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Norma Rangeri
Il segreto delle donne
Ci sono momenti in cui è necessario farsi vedere anche dai ciechi. Così eccole le donne date per disperse, eccole nelle piazze stracolme, con molti uomini, nessun moralismo contro le prostitute di Arcore, senza bandiere di partito, contro Berlusconi, obiettivo numero uno ma, a seguire, contro molti altri democratici esemplari del suo sesso. L'impetuosa marea è stata, altro fatto inedito, alimentata da una discussione larga che l'ha rafforzata. Le donne sono fatte così: discutono ma curano le radici, affilano la critica ma costruiscono relazioni e quando è il momento di dare una scossa scatenano il terremoto.
La forza dei numeri e la ricchezza dei contenuti hanno prodotto un evento politico che può stupire solo chi non ha mai capito molto del femminismo italiano. Le donne in piazza hanno mostrato che le trovi là dove sono sempre state, nella società e nella cultura, dentro e fuori la famiglia, dentro e soprattutto fuori i partiti. Una lezione a questa classe dirigente (dalla politica all'informazione) che reagisce solo davanti alle piazze piene. Era stupefacente, nel day-after, scoprire gli autorevoli giornaloni nazionali "aprire", per una volta nella loro centenaria storia, con le ragioni del paese anziché con le convulsioni del palazzo. Anche se poi lo stile, di commenti e cronache, non riusciva proprio a evitare il "colore", l'ironico ammiccamento a quella sconosciuta dell'università Virginia Wolf (fondatrice di uno dei centri più importanti della storia del femminismo italiano) salita sul palco.
Non avremmo avuto la folla straripante del 13 febbraio senza la sedimentazione di una cultura politica forte e sempre attiva, nella riflessione come nella quotidiana esperienza di vita. Non avremmo avuto discorsi e domande dove sempre si recitano comizi e slogan. Dal palco arrivano le parole di tutte le altre. Parlano del corpo di Ruby come dell'economia che ci sgoverna, delle responsabilità della sinistra, del potere maschile. L'attrice, la studentessa, la poetessa, la suora raccontano le esperienze dolorose delle persone.
Berlusconi accusa le manifestanti di essere "faziose", perché le vere donne possono solo amarlo. I berlusconiani in mutande alimentano questo surreale delirio, le ministre cooptate dal sultano balbettano di piazze «radical-chic». Radicali di sicuro e chic non è un peccato, né un reato. Bersani invece applaude alla grande prova di democrazia, spera che «sia colta la voce arrivata dalla piazza». Sarebbe ora perché la campana suona anche per lui.
Le donne hanno un paese caricato sulle proprie spalle (anche prima dell'era berlusconiana), sanno che di questi partiti non possono fidarsi, forse hanno delegato troppo a una rappresentanza sempre più asfittica e povera, chiedono un'opposizione all'altezza del disastro in cui siamo. Sono consapevoli della necessità di far fronte tanto alle macerie del berlusconismo quanto alle sconfitte della sinistra. Le manifestazioni segnalano la presenza di un soggetto che spinge per cambiare l'agenda politica. Naturalmente mandando a casa Berlusconi, ma non solo lui.
- 28/02/2011 [14 commenti]
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Se è vero che la visione globale dà l'idea di una voce comune, il particolarismo di ogni soggetto partecipante è portatore/portatrice di un fine politico preciso. Tant'è che con la piazza nella sua globalità non sono riuscita a identificarmi, e mi sono anche intristita perché ogni 29 Novembre e ogni 8 Marzo siamo in piazza per rivendicare la dignità delle donne, eppure un milione non lo siamo mai perché?
Perché non ho letto ne sentito parlare di autoderminazione? perché non ho sentito chiedere agli uomini se anche loro non si sono sentono offesi dalla mancanza di dignità che le donne hanno in Italia? Perché nessuno chiede il conto da pagare, perché non è lo psiconano la causa di tutto ne è solo il prodotto di una situazione culturale più vecchia di lui.
Qualunquismo e molta moralità invece ho visto in piazza, sia sugli strisiconi che sulla bocca delle donne. Ovviamente felice di vedere che qualcosa si stia muovendo, ma siamo ben lontani da una coscienza politica di genere trasversale. 16-02-2011 15:03 - Sara
Sarebbe importantei prendere coscienza e lottare per la dignità di tutti i cittadini italiani e più ancora per tutte le persone di questa terra. Si tratta di lottare contro la mercificazione di persone, salute, ambiente, e tutto quanto esiste, di cui la situaxione dell'Italia é solo un frutto maturo.
