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COMMENTO
04/03/2011
  •   |   Valentino Parlato
    Ipotesi sulla crisi libica

    Provo ad avanzare alcune ipotesi di lavoro sul vasto movimento di protesta che, percorrendo tutta l'Africa settentrionale, si affaccia sul Mediterraneo (soprattutto Tunisia ed Egitto e poi Libia), e si spinge fino ai paesi del Medio Oriente.
    Il primo dato da sottolineare è che si tratta di un movimento fondamentalmente, se non esclusivamente, giovanile. Alla sua testa, ammesso e non concesso che questo movimento abbia un vertice di comando, non ci sono leader anziani e noti per il loro passato politico. Sottolineo: un movimento tutto di giovani. Qualcuno ha scritto di «primavera del mondo arabo».

    Il secondo dato, importante anch'esso, è che si tratta di un movimento postislamista (sul pericolo di Al Qaeda, Gheddafi forse esagera). Il sociologo Oliver Roy, professore di studi mediterranei all'università di Firenze, su Le Monde del 12 febbraio scriveva: «Se facciamo attenzione a quelli che hanno scatenato il movimento è evidente che si tratta di una generazione postislamista. Per questi giovani i grandi movimenti rivoluzionari degli anni '70 '80 sono storia antica, dei loro antenati. Questa nuova generazione non è affatto ideologica, ha slogan assolutamente pragmatici e concreti («vattene, togliti dai piedi»). Non si appellano all'Islam come in Algeria facevano i loro predecessori alla fine degli anni '80. Esprimono innanzitutto un rifiuto delle dittature corrotte e una domanda di democrazia.
    Il terzo dato, sul quale riflettere, è che - senza affatto svalorizzare questi movimenti - si tratta di ribellioni di giovani, senza una leadership riconosciuta, tale da assumere il potere. Tanto in Tunisia come in Egitto la costituzione di un nuovo governo ancora non c'è ed è solo l'esercito (che in Libia ha scarso peso) a coprire in qualche modo la vacanza di potere. Per dire - pur con la massima approssimazione - che in Tunisia come in Egitto non è ancora chiaro come andrà a finire.
    In questo quadro di «primavera araba», la Libia non dico che è un caso a parte, ma ha certamente specificità proprie. In Libia, dove non ci sono le condizioni di miseria diffusa come in Tunisia ed Egitto, la ribellione - penso io - non ci sarebbe stata senza la Tunisia e l'Egitto: la ribellione giovanile di quei paesi ha scosso e mobilitato la gioventù libica, che - penso - altrimenti sarebbe rimasta ancora tranquilla, seppure in fermento. E, aggiungo, non tanto per paradosso, si potrebbe dire che la ribellione dei giovani libici sia stata promossa, certo inconsapevolmente, dallo stesso Gheddafi con le sue parole d'ordine sul governo del popolo, la democrazia diretta e il suo famoso Libretto Verde. In Libia c'è una sorta di paradosso: contro Gheddafi gridando il messaggio di Gheddafi. E Gheddafi - come ha detto al nostro inviato, Maurizio Matteuzzi, il vescovo di Tripoli monsignor Martinelli - è un beduino che piuttosto che mollare si fa uccidere o si suicida (qualcuno dovrebbe leggersi il suo racconto «Fuga all'Inferno» pubblicato dalla nostra Manifestolibri).
    Gheddafi, nonostante l'età, resta un beduino colto e, anche se si deve alla sua attuale crisi, ha ritrovato la sua natura mandando al diavolo Berlusconi, con il quale aveva dato vita alla pagliacciata della sua ultima visita a Roma. Brutto errore quello.
    Per tutte queste ragioni che ho qui, disordinatamente, avanzato, la questione Libia è più difficile e pericolosa. Una situazione difficile e pericolosa aggravata dalla ricchezza del petrolio che fa gola a tutti. Le navi Usa davanti alle coste libiche non sono affatto un buon segno. Negli Usa non c'è più Bush, che tentò più volte di ammazzare Gheddafi: ricordate il bombardamento della sua abitazione? Ora c'è Obama, ma anche lui pensa al petrolio e se (Gheddafi lo ha anche detto) quel petrolio dovesse andare alla Cina (migliaia di lavoratori cinesi sono in Libia) per lui, Obama, sarebbe una seria sconfitta. Una situazione difficile e pericolosa, più di quanto non si pensi. Siamo nel cosiddetto Mare Nostrum.
    Quanto poi all'Italia, allo stato italiano mi sembra assurda la denuncia del Trattato di amicizia con la Libia. Lo stato libico ci sarà ancora, e oggi la denuncia del trattato appare vile e autolesionista. Non vogliamo più costruire la famosa autostrada, che peraltro darebbe lavoro alle imprese italiane? Vogliamo fare un regalo agli Usa? Piuttosto rinunciamo all'impegno imposto ai libici di bloccare i flussi migratori verso l'Italia. E Berlusconi non si dimentichi di aver, con esibizionismo, baciato la mano del diavolo Gheddafi. Gli italiani non lo dimenticheranno.


I COMMENTI:
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  • personalmente non mi preoccuperei se queste manifestazioni siano state fatte da giovani e spontanee, ma rifletterei su chi gestirà queste manifestazioni. E' ancora viva la rivoluzione in Iran...poi arrivò Komeini! Gheddafi è politicamente finito, ma non ha perso, per cui seguiranno stragi e, qualora dovesse tenere, sarà ancora più pericoloso di prima. 06-03-2011 11:48 - idelbo
  • che articolo bruttarello... 06-03-2011 11:43 - claudio
  • Per Giuseppe

    Non ho alcuna simpatia per Gheddafi, solo un folle potrebbe arrivare a tanto. Quello che mi infastidisce è l’attribuzione ai rivoltosi libici di un ideale democratico, a loro probabilmente del tutto sconosciuto.

