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COMMENTO
07/03/2011
  •   |   Farid Adly *
    Dalla Libia arriva un grido di libertà

    Cari lettori, continuate ad abbonarvi al manifesto! Cari compagni del manifesto, redattori e lettori, non sono d'accordo con voi su alcune posizioni, ma continuo a leggere e difendere (per quel poco che posso fare) il manifesto. Le riflessioni che sono state avanzate da Rossanda, Castellina, Parlato e Di Francesco sono sacrosante, ma difettano in un punto: non inquadrano la questione libica nel suo contesto storico.
    Sarebbe un dibattito avanzato e profondo su dubbi e zone d'ombra, se non ci fosse in corso una tragedia di un popolo che viene ucciso ogni giorno, nelle piazze delle città libiche e nelle piazze d'affari del mondo industrializzato. La frase del compagno Parlato «Sono e resto un convinto estimatore del colonnello Gheddafi» (Il Sole-24 Ore del 18/2/2011, poi ribadita sulle pagine del manifesto dieci giorni dopo) fa molto male a chi - come me - ha perso la propria libertà a causa del tiranno. Quanti articoli sul manifesto ho dovuto firmare diversamente, per scongiurare una repressione contro i miei familiari.
    Prima di tutto, quella in corso non è una guerra civile; lo potrà diventare in futuro, ma adesso è una resistenza popolare contro un tiranno, la sua famiglia, i miliziani e mercenari. È paragonabile alla resistenza italiana contro il fascismo mussoliniano.
    La questione della bandiera issata sulle zone liberate, avanzata da Manlio Dinucci, quella dell'indipendenza, non è un sintomo di ritorno al passato. Quella bandiera non è certo proprietà dell'ex re Idriss o della confraternita senussita. (A proposito, non ho capito il riferimento del compagno Parlato all'asserito antisemitismo di Idriss. Essere anti-sionisti non è necessariamente antisemitismo. Vi ricordo che prima dell'occupazione della Palestina, tra i vari progetti per creare Israele, nella prima metà del Novecento, la Cirenaica era uno dei luoghi proposti. Essere contrari a quei propositi non è certo antisemitismo). Io avrei usato la bandiera rossa, ma io e la mia generazione non contiamo nulla in questa rivoluzione. La corrente monarchica nell'opposizione è assolutamente minoritaria e lo sbandierare di quel tricolore, con stella e mezzaluna in bianco, non è un attaccamento al passato ma un chiaro rifiuto del regime. Fondare su questo una critica ai giovani libici che hanno affrontato a petto nudo le mitragliatrici anti-carro dei miliziani e mercenari di Gheddafi, è di una ingenerosità disarmante. Non si nega qui l'esistenza di piani internazionali per mettere le mani sul petrolio della Libia, ma la rivoluzione libica del 17 Febbraio 2011 non è guidata da fantocci dell'imperialismo, bensì da giovani e democratici che hanno una storia nel paese. La caduta del muro della paura, dopo le esperienze di Tunisia e Egitto, li ha portati ad alzare la testa contro la tirannia. Se non mettiamo al centro dell'attenzione questo grido di libertà, che nasce dal basso, non capiremmo nulla dai moti di rivolta che stanno caratterizzando la lotta dei paesi arabi contro le cariatidi al potere da troppi anni.
    La seconda questione riguarda il Gheddafi socialista. Le tesi sul cosiddetto socialismo arabo hanno imperversato negli anni Cinquanta e Sessanta, al momento del riscatto nasserian-baathista di Egitto e Iraq. Interessanti esperienze di borghesia nazionale del sud del mondo, che sono state, solo per necessità, anti-imperialiste nella prima fase del loro sviluppo. In Iraq, Egitto e Siria di quegli anni i comunisti e i socialisti sinceri sono stati perseguitati e repressi. Quelle esperienze di colpi di stato hanno dato molti frutti positivi sul piano sociale, ma solo nella prima fase del loro sviluppo. La tendenza verticistica e la mancanza di una legittimità democratica, da una parte, e l'attacco dei paesi occidentali alleati di Israele dall'altro (guerra di Suez nel 1956 e quella del 5 giugno 1967) hanno reso questi nuovi regimi delle oligarchie militari che nulla hanno a che fare con l'idea di una giusta distribuzione della ricchezza nazionale e dello sviluppo sociale e culturale dell'essere umano, base di ogni esperienza socialista.
