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Luciana Castellina
I conti con il passato e il futuro che verrà
Ringrazio Paolo Franchi che, sul Corriere della Sera di lunedì, dà conto in modo intelligente del dibattito che, a proposito della Libia, si è animato sulle pagine del manifesto. Nel suo articolo non gli viene infatti neppure in mente di accusare Rossana, Valentino e me di connivenza con Gheddafi e, riferendosi alla nostra domanda di riflessione sulla parabola tragica dei regimi nati dalla lotta anticoloniale, riconosce che effettivamente «esattamente di questo sarebbe bene discutere. Non cancellando la storia, ma prendendo atto della durezza delle sue repliche».
Franchi ritiene che nell'accapigliarsi attorno a questo problema emerga fra lettori e scrittori del manifesto una divaricazione generazionale: i giovani che gridano boia sempre, i vecchi che chiedono di ricordare un passato che quaranta-cinquanta anni fa ha riscosso enormi consensi popolari. Credo abbia ragione: anche in questo caso scopro con smarrimento le dimensioni della rottura che fra anziani e giovani si è verificata, in che misura la storia del Novecento sia stata cancellata, l'intero secolo scorso solo un cumulo di orrori. Non è solo fenomeno italiano: anche i ragazzi egiziani che hanno affollato piazza Tahrir e sono tutti nati molto dopo la morte di Nasser sembra che di quel raìs non abbiano più memoria e a loro è presente solo l'immagine del suo orrendo successore. E la stessa cosa si può probabilmente dire per i giovani libici che, forse, neppure sanno bene com'è che un gruppo di giovani ufficiali, usciti dalla sofisticata accademia militare britannica, abbiano preso il potere a Tripoli e a chi lo hanno strappato. Un po' più ricordano certo i ragazzi algerini, perché l'epopea della guerra di indipendenza ha avuto in quel paese ben altre proporzioni, ma anche lì il senso di quella storia appare ormai svilito da quanto le è succeduto. Niente indubbiamente ricorda Igiaba Scego delle vicende del suo paese, che ha conosciuto una parabola altrettanto tragica. Anche in Somalia all'origine, negli stessi anni '60, ci fu un golpe militare che cacciò un'èlite corrotta e servile e avviò un rinnovamento importante. Tant'è vero che ne furono protagonisti giovani ministri onesti e intelligenti. Finiti poi in carcere e persino condannati a morte per mano dello stesso generale Siad Barre che pure, nel quadro di una svolta positiva, aveva loro affidato responsabilità di primo piano (vorrei ricordare qui ancora una volta il nostro amico Mohamed Aden Schek, deceduto solo qualche mese fa, che di questa tremenda involuzione è stato vittima e protagonista).
Come è potuto accadere? Troppo facile è rispondere che non poteva che finire così perché un colpo di stato militare, anche il meglio intenzionato, non è una rivoluzione. Perché non è un caso se in tutta l'Africa a prendere il potere nell'era postcoloniale sono stati i militari, giacchè erano gli unici che allora, in quei paesi, sapevano leggere e scrivere, e che, in assenza di una società civile strutturata, rappresentavano la sola istituzione nazionale esistente. E facilone, lasciatemelo dire, è ritenere che abbiano fatto solo danni, sin dal primo giorno. Per ognuno dei paesi di cui stiamo discutendo la letteratura è ampia e di prim'ordine, la consiglio a chi abbia voglia, anziché di sputare sempre sul passato, di farsi un'opinione. E questo vale anche per il colonnello Gheddafi, che ho definito spavaldo ricordando come ha tenuto testa ad un'aggressività americana che è giunta sino a bombardare Tripoli e ad ammazzargli una figlia. Ho usato l'aggettivo anche ricordandolo - ero pure in questo caso lì come inviata del manifesto - ad Algeri, nel settembre 1973, in occasione del summit dei non allineati (e il ministro degli esteri cileno, Almeida, era rientrato precipitosamente in patria perché Pinochet stava già muovendosi). Dinanzi ad una platea di sceicchi petrolieri vestiti di bianco, e di uno spaurito drappello di rappresentanti di paesi obbedienti a Mosca, nel peggior periodo di una coesistenza pacifica intesa come rigido status quo, andò alla tribuna e disse: «Voi non allineati? Ma fatemi ridere, siete tutti allineati da una parte o dall'altra, siete un branco di mercanti». Perché Gheddafi era così, rozzo ma senza peli sulla lingua. Un amico algerino mi disse una volta di lui: «Non è la testa del mondo arabo, ma è la sua pancia» («entreilles», disse), con ciò volendo indicare proprio la sua selvaggia rudimentale protesta, che però coglieva un sentire profondo della sua gente.
Quella spavalderia di allora col tempo è diventata una maschera ributtante, le sue iniziative politiche da stravaganti sono diventate tragicamente ridicole. E se oggi ricordo - i vecchi servono del resto a questo - lontani episodi del genere, non è per amnistiarlo delle tante orribili cose fatte successivamente, ma perché proprio quei fatti rendono ancora più angoscioso l'interrogativo che ci siamo posti: perché, ovunque, è finita così male? Cosa è accaduto, in quelle società e a livello internazionale (perché si è prodotta una parabola catastrofica) perché ovunque è degenerazione? Sarebbe stato possibile un altro esito? E se sì cosa avrebbe dovuto esser fatto, da quei popoli e da noi?
Diffido sempre quando si invoca la libertà ma non ci si fa carico di disegnare un processo di liberazione, perché la libertà non è un concetto astratto, è una conquista storica che intanto è possibile se si fanno i conti con il proprio contesto. Analizzare il passato, con tutte le sue contraddizioni, serve a questo e c'è da augurarsi che questa dolorosa operazione venga fatta dai giovani che hanno avuto il coraggio di uscire dalla passività e dalla rassegnazione per porre fine a regimi ormai imputriditi. Nella prossima fase della loro lotta, forse ancora più difficile, sarà loro indispensabile rileggere il passato.
