento e la compressione dei diritti dei lavoratori, sia alla Fiat che in altre aziende grandi, medie o piccole, avvicina la condizione dei lavoratori a tempo indeterminato - i cosiddetti "garantiti" - all'esercito dei precari e dei giovani a cui né scuola né mondo del lavoro offrono più un futuro. La ricerca di una via di uscita è ormai un obiettivo e un compito comune. Si aggiunga che per trent'anni il "pensiero unico" che ha guidato e giustificato una globalizzazione predatoria e autoritaria ha potuto colonizzare le menti di milioni e forse miliardi di persone sulla base dell'assunto che a governare sia il mondo che l'esistenza di ciascuno devono essere gli interessi privati. Perché privato vuol dire efficiente e ciò che non è privato non può che essere statale e inefficiente: sottratto al "libero" gioco di un mercato ormai controllato da poche centrali della finanza internazionale, per essere predato dalle burocrazie o dalle cosche degli Stati. Promotori e artefici della conversione ambientale devono lasciarsi dietro le spalle la falsa alternativa tra privato e statale, imboccando il percorso difficile e graduale - perché fondato su una sperimentazione continua - verso la condivisione dei beni comuni; beni e attività da sottrarre al controllo sia degli interessi privati che delle diverse articolazioni del potere statale, per promuoverne la gestione in forme trasparenti di autogoverno.
    Gli ambiti a cui fa riferimento questa prospettiva sono due: il primo è costituito da esperienze di lotta e organizzazione già in corso, con obiettivi chiari e definiti - anche se suscettibili di continui approfondimenti e ampliamenti - e che hanno accumulato grandi patrimoni di buone pratiche, di legami sociali, di saperi pratici e teorici, come le lotta della Val di Susa, il comitato No Dal Molin, la campagna contro la privatizzazione dei servizi idrici, le mobilitazioni dei pendolari, molte lotte contro gestioni o progetti scellerati nel campo dei rifiuti, molte iniziative per il controllo di scuole, nidi, attività culturali, servizi sanitari. Ma anche molte esperienze "molecolari" come quella dei Gas, gruppi di acquisto solidale, suscettibili di un'enorme espansione sia numerica - già in corso - che tematica: sono infiniti gli acquisti solidali che possono essere gestiti, a partire da quelli energetico.
    Il secondo ambito è dato da quei movimenti che si impongono sulla scena sociale con la loro urgenza, anche se la formulazione di obiettivi e strategie, quand'anche circostanziata, è lungi dall'aver esaurito le loro potenzialità: innanzitutto la resistenza dei lavoratori della Fiat e le lotte di tutte le aziende in crisi o sottoposte a processi di ridimensionamento, ristrutturazione o delocalizzazione; poi il movimento degli studenti, dei ricercatori e di quei docenti che hanno solidarizzato con loro; infine le prime, embrionali, mobilitazioni dei lavoratori migranti e le iniziative di coloro che promuovono per loro accoglienza e sostegno.
    Lungo il percorso di cui lo sciopero di oggi costituisce una prima importantissima tappa, non solo i soggetti che fanno capo a Uniticontrolacrisi, ma tutti coloro che avvertono l'urgenza di difendere, insieme ai diritti del lavoro, i cardini della vita democratica e la necessità di politiche orientate alla sostenibilità, possono riconoscersi in un'agenda comune. I suoi punti cardine sono l'aggregazione di soggetti e componenti diverse, con storie e culture differenti, con obiettivi e prospettive per ora scollegate; lo sviluppo congiunto di progetti condivisi: dagli ambiti più semplici, ma irrinunciabili, quali informazione e sensibilizzazione delle persone e delle reti che ciascuno è in grado di raggiungere, a quelli più complessi, quali la messa a punto di rivendicazioni, di nuove pratiche, o di iniziative di autorganizzazione sul modello dei Gas e dei centri sociali.
    Fondamentale in questa congiuntura sociale è la combinazione delle pratiche di lotta o di autorganizzazione con i saperi che il movimento universitario, il mondo della ricerca e quello della cultura possono mobilitare e mettere a disposizione degli altri movimenti, in modo che il tema della conversione ambientale diventi il centro di un nuovo sentire, contrapposto al "pensiero unico" e in grado di sgomberare il campo dai residui con cui, in misura maggiore o minore, esso continua a intasare le menti di ciascuno di noi. Ma, soprattutto, in modo da promuovere, partendo dall'università, una vera riforma dei saperi: che investa non solo l'organizzazione del mondo accademico, l'entità e le fonti del suo finanziamento, ma soprattutto i contenuti della cultura che in esso si elabora e si trasmette. Questo nuovo rapporto tra lotte, movimenti e saperi potrà dare forma, in ogni ambito territoriale o settoriale raggiungibile, a istituti di consolidamento e di autogestione delle nuove aggregazioni; cioè a embrionali organi di autogoverno dei beni comuni.
                                      www.guidoviale@blogspot.com