    Gheddafi arriva dopo, nel 1969. La «spinta propulsiva» del golpe militare contro il vecchio re Idriss, per dirla con Berlinguer, è finita molto presto. Già nel 1973 della rivoluzione degli ufficiali liberi non c'era più nulla, se non la spietata repressione di ogni dissenso. Le forche all'Università, l'allontanamento dei compagni d'armi, la cancellazione di ogni forma d'opposizione, il divieto dei sindacati, l'annullamento di ogni azione indipendente della società civile, l'uccisione degli oppositori all'estero (l'Italia è stata un teatro prediletto per azioni terroristiche) e le operazioni militari contro civili che protestavano pacificamente contro le volontà del tiranno (anni '80 e '90 a Derna e Bengasi...), il massacro di Abu Selim (26 giugno 1996), sono esempi di questo dominio di una nuova classe dirigente che si è ridotta di fatto alla famiglia di Gheddafi e a una piccola cerchia di suoi seguaci.
    La corruzione imperante e il dominio totale dei servizi segreti sulla vita quotidiana dei cittadini sono alla base di un regime che ha sperperato le ricchezze del paese non per costruire una Libia moderna capace di creare occupazione e prosperità per il popolo, ma per comperare le coscienze, conquistare l'appoggio di altri dittatori, in impossibili e perdenti guerre africane (Uganda, Ciad...) e nel lusso per i suoi figli e adepti. La Libia è un paese ricco, ma i libici sono poveri. Un impiegato prende l'equivalente di 170 dollari al mese, mentre uno degli stolti figli del tiranno ha speso due milioni di dollari per uno spettacolo, durato solo un'ora, di una cantante americana, Beyoncé, in una discoteca di Las Vegas.
    Del socialismo gheddafiano, i libici hanno un ricordo sbiadito dei supermercati vuoti dalle mercanzie e della noiosa e stupida burocrazia corrotta, simile a quello che hanno ereditato le giovani generazioni dell'est europeo. E non tutto era anticomunismo.
    Non credo che Gheddafi rappresenti una continuazione dell'esperienza non allineata di Nasser. Castellina fa bene a ricordare l'importanza di quell'idea, peraltro ridotta al silenzio dalla spietata aggressione imperialista, di rifiuto di schierarsi per forza con uno dei due patti militari in cui era diviso il mondo del secondo dopoguerra. Nasser è morto povero e suo figlio non ha ereditato nessun ruolo politico. Qui invece abbiamo la ricchezza petrolifera del paese considerata come proprietà privata della famiglia e il potere jamahiriano ridotto a una ridicola monarchia. Considerare Gheddafi come parte di quel mondo che si è incamminato nel solco del nobile esperimento dei «Non Allineati» è stato un errore di valutazione della compagna Castellina.
    Non bastano le belle intenzioni del colonnello! Quel che conta nella politica è l'azione. Anch'io, come molti giovani libici di allora, ho occupato il Consolato libico a Milano e ho distrutto la gigantografia di re Idriss. Ma già nel 1973, l'Unione generale degli studenti libici che guidavo, ha occupato l'ambasciata libica a Roma, per protesta contro l'impiccagione nell'atrio dell'Università di Bengasi (per di più senza processo) degli studenti che chiedevano libertà e rappresentanza.
    La sinistra libica è stata cancellata con uccisioni e detenzioni e in alcuni casi con la compravendita delle coscienze, nel più totale silenzio. È stata anche colpa nostra, perché non siamo stati capaci di comunicare e tessere relazioni e abbiamo vissuto l'azione di opposizione in forme organizzative frammentarie. Ma non si può dare a Gheddafi la patente di rappresentante di un'idea di socialismo. Gli errori di questo tiranno non si limitano agli ultimi dieci anni, come sostiene il compagno Parlato (il manifesto, 27 febbraio), ma risalgono a ben più lontano.
    Gheddafi ha sbandierato il vessillo dell'anti-imperialismo e dell'anti-colonialismo, ma sotto il tavolo ha barattato la propria salvezza personale con accordi che hanno aperto la Libia al saccheggio dei paesi ricchi. Siamo consapevoli che il petrolio fa gola a molti. E per questo siamo contrari a ogni intervento militare esterno. L'opposizione ha chiesto una «No Fly Zone» per impedire l'uso dell'aeronautica da parte del colonnello (come sta avvenendo in queste ore su Brega e Ajdabieh).
    Gli uomini che formano il governo provvisorio di salute pubblica sono persone che conosco personalmente e sono serie e fidate. Non sono secessionisti né fondamentalisti. La matrice democratica che li spinge a ribellarsi agli ordini del tiranno è fuori discussione. Non dar loro ascolto, sarebbe un grave errore da parte della sinistra italiana e dell'Italia democratica tutta.