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E' un po' banale dire che ciò che scrivi è importante anche perché viene da te. Insomma, una importante testimone di un'epoca. Ecco: però pur sempre testimone. E pur sempre di “un'epoca”.
Mi spiego tentando anche di dare un contributo alla domanda principale: perché è finita così male?
Già perché?
Credo fosse nel 2007 che Matteuzzi (mi aiuto con lui visto che è intervenuto nella discussione), scrivendo sulla Bolivia, definì e tradusse “camba”, il meticciato dell'oriente tropicale di quel paese, come “uomo bianco”, da contrapporre alle popolazioni indigene colà residenti.
“Camba”, al contrario, vuol dire in guaranì “uomo nero”, ed i camba sono il risultato della mescolanza etnica tra e con le 34 etnie indigene minoritarie non andine, amazzoniche e del chaco, della Bolivia.
Ma in quel momento definire così i “camba” serviva a qualcosa: dimostrare che gli abitanti dell'oriente tropicale erano un gruppo di latifondisti bianchi che si opponeva al legittimo governo di Morales scatenando, per mantenere i loro privilegi, una specie di guerra secessionista.
Preambolo un po' lungo ed apparentemente fuori tema. In realtà ho l'impressione che le nuove luminose proposte per un'epoca oramai post imperialista, finita quella post coloniale dei Krumanh, Nyerere ed altri, il nuovo orizzonte di speranza “attuale”, sia l'America latina: Nicaragua, Ecuador, Venezuela e, last but not least, Bolivia.
Perché se Hugo è la pupilla loquace, più dialettica ed intelligente di questo nuovo orizzonte, Evo ne è il portabandiera etico, il lume incorrotto.
Eppure, come per Ghaddafi (ma è successo anche con Mugabe ed altri), ho l'impressione che arriverà anche qui un momento in cui ci si chiederà, perchè è finita così male?
Si dirà: belle differenze! Solo uno è formalmente militare e, soprattutto, sono tutti al potere con regolari elezioni democratiche, ecc. ecc.
Eppure le differenze sono solo apparenti. Solo “l'epoca” è giustamente diversa, con l'oramai universalmente accetto paradigma “democratico”.
La realtà è che restiamo spettatori distanti, lontani, appoggiamo una causa, ma restiamo estranei. Abbiamo bisogno di trasferire troppo spesso le nostre speranze su qualcuno, o qualcosa.
E' comprensibile, ancor più in un paese statico come l'Italia (guardate le facce dei “responsabili” e dite “meglio Ghaddafi”).
Proiettiamo le nostre ed altrui speranze (un mondo più giusto, equo, solidario, senza guerre e conflitti, senza imperi dominanti, non razzista e partecipativo, magari con una sinistra vincente che mantiene e consolida programmi di sinistra) in ciò che crediamo sia tale. E' sufficiente ricevere degli imput formali, simbolici - che so, il pugno chiuso di Morales o la spiegazione citata di Matteuzzi- che ci sentiamo in fondo appagati: qualcosa va meglio nel mondo.
Ma è ciò sufficiente per giustificare tanta fiducia, o speranza, su qualcuno?Io credo di no.
Insomma, sempre il dilemma tra ciò che (forse) accade realmente e ciò che si sente, o si vuol sentire, riferire.
Non voglio però restare nel vago, nell'enunciazione di principio, che risulterebbe magari sterile e poco comprensibile.
Faccio quindi qualche rapido esempio concreto, e recente, sulla Bolivia, paese in cui vivo da quasi 25 anni.
Il lume Morales, primo presidente indigeno, appare innanzitutto come difensore della pachamama, la madre terra offesa, che ha finalmente trovato un vero paladino. Peccato che l'enunciazione sia diversa dai fatti (direte: questo lo dici tu. Sono aperto al confronto). Anzi: nel paese avviene esattamente l'opposto.
Dall'arrivo di Morales (gennaio 2006), grazie al decreto che ha aperto alla legalizzazione del contrabbando di macchine, il parco automotore è triplicato (da 350 mila a un milione di veicoli), con annessi e connessi.
Le emissione di CO2 (solo quelle di origine fossile) sono aumentate del 300% negli ultimi 10 anni.
Molti degli antichi ayllus (comunità) aymara e quechua andini, dove si coltivavano centinaia di varietà di papate e quinua, si sono convertiti in grandi autovendite. Guai a molestare il commerciante aymara (ecco che fine hanno fatto 4 poliziotti, che peraltro andavano a chiedere una mazzetta: sotterrati vivi http://www.lostiempos.com/diario/actualidad/nacional/20100527/Ayllus%20de%20Unc%C3%ADa%20admiten%20haber%20linchado%20a%204%20polic%C3%ADas_72610_134640.html, http://www.eldeber.com.bo/2010/2010-05-27/vernotanacional.php?id=100526235231).
Il trasporto pubblico è da sempre in mano ai privati. Le lobby privata del trasporto pubblico, elettrice di Evo, fa pagare ad un lavoratore in Bolivia tra il 15 al 25% del suo stipendio solo per arrivare al lavoro (in Europa è tra il 2 e 3%) ed ora chiede insistentemente di aumentare le tariffe del 25%.
Produttore di cemento, petrolio e gas (ricordo che la Bolivia è il paese della fascia intertropicale umida meno popolato la mondo e più ricco di materie prime: petrolio, gas, foreste, agroindustria, la metà almeno del lito della terra, oro, argento, ferro, uranio e chi più ne ha più ne metta) la Bolivia deve ora importare gas liquido, diesel e cemento perché il boom della costruzione (favorita dal narcotraffico) e l’enorme aumento degli autoveicoli, sono stati così rapidi che l’industria nazionale non riesce a mantenere il ritmo ci crescita.
