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Norma Rangeri
Fine del conflitto
Quel conflitto di interessi che per molti anni i leader del centrosinistra hanno smesso di nominare, tentando di mimetizzarlo nelle partite di giro tra un'elezione e l'altra, è l'anomalia italiana destinata a trascinare tutte le altre. «Nel '94 le abbiamo dato garanzia piena che non avremmo toccato le sue televisioni», diceva l'onorevole Violante rivolgendosi a Berlusconi, in un purtroppo celebre discorso alla camera, qualche anno fa. E quella ferita inflitta al sistema democratico ora trascina a valanga i fragili contrappesi istituzionali che tentano di arginarla. Dall'uso contundente della maggioranza parlamentare per sottrarsi al processo Ruby, fino al paradosso di queste ore quando un primo ministro editore può decidere se e come si intrecceranno le proprietà di giornali e televisioni.
In un paese normale sarebbe il presidente del consiglio l'autorità deputata a firmare il provvedimento che proroga il divieto di incrocio tra le proprietà di stampa e tv, come è necessario dopo il pasticcio delle modifiche al decreto milleproroghe. Ma nella patria del conflitto di interessi l'unico che non può mettere la firma per regolare questo macigno della nostra democrazia è esattamente l'attuale capo del governo. Lo scrive l'Antitrust nella lettera inviata al premier e ai presidenti di camera e senato, cioè alle più alte cariche parlamentari e di governo. Il gesto dell'Autorità è l'estremo tentativo dell'arbitro di fischiare il fallo, di segnalare il vicolo cieco di una anomalia ormai irriducibile. E' un atto che mette in pubblico il degrado istituzionale, ormai fuori misura e fuori controllo.
La pur sbiadita legge sul conflitto di interessi (firmata dal fedele Frattini) prevede che Berlusconi esca dalla stanza del consiglio dei ministri quando si discutano provvedimenti che potrebbero coinvolgere le sue aziende (e il suo portafoglio). In questo caso non solo dovrebbe essere presente ma addirittura firmare l'atto che lo riguarda.
Possiamo facilmente immaginare in quale considerazione terrà questo rilievo Berlusconi.
Dopo aver aggiunto anche l'Antitrust alle istituzioni (Parlamento, Quirinale, Consulta) che non lo lasciano lavorare, prenderà la penna e firmerà l'atto. Diversamente, in mancanza di una proroga, avrà la via spianata per aggiungere al suo impero mediatico i quotidiani che preferisce, magari uno solo, il più corteggiato e ambito.
E' la quadratura perfetta del cerchio, il regime che trova finalmente la conclusione del ventennio.
Cementato così, con o senza firma, il conflitto di interessi, Berlusconi potrà avviare la fase successiva, necessaria a perfezionare l'ultimo capitolo: la definitiva blindatura della televisione, con l'azzeramento delle ultime sacche di resistenza. Lo stato dei lavori è molto avanzato, manca giusto qualche dettaglio. Fatti gli ultimi acquisti (Sgarbi e Ferrara arruolati nella rete ammiraglia del servizio pubblico), si può concludere la partita con la fantastica trovata elaborata nelle stanze della commissione parlamentare di vigilanza: alternare Floris e Santoro con due conduttori di «diversa formazione culturale». Una rotazione settimanale tra destra e sinistra. Naturalmente il democratico e pluralista avvicendamento vale solo per questi due talk-show, tutto il resto (Tg1, Ferrara, Sgarbi, Vespa) non si tocca perché in questo caso il pluralismo è incorporato nella loro specchiata autonomia. E' grottesco, ma anche semplice. Basta avere la maggioranza parlamentare (in questo caso della vigilanza) e il gioco è fatto.
- 31/03/2011 [6 commenti]
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"A las Barricadas !" 09-03-2011 16:27 - Visone
Da stato di diritto a stato di furbi?
Probabile, ma tra i furbi non trovano collocazione la maggioranza degli italiani!
Finchè non si obbliga chi intende ricoprire ruoli pubblici ed istituzionali a staccarsi dai suoi interessi privati non si avrà ne tutela dello stato nè dei cittadini che finiranno sovente con l'essere merce di scambio o terra di conquista. 02-03-2011 14:45 - Gromyko