domenica 17 febbraio 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale domenica 17 febbraio 2013
ACQUISTA IL PDF
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
COMMENTO
30/01/2011
  •   |   Rossana Rossanda
    Un respiro del mondo

    Chi si aspettava una rivolta popolare in Tunisia, in Algeria, in Egitto? Nessuno. Non la Francia, persuasa di detenere idealmente il controllo su un paese che era stato sua colonia e ha fatto una gaffe clamorosa proponendo a un Ben Ali, già in fuga, di mandargli a sostegno le sue forze più esperte in tema di repressione. Non gli Stati Uniti, che avevano nel vacillante Hosni Mubarak il più forte alleato in Medioriente, l’Egitto essendo uno dei due paesi ad aver riconosciuto formalmente lo stato di Israele e speciale nel dare un colpo al cerchio e uno alla botte nel conflitto fra Israele e Palestina. Barack Obama, che segue ora per ora la situazione, ha un bel chiedere a Mubarak di non ricorrere alla repressione. Mubarak non è tipo da prendere consigli e sfida ancora un popolo in collera, niente affatto disposto a contentarsi del licenziamento del governo e di un discorso pieno di promesse da parte di un despota.
    La rivolta è partita dalla Tunisia, e sta contagiando la riva meridionale del Mediterraneo. E’ stata bloccata da un esercito potente e proprietario in Algeria, sul cui regime nessuno apre il becco, sia perché è il nostro grande fornitore di gas, sia perché vi abbiamo degli interessi enormi, sia perché la si considera un freno all’allargarsi dell’islamismo. Questo è stato anche il pretesto della Francia per appoggiare Ben Ali - ma non è bastato che costui e la consorte, abbandonati dall’esercito, tagliassero la corda con le immense ricchezze rubate, perché il popolo si contentasse. Il tentativo di mettere in piedi un governo in parziale continuità con il precedente ha sollevato le furie del paese, che continua a ribellarsi non in nome di dio contro gli infedeli, ma per una ripresa dei suoi diritti, per una appropriazione del maltolto, per la libertà di esprimere un governo suo.
    Lo stesso in Egitto, dove la liquidazione del governo da parte di un Mubarak, deciso a non mollare il suo posto, non ha fatto che aumentare la collera. Anche in Egitto l’esercito ha sfoggiato i carri armati ma non ha sparato sulla gente, e gruppi di manifestanti si arrampicano fraternizzando allegramente sui blindati, mentre danno fuoco alle camionette della polizia, alla sede del partito del presidente, a simboli ed edifici pubblici. Mubarak ha ordinato venerdì sera il coprifuoco e le strade del Cairo si sono riempite, la città si è accesa di fiamme. I Fratelli musulmani, che avevano avuto un’ottantina di seggi alle passate elezioni e subito sono stati messi fuori gioco, hanno raggiunto la rivolta, ma non sono stati loro a farla partire, bensì una folla che non ne può più, che non ha più di trent’anni, che altro fuorché Mubarak non ha conosciuto. E sulla quale punta forse chi ne sarebbe un leader possibile, Mohamed El Baradej, che per l’Aia aveva frenato i bollenti spiriti di Bush contro l’Iran, che è tornato in Egitto a manifestare con la folla ma impedito dalla polizia di parlare. Per ora sono solo popolo, masse e individui che sfidano tutti i poteri. I regimi hanno distrutto partiti e sindacati, ogni corpo intermedio.
    Gli stessi Fratelli musulmani sono un residuo, ingente, di un partito molto perseguitato. Chi, come, strutturerà la transizione dalla rivolta di un popolo a un governo di un popolo?
    Sono paesi dei quali la torpida Europa, venuto meno il colonialismo, nulla ha voluto sapere salvo mantenere i propri interessi senza disturbarne il regime, quale che fosse. La incaricata degli esteri alle Ue, Katherine Ashton, è stata incapace di dir parola. Pilateschi, i singoli governi stanno a vedere, invitando alla moderazione. Perfino gli Usa hanno detto: «Non reprimete, ogni popolo ha i suoi diritti», l’Europa no. Silenzio di Israele. Silenzio dell’Arabia saudita.
    Certo l’esito della rivolta magrebina (vedremo che succederà in Libia e in Marocco, e se è propria chiusa la pagina algerina) ed egiziana (vedremo quel che può succedere in Siria e in Giordania) peserà non poco sullo scacchiere internazionale. Ma intanto salutiamo un movimento straordinario, coraggioso, laico, nel quale è tornato a soffiare il vento dei sollevamenti di libertà. Sono società giovani, impoverite, complesse, acculturate, ricche di personalità libere. Sono di religione musulmana e dicono la povertà degli stereotipi che ci siamo costruiti dell’Islam. Sono diversi e complessi nelle strutture politiche quasi abbattute dalle tirannie, e nella molteplicità delle figure militari, più o meno inserite nei poteri e nella proprietà. Sono diverse del tutto nelle strutture civili. La Tunisia aveva dato alle donne uno statuto uguale a quello delle francesi ma aveva azzerato la libertà di stampa. L’Algeria ha una certa libertà di stampa ma ha reimposto il velo alle donne. In Egitto non funziona né la libertà delle donne né quella della stampa. In Tunisia abbiamo visto donne dovunque, fra i manifestanti, col velo o senza; in Egitto, venerdì sera, era un piccolo fantasma in nikab completo, corpo e volto coperti da veli e stoffe di color lilla, che stava alla testa di un gruppo di manifestanti, determinata e furiosa. Protestano perché disoccupate da quattro anni, perché giornaliste impedite di scrivere, perché donne che ne hanno abbastanza.
    I rapporti di forza possono cambiare di ora in ora. Le immagini si accavallano. Ma intanto sono un respiro del mondo e danno voglia di respirare anche a noi, che con la democrazia il coraggio sembriamo averlo perduto.