Fino ad una trentina di anni fa nella regione tropicale del chapare, prima del boom della colonizzazione andina quechua aymara che ha occupato terre indigene per coltivare coca, c’era una delle foreste tropicali a maggiore biodiversità della terra. Ora, oltre a lasciare un improduttivo bosco secondario, Morales, in omaggio alla madre terra, costruirà una strada che collegherà villa tunari a san ignacio de moxos. Questa strada taglierà in due un parco nazionale e territorio indigeno a maggior biodiversità della terra, permetterà lo sfruttamento di legname in un'area ora inaccessibile e l’estendersi della colonizzazione e delle coltivazioni di coca dei coloni quechua aymara, da cui proviene Evo, ed il conseguente etnocidio dei locali indigeni.
Ecco cosa dicono i cocaleros, il cui massimo dirigente è sempre Morales, riguardo agli indigeni del posto, espulsi da questi dalle loro terre ancestrali: http://www.redunitas.org/boletin/06junio10/29cocaleros.php.
Gli indigeni hanno cercato di opporsi, organizzando anche una marcia, ma l'informazione internazionale pro morales, bipartisan (di destra come di sinistra) non ha dato eco alla cosa. http://www.kaosenlared.net/noticia/bolivia-indigenas-no-permitiran-carretera-villa-tunari-san-ignacio-pas
Infine un breve episodio personale.
L'altro giorno è morto un amico mio, un povero contadino camba, julio choco. Avrà avuto una sessantina d'anni. Viveva da sempre in un suo suo piccolo appezzamento di terra nella savana, guadagnandosi la vita pascolando vacche altrui. A casa (in Italia verrebbe definita una capanna) non aveva ne luce ne acqua corrente. Ma viveva dignitosamente perché si considerava padrone del suo tempo. Aveva un problema prostatico, ma in Bolivia non esiste un sistema sanitario pubblico e non aveva i soldi per pagarsi alcunché. Così è morto nel suo letto, non curato, come molta altra gente muore nella Bolivia di Morales, dopo 6 anni di suo governo, se non ha i soldi per pagare le cure.
Concludo.
Il mio racconto è diverso forse da quello riferito a suo tempo da Matteuzzi, e forse ancor più dalla diffusa percezione, e speranza, di moltissimi, in Italia e nel mondo, su Morales. Sbaglio io probabilmente. Ma forse, poi, non chiediamoci perchè è finita così male. 04-03-2011 07:12 - pedro navaja
Comunque la si metta ritengo che l’unico dato a mio avviso preoccupante sul medio lungo periodo , è stata proprio la totale sprovvedutezza mostrata tanto delle forze politiche e di intelligence quanto dagli esponenti del mondo culturale ufficiale e non, anche se mostrata di fronte ad una serie di eventi che presentano caratteristiche totalmente nuove sia per le dinamiche che per i contenuti e le modalità espressive.
Si e` trattato di un atteggiamento, quello mostrato dai cosiddetti esperti, al quale ci si dovrà purtroppo abituare in quanto la loro preparazione è stata tutta incentrata su modelli interpretativi e culturali propri del vecchio mondo, quello antecedente il crollo del Muro di Berlino, se proprio vogliamo fissare una data, un primo punto a partire dal quale far partire il nostro viaggio nel nuovo capitolo storico che si sta aprendo a poco a poco davanti ai nostri occhi.
Pensare in termini di equilibri regionali derivanti da logiche di spartizione globale delle zone di influenza sul modello dello spirito e delle prospettive introdotte alla Conferenza di Yalta, anche se contemplando nuovi soggetti (la Cina) o mutati soggetti (la Russia ex CCCP), e` quanto mai assurdo anche e soprattutto perche` i fondamenti etici ed ideologici di quel lontano quadro storico hanno ceduto totalmente il passo all`individualismo laico, amorale dei nostri giorni, un individualismo che contempla una progettualità` estremamente limitata sia per cio` che concerne gli obiettivi che per quello che attiene all`ambito temporale in cui collocarli, un qualche cosa che ha finito per parlare un linguaggio meramente edonistico confinato nel breve arco temporale della vita del singolo individuo. Già per la recente crisi economica abbiamo vissuto lo stupore degli addetti ai lavori, di quell’esercito di parrucconi arroccati da decenni su teorie economiche e metodologie di analisi geopolitica rese obsolete improvvisamente della novella realtà della globalizzazione economica , una globalizzazione che sta sempre più assumendo i caratteri di una deriva incontrollata ed incontrollabile perché guidata da soggetti cresciuti e formati in un mondo che come una illusione mediatica si sta sgretolando dinanzi a noi come i giganteschi palazzi rivieraschi del mondo illusorio condiviso raccontato nel film Inception.
Certamente tutto questo non può essere imputato ad un singolo individuo, ad una singola parte politica piuttosto che ad una altra, ad una compagine sociale piuttosto che ad un’altra ovvero ad uno stato sovrano in particolare capitalista o post-capitalista piuttosto che ad uno post-comunista o revisionista in quanto gli uni e gli altri sono intimamente legati e di fatto sono tutti ,sia pure in diversa misura, il frutto e l’espressione della reazione all’altro avvenuta in una sorta di sintesi tragica degli opposti.
Ecco perche` ho ritenuto di indicare nel sopra citato “stupore” il dato più preoccupante e sconcertante di tutto quanto ,eventi ed emozioni, si va presentemente dipanando di fronte ai nostri occhi …. incalzantemente ,…… quotidianamente !