E ricordarci anche che siamo tutti colpevoli per lo stato della nostra società e del nostro pianeta; i paesi che ancora non sono al nostro livello di "sviluppo" tirano il collo per arrivare ad essere come noi, dignità delle donne comprese.
Solamente una presa di coscienza e una riflessione di tutti può far comprendere come il male sia ben più grave della sola dignità delle donne.
Facciamo pure una, dieci, cento manifestazione, ma cerchiamo di chiarirci bene gli obiettivi.
Va bene, per ora, se si ha necessità che si dica "Contro Berlusconi, contro la corruzione e i disvalori di cui é portatore (insieme a tanti di noi purtroppo)."
ciao
tamara 16-02-2011 09:37 - tamara
Un amico che è rimasto a casa sottolinea come per anni "L'espresso" abbia mercificato il corpo femminile e manchino autocritiche. Non posso dargli torto, ma invito tutti noi uomini a stare a fianco delle rivendicazioni femminili per cambiare l'aria che tira nel nostro paese, al di là del signor B. 15-02-2011 22:11 - Giovanni
non condivido poi questo inseguire i temi 'caldi' e proporre articoli in hp solo e soltanto su questi. trovo ciò molto miope, un segnale dell'assenza di un'analisi minimamente condivisa. non credo che inseguendo ogni manifestazione popolare di piazza si vada lontano. 15-02-2011 18:52 - Acci
Concordo su tutto e ti mando un pezzo in tema.
"La rivoluzione partì dal bunga bunga, quando alla fine il Paese capì che era il criterio di selezione della classe dirigente.
Ad ogni livello.
Lo capirono soprattutto le donne che fecero una bellissima manifestazione in tutta Italia.
Ma cominciarono a capirlo anche gli uomini.
Fu qualcosa di inarrestabile.
Se siete sposati o convivete, e se avete figli, anche voi capirete.
Avete presente quando la vostra moglie, compagna e madre dei vostri figli decide che qualcosa non va?
Qualcosa che di solito voi avete tollerato, che in qualche modo avete contribuito a creare, ma non per vostra volontà, quanto per quieto vivere, perché vi siete astenuti dal decidere, perché in fondo lo status quo faceva comodo.
Ma anche cose apparentemente banali, tipo il pranzo obbligato dai nonni, o l’uso di internet dei figli.
Lei un giorno ne ha abbastanza, chiarisce la situazione e la sistema, mettendo in riga tutti.
Ecco, accadde semplicemente che le donne capirono cosa non andava e che noi maschi non avremmo mai fatto veramente nulla per mettere a posto le cose, come al solito.
Dalla manifestazione nacque prima un movimento che ben presto diventò partito.
Le donne iscritte ai partiti esistenti cominciarono a dimettersi, tutte, e a confluire in quel partito.
Nei partiti tradizionali rimasero solo uomini, che, esattamente come qualsiasi marito lasciato improvvisamente da solo a gestire casa e figli, andarono nel panico.
Perché anche i partiti tradizionali, senza donne, non funzionavano.
Così il partito creato dalle donne si ritrovò a discutere, ma, come capita spesso in tutte le case, vennero lasciate da parte le questioni di principio e le ideologie, concentrandosi su quel che non andava.
E alla fine, pur discutendo animatamente, era pure facile proporre di cambiare le cose, se si lasciava da parte quella rete di condizionamenti reciproci, tipicamente maschili, che impediscono ogni vero cambiamento.
Alcuni maschi provarono a protestare, a riunirsi per mettere a punto qualche strategia, ma erano tutte strategie perdenti.
Mancava soprattutto la convinzione di opporsi a qualcosa che, in cuor loro, tutti sapevano essere inarrestabile.
E non fu solo perché l’elettorato era composto in maggioranza da donne, ma anche e soprattutto perché nei maschi emerse quasi subito la consapevolezza che a volte l’unica soluzione è ammettere la propria incompetenza e incapacità decisionale, e lasciar decidere chi ne è più capace.
Fu una rivoluzione silenziosa, gioiosa ed inesorabile.
Non furono fatti prigionieri.
Agli uomini rimase il calcio, rimase il lavoro, rimasero i bar, rimase pure il sesso, ed erano più felici, alla fine, perché potevano continuare a credere di essere importanti, e magari anche degli stalloni e i migliori amatori del mondo, ma senza altre responsabilità.
Il Paese, poi, funzionava che era una meraviglia.
Se non allora, quando?" 15-02-2011 18:24 - giampaolo