    Infine, l'autolesionismo. Perseverare nell'errore sarebbe il peggio. Il giudizio positivo che si dava di alcune esperienze dei paesi dell'emisfero sud non vieta la possibilità di una revisione critica. Come avvenne per la critica dei paesi del socialismo reale dell'est europeo, anche oggi è possibile prendere atto della fine di un'illusione. Il giudizio di allora aveva le sue ragioni contingenti e di contesto. La situazione attuale è un'altra. E va riconosciuta per quel che è. Non credo sia lungimirante cospargerci il capo di cenere per gli errori di valutazione e analisi del passato. Ricordiamoci che Mussolini era stato socialista e che Giuliano Ferrara era comunista.
    Anche nel ricordo e per monito di quelle sconfitte, cari lettori, continuate a comperare il manifesto, strumento indispensabile per informarsi e discutere del mondo di oggi!
    * Con lo pseudonimo Abi Elkafi ha scritto sul manifesto molte cronache della rivolta libica



I COMMENTI:
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  • Cari compagni,
    Gheddafi e' quello che e', e nessuno intende farne l'apologia. Ma felicitarsi di quanto avviene in Libia e'sintomo, nella migliore delle ipotesi, di superficiale ingenuita'. Basta informarsi un po' in rete per comprendere che e'in atto l'ennesima demonizzazione e disinformazione (con tanto di foto e filmati falsi costruiti ad hoc) per permettere agli USA ed ai suoi ascari di mettere le mani sulle risorse petrolifere e non solo. Come fanno i "ribelli" ad avere armi pesanti? Cosa diciamo dei 3 delle forze speciali olandesi arrestati? e della figuraccia delle SAS inglesi smascherate e arrestate? E'la solita "rivoluzione colorata" (stavolta senza colori di sorta) che noi "democratici" dobbiamo berci, noi che di democrazia abbiamo da insegnare al mondo!! E comunque, la Libia ha gli standard di qualita' della vita e di servizi migliori di tutta l'Africa. 08-03-2011 12:02 - edoardo
  • QUESTA ANALISI MI TROVA D'ACCORDO IN TUTTO.MA E' ANCHE VERO CHE MI SONO DETTA TANTE DELLE COSE CHE HO LETTO NEGLI ALTRI COMM.PER ES. ANCHE IO HO PENSATO CHE LE RIVOLUZIONI NON SI ORGANIZZANO DALL'OGGI AL DOMANI , MA, LA SITUAZIONE NEI PAESI ARABI E' MESSA MALISSIMNO GIA' DA DIVERSO TEMPO E SECONO ME LA GENTE SI STAVA ORGANIZZANDO GIA' DA TEMPO. NOI NON POSSIAMO SAPERE DA QUNADO CI SONO INCOTRI ASSEMBLEE E RIUNIONI !MA LA COSA CHE MI SONO ANCHE CHIESTA E' STATA PROPRIO QUELLA DEI RAPPRESENTANTI DEL POPOLO INSORTO. CHI SONO?CON CHI PARLANO? COSA CHIEDONO? HO ANCHE SENTITO CHE CI SONO ALCUNI MILITARI DISSIDENTI CON GLI INSORTI, E QUESTO MI HA MOLTO PREOCCUPATO!!COMUNQUE GHEDDAFI DEVE MORIRE!!HA RUBATO TUTTO QUELLO CHE POTEVA RUBARE.ED E' ORA CHE PAGHI.COME IN TUTTO IL MONDO. BISOGNEREBBE RICOSTRUIRE L'INTERNAZIONALE COMUNISTA!! 08-03-2011 11:01 - Aion
  • Grazie Adly! io sono rimasto sgomento dall'apprendere che c'è ancora gente a sinistra e per di più gente come Parlato, che è disposta ancora a sostenere un dittatore spietato che è la negazione vivente di qualsiasi ideale socialista, un dittatore che non a caso non si accompagna con la sinistra rivoluzionaria italiana ma con il dittatorello nostrano, il fascista Berlusconi, gli suggerisce il bungabunga, si fa portare 400 ragazze in minigonna ecc., affitta dimore lussuose e principesche per i figli che ormai si comportano come se fossero dei regnanti. Dov'è il socialismo di Gheddafi? A me non interessa minimamente cosa pensasse da adolescente, a me interessa cosa fa ora. Secondo punto: occorre smetterla anche con il complottismo dietrologico che appena c'è una rivolta porta a guardarla non con entusiasmo ma addirittura con sospetto perché potrebbe essere manipolata dagli americani. L'America può anche cercare di fomentare rivolte, ma le rivolte le fa il popolo e non possono essere controllate con il telecomendo (io tra l'altro non credo che gli americani avessero progettato qualcosa del genere in Libia e che siano stati colti di sorpresa dalla rivolta libica). Gli americani ovviamente fanno la loro politica e guardano ai loro interessi invece di stare a guardare in maniera sospettosa. Loro si muovono per portare la situazione a loro favore. Chi non fa niente invece per fare andare in un altro modo le cose è la sinistra europea, che avrebbe dovuto mobilitarsi per aiutare subito gli insorti. La politica è un campo di battaglia. Se i libici avranno solo referenti americani, gli americani avranno buon gioco ad assumere una posizione dominante. Ma questo non è colpa dei libici, bensì dell'atteggiamento imbelle della sinistra europea che non ha neanche una coordinazione di partiti pronti a fungere da centri di organizzazione e coordinazione per aiutare il popolo libico ad avere almeno opzioni diverse per il proprio futuro. I libici hanno bisogno di tutto il nostro appoggio e se non siamo in grado di dargli un appoggio materiale e concreto non possiamo certo negargli almeno quello morale. 08-03-2011 10:14 - Roberto
  • Parlato ha parlato troppo e perso i contatti con la realtà 08-03-2011 10:02 - giancarlo sartoretto
  • Una buona voce da ascoltare, va bene tutto, ma a questo punto non sarebbe opportuno accettare che Gheddafi si faccia da parte e finirla in pace, senza vendette aggiuntive?