Ai più potrei sicuramente apparire presuntuoso ma personalmente non considero tutti questi eventi e le loro dinamiche così stupefacenti ed imprevedibili; e non affermo che questa assenza di stupore appartenga solo a me dato che, di fatto , leggendo qua e la` si trovano, si incontrano persone che a vario titolo offrono chiavi di lettura similari ed alternative a quelle balbettate dagli “esperti” ufficiali ovvero dagli “unti” della politica internazionale, gli eletti sulla base di un principio tutto “democratico” per cui conta solo il numero dei consensi e non il livello culturale di coloro che quel consenso conferiscono sicche` un popolo mediamente gretto ed ignorante non potrà che esprimere una classe politica mediocre ed essere governato da imbonitori che del…. “Venghino Siori e Siore ad ammirare i prodigi di questa pozione miracolosa che cura ogni male e lenisce ogni dolore, che ci libera dai calli come dalla corruzione!!!” hanno fatto il loro tema principale. L’espressione di un elettorato imbelle non può che essere inadeguato anche se ammantato talvolta da titoli accademici che , come diceva Toraldo di Francia non liberano dall’ignoranza giacchè ,anche se può apparire contraddittorio, il nozionistico sapere è ben altro che la sapienza.
E le nostre, “nostre” in un senso internazionalmente lato, Università sono piene di , come li chiamava Toraldo di Francia, …”dotti ignoranti” , chè la cultura è altro e non va mai confusa con ill dotto, metodico sciorinamento ed acritico uso di teorie, modelli e metodi validati solo sulla base della loro apparente correttezza previsionale.
Per meglio illustrare questo aspetto che ritengo essere alla base dello stupore e della pericolosa insipienza strutturale in cui tutti noi viviamo, vale la pena che mi soffermi su di una semplice considerazione fatta più di trenta anni fa dal mio professore di Fisica Generale durante una delle prime lezioni tenute a noi studenti del I anno del corso di laurea in Fisica all’Università di Trieste.
Discorrendo delle orbite dei pianeti del sistema solare e delle loro equazione, il chiarissimo docente ci fece notare come alle stesse conclusioni fossero arrivati tanto Keplero quanto Newton e che, sulla base dei risultati da loro conseguiti, entrambi erano stati in grado di prevedere la posizione dei singoli pianeti nel cielo stellato e di verificare con l’osservazione la correttezza dei modelli proposti.
Peccato che mentre Keplero ascriveva il moto dei pianeti lungo le loro orbite al battito d’ali degli angeli che in tal modo li sospingevano facendoli a poco a poco avanzare (di fatto ipotizzando una forza tangente alla traiettoria del pianeta stesso ), Newton legava tale moto alla esistenza di una forza centrale diretta lungo la congiungente il pianeta ed il Sole posto nel “centro” della orbita planetaria, cosicche`, a parità di capacità previsionale, il contenuto di verità era nullo nella ipotesi di Keplero e pieno (almeno fino ad Einstein) in quella dello scienziato inglese.
Tutto questo per dire che troppo spesso nelle nostre Università si sono impartiti insegnamenti e trasferiti concetti la cui validità è stata ipotizzata come assoluta ed immutabile, rivelando tutta la sua stupefacente inadeguatezza alla prima prova contraria così come è accaduto e continua ad accadere allorché si cerca di affrontare crisi economica e politica usando metodi di lettura e chiavi interpretative obsoleti ed inadeguati perché validati solo da una superficiale attenzione, una attenzione volta al risultato immediato e non alla verifica costante dei suoi limiti di applicabilità e del suo reale contenuto di verità.
Non a caso diceva Bertrand Russel:” E` impressionante quanto poco sappiamo e quanta potenza ci dia quel poco”……”potenza” e non conoscenza o saggezza.
E’ amaro dover constatare come la riprova di questa critica sia sotto gli occhi di tutti e mostri la onnipotente impotenza ed incapacità di leaders e consiglieri che a mala pena sanno essere tali nelle loro povere, ancorché vittoriose, campagne elettorali, tutte finalizzate al solo conseguimento di un consenso popolare di fatto risibile e traballante in quanto conferito sulla base di una tanto ostentata, quanto di fatto inconsistente, capacità di compiere le giuste scelte nei tempi e nei modi più idonei.
Al giorno d’oggi la politica, e non solo quella economica, è tutta all’insegna del procedere per tentativi , è solo volta ad assecondare una deriva maldestramente gestita e men che mai controllata nonostante costantemente si tenti con ogni mezzo di convincerci che questa sia una sicura leadership globale .
In tutto questo marasma non stupisce minimamente il fatto che i servizi di intelligence non siano stati in grado di prevedere i fatti accaduti in questi ultimi mesi, settimane, giorni.
E solo risuona nelle sfarzose sale delle cancellerie europee ed americana,…. uno sterile incerto chiacchiericcio: i toni di indignazione , il belante coretto di voci variamente determinate a richiedere ad altri un non meglio definito intervento, il balletto tutto statunitense di un Presidente blogger che e` giunto populisticamente a diventare il primo cittadino degli Stati Uniti con un programma costruito raccogliendo e dando voce alle percentualmente piu` significative richieste di quell`elettorato tanto “depresso” culturalmente –prima e piu` ancora che economicamente- , quanto consistente numericamente al punto da aver rappresentato la chiave di volta di un successo demagogico che ha solo prodotto false promesse irrealizzabili per la totale assenza dei fondi necessari.
Abbiamo cosi` assistito ad un ridda di proiezioni interventiste subito raffreddate dal clima di incertezza che non consente ancora di sapere quale sara` la controparte con cui confrontarsi per ristabilire le condizioni per la ripresa del pompaggio del greggio e l`estrazione dei minerali di cui abbisognano le nostre imprese: quale indecoroso spettacolo di patetici mosche cocchiere variamente impazzite in quella immensa sala giochi che e` il Palazzo delle Nazioni Unite, l’Alta Sede dove tutti sono accorsi per fare le loro puntate in modo coordinato, se non altro al fine di evitare l’increscioso epilogo connesso all`eventuale sostegno dato al contendente sbagliato.
