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COMMENTO
28/02/2011
  •   |   Piero Di Siena
    Un patto comune per l'emergenza democratica

    Vendola, di fronte alla situazione di stallo in cui Berlusconi tiene il Paese, sposa la prospettiva di una coalizione di tutte le opposizioni che finora aveva avversato in nome dell'alternatività del centrosinistra. È una proposta che nel corso dell'estate è stata avanzata da sinistra anche dalle pagine di questo giornale (Asor Rosa, chi scrive). E differisce da quella di D'Alema perché quest'ultima tende a utilizzare la crisi politica e istituzionale in atto per inaugurare una nuova stagione centrista e uno stabile rapporto tra Pd e Udc di Casini. Si potrebbe meglio tardi che mai. Ma le cose purtroppo non stanno così, perché si è perso del tempo prezioso. E la situazione politica attuale non è quella di questa estate. Paradossalmente, proprio nel momento più alto di delegittimazione del premier si registra un rafforzamento, sia pur risicato, della sua maggioranza parlamentare. Mentre in estate e autunno era la maggioranza di centrodestra a perdere pezzi, oggi a essere particolarmente in difficoltà è invece il partito di Fini.
    Ciò vuol dire che la proposta di Vendola arriva fuori tempo massimo? Non è esattamente così. Intanto perché gli sviluppi della situazione parlamentare non sono del tutto prevedibili con il precipitare della crisi. E poi, se gli spazi di praticabilità si sono ristretti dal punto di vista dei rapporti politici, essi tuttavia stanno crescendo nel Paese. Se le si guarda sotto questa luce, le manifestazioni organizzate dalle donne il 13 febbraio alludono già a uno schieramento così ampio. Ciò vuol dire però che tale proposta ha bisogno di uno sviluppo che le dia forza e credibilità nell'opinione pubblica, a partire da quella parte dell'elettorato che ha guardato con fiducia crescente all'iniziativa di Vendola di questi mesi e che, oggi, potrebbe sentirsi confuso e smarrito.
    Il primo fattore da mettere in campo è quello programmatico. Bisogna, da sinistra, incominciare a dire con chiarezza che cosa dovrebbe e potrebbe fare insieme, in un arco di tempo necessariamente limitato, una coalizione così eterogenea. Certamente ripristinare l'equilibrio tra i poteri dello Stato, che l'attacco forsennato alla magistratura da parte di Berlusconi rischia di sconvolgere dalle fondamenta; stroncare alla radice ogni tentativo di mettere in discussione i principi della Costituzione; riformare la rappresentanza politica a partire dalla legge elettorale, incominciando tuttavia a entrare finalmente nel merito. Ma anche affrontare sul piano legislativo il tema della rappresentanza sociale, compromesso su quello contrattuale dalle iniziative di Marchionne, e varare misure anticrisi contro la disoccupazione. E, infine, definire le coordinate generali entro cui collocare le future scelte di finanza pubblica che, a causa dei vincoli europei sui debiti sovrani, saranno particolarmente delicate e difficili. Si può obiettare che una convergenza su queste questioni è irrealistica. Ma perché gettare la spugna prima di provarci?
    Tuttavia, se si intende gestire in modo credibile ed efficace la proposta di una coalizione di tutte le opposizioni, vi è la necessità anche di creare nuove condizioni politiche a sinistra. Finora Vendola ha avvertito i rapporti a sinistra più come un impaccio che come una risorsa. E se ciò poteva avere una sua ragion d'essere, sia pur non condivisibile, nella prospettiva di primarie del centrosinistra per scegliere leadership e programma, non ne ha alcuna nel quadro di una coalizione più ampia. Un preventivo confronto in vista di un patto di unità d'azione tra le forze più radicali del centrosinistra (Sel, Idv e Fds) sarebbe in questa fase necessario. Come sarebbe utile aprire un esplicito confronto sulla crisi politica e istituzionale in atto con quella coalizione del lavoro che si sta costruendo attorno alle lotte della Fiom sulla vicenda Fiat e che, presumibilmente, sarà un protagonista della sinistra di domani. So bene che le reazioni a sinistra alla proposta di Vendola sono state negative. Ma ciò non esime nessuno dalla fatica del confronto e della ricerca di un'intesa in vista di un'azione comune, anzi ne rafforza la necessità. Insomma, è necessario che la sinistra nel suo complesso diventi protagonista di un'iniziativa politica a tutto campo. La crisi democratica in cui è precipitata l'Italia è innanzitutto crisi dei partiti, di quelli finiti con la prima repubblica ma soprattutto di quelli che a essi sono succeduti. Perciò, se si vuole affrontare da sinistra l'emergenza democratica, è necessario rendere esplicito il nesso tra ricostruzione di una presenza politica unitaria a sinistra e politica delle alleanze. Del resto, per dirla con lo slogan del 13 febbraio, «se non ora, quando?»


I COMMENTI:
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  • Il punto vero è che questa cosiddetta “emergenza democratica” è finora avvertita come tale solo da pochi e tutto ciò persino con qualche ragione.