    Chi ha date ha dato, chi avuto ha avuto, scordammoce o passato?
    Non esiste la possibilita' di una consultazione popolare? 08-03-2011 09:57 - Pingi
  • la posizione del colonnello Gheddafi, come quella di altri dittatori nel mondo, è stata e viene accettata dalla sinistra europea e italica solo nel quadro più generale di opposizione agli USA.
    Questo è il parametro di misura dei Parlato, Castellina, Rossanda.
    Geddafi è sempre stato un "son of bitch", solo che era considerato dei "nostri", fino a quando era contro gli USA.
    Ammettiamolo ! 08-03-2011 09:40 - lina
  • condivido l'analisi dell'articolo, in quanto anche non si tratta per niente di difendere Gheddafi, quanto se abbia senso difendere un intervento militare che darà altre vittime.
    La rivolta non può essere strumentalizzata,come posso dire.. 08-03-2011 09:26 - ivana nannini
  • quoto in tutto l'intervento di almanzor. Che la situazione libica fosse diversa da Tunisi ed Egitto è l'unica cosa chiara, tant'è che mezzo paese è caduto in mano ai "ribelli" (diciamo insorti?) e questo non succede con una ribellione di piazza o proteste per richiesta di libertà e/o democrazia. Succede quando si inizia una guerra civile. Con questo non vogli dare nessun giudizio (ho troppi pochi elementi per farmi una idea) perchè ho solo dei dubbi. Le certezze sono che anche io sarei contento (a differenza di qualche nostalgico del nulla) se Gheddafi come tutti gli altri dittatori africani più o meno allineati 08-03-2011 08:46 - Piero Cavina
  • Grazie per questo articolo chiaro e sincero.
    Le bandiere rosse non si vedono perche' non esiste piu' internazionalismo socialista.
    Non c'e' produzione ideologica e rete di solidarieta' mondiale.
    Se l'alternativa e' tra fascismi laici e fascismi religiosi, le sinistre di tutto il mondo sono costrette a rifugiarsi dietro i tiranni per affrontare l'offensiva islamista (vedi Turchia, Egitto, Libya...).
    Bisogna alzare la testa e combattere innanzitutto una battaglia ideologica contro l'islamismo. Socialismo o barbarie. 08-03-2011 05:15 - Ahmed
  • (ASCA-AFP) – Washington, 7 mar – L’ipotesi di fornire armamenti ai ribelli in Libia viene presa in considerazione. Lo ha detto il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, parlando con i giornalisti. ”E’ solo un’opzione sul tavolo”, ha detto Carney, aggiungendo che ”sarebbe prematuro inviare un po’ di armi ad una casella postale in Libia, non dobbiamo fare passi azzardati”. La proposta di fornire armamenti ai movimenti di opposizione in Libia era stata avanzata ieri dal senatore repubblicano Mitch McConnell e dall’ex diplomatico Bill Richardson, democratico.

    L'attuale "tiranno" Gheddafi, forse si riesce a farlo cadere, ma se subentrasse un tiranno peggiore mascherato da democratico poco indipendente, armato e finanziato da forze politiche che si risiedono fuori dai confini dello stato Libico, non si fa altro che passare dalla padella alla brace.
    Altro che ribellione indipendente delle masse popolari contro il tiranno!
    Saluti 08-03-2011 00:46 - gian
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