Perche` le scelte univoche ed unitarie prese in questi frangenti mirano solo ad evitare che ci siano vincitori e perdenti assoluti tra i protagonisti di maggior rilievo internazionale : meglio compiere delle scelte coordinate, univoche e corali che possano rendere, alla fine della partita, o tutti perdenti o tutti vincenti, ma nella sostanza tutti vincitori in quanto, alla fin fine, gli equilibri tra le maggiori potenze resterebbero cosi`, negli auspici, immutati dato che chiunque vinca la partita e si insedi a Tripoli o da qualsiasi altra parte continuera` ad aver bisogno di armi per sorreggersi e di vendere petrolio per sopravvivere.
Quella descritta potrebbe a prima vista apparire una strategia , e lo sarebbe se non fosse determinata dal fatto nuovo rappresentato dal come queste manifestazioni sono nate e si sono sviluppate.
Una volta una rivoluzione veniva preparata costruendo una base ideologica, un programma politico, una strategia, ed era alimentata da una propaganda piu` o meno diffusa volta a creare un consapevole consenso che si consolidava anche grazie al fatto che ognuno era in grado di toccare con mano la futura struttura programmatica e di governo, di vedere quali sarebbero stati i futuri leaders, quali le loro strategie.
Certo, poi nei fatti le aspettative sarebbero state ampiamente disattese (si considerino ad esempio i casi emblematici della rivoluzione francese e di quella russa), ma questo e` un altro capitolo, e` la conseguenza di una lotta intestina per il potere combattuta pero` sempre all`insegna di una impostazione ideologica e di una struttura dirigenziale evidente e presente.
Qui, invece, in Tunisia, in Egitto, in Libia…. e` accaduto tutto cosi`, per caso come quando si organizza un rave, o come quando in migliaia si sono dati appuntamento in Canada in occasione del G20 del giugno 2010 per scatenare una rivolta mai vista prima nelle tranquille vie di Vancouver!
La mancanza di punti di riferimento politici, la scomparsa di un primato della politica a tutto vantaggio di una gestione aziendale della cosa pubblica, il primato dei dati della trimestrale di bilancio rispetto a quelli di un piano programmatico di medio lungo temine, l`assenza di elementi etici religiosi e/o laici di riferimento assoluti cui ispirarsi per dare voce organizzata al proprio disagio, alle proprie richieste, alle proprie proteste, hanno alla fine creato il Dio Blog, un mostro anonimo in grado di muovere migliaia di persone che agiscono, combattono e giungono persino a morire per abbattere sicuramente qualche cosa e qualcuno in nome di un mitico ”nuovo che avanza” ma senza nemmeno sapere chi si sostituira` al defunto leader e cosa al passato regime.
Una realta’ di tale genere e` preoccupante, decisamente preoccupante in quanto sempre piu` la voce della rete fa le veci di quella ispirata di un Dio o di un profeta laico e la cui assenza lascia i milioni , i miliardi di semplici che popolano senza speranza il pianeta privi di una identita` e preda di una disperazione che puo` essere mossa da chiunque lo voglia purche` faccia appello ai bisogni indicati, purche` dichiari di agire solo in nome e per conto di quella liberta` e dignita` dell`uomo che qui divengono solo l`innesco di una bomba umanitaria che lentamente ci portera` ad un nuovo Medio Evo, a quella antica eta` in cui tutto mancava, in cui molti diritti erano pura fantasia ma in cui la speranza era un sostegno vero e concreto e non abbisognava di un blog per trovare una espressione artificiosa che le consentisse di continuare a vivere. In gioco vi e` molto di piu` di quello che puo` a prima vista apparire.
L’Impero romano crollo` cosi` rapidamente, quasi improvvisamente, mentre era all`apice per potenza e cultura ? Forse sarebbe il caso di chiederci come cio` accadde prima di dover rivivere la risposta in maniera terribile. 04-03-2011 01:20 - Silverio Allocca
sono davvero sconcertato. Il “Manifesto” è diventato la gazzetta del crudele e disumano dittatore Gheddafi. Valentino Parlato e il Prof. Del Boca si lasciano andare ad analisi storico-politiche troppo raffinate per noi lettori! Non lo avete ancora capito? Noi, sul ‘nostro’ giornale, vogliamo trovare delle belle e rassicuranti parole d’ordine: “Abbasso il tiranno!” “Viva la democrazzzzia!” “Viva i ggggiovani!” “Viva Twitter!” "VIVA IL PARROCO!". Ecchecazzo! Basta con le lezioni di storia, e basta con questa visione economicista e marxista dei problemi!
Non parliamo poi del vostro vergognoso inviato embedded Matteuzzi (che già si era distinto per le sue tanto ragionevoli quanto fastidiosissime considerazioni sul caso Battisti!): questo qui ora si permette di venirci a raccontare ciò che vede a Tripoli, mettendo addirittura in discussione le verità delle grandi corazzate mediatiche arabo-americane. Ora basta! Non rinnoverò più l’abbonamento e non vi leggerò più. Ma poi, vi ho mai veramente letto? E se vi ho letto, ho mai capito qualcosa di ciò che leggevo? Boh.
Saluti confusi. Voi, comunque, vergognatevi.
