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Giuseppe Di Lello
La morale della fiction e l'uguaglianza costituzionale
Il 6 aprile Berlusconi andrà a giudizio immediato per un reato che, se non avesse fatto prevalere la sua strumentale ansia moralizzatrice, non lo avrebbe riguardato. Il secondo comma dell'art. 600 bis codice penale prevede che «chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni.....è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni...». E pensare che il precedente testo del reato di prostituzione minorile, introdotto dal «lassista» governo Prodi nel '98, prevedeva di punire il fruitore finale che approfittasse di una minore di età compresa tra i quattordici e i sedici anni, testo poi provvidenzialmente riformato dal suo governo, e su imput della Prestigiacomo, con la legge n. 38 del 2006: con Ruby diciassettenne si sarebbe salvato.
Pazienza, così va il mondo quando ci si imbarca in una campagna di protezione della morale pubblica nella convinzione che a pagare saranno solo i soliti sfigati pescati a peccare per strada e non i potenti chiusi nelle loro dorate dimore. Sensato e ineccepibile l'innalzamento dell'età a diciotto anni posto che per la capacità di autodeterminazione nonché di resistenza al potere e alle lusinghe del denaro e di altre utilità (carriere, show in tv, esistenze spesate e altro) era stato fissato un limite troppo basso. Altrettanto sensata e ineccepibile l'inchiesta dei pm di Milano, visto che, come recitava uno splendido cartello inalberato nella manifestazione del 13 scorso a Roma, solo il Cavaliere poteva considerare «legittimo impedimento» quella minore età.
Va da sé che Berlusconi non ha nessuna intenzione di farsi processare e proprio a ciò tende quando invoca la competenza del suo giudice naturale, il tribunale dei ministri. Per accedere a questo, però, ci sarebbe bisogno di un deliberato insindacabile della Camera dei deputati che ritenesse la concussione contestatagli un reato comune, non commesso per aver «agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo».
La strategia processuale, impostata dal Pdl alla Camera con il diniego della perquisizione dello studio del suo ragioniere-economo, è chiara: telefonò in questura nella sua qualità di presidente del consiglio per togliere dai guai la nipote di Mubarak e scongiurare un incidente diplomatico con uno Stato estero. Noi tutti ci abbiamo riso, ma se il Cavaliere, refrattario al ridicolo, sfondasse su questo fronte, con la maggioranza che ha e con la insindacabilità della decisione (sancita da una legge costituzionale) se la caverebbe ancora una volta. Per fortuna questa strategia già non ha retto al primo giudizio del gip e non sembra poter reggere nel caso di un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale data l'esilarante inconsistenza delle argomentazioni difensive. Per maggior fortuna, poi, comunque finisca in tribunale, l'impatto politico del caso non sembra aver più bisogno di un sostegno giudiziario.
Ah, le donne! Domenica scorsa la febbre di rivolta del Mediterraneo sembrava aver contagiato anche questo nostro paese, intorpidito da un ventennio di fiction berlusconiane ammannite dalle sue e dalle nostre televisioni e incapace di reagire ai tanti massacri sociali che più duramente di tutti hanno colpito loro, il loro lavoro e sempre di più la loro dignità. In centinaia delle nostre piazze Tahrir con allegria hanno gridato che il faraone è nudo, che se ne deve andare per ricominciare a sognare un Paese più giusto, dove tutte e tutti sono uguali, sia davanti alla legge che per dignità sociale, sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche e condizioni personali e sociali. E' il principio ugualitario della Costituzione che Berlusconi vorrebbe cambiare e dal quale, comunque, vorrebbe sottrarsi pensando ad una extraterritorialità delle sue dimore, dove non si applicano le leggi dello Stato, anche se malauguratamente fatte dai suoi governi e dove il corpo delle donne può essere umiliato, appeso ad un palo della lap dance dei suoi scantinati.
Un sogno di onnipotenza: le donne di tutta Italia più che i giudici di Milano glielo stanno trasformando in un incubo.
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Se - come fa, ad esempio, la quasi totalità dei membri dell'attuale maggioranza politica - si parte dall'ASSIOMA per cui quella di Milano è una procura geneticamente politicizzata in senso avverso a Berlusconi, ne discende come inesorabile sillogismo che qualunque atto giudiziario sia promosso da questa procura contro Berlusconi e i suoi famigli è un "tentativo di golpe".
Se invece si assume che quella di Milano, attualmente diretta da Edmondo Bruti Liberati (del quale tutto si può dire, salvo che si tratti di un massimalista di sinistra) ma precedentemente diretta da Francesco Saverio Borrelli (un liberale) e fra i cui membri si è distinto per "antiberlusconismo" il conservatore Piercamillo Davigo, sia una procura sullo stesso piano di tutte le altre, che nel caso specifico sta semplicemente mettendo in atto il principio costituzionale dell'obbligatorietà dell'azione penale, allora paradossalmente le interpretazioni possibili sono molto più numerose ed ampie.
Ad esempio, la questione dei "tre gradi di giudizio". Ebbene, servono appunto per consentire a chi ritenga di essere stato giudicato erroneamente di ricorrere ad altri giudici di un livello ordinamentale superiore. Sono proprio gli strumenti di tutela del cittadino che l'ordinamento giudiziario italiano POSSIEDE GIÀ, e che qualunque cittadino "normale" nemmeno si sognerebbe di tentare di "aggirare" truffaldinamente. O, come ha detto l'avvocato Pesce, che difende la Minetti e a quanto pare conosce il Berlusca da una vita: "dovrebbe farsi giudicare, come intende fare la mia assistita". Perché, in uno stato di diritto, quando si è citati in giudizio andare in dibattimento muniti di un avvocato difensore è l'unico modo per far valere le proprie ragioni: sempre che se ne abbiano.
Oppure, la questione di cosa sia stato acclarato e cosa no. Le accuse si formalizzano, non si acclarano (non sono FATTI: sono giusto accuse). Per farlo, stante l'attuale ordinamento penale, ci vuole un giudice che stabilisca se ci siano o meno gli estremi, in termini di prove, per procedere contro un imputato. In questo caso, il giudice per le indagini preliminari ha evidentemente ravvisato che questi estremi ci sono, e dunque le accuse sono state formalizzate e il signor S.B. è stato rinviato a giudizio. In quella sede, egli avrà modo di confermare la propria presunta innocenza, contro i pubblci ministeri, che tenteranno di provare la sua colpevolezza.
Anche in Italia, infatti, ormai da quando il codice "Vassalli" ha fatto definitivamente piazza pulita del vecchio codice fascista Rocco, chiunque di fronte alla Legge è "innocente fino a prova contraria" (anche se, come ha detto un ex-procuratore della Repubblica, "I nostri Costituenti ancorarono la presunzione di non colpevolezza al passaggio in giudicato della sentenza, praticamente al terzo grado di giudizio, perché l’allora vigente codice Rocco del 1930 prevedeva un processo squisitamente inquisitorio in cui l’esercizio del diritto di difesa era molto limitato [...] Ma [...] credo che a nessuno appaia ormai razionale che un imputato, raggiunto da prove schiaccianti, avendo magari reso anche piena confessione dinanzi al Giudice, senza che il difensore nulla abbia obbiettato, possa ancora beneficiare della presunzione di non colpevolezza sino all’esito del giudizio di cassazione").
È chiaro, dunque, che i reati di cui il signor S.B. viene accusato dovrà essere un tribunale a stabilire se siano stati effettivamente commessi, oppure no. Ma affinché ciò possa avvenire, è altrettanto evidente che il nostro esimio accusato, in un tribunale, dovrà ben decidersi ad andarci: smettendola di pretendere di essere "sciolto dal rispetto delle leggi ordinarie" come i sovrani assoluti del medioevo.
Quanto, infine, alla consistenza delle accuse, su cui appunto dovrà pronunciarsi il tribunale, e alla relazione fra esse e l'investitura politica ricevuta con le elezioni: certo, certo... giustissimo. È l'elettorato, in libere elezioni, che decide delle sorti di un governo e della "qualità" del suo governare (Karl Popper, "La società aperta e i suoi nemici").
Però, se mentre sta giocando a fare lo "statista", un uomo politico - poniamo - viene beccato a trafficare in droga o in esseri umani, oppure a ordire trame contro lo Stato, o ancora diventa - per esempio - mandante di un omicidio (do you remember? "Potere assoluto"... Clint Eastwood... Gene Hackman...? Dice niente?), non è che possa continuare in eterno a ripetere, come un vecchio juke-box sfasciato, "Dio me l'ha dato (il consenso degli elettori)... guai a chi me lo tocca". Perché, nel 2011 della globalizzazione pure delle istanze democratiche, oltre che dell'economia e dei mercati, rischia appunto di sembrare nient'altro che un patetico re travicello di una patetica nazione in crisi d'identità e arcaicamente abbarbicata al secolo scorso.
L'ha mollato - e di brutto! - persino Carlo Taormina: io mi domando, quando diavolo vi deciderete ad abbandonarlo al proprio destino di amorale baro e puttaniere da quattro soldi anche voi, "la base": quando sarà ormai troppo tardi? ¬¬ 20-02-2011 18:01 - Harken
Per ora stiamo parlando di accuse non ancora giudicate ne acclarate da NESSUN TRIBUNALE, nemmeno in primo grado! Inoltre, i processi (con relativa condanna incorporata!) li hanno fatti solo i giornali e le TV, almeno per ora. Non voglio difendere B., che NON ho votato e non mi piace neppure in assoluto, ma non mi piace nemmeno e trovo INCREDIBILE che ci sia qualcuno (Esempio: TU, FRANCESCO!) che scambia i propri desideri, pregiudizi, odi, malattie mentali ed antipatie varie x un criterio "pseudo-democratico" valido per allontanare un (pur pessimo!) Premier dal posto che si è REGOLARMENTE GUADAGNATO VINCENDO REGOLARISSIME ELEZIONI!!!!! Tu e quelli come te in realtà avete un pessimo concetto democratico: se qualcuno non vi piace, come l' orrido Cav., allora non sarebbe autorizzato a governare ... E perchè??? Ad esempio il sottoscritto non si è MAI permesso di eccepire sulla democraticità del Mortadellone-Prodi, quando vinse le elezioni (e NON l' avevo di sicuro votato!). Insomma, il vostro si chiama "Wishful Thinking": scambiate la realtà x i vostri desideri e viceversa... 17-02-2011 13:01 - Fabio Vivian
Comunque continuo a pensare che l' unico modo corretto ed accettabile x cacciare il piccolo sire di Arcore siano regolari elezioni politiche. Tutto il resto, via "giudiziaria" compresa, assomiglia tutto sommato ad un tentativo di GOLPE... 16-02-2011 19:59 - Fabio Vivian