I COMMENTI:
  • i meccanici e quanti la pensano come loro e si sono battuti ieri sono destinati alla sconfitta. Non hanno partito in Parlamento e non hanno dalla loro parte la CGIL che è maestra nell'assecondare la discesa agli inferi della classe operaia: dalla legge biagi, al collegato lavoro, ai precari della scuola, alla Università, ai 500 mila licenziati della pubblica amministrazione.
    Fiom e Cobas non hanno la forza per reggere l'urto di forze che vanno dalla Confindustria al PD alla CGIL: 29-01-2011 15:34 - pietro ancona
  • Non è che Viale sia scemo, viale fa svolazzi poetici invece di prendere atto dei problemi concreti nel concreto divenire del mondo.
    Nuovi stili di vita? Nuovi saperi? Consumi collettivi?
    Tutto giusto e tutto, teoricamente interessante.
    Peccato che NEL FRATTEMPO il capitalismo ha inventato le automobili con l'ABS che hanno fatto scendere in Italia i morti sulla strada da 10 000 a 4 000, le reti telematiche che ci tengono qui a discutere con Viale, gli infissi in PVC con i doppi vetri e il gas argon in essi incorporato che fanno scendere il consumo energetico degli appartamenti e aumentsano la salubrità degli ambienti.

    E' il capitalismo che ha inventato tutto questo e finché i produttori (scienziati, operai, tecnici, gestori della produzione) non ideeranno qualcosa di diverso dall'impresa capitalistica per la loro produzione e il loro costante rinnovamento tecnologico e produttivo, il capitalismo rimarrà egemone perché la gente preferisce muoversi senza incidentalità,comunicare e stare al caldo piuttosto circolare con una trabant, usare i piccioni viaggiatori o mettere un pezzo di cartone alla finestra.

    VIALE NON SI CAPISCE? O SI CAPISCE TROPPO BENE: NON HA MAI DOVUTO METTTERE UN PEZZO DI CARTONE AL POSTO DI UN VETRO ALLA FINESTRA DI CASA. 29-01-2011 08:59 - VALERIO CACIAGLI
  • E'vero e giusto ciò che scrive. Condivido, anche, se con qualche remora, l'analisi delle aggregazioni che hanno portato a una sorta di amalgama per la creazione di "uniticontrolacrisi".
    Sarebbe un mondo perfetto un futuro dove si imbocca un difficile percorso, anche se graduale, di smantellamento e di riconversione di impianti industriali per la salvaguardia dell'ambiente.
    Ma credo che adesso abbiamo una priorità più alta, che è la difesa della nostra democrazia, e dei nostri diritti personali, che sono arrivati a livello di guardia.
    Non so se avete sentito il messsaggio del Presidente del Consiglio dove proclama scioperi contro la magistratura, dove nega il diritto al giudizio per sè, dove giura la modifica della Legge.
    Forse questo è più immediato perchè più vicino come pericolo, anche perchè non vedo nessuno in grado di contrastarlo, dove è l'opposizione, dove è la sinistra, dove è chi dovrebbe lottare per mettere in pratica tutto ciò che è scritto nell'articolo sopra?
    E' di ieri l'intimidazione di Masi a Santoro a inizio serata, che piaccia o non piaccia come trasmissione, è inammissibile. Sono dell'altro ieri gli insulti alla trasmissione di Gad Lerner in diretta dal Presidente del Consiglio, che ha definito la trasmissione un postribolo...........Lui!!!!
    Mi sento proiettata indietro di anni e di secoli in quanto a cultura e stato sociale.
    E noi facciamo le primarie, e loro fanno le primarie, con i cinesi in fila!
    E parliamo di riconversione industriale?
    Dobbiamo iniziare a combattere per riconquistare la nostra democrazia, i nostri diritti, le nostre fabbriche, e poi iniziamo a pensare di nuovo ai voli alti intellettuali.
    Stimo molto Viale, ma adesso (forse nessuno se ne è accorto), siamo in piena emergenza, se continuiamo a filosefeggiare come abbiamo sempre fatto, ci ritroviamo Berlusconi al Quirinale che fa carta straccia della Costituzione mentre noi continuiamo a pensare ai massimi sistemi.
    Donatella Castellucci 28-01-2011 22:55 - donatella castellucci
  • Sulla necessita' di cambiamenti che portino ad uno sviluppo sostenibile sono assolutamente d'accordo. Mi pare pero' che per farlo bisognera' creare "l'uomo nuovo", quello che accettera' e difendera' questi cambiamenti. E qui ho paura che caschi l'asino. 28-01-2011 18:22 - Murmillus
  • Gli operai sono scesi in piazza e marciano verso una nuova stagione di lotte che non si fermano a un referendum.
    Quello che vediamo è solo l'inizio di una storia che verrà! 28-01-2011 16:38 - maurizio mariani
  • E' piuttosto difficile leggerla e capire cosa voglia dire. 28-01-2011 15:40 - stefano
  • bho,
    saro' scemo io ma sto Viale proprio non si capisce. ma facesse un esempino pratico, con numeri e cifre.... 28-01-2011 15:27 - Woland
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