Marco Di Branco 03-03-2011 23:37 - Marco Di Branco
Comunque la si metta ritengo che l’unico dato a mio avviso preoccupante sul medio lungo periodo , è stata proprio la totale sprovvedutezza mostrata tanto delle forze politiche e di intelligence quanto dagli esponenti del mondo culturale ufficiale e non, anche se mostrata di fronte ad una serie di eventi che presentano caratteristiche totalmente nuove sia per le dinamiche che per i contenuti e le modalità espressive.
Si e` trattato di un atteggiamento, quello mostrato dai cosiddetti esperti, al quale ci si dovrà purtroppo abituare in quanto la loro preparazione è stata tutta incentrata su modelli interpretativi e culturali propri del vecchio mondo, quello antecedente il crollo del Muro di Berlino, se proprio vogliamo fissare una data, un primo punto a partire dal quale far partire il nostro viaggio nel nuovo capitolo storico che si sta aprendo a poco a poco davanti ai nostri occhi.
Pensare in termini di equilibri regionali derivanti da logiche di spartizione globale delle zone di influenza sul modello dello spirito e delle prospettive introdotte alla Conferenza di Yalta, anche se contemplando nuovi soggetti (la Cina) o mutati soggetti (la Russia ex CCCP), e` quanto mai assurdo anche e soprattutto perche` i fondamenti etici ed ideologici di quel lontano quadro storico hanno ceduto totalmente il passo all`individualismo laico, amorale dei nostri giorni, un individualismo che contempla una progettualità` estremamente limitata sia per cio` che concerne gli obiettivi che per quello che attiene all`ambito temporale in cui collocarli, un qualche cosa che ha finito per parlare un linguaggio meramente edonistico confinato nel breve arco temporale della vita del singolo individuo. Già per la recente crisi economica abbiamo vissuto lo stupore degli addetti ai lavori, di quell’esercito di parrucconi arroccati da decenni su teorie economiche e metodologie di analisi geopolitica rese obsolete improvvisamente della novella realtà della globalizzazione economica , una globalizzazione che sta sempre più assumendo i caratteri di una deriva incontrollata ed incontrollabile perché guidata da soggetti cresciuti e formati in un mondo che come una illusione mediatica si sta sgretolando dinanzi a noi come i giganteschi palazzi rivieraschi del mondo illusorio condiviso raccontato nel film Inception.
Certamente tutto questo non può essere imputato ad un singolo individuo, ad una singola parte politica piuttosto che ad una altra, ad una compagine sociale piuttosto che ad un’altra ovvero ad uno stato sovrano in particolare capitalista o post-capitalista piuttosto che ad uno post-comunista o revisionista in quanto gli uni e gli altri sono intimamente legati e di fatto sono tutti ,sia pure in diversa misura, il frutto e l’espressione della reazione all’altro avvenuta in una sorta di sintesi tragica degli opposti.
Ecco perche` ho ritenuto di indicare nel sopra citato “stupore” il dato più preoccupante e sconcertante di tutto quanto ,eventi ed emozioni, si va presentemente dipanando di fronte ai nostri occhi …. incalzantemente ,…… quotidianamente !
Ai più potrei sicuramente apparire presuntuoso ma personalmente non considero tutti questi eventi e le loro dinamiche così stupefacenti ed imprevedibili; e non affermo che questa assenza di stupore appartenga solo a me dato che, di fatto , leggendo qua e la` si trovano, si incontrano persone che a vario titolo offrono chiavi di lettura similari ed alternative a quelle balbettate dagli “esperti” ufficiali ovvero dagli “unti” della politica internazionale, gli eletti sulla base di un principio tutto “democratico” per cui conta solo il numero dei consensi e non il livello culturale di coloro che quel consenso conferiscono sicche` un popolo mediamente gretto ed ignorante non potrà che esprimere una classe politica mediocre ed essere governato da imbonitori che del…. “Venghino Siori e Siore
ad ammirare i prodigi di questa pozione miracolosa che cura ogni male e lenisce ogni dolore, che ci libera dai calli come dalla corruzione!!!” hanno fatto il loro tema principale. L’espressione di un elettorato imbelle non può che essere inadeguato anche se ammantato talvolta da titoli accademici che , come diceva Toraldo di Francia non liberano dall’ignoranza giacchè ,anche se può apparire contraddittorio, il nozionistico sapere è ben altro che la sapienza.
E le nostre, “nostre” in un senso internazionalmente lato, Università sono piene di , come li chiamava Toraldo di Francia, …”dotti ignoranti” , chè la cultura è altro e non va mai confusa con ill dotto, metodico sciorinamento ed acritico uso di teorie, modelli e metodi validati solo sulla base della loro apparente correttezza previsionale.
Per meglio illustrare questo aspetto che ritengo essere alla base dello stupore e della pericolosa insipienza strutturale in cui tutti noi viviamo, vale la pena che mi soffermi su di una semplice considerazione fatta più di trenta anni fa dal mio professore di Fisica Generale durante una delle prime lezioni tenute a noi studenti del I anno del corso di laurea in Fisica all’Università di Trieste.
Discorrendo delle orbite dei pianeti del sistema solare e delle loro equazione, il chiarissimo docente ci fece notare come alle stesse conclusioni fossero arrivati tanto Keplero quanto Newton e che, sulla base dei risultati da loro conseguiti, entrambi erano stati in grado di prevedere la posizione dei singoli pianeti nel cielo stellato e di verificare con l’osservazione la correttezza dei modelli proposti.
Peccato che mentre Keplero ascriveva il moto dei pianeti lungo le loro orbite al battito d’ali degli angeli che in tal modo li sospingevano facendoli a poco a poco avanzare (di fatto ipotizzando una forza tangente alla traiettoria del pianeta stesso ), Newton legava tale moto alla esistenza di una forza centrale diretta lungo la congiungente il pianeta ed il Sole posto nel “centro” della orbita planetaria, cosicche`, a parità di capacità previsionale, il contenuto di verità era nullo nella ipotesi di Keplero e pieno (almeno fino ad Einstein) in quella dello scienziato inglese.