    Il giorno che lo scenario politico rendesse urgente agli occhi di molti una coalizione elettorale stile “salute pubblica” resterebbe da convincerci che tale scelta sia la più utile proprio al fine di battere Berlusconi ma una volta affermatasi saremmo costretti (i più perlomeno) ad ingoiare il boccone amaro e chi non l’accetta ad essere travolto da un nuovo e ancor più stringente richiamo al “voto utile”.
    Davanti ad un quadro del genere è sicuro che gli obiettivi della compagine non potrebbero che essere limitati e quelli proposti da Di Siena sono fin troppo ambiziosi, irrealizzabili in un periodo breve, e certo molto più estesi e impegnativi di quelli proposti dallo stesso Vendola.
    Fuori da questa definitiva degenerazione del panorama politico, tutt’altro che auspicabile per le sorti del paese, il discorso su un’alleanza che vada dalla sinistra “radicale ed ex radicale” a Fini è una sciocchezza al di là delle ottime intenzioni di coloro che la propongono, i quali fanno benissimo ad insistere ma non arriveranno da nessuna parte.
    Però è ingiusto attribuire questa proposta a Vendola che ha spiegato chiaramente che la sua uscita, a mio parere inopportuna, era legata proprio alle sollecitazioni di settori del Pd e di alcuni altri, a cui lo stesso Manifesto aveva dato e continua a dar voce, ed era tesa a delimitarne l’eventuale ambito ed a porre un argine ad ipotesi neotecnocratiche di ispirazione dalemiana.
    La proposta di Vendola, giusta o sbagliata che la si ritenga, rimane quella di un nuovo centro sinistra. 01-03-2011 15:58 - Aner
  • faccio presente che alcune riforma considerate oggi fondamentali e sotto attacco tra cui il sistema sanitario nazionale e lo statuto dei lavoratori sono state fatte in "alleanza" con la Dc; per cui gli estremi sinistri si camino con i loro niet che comunque non hanno portato ami da nessuna parte e magari si chiedano se le loro proposte non avrebbero portato l'italia al degrado economico e se magari le lucciole e i lavavevetri delle citta' europee non sarebbero stati italiani e non di origine slava se avessero vinto gli avanguardisti rossi della penisola italica 01-03-2011 14:11 - marco
  • Il Comunismo dopo aver letto questo articolo si sta rivoltando nella tomba. 01-03-2011 12:22 - Ucalcabari
  • Qui si sprecano le parole e il tempo,la mia amata sinistra si è persa per la strada,perchè hanno accettato la legge elettorale vigente ? Perchè quando sono stati al governo non hanno fatto alcuna legge per impedire al riccone(ma per me è una ricchezza che puzza) di ritornare al potere? Ne faràancora di belle per se e i suoi amiconi.La sinistra ha la puzza sotto il naso ,la smettesse di giudicare ma si faccia sotto senza pregiudizi di sorta. 01-03-2011 12:13 - franco
  • cari amici del manifesto,
    che cosa dovremmo fare ora per evitare che in futuro sia troppo tardi? un'alleanza con l'udc fli e pd? se non ora quando è la domanda che nasconde una ben più importante. che fare? e noi la decliniamo come che fare se non un'allenza con le forze che sono contrarie rispetto a tutto ciò che noi riteniamo minimamente giusto? una presenza unitaria delle sinistre la si deve fare in piazza, a fianco dei lavoratori, dei precari, degli insegnanti, dei migranti, non nei palazzi. oppure siamo ancora succubi del desiderio irreale di diventare maggioranza prima di poter iniziare a lottare a fianco di chi sta perdendo tutto. infine, quale programma? come affronto la crisi industriale con fassino veltroni casini fini che appoggiano marchionne? come affronto il nodo della guerra pacofista con quelli che la finanziano in modo bipartisan da anni? e infine, domanda finale: non credete che tutto questo non sia un arretrare e che questo arretrare sia il frutto di una paura inconfessabile, la paura di non saper affrontare la situazione se non con le armi spuntate di un politicismo retorico e universalistico? ritorniamo ad essere parte, piccola forse, ma agente! 01-03-2011 11:25 - dario vicari
  • Per quanti sforzi si facciano per rendere ipotizzabile e credibile una coalizione di tutte le opposizioni, delimitandone i contenuti operativi, il governo a tempo che ne risulterebbe, non potrebbe fare a meno (cito Di Siena) di”affrontare sul piano legislativo il tema della rappresentanza sociale, compromesso su quello contrattuale dalle iniziative di Marchionne, e varare misure anticrisi contro la disoccupazione. E, infine, definire le coordinate generali entro cui collocare le future scelte di finanza pubblica […]” Occorre una buona dose di immaginazione e di ingenuità per pensare che una coalizione eterogenea siffatta riequilibrerebbe, “a sinistra”, le iniziative di Marchionne, che in realtà sottendono un progetto di società e di collocazione dell’Italia nel contesto economico globalizzato, e sostenere che tale provvisoria alleanza sarebbe perfino in grado di compiere scelte di finanza pubblica (le più ardue e dirimenti: do you remember Padoa Schioppa?). Una prospettiva siffatta, con questi contenuti, semplicemente non esiste, se non per chi blatera della prospettiva futuribile di “nuovo grande centrosinistra”, che nascerebbe forse per incanto, come Minerva, dalla testa di Giove. Dovrebbe poi essere ben chiaro che tra l’ampliarsi dei rapporti politici a livello di massa (v. manifestazione del 13 febbraio citata da Di Siena ) e le formule di governance a livello parlamentare, in un regime post-democratico come quello in cui ci troviamo, non c’è circolo virtuoso, esistendo semmai un grande fossato di protezione, come per le antiche fortezze. Queste palesi contraddizioni nel ragionamento di Di Siena rendono vano il suo tentativo di correggere/reintegrare la pratica politica di Vendola, che, va anche sottolineato, ha come principale obiettivo lanciare un’OPA sul PD, operazione per la quale la ricerca di unità a sinistra (con l’IDV e con FdS) costituisce sper lui olo un impaccio ed un freno. Cerchiamo di vedere le cose per quello che sono, e non per quello che vorremmo che fossero. C’è qualcuno pronto ad accusarmi di “nullismo”? 01-03-2011 10:07 - giacomo casarino
  • Ma a quando la “questione morale”…?