I COMMENTI:
  pagina:  1/2  | successiva  | ultima
  • le spiegazioni di un paio di letori ovviamente non spiegano nulla a proposito di Lenin e e=della rivoluzione rusa.
    E poi, perche' la redazione del Manifesto non ama i dialoghi (ex post)? Non mi pare il Manifesto sia dalla parte di Stalin. Mi farebbe piacere avere una indicazione "ufficiale". 01-02-2011 14:22 - Murmillus
  • è ora che rinasca un modo più più giusto per poter continuare ad esistere con la convinzione che: la la dignità, la libertà, la socievolezza, sa vincere nel tempo, l'ingordigia la sozzura, la prevaricazione degli omuncoli che si credono eterni !!! 01-02-2011 12:53 - von benedict
  • Attenzione Andrea a disprezzare superficialmente le nostre le democrazie di cartapesta. Per molti popoli esse sarebbero un vero e proprio paradiso,anche se contengono iniquità. I popoli che si stanno ribellando alle dittature devono saper trovare uno sbocco che garantisca accanto ai miglioramenti economici anche le libertà civili. Non sempre ciò coincide e spesso la mancanza delle seconde trascina all'annullamento dei primi. Per far che ciò non accada nuovamente (caso Iran) e consapevoli dell'interessata attenzione delle nazioni più potenti (non solo occidentali) mi chiedo se possa nascere un nuovo movimento internazionale che ponga la questione dello sviluppo insieme con quella della libertà e della democrazia. C'è ancora una sinistra da qualche parte nel mondo che vorrebbe farsi carico del problema ? 01-02-2011 10:45 - Marino
  • caro andrea, diciamo che il tuo sconforto può essere letto, nelle sue origini, anche al contrario di come lo leggi te: dove non c'è benessere e democrazia (sia pure nelle forme disgustose a cui l'occidente ci ha abituati, sia per il benessere che per la democrazia) c'è la guerra e i morti per la strada.
    Certo Rossanda, forse anche tu, attribuisce alla mancanza di coraggio di noialtri la mancanza dei roghi per la strada paragonati a un respiro del mondo; rimane però da stabilire se il coraggio sia UNA VIRTU' POSITIVA.IO CREDO DI NO, RISERVANDO L'ATTRIBUTO DI VIRTU' POSITIVE ALL'UGUAGLIANZA E ALLA LIBERTA', DOTI CHE FANNO DIFETTO SULLE BARRICATE, PERFINO NEL MAGHREB. 01-02-2011 09:03 - VALERIO CACIAGLI
  • Tunisia, Egitto, Algeria. Tutti Paesi che il Governo Berlusconi definiva "liberi e democratici" e con i quali intratteneva " fraterni rapporti di amicizia". E tra poco spero toccherà alla Libia. E dopo ? Niente più accordi liberticidi contro gli immigrati, e niente più cene con "bunga-bunga" assieme a Gheddafi.Berlusconi è rimasto solo anche sul piano internazionale. Gli rimane solo l'amico" Putin e la sua corte di mafiosi. Ma fino a quando ? 01-02-2011 07:54 - gianni
  • Gli USA sembrano aver "mollato" Mubarak al suo destino.
    E l' UE si è accodata prontamente.
    Vuol dire che una accettabile alternativa al "Faraone" iniziano ad intravederla.

    Sta a vedere che coincide con quella che anche la sinistra occidentale dovrebbe augurarsi! 01-02-2011 07:51 - Galaverna
  • Gentile Murmillus, so che la Redazione del manifesto non ama i dialoghi (ex-post!). Ci provo lo stesso sperando che la Prof. Rossanda non sottolinei con la penna rossa. A me la Rivoluzione Russa e' sempre sembrata piu' un colpo di Stato che una Rivoluzione. La sinistra si e' bevuta come modello, per decenni, il mito dell'elite rivoluzionaria ben organizzata che dirotta insurrezioni piu' ampie di settori eterogenei della societa' a proprio favore. Gli islamisti hanno imparato la lezione ed ora il pericolo e' ribaltato. C'e' troppo entusiamso intorno alla rivolta per la rivolta.
    In prospettiva socialista vedo piu' rivoluzionaria l'elezione (democratica) di Lula o di Evo Morales o i riformismi di Cuba e del Viet Nam. 01-02-2011 04:50 - Ahmed
  • siamo tutti felici quando un popolo si libera di un regime illiberare, oppressivo, autoreferziale e quasi monarchico. Il timore, come leggo in molti commenti però è di prendere l'abbaglio Iran, la deriva islamista. Che, all'epoca, molti di noi a sinistra non capirono e applaudirono. Sappiamo come è andata a finere. E speriamo che agli egiziani vada meglio. 31-01-2011 23:51 - antonio
  • per murmillus - se conosci la "storia" del comunismo dovresti saperlo,e la storia della rivoluzione russa. 31-01-2011 22:24 - donatella castellucci
  • Forse anche noi occidentali dovremmo apprendere la lezione dei popoli magrebbini.... ma forse abbiamo i supermercati con scaffali troppo pieni, troppi telefonini in tasca, toppa voglia di una macchina nuova e sopratutto troppa televisione per accorgerci di quanto siano di cartapesta queste nostra tanto sbandierate democrazie. 31-01-2011 18:14 - Andrea
I COMMENTI:
  pagina:  1/2  | successiva  | ultima
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2011 [ 26 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 30 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
ROVESCI D'ARTE Arianna Di Genova
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
ESTESTEST Astrit Dakli
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
SERVIZI