Tutto questo per dire che troppo spesso nelle nostre Università si sono impartiti insegnamenti e trasferiti concetti la cui validità è stata ipotizzata come assoluta ed immutabile, rivelando tutta la sua stupefacente inadeguatezza alla prima prova contraria così come è accaduto e continua ad accadere allorché si cerca di affrontare crisi economica e politica usando metodi di lettura e chiavi interpretative obsoleti ed inadeguati perché validati solo da una superficiale attenzione, una attenzione volta al risultato immediato e non alla verifica costante dei suoi limiti di applicabilità e del suo reale contenuto di verità.
Non a caso diceva Bertrand Russel:” E` impressionante quanto poco sappiamo e quanta potenza ci dia quel poco”……”potenza” e non conoscenza o saggezza.
E’ amaro dover constatare come la riprova di questa critica sia sotto gli occhi di tutti e mostri la onnipotente impotenza ed incapacità di leaders e consiglieri che a mala pena sanno essere tali nelle loro povere, ancorché vittoriose, campagne elettorali, tutte finalizzate al solo conseguimento di un consenso popolare di fatto risibile e traballante in quanto conferito sulla base di una tanto ostentata, quanto di fatto inconsistente, capacità di compiere le giuste scelte nei tempi e nei modi più idonei.
Al giorno d’oggi la politica, e non solo quella economica, è tutta all’insegna del procedere per tentativi , è solo volta ad assecondare una deriva maldestramente gestita e men che mai controllata nonostante costantemente si tenti con ogni mezzo di convincerci che questa sia una sicura leadership globale .
In tutto questo marasma non stupisce minimamente il fatto che i servizi di intelligence non siano stati in grado di prevedere i fatti accaduti in questi ultimi mesi, settimane, giorni.
E solo risuona nelle sfarzose sale delle cancellerie europee ed americana,…. uno sterile incerto chiacchiericcio: i toni di indignazione , il belante coretto di voci variamente determinate a richiedere ad altri un non meglio definito intervento, il balletto tutto statunitense di un Presidente blogger che e` giunto populisticamente a diventare il primo cittadino degli Stati Uniti con un programma costruito raccogliendo e dando voce alle percentualmente piu` significative richieste di quell`elettorato tanto “depresso” culturalmente –prima e piu` ancora che economicamente- , quanto consistente numericamente al punto da aver rappresentato la chiave di volta di un successo
demagogico che ha solo prodotto false promesse irrealizzabili per la totale assenza dei fondi necessari.
Abbiamo cosi` assistito ad un ridda di proiezioni interventiste subito raffreddate dal clima di incertezza che non consente ancora di sapere quale sara` la controparte con cui confrontarsi per ristabilire le condizioni per la ripresa del pompaggio del greggio e l`estrazione dei minerali di cui abbisognano le nostre imprese: quale indecoroso spettacolo di patetici mosche cocchiere variamente impazzite in quella immensa sala giochi che e` il Palazzo delle Nazioni Unite, l’Alta Sede dove tutti sono accorsi per fare le loro puntate in modo coordinato, se non altro al fine di evitare l’increscioso epilogo connesso all`eventuale sostegno dato al contendente sbagliato.
Perche` le scelte univoche ed unitarie prese in questi frangenti mirano solo ad evitare che ci siano vincitori e perdenti assoluti tra i protagonisti di maggior rilievo internazionale : meglio compiere delle scelte coordinate, univoche e corali che possano rendere, alla fine della partita, o tutti perdenti o tutti vincenti, ma nella sostanza tutti vincitori in quanto, alla fin fine, gli equilibri tra le maggiori potenze resterebbero cosi`, negli auspici, immutati dato che chiunque vinca la partita e si insedi a Tripoli o da qualsiasi altra parte continuera` ad aver bisogno di armi per sorreggersi e di vendere petrolio per sopravvivere.
Quella descritta potrebbe a prima vista apparire una strategia , e lo sarebbe se non fosse determinata dal fatto nuovo rappresentato dal come queste manifestazioni sono nate e si sono sviluppate.
Una volta una rivoluzione veniva preparata costruendo una base ideologica, un programma politico, una strategia, ed era alimentata da una propaganda piu` o meno diffusa volta a creare un consapevole consenso che si consolidava anche grazie al fatto che ognuno era in grado di toccare con mano la futura struttura programmatica e di governo, di vedere quali sarebbero stati i futuri leaders, quali le loro strategie.
Certo, poi nei fatti le aspettative sarebbero state ampiamente disattese (si considerino ad esempio i casi emblematici della rivoluzione francese e di quella russa), ma questo e` un altro capitolo, e` la conseguenza di una lotta intestina per il potere combattuta pero` sempre all`insegna di una impostazione ideologica e di una struttura dirigenziale evidente e presente.
Qui, invece, in Tunisia, in Egitto, in Libia…. e` accaduto tutto cosi`, per caso come quando si organizza un rave, o come quando in migliaia si sono dati appuntamento in Canada in occasione del G20 del giugno 2010 per scatenare una rivolta mai vista prima nelle tranquille vie di Vancouver!
La mancanza di punti di riferimento politici, la scomparsa di un primato della politica a tutto vantaggio di una gestione aziendale della cosa pubblica, il primato dei dati della trimestrale di bilancio rispetto a quelli di un piano programmatico di medio lungo temine, l`assenza di elementi etici religiosi e/o laici di riferimento assoluti cui ispirarsi per dare voce organizzata al proprio disagio, alle proprie richieste, alle proprie proteste, hanno alla fine creato il Dio Blog, un mostro anonimo in grado di muovere migliaia di persone che agiscono, combattono e giungono persino a morire per abbattere sicuramente qualche cosa e qualcuno in nome di un mitico ”nuovo che avanza” ma senza nemmeno sapere chi si sostituira` al defunto leader e cosa al passato regime.
