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Tonino Perna
Libro verde di Gheddafi, note a margine
In questi giorni , dopo che i media lo davano ormai per spacciato, Gheddafi è riapparso sugli schermi con in mano il Libro verde, ne ha letto dei passi tra lo stupore generale degli osservatori internazionali. È lo stesso Libro verde che, trasformato in monumento nazionale, è stato buttato giù a colpi di piccone dalle folle inferocite di Bengasi pochi giorni fa. In nessun posto al mondo ci sono stati monumenti che sono interamente dedicati a riprodurre la copertina di un libro. Neanche il libretto rosso di Mao, pur godendo inizialmente di grandi consensi, ebbe mai questa consacrazione.
Gheddafi pubblicò il Libro verde nel 1975, a sei anni dal golpe che lo aveva portato al potere, e ne fece la base del suo programma politico con l'ambizione di farlo diventare una alternativa al socialismo sovietico ed al capitalismo occidentale. Il libro è diviso in tre parti: la prima è dedicata alla soluzione del problema della democrazia, la seconda alla soluzione del problema economico: «il socialismo»; la terza parte è dedicata alla base sociale della «Terza Teoria Universale».
Innanzitutto, bisogna capire che il Libro verde è stato scritto per il popolo libico composto in gran parte, negli anni '70, da popolazioni nomadi o solo da poco tempo sedentarizzate. Da qui il linguaggio semplice fino al limite del ridicolo, come quando afferma che «la donna è femmina e l'uomo è maschio» e poi aggiunge «e la donna per tale ragione, dice il ginecologo, ha i cicli mestruali, ovvero, s'indispone mensilmente, mentre l'uomo, in quanto maschio, non ha cicli, per cui non s'indispone mensilmente di "consuetudine"».
Un passaggio decisamente esilarante, ma che diventa tragico-comico quando si passa ad affermare che la donna «è soggetta per natura ad un attacco di emorragia ogni mese», mentre «l'uomo non soffre questi acciacchi» e così è la donna che allatta per quasi due anni il che significa «che ella è inabile ad ogni attività e responsabilità diretta». Infine: «Questi dati naturali determinano delle differenze fisiche che impediscono all'uomo ed alla donna d'essere uguali».
Una visione della donna che sarà piaciuta sicuramente ai capi tribù, che costituivano la base della società libica, e che invece avrebbe dovuto preoccupare e far riflettere chi, nell'area della sinistra europea, pensava che il colonnello potesse essere considerato un progressista perché attaccava l'occidente, segnatamente gli Usa, e parlava di socialismo. Un «socialismo», affrontato nella seconda parte del Libro verde in modo generico e vago, dove il nodo cruciale è costituito dal passaggio «da società di salariati in comunità di soci», ma ciò avverrà dopo che lo sviluppo economico della Libia - guidato inevitabilmente dal «profitto che è il motore dell'attività economica» - avrà raggiunto un livello adeguato.
La sua critica alla democrazia rappresentativa è lapidaria: «Nessuna delega in nome del popolo: la rappresentanza è un'impostura». Anche lo strumento del referendum è un inganno della democrazia , in quanto «coloro che dicono sì e quelli che dicono no non esprimono in realtà la loro volontà, ma sono imbavagliati... dal riduzionismo binario: sì o no. Ed ancora: «La società dilaniata dalle lotte tra partiti è identica a quella dilaniata dalle lotte tra le tribù e le sette». Pertanto, non serve avere una Costituzione per regolare la vita politica di un paese: «Il problema della libertà nell'era moderna è che le costituzioni si sono piazzate come statuti della società, e tali costituzioni non si fondano se non sulla visione degli strumenti di governo dittatoriali vigenti nel mondo, dall'individuo al partito; la prova di quanto sopra è nella disparità delle costituzioni malgrado la libertà dell'uomo sia una».
Da queste considerazioni ne discende quella che Gheddafi chiama pomposamente «la soluzione del problema della democrazia»: «Il potere del popolo». Ed è proprio in questa costruzione del «potere del popolo» di una «politica ideale» che Moammar el Gheddafi compie uno spettacolare gioco di prestigio. Vediamone la sequenza.
«La democrazia è il controllo del popolo su sé stesso». Per realizzarla «i congressi popolari sono l'unico mezzo per attuare la democrazia popolare. (...) Prima di tutto si divide il popolo in congressi popolari di base ed ogni congresso si sceglie un segretariato, dalla somma dei segretariati dei congressi si formano dei congressi popolari non di base (...) fino ad arrivare al Congresso popolare generale, che si riunisce ciclicamente o annualmente, viene sottoposto ai congressi popolari ed ai comitati popolari... per l'attuazione del programma che a loro volta attiveranno i comitati popolari responsabili di fronte ai congressi popolari di base».
A parte la confusione finale, possiamo dire che viene disegnato un progetto di radicale democrazia partecipativa che procede dal basso verso l'alto e viceversa in modo tale da chiudere il cerchio ed impedire la separatezza tra governati e governanti, denunciata più volte nel testo. A pag. 40 (nella traduzione italiana) viene prodotto un disegno del sistema politico ideale: un grande cerchio che racchiude una serie di raggi che vanno dalla circonferenza al centro e tornano indietro. Ma lui dov'è? Dov'è il posto per il presidente, primo ministro, capo dello Stato? Non c'è. E qui sta il trucco del prestigiatore Gheddafi.
Lui è il guardiano della rivoluzione, il custode del processo rivoluzionario che porterà alla «democrazia diretta in forma organizzata ed efficace». Non può avere un ruolo specifico, una carica qualunque, perché Lui è la Libia, o meglio, come ha dichiarato l'altro giorno: la famiglia Gheddafi è la Libia. E se qualcuno lo attacca non può che essere «un ratto o uno scarafaggio» perché un figlio non si ribellerebbe mai al padre, se non vuole andare - