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Sandro Medici
Alemanno vattene
Uno sguardo disperato che ci guarda dalle prime pagine dei quotidiani: una donna rom che urla invano, racchiusa nel suo fotogramma. Ha appena perso i suoi quattro figli. Sono morti bruciati in una baracca. Di domenica sera in una Roma invernale. Li ha uccisi certo la miseria, ma ancor più un'indifferenza a volte anche pietosa ma più spesso crudele, anzi feroce. Ci conviviamo, con queste tragedie. Non lo diciamo a voce alta, ma in fondo lo pensiamo che nelle nostre città sia fisiologico, ogni tanto, assistere a roghi nei campi nomadi, dolenti o dolosi che siano. È un po' così che si riesce ad andare avanti senza troppi rimorsi. Un soffio freddo di malessere, una puntura di dolore, una chiacchiera contrita. E finita presto l'amarezza, si torna laddove si era rimasti: ai nostri affanni, alle nostre ritmiche, al qui e ora e forse domani. Piccoli moralismi antipatici? Forse. Ma è innegabile che il popolo rom sia un ingombro delle coscienze, prim'ancora che un problema sociale. Ed è esattamente questa la ragione per cui la destra italiana si può permettere di maltrattarlo e perseguitarlo. La debolezza dell'indignazione, l'assenza di proteste, l'esilità delle iniziative di difesa, tutto questo è complementare al rifiuto di una politica di sostegno sociale e di riconoscimento dei diritti umani. Di più, chi oggi fa opera di contrasto alla presenza dei nomadi nei territori riceve larghi consensi in quei territori stessi.
Quel ch'è successo a Roma è esemplare. Il sindaco Alemanno ha vinto le elezioni anche perché ha promesso che ci penserà lui a risolvere il problema degli zingari: basta con questa molesta popolazione che minaccia e infastidisce, andava dicendo nelle piazze. Ebbene, passano tre anni e lo ritroviamo oggi che maledice una non meglio precisata burocrazia che gli impedirebbe di realizzare un ancor meno precisato piano nomadi. Con chi ce l'ha? Con se stesso, c'è da immaginare, visto il suo sguaiato ma inefficace protagonismo.
È che in città la condizione dei campi è sensibilmente peggiorata, sia in quelli più o meno autorizzati, sia (a maggior ragione) in quelli spontanei. Nell'attesa di definire un piano per realizzare campi di accoglienza, peraltro militarizzati, il Comune si è accanito nello smantellare e sgomberare, al solo scopo di assecondare gli istinti razzisti. La conseguenza di questa attività muscolare è stata rovinosa: migliaia di persone scacciate dalle loro baracche che vagano in tutta la città alla ricerca di un rifugio. Quando lo trovano, spesso vengono nuovamente sgombrate e nuovamente si mettono a cercare un posto dove accamparsi, in una trasmigrazione feroce per i più deboli, i bambini. Il Campo di Tor Fiscale dove sono morti i quattro bambini era uno di questi insediamenti di risulta, che vanamente il IX Municipio chiedeva di assistere.
Invece di scaricare penosamente le responsabilità, Alemanno dovrebbe con onestà ammettere la sua inconcludenza e riconoscere limiti ed errori delle sue anguste politiche. E andarsene. Se Roma avesse un sindaco migliore, la città sarebbe migliore anche per i rom.
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Mi ricordo di un bambino roma che chiedeva l'elemosina sui marciapiedi del policlinico di Roma in via Regina Elena. Aveva la gamba sinistra ripiegata sulla coscia e messa nel pantalone per simulare la perdita della gamba. Stava li immobile per ore. Migliaia di persone lo hanno visto, da bambino ha continuato a stare li per anni fino forse a sedici anni quando non poteva piu' nascondere l'arto. Non ho mai detto o fatto nulla anche se la cosa mi faceva male, quasi fosse una cosa normale stare li in quella orrenda posizione seduto su un cartone posto sull'asfalto. L'ho visto piangere ma non ho detto nulla. Ho fatto come hanno fatto migliaia dipersone che l'anno visto e probabilmente seguito nell'indifferenza per anni. E' questa una dei sensi di colpa piu' grave che mi porto dentro da almeno quaranta anni. Ma l'indifferenza e' contagiosa e noi viviamo in un mondo cattolico in cui nessuno fa il suo dovere ma tutti fanno i propri comodi.
Racconto questo fatto personale perche' mi ritengoo responsabile come il padre di quel bambino per quella tortura e forse ancora piu' colpevole perche' avevo gli strumenti per capire. Mi domando pero' (e non vuole essere una giustificazione) cosa avrebbero fatto le autorita' preposte se le avessi in qualche modo avvisate. O probabilmente gia'sapevano del fatto. Siamotuti responsabili 'in prima persona". Dobbiamo cambiare il mondo e noi stessi.
Ribadisco la mia proposta a Sandro Medici sindaco di Roma. 09-02-2011 16:14 - Murmillus
Quello che tu sostieni è corretto, ma è solo una molto limitata parte della verità: è vero che la società non fa praticamente nulla per aiutare i nomadi, ma loro stessi non fanno nulla per farsi aiutare e non sembrano minimamente interessati... Se vuoi, è il classico gatto che si morde la coda. Accusare i politici, specie di destra, di malafede nell' abusare di questa situazione x bassi scopi elettoralistici è più che giusto, ma è altrettanto falso sostenere che i nomadi siano così civili, ansiosi di cambiare e d' integrarsi al normale vivere civile: semplicemente ciò non è vero. Penso che addossare loro tutte le colpe sia sbagliato ed eccessivo, ma anche fingere di non vedere la (brutta!) realtà di degrado, d' ignoranza, di marginalità spesso auto-scelta, ecc. che essi stessi spesso alimentano, sia altrettanto errato e tutto sommato molto perdente, sia per i loro stessi interessi che per le poche controparti politiche (esempio: l' estrema sinistra!) apparentemente desiderose di prenderne le parti. In pratica, raccontare tante belle balle, sia ferocemente "razziste" da un lato, sia palesemente ed ingiustificatamente "buoniste" dall' altro, sia solo enormemente demenziale, oltre che poco utile a migliorare le cose... Occorre sempre partire dalla nuda e cruda realtà, senza pregiudizi anti-rom, ma senza neppure tante finte e presunte solidarietà immotivate e pelose (a parole, quasi mai nei fatti!)...
PS: Noto ancora una volta che appena qualcuno osa "uscire" dal seminato "sinistroide" delle presunte minoranze eternamente perseguitate, non si capisce neppure bene da chi e perchè, che subito scatta in automatico il solito "richiamo della foresta" a parlare di "razzismo" ed amenità varie. Spiace notare che quando si hanno pochi argomenti concreti e reali da opporre, subito scatti il solito, vecchio e perdente "riflesso condizionato" dello slogan e dei discorsi genericamente buonisti e finto-consolatori... 09-02-2011 15:43 - Fabio Vivian
http://corriereimmigrazione.blogspot.com/2011/02/se-essere-rom-diventa-una-colpa.html 09-02-2011 11:20 - Marco
quello che ci deve preoccupare e' che ci sono in Italia le condizioni sociali per il ritorno di un nuovo tipo fascismo: a quando la mobilitazione di massa dei "giusti" prima che sia troppo tardi? 08-02-2011 20:35 - peppo