Una realta’ di tale genere e` preoccupante, decisamente preoccupante in quanto sempre piu` la voce della rete fa le veci di quella ispirata di un Dio o di un profeta laico e la cui assenza lascia i milioni , i miliardi di semplici che popolano senza speranza il pianeta privi di una identita` e preda di una disperazione che puo` essere mossa da chiunque lo voglia purche` faccia appello ai bisogni indicati, purche` dichiari di agire solo in nome e per conto di quella liberta` e dignita` dell`uomo che qui divengono solo l`innesco di una bomba umanitaria che lentamente ci portera` ad un nuovo Medio Evo, a quella antica eta` in cui tutto mancava, in cui molti diritti erano pura fantasia ma in cui la speranza era un sostegno vero e concreto e non abbisognava di un blog per trovare una espressione artificiosa che le consentisse di continuare a vivere. In gioco vi e` molto di piu` di quello che puo` a prima vista apparire.
L’Impero romano crollo` cosi` rapidamente, quasi improvvisamente, mentre era all`apice per potenza e cultura ? Forse sarebbe il caso di chiederci come cio` accadde prima di dover rivivere la risposta in maniera terribile. 03-03-2011 21:42 - Silverio Allocca
Il capitalismo impone una passivita' mentale pressocche' totale di fronte a queste vicende. Ed a volte illude con idee di ribellione che vengono immediatamente assorbite dal mercato e ridotte a moda. E' un po' come la Clark del '68: se non le avevi non eri di sinistra. O la musica rock che ha sempre simboleggiato una pseudoribellione perfettamente integrata nel sistema e ancora utilizzata nelle cosiddette rivoluzioni colorate.
Mentre in epoche passate i figli facevano quello che avevano fatto i genitori, adesso neppure i genitori riescono a fare la stessa cosa per la vita. Se non si e' classe privilegiata come certi professionisti, ormai si deve cambiare lavoro varie volte e generalmente per necessita' di sopravvivenza e non per migliorare le proprie condizioni di vita. Il precariato e' l'esempio piu' lampante di cio'. E cosi' del passato non rimane nulla e vince sempre l'illusione/speranza di un nuovo che e' poi la riproposizione del vecchio.
Il ruolo del potere poi nella degenerazione del potere stesso e' stato gia' ampiamente discusso da vari autori dei secoli scorsi e persino da musicisti e compositori: da Marx a Lenin al marchese DeSade, ma persino verdi nel Rigoletto o Shackespeare nelle sue opere ha ampiamente dibattoto il tema della tragedia del potere. Il marchese DeSade poi andrebbe studiato e mi sembra che sia completamente ignorato. Non a caso Pasolini, uno dei piu' grandi pensatori del Novecento, lo ha propsoto e utilizzato in un suo film importante sul potere: Salo e le 120 giornate di Sodoma.
A volte si va alla riscoperta dell'acqua calda, cosi', senza accorgersene. 03-03-2011 21:14 - Murmillus
Detto questo, penso che ci sia un ritardo nell'analisi della crisi dei governi nati sull'onda del "terzomondismo".
Quando le ricchezze di un paese sono essenzialmente nelle mani di un clan (la Khadafa, cioè quello della famiglia Gheddafi) i cui membri si comportano da capitalisti e tiranni; i principi del libro verde gettati alle ortiche (le condizioni delle scuole pubbliche come degli ospedali sono nettamente peggiorate negli ultimi anni); il rispetto dei diritti umani e civili sistematicamente violato; i diritti politici, praticamente inesistenti, cosa resta di quella rivoluzione che aveva creato tante speranze ?
Del resto è curioso, che il preteso "nemico dei nemici" (secondo la definizione di alcuni lettori) sia stato ricevuto in pompa magna da Sarkozy e Berlusconi che non sono certo il massimo né della sensibilità democratica, né del rispetto per le condizioni degli sfruttati ed emarginati; senza che questo (almeno questo) abbia generato una mutazione nell'analisi dell'azione del raìs libico.
Come del resto il suo prestarsi a fare da aguzzino dei migranti transahariani
Quella della Libia non è una rivolta del pane. Ciò può essere scritto solo da chi non conosce la Libia. La Libia è il paese più ricco dell'Africa e ci sono (o meglio, c'erano) più di 2 milioni d'immigrati che facevano i lavori che i libici non volevano più fare.
Vi è quindi nella rivolta un rifiuto della tirannia e dell'abitrario.
Ma ciò che mi lascia perplesso (senza per questo modificare il mio rifiuto degl'atti criminali del clan Khadafa) è appunto il richiamo al re Idriss e le antiche bandiere apparse assai rapidamente (troppo?).
Se la crisi della Tunisia e dell'Egitto sono apparse, rapidamente, assai "logiche" (ad analisti di ogni tendenza politica), quella della Libia invita ad essere estremamente attenti e prudenti nell'analizzarne cause e ragioni.
P.S.: per Gianfranco: non sei un lettore del manifesto, o, se lo sei, sei molto distratto: è da un pezzo che Rossanda ha scritto un editoriale assai chiaro e netto su Fidel Castro.
Francamente sono un po' esasperato da quei lettori che scrivono come se si rivolgessero ad una cellula del comintern: se ignorate la storia del manifesto e le idee e i valori sostenuti da questo giornale da più di 30 anni, astenetevi: non se può più dei vostri deliri ! 03-03-2011 19:37 - Spartacus
2) "perché ... è finita così male?"
Perché, di grazia, come altro poteva finire la dittatura di un militare? 03-03-2011 19:22 - Giulio