    La rivolta libica a me appare solo come una questione di soldi fra chi ha il controllo delle raffinerie e chi, fino a ieri, riceveva quattro soldi per stare buono e tranquillo.

    E’ chiaro che a farne le spese sarà la popolazione civile. 06-03-2011 09:35 - Antonio
  • a quelli come Giuseppe importa solo di proclamare che Gheddafi è uno spietato dittatore, tutto il resto non ha importanza, che vengano pure sltri spietati dittatori, magari travestiti da democratici (i dittatori più pericolosi), e chi se ne frega se migliaia di persone muoiono in una rivolta priva di senso... 06-03-2011 09:26 - Alessandro
  • Spiegazione molto confusa.
    E' un dittatore e basta, come tale è giusto combatterlo politicamente, ed aiutare chi non vuole più dittatori al potere. 06-03-2011 08:40 - miria
  • una spiegazione piena di ambiguita della crisi libica che viene trattata insieme a Egitto e Tunisia e tratta con dolcezza la presenza delle navi inviate da Obama davanti la rada di Tripoli.
    Non si dice niente sulla vera natura di rapina di un colpo di stato che si è concretato attorno ai pozzi di petrolio ed è una rapina per la Libia alla quale sono stati sequestrati 100 miliardi di fondi sovrani dal rapace Occidente.
    Non c'è nessuna pulsione di libertà e di democrazia da un Consiglio che si proclama governo insediato a Bengasi ed agita la bandiera della monarchia.
    Se il pensiero unico occidentale è arrivata ad omologato anche il Manifesto stiamo davvero freschi 06-03-2011 08:38 - pietro ancona
  • Al'elenco delle balle che ci hanno raccontato giornali e TV
    ricordate da Antonio ne voglio
    aggiungere una così colossale
    che farebbe anche ridere se non ci fosse purtroppo da piangere.
    Per almeno due giorni tutti i
    telegiornali hanno fatto vedere
    una sfilza di morti uno accanto
    all'altro raccontandoci che erano di piloti uccisi dai
    militari di Gheddafi perchè si
    rifiutavano di bombardare i civili.Altri due,invece,come
    sappiamo erano scappati a Malta.
    Io,ancor prima di sapere,come è
    stato poi accertato, che quel filmato era stato girato in
    Bosnia una decina di anni orsono
    mi sono chiesto: ma come si può
    credere che quegli assassini
    degli uomini di Gheddafi facciano una simile strage e poi
    invece di far sparire i cadaveri
    li mettano uno accanto all'altro
    e chiamino i giornalisti per
    farglieli filmare e quindi mostrare a tutto il mondo,come per dire:fate vedere a tutti la ferocia di cui siamo capaci.Qualcuno ha parlato,commentando questo episodio, di scarsa professionalità dei giornalisti
    che lo hanno accreditato e diffuso.Io parlo piuttosto di
    connivenza di questi giornalisti
    nel diffondere disinformazione
    a piene mani.Anche una persona dotata di un quoziente di intelligenza pari a
    zero avrebbe capito che quella
    era una panzana.Ma tant'è, nel
    campo della disinformaione,tutto
    fa brodo.Quello che mi fa rabbia
    però è che quelle notizie le ho
    ascoltate non al TG4 o al TG5,
    dai quali in qualche modo mi
    difendo perchè sono prevenuto,
    ma dal TG3 che,anche se spesso
    non sono daccordo sui commenti
    che fa,pochi dubbi avevo almeno
    sulla veridicità delle notizie.
    Oggi poi che tutto il mondo è
    schierato contro Gheddafi, da
    quel premio Nobel della pace di
    nome Obama che minaccia di
    intervenire militarmente un giorno sì e l'altro pure passando da tutti i governi europei,fino ad arrivare a Putin e Berlusconi,
    (noti militanti rivoluzionari)
    tutti a sostegno della rivolta
    popolare,non dovrei più nemmeno
    credere ai miei occhi al solo
    pensiero delle balle che tutti
    questi ci racconteranno. 06-03-2011 02:53 - Piero
  • Per Antonio.
    La gran parte di noi che critichiammo l'articolo di Parlato non ha certezze nè sugli insorti nè sul futuro dell'insurrezione.
    l'unica certezza è che Gheddafi è uno spietato dittatore e che nessuno di noi lo vorrebbe per se come governante. non è difficile capirlo. 05-03-2011 20:38 - Giuseppe
  • La rivoluzione ha certamente tratti inediti ed è una rivolta di giovani fortemente influenzati anche dai costumi occidentali. Ma internet non basta contro i carri armati: il miglior modo di gettare intere popolazioni nell'islam radicale sarebbe per l'occidente, assistere inerte alla repressione di Gheddafi. 05-03-2011 19:52 - sergio pacini
  • concordo con il commento di Parlato che fatte le dovute proporzioni assomiglia al caso cubano: ci sono certamente distorsioni, non e' il paradiso, ma quello che gli e' attorno e' peggio...
    Certo se volete una democrazia formalmente perfetta succube degli americani siete pregati di accomodarvi..
    Quanto al trattato Italo-Libico e' stato piu' il governo Italiano che l'ha voluto e siccome era vantaggiosissimo per la Libia Gheddafi cosa doveva fare rifiutarlo? 05-03-2011 18:59 - pietro
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