    Quando cominceremo ad usare un linguaggio semplice e comprensibile per le masse…?
    Quando un partito di liberazione nazionale:
    per ripristinare la costituzione vigente prima dell’avvento delle cavallette e locuste della seconda repubblica;
    per abolire le leggi che hanno favorito il capital/liberismo e la corruzione in danno del lavoro e dei lavoratori e ripristinare le normative antecedenti agli accordi corruttivi / consociativi e nepotisti del ’92, ’93 sottoscritti dalla politica dalla confindustria e sindacalisti che, un “ventennio” dopo, stanno dando il meglio di se come servi dei padroni;
    per proporre una legge per la lotta alla corruzione e al nepotismo;
    per proporre una legge per la separazione dei ruoli istituzionali (conflitto di interessi): la politica alla politica, la magistratura alla magistratura, l’amministrazione pubblica alla pubblica amministrazione e, soprattutto, l’informazione agli informatori… senza possibilità alcuna di commistione dei ruoli;
    per proporre una legge che preveda l’interruzione della prescrizione e una volta che il processo ha avuto inizio deve arrivare fino in fondo per stabilire se l’inquisito sia innocente o colpevole e, soprattutto che la (eventuale) pena inflitta sia certamente scontata fino all’ultimo giorno comminato.
    Per proporre una legge che preveda che gli incarichi politici non possano essere più di due; dopo di che si deve tornare al lavoro che si svolgeva prima di essere stato eletto (rutelli e molti altri oggi, forse, saprebbero cosa significa andare a lavorare per portare il pane a casa e rompersi la testa, e non solo, per arrivare fino a fine mese a sfamare la famiglia… altro che gridare dal pulpito – con la pancia piena - aver “mangiato pane e cicoria….”)
    La lista, ovviamente, non è esaustiva… 01-03-2011 09:18 - antonio basile
  • E' condivisibile la riflessione di Di Siena sul tema dell'unità delle sinistre,ma il suo pensiero cozza con la realtà.Sulla proposta di Vendola di unità delle opposizioni per un governo di scopo ,e basta subito, Ferrero ed altri hanno gridato allo scandalo,una polemica forse con la speranza di conquistare qualche voticino.Sempre sia il PRC che la FDS hanno escluso l'alleanza di governo con il PD,solo un accordo elettorale per battere Berlusconi e poi avere le mani libere per fare opposizione,figuriamoci se i vari Fosco Giannini ,Bellotti ecc..,della FDS,accetterebbero un accordo da Vendola a
    Casini .Certo non bisogna gettare la spugna e tentare un'allenza a sinistra ma ci vuole chiarezza e onesta intellettuale.La FDS e il PRC devono finirla di demonizzare Vendola,far cadere vecchi rancori e confrontarsi con Nichi e SEl nell'interesse della ricostruzione di una sinistra per far emergere un'Italia migliore,battere Berlusconi e il berlusconismo. 01-03-2011 09:15 - franco
  • C'è già stata una grande ammucchiata ai tempi dell'Unione, ha fatto molto male alla sinistra. E allora era un'ammucchiata persino più credibile. E poi che cosa si vuole fare? Aiutare a sdoganare la sacralità del mercato, del papato, delle leggi razziali che all'atto pratico negano un medico all'immigrato senza documenti, della famiglia tradizionale, del lavoro secondo Marchionne, del proibizionismo e del carcere per tutti i devianti rispetto alla norma? Aiutare a sdoganare tutto questo anche presso chi, per rifiutarlo, ha accettato di restare fuori dal Parlamento, o magari non ha più votato neanche Rifondazione? Vendola ha preso un grosso abbaglio e anche il manifesto, lo ha preso su Vendola. 28-02-2011 22:53 - mariobadino@noblogs.org
  • Mai allearsi con i fascisti e i cattolici integralisti. 28-02-2011 22:41 - Maurizio
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