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Norma Rangeri
Il Caimano chiama il pubblico per aizzare la piazza
Dal bunker berlusconiano un altro videomessaggio, il terzo dall'inizio dell'anno, atterra nelle case degli italiani per scandire i tempi e dettare le modalità dell'estrema difesa. Il Caimano che incita la folla all'assalto del Tribunale, si appella al popolo televisivo sventolando la bandiera della democrazia. Nel forsennato tentativo di non affogare sotto i colpi di accuse che lo inchiodano al ruolo di promotore della prostituzione di stato, Berlusconi appare sugli schermi dopo aver ordinato ai suoi colonnelli, durante il consiglio dei ministri, di accelerare la pratica dell'oscuramento di Annozero. Si presenta ai telespettatori seduto alla solita scrivania mentre è ancora fresca l'eco del pesantissimo intervento del direttore generale, Mauro Masi, in diretta giovedì sera da Santoro per dissociarsi dal programma che discuteva delle prostitute di Arcore. Il premier annuncia al pubblico che sarà lui a scegliere i magistrati più adatti a giudicarlo e dichiara che «il livello di guardia è stato superato».
Il videomessaggio arranca in una rappresentazione che deve convincere chi non legge i giornali e poco sa dei fatti. Aggiunge che «è giunto il momento di ristabilire l'equilibrio tra i poteri dello stato», assicura che «il governo andrà avanti». Come sempre nella tecnica del ribaltamento della verità, come accade appunto nella drammatica scena conclusiva dello spietato e lucido film di Nanni Moretti , il protagonista dell'attacco forsennato alla divisione costituzionale dei poteri, il politico che chiama la piazza all'assalto contro l'ordine giudiziario che osa processarlo, Berlusconi si ritaglia il ruolo della vittima per costituire l'alibi dell'ultimo strappo.
Durante il videomessaggio lo vediamo replicare il mantra della violazione della privacy, e recitare la parte del cittadino comune afferrando la cornetta di un telefono per agitarla davanti alle telecamere e concludere che siamo tutti spiati. Non è lui che ha violato ogni legge, pubblica e privata, ma è il potere giudiziario che è andato «oltre ogni limite» e dunque va ricondotto a più obbedienti comportamenti.
Isolato, indebolito, politicamente alle corde Berlusconi torna a parlare agli italiani dopo averlo già fatto il 14 gennaio, all'indomani della sentenza della Cassazione sul legittimo impedimento, e il 19 gennaio dopo la consegna in parlamento delle carte della procura di Milano. Nonostante il consiglio dell'amico Giuliano Ferrara di andare in tv per affrontare le accuse in un confronto diretto con i giornalisti, il capo del governo insiste sul collaudato copione del monologo che non ammette replica.
Di fronte a un comportamento politico che non rispetta nessun altro potere se non il proprio, e a una strategia mediatica che non ammette il contraddittorio della libera informazione, il gioco si fa duro. E alla piazza si dovrà rispondere, da parte delle opposizioni, con la piazza.
La presenza estesa e forte degli operai e degli studenti nelle decine di manifestazioni organizzate dalla Fiom in tutto il paese, alleggerisce questo clima plumbeo e mette in campo un argine democratico. Mentre cresce, con l'accavallarsi di iniziative pubbliche, l'appuntamento del 13 febbraio, una mobilitazione della società civile sollecitata da un appello di donne rivolto a tutti, ma in particolare agli uomini (perché «se non ora quando?») per ritrovarsi a Roma nello stesso giorno in cui probabilmente Berlusconi chiamerà il Pdl a piazza Duomo a Milano.
Assestati i colpi secchi al potere parlamentare e giudiziario, fino a far tremare ogni punto di equilibrio (dal senato alla camera, alla presidenza della repubblica), stiamo arrivando a un nuovo tornante. Se alle elezioni si dovrà arrivare, il massimo esperto di propaganda le prepara infuocando la piazza. Reale e virtuale.
- 30/01/2011 [20 commenti]
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Ora basta ! Si, ora basta ma a cosa serve firmare l’ennesimo appello o votare con un click l’ennesimo sondaggio?
Occorre che l’Italia pulita, l’Italia perbene abbia il coraggio di un dissenso visibile e allora promuoviamo un’iniziativa collettiva come la rivolta delle casseruole che tanto successo ha avuto in paesi dell’America Latina per mandare a casa Berlusconi : stendiamo ai nostri balconi, appendiamo alle nostre finestre delle lenzuola bianche (lenzuola pulite contro i panni sporchi di Arcore!) con scritte tipo: basta, dimettiti, via dall’Italia, io non ti ho votato, tu non mi rappresenti…..
Non credete che se la gran parte delle finestre di tutto il paese (perché siamo una maggioranza anche troppo silenziosa) gridasse a gran voce il dissenso qualcosa dovrebbe succedere? E’giunto il momento che la società civile faccia sentire tutto il peso della sua indignazione (vedi Tunisia) e nello stesso tempo sproni i politici ad agire senza indugi, forti di un sostegno popolare diffuso e compatto.
Lo devono fare soprattutto le donne, che sono le più strumentalizzate nelle recenti vicende, ma anche gli uomini insomma tutti coloro che .indipendentemente dal partito di appartenenza vogliono affermare che c’è un’altra Italia, per non doversi sentir chiedere dai figli e dai nipoti “ma voi dove eravate?”
Io ho già pronto il mio lenzuolo e lo stendero’ al balcone dal 4 febbraio giorno in cui il mio nipotino compirà sette mesi e sarà il mio regalo per lui!
Piera d’Annunzio 30-01-2011 10:11 - armando.sanguini
Ma per favore, basta con Berlusconi ! Se ne deve andare ! Norma Rangeri ha tutte le ragioni di questo mondo. Il comportamento del nano di Arcore non è più un fatto politico, è una vergogna nazionale. 30-01-2011 01:31 - gianni
il lavoro della Procura di Milano. E' il suo incubo. Ha provato a denigrare la magistratura come comunista e golpista, ha cercato di sconfessare la Ilda Boccassini con notizie, pubblicate dai suoi servi giornalisti, di un flirt con un giornalista dell'Unità circa vent'anni fà. Ha dichiarato che i suoi giudici naturali sono quelli del Tribunale dei Ministri. Come Se li potesse scegliere lui i giudici!! Addirittura vorrebbe ripresentare una legge "ad personam" tipo il processo breve. Ma penso che questa volta il processo in breve tempo glielo fanno i magistrati. Insomma è una fiera in gabbia. Non sa più come uscirne. Oltretutto con la storia di Ruby, che lui pensava che fosse la nipote di Mubarack, ha portato jella pure al Presidente Egiziano che probabilmente sarà costretto a dimettersi anche prima del Caimano. Chissà che non gli chieda di farsi ospitare ad Arcore, almeno potrà riabbracciare la sua cara nipotina...magari durante un altro Bunga Bunga. 30-01-2011 01:13 - Alser
SE NO LA DITTATURA DELL'INFORMAZIONE E' TOTALE. 29-01-2011 23:32 - giuseppe polinori+ancona