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Gianpasquale Santomassimo
Il male italiano
Il 17 marzo, sarà dunque, e solo quest'anno, festa nazionale. Ma è una festa contestata alla radice da uomini e gruppi che la dichiarano occasione di lutto: lo strano è che fanno parte del governo, e anzi sono di fatto la parte trainante e decisiva del governo stesso, una minoranza a cui una legge elettorale dissennata ha dato facoltà di detenere un potere assurdo e sproporzionato.
Inutile sorprendersi: dalla Lega questo è quanto ci si poteva aspettare, e nelle occasioni più dense di significato il suo preteso federalismo si rivela per quello che è: brutale secessionismo in nome di una patria inventata e inesistente, non avvertita come tale neppure dalla grande maggioranza dei cittadini del Nord. Sorprende piuttosto la grigia tirchieria di Confindustria e di due ex-sindacati ridotti ormai ad agenzie confindustriali, incapaci di comprendere che, soprattutto nei momenti difficili, gesti simbolici hanno un valore più alto delle ore lavorate. Ma il senso di appartenenza a un destino comune appare ormai disfatto, nel mondo della politica e dell'imprenditoria, anche se non appare estraneo al sentimento popolare, che sembra aderire senza slanci sopra le righe ma anche senza freddezza, con partecipazione adulta, a una manifestazione che le circostanze hanno imposto più sobria ed essenziale di quanto poteva essere temuto alla vigilia.
Compromesso da mediocri politici e imprenditori, l'onor di patria viene salvato dai comici? Sembrerebbe proprio di sì, se si tengono presenti gli indici di ascolto e di gradimento - eccezionali - della serata del Festival di Sanremo dedicata ai 150 anni dell'Unità. Benigni è riuscito a rendere accattivante il testo di un inno che rimane pur sempre bruttino e anacronistico, ma che, spiegato in forma piana nel suo contesto, riconduce a dimensione umana e comprensibile parole sommerse abitualmente da quell'eccesso di retorica, di cui il Risorgimento è stato, per molti motivi, a lungo serbatoio inestinguibile.
Ancor più sorprendente perché imprevisto è stato il monologo di Gramsci del 1917 contro gli indifferenti, recitato con grande serietà dai due comici del Festival. «L'indifferenza è il peso morto della storia. ... il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare»; «tra l'assenteismo e l'indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva e la massa ignora, perché non se ne preoccupa». Sono parole molto attuali, e descrivono l'aspetto meno appariscente ma più insidioso del male italiano.
- 28/02/2011 [14 commenti]
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mi sembra che tra un comunismo non anchilosato ma critico e aperto (ricordo un bell'articolo di Valentino Parlato di qualche anno fa sul senso, negli anni 2000, di quel "quotidiano comunista"), e una celebrazione-riflessione non retorica sul 150esimo dell'Unità (vedi il recente, bellissimo film di Mario Martone "Noi credevamo"), non ci sia nessuna contraddizione.
Paolo 20-02-2011 12:17 - Paolo Benegiamo
Sono dispiaciuto di alcuni commenti critici che rivendicano un presunto antipatriottismo della sinistra. Se non hanno voglia di dare un'occhiata alla storia del Risorgimento si andassero almeno a leggere le lettere dei partigiani! 20-02-2011 12:17 - Paolo
Adesso "riaffermano lo spirito di patria".
Comunque il Buffone non guida nessuna Destra.
Che vi faccia comodo pensare che Berlusconi sia di destra, è un altro discorso.......
Caro Mariani Maurizio, mi sa che sei molto giovane........ 20-02-2011 00:37 - felice
Per quanto riguarda Trieste però, mi trovo abbastanza d’accordo con i dubbiosi ed i perplessi. Gli abitanti della provincia di Bolzano hanno tutta la mia solidarietà. Nel 1861 Trieste non era Italia. Faceva parte dell'Impero Austro-Ungarico, e tale sarebbe rimasta per altri 50 anni. Mi danno fastidio le accuse di anti-italianità mosse nei confronti degli slavo- comunisti. Per essere anti-italiani a Trieste nel corso del ventesimo secolo non occorreva essere sloveni, e nemmeno comunisti . Vorrei ricordare che ancora nelle elezioni del 1952, in pieno fervore patriottico filo-italiano, il Fronte dell'Indipendenza per il Libero Stato Giuliano ottenne la bellezza di 22.415 voti ( 11,57 % ). Tutti comunisti? Non credo proprio. I comunisti di Vidali allora giocavano in altri campi, ed erano maggiormente schierati a favore dell’Italia. E che dire delle migliaia di triestini che due anni dopo la cosiddetta Seconda Redenzione del 1954 fecero pazientemente la fila fuori dai cinema nel 1956 per poter vedere il film austriaco “ La Principessa Sissi “ ? E ancora nel 1966 il Movimento per l’Indipendenza del Territorio Libero di Trieste nel pieno fuoco delle lotte per i cantieri navali, alle elezioni amministrative del novembre di quell’anno ricevette la bella cifra di 8.311 voti, quasi il doppio di quelli dell’Unione Slovena. Tutto questo succedeva quando il senatore Umberto Bossi era solo un piccolo teppista di periferia. Voglio dire che a noi triestini queste cose non le deve insegnare nessuno, tantomeno quelli della Lega Nord. E la tanto discussa Lista per Trieste nata nel 1978 per contestare il Trattato di Osimo, non aveva anch'essa una componente indipendentista ? Ed in tempi più recenti, quando al comune di Trieste era in carica la giunta di centro-sinistra, non è forse vero che al Politeama Rossetti per anni fu organizzato il concerto di capodanno, ad imitazione di quello di Vienna, e che alla fine ogni volta veniva eseguita la Radetsky Marsch con la folla plaudente e tutta la buona borghesia triestina in piedi a battere le mani a tempo ? E la simpatia dichiarata di una grossa parte del mondo politico triestino per il defunto governatore della Carinzia Joerg Haider con una famiglia dall’oscuro passato filo-nazista ? Cioè, andiamoci piano prima di condannare senza appello gli abitanti di Trieste ai quali non interessa festeggiare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Viviamo in una città difficile, molto particolare, e credo sia giusto lasciare ad ogni cittadino di Trieste la libertà di compiere le proprie scelte in santa pace. 19-02-2011 20:02 - gianni
Ci voleva un comico per far rinascere nella gente l'amore di Patria!
Che pena il mio paese.
Pieno zeppo di politici,umanisti,accademici e storici e nessuno è stato in grado di affermare tra il popolo lo spirito di Patria!
Pòi c'ha provato quel "burattino" di Roberto e con quattro parole e una recitazione ci ha dato una lezione di civiltà che nessun accademico o statista avrebbe mai immaginato di dare!
Ci vogliono i buffoni per far nascere la passione civile.
Peccato che Bernigni non si sia buttato in politica,oggi avremmo il segretario del futuro partito di maggioranza.
Solo un buffone acculturato come Benigni può battere quel buffone che oggi guida tutte le destre italiane.
Il nostro buffone è cento volte migliore del vostro e se domani scende in campo anche lui,io sarò orgoglioso di starle vicino e fargli da stalliere!
Benigni ieri ci hai fatto venire la pelle d'oca.
Io ho pianto quando con la tua faccia e le tue spallucce incurvite,hai recitato il nostro Inno.
Benigni,hai fatto più tu in 40 minuti che i nostri rappresentanti politici in venti anni di Lega!
Benigni è benigno! 19-02-2011 17:28 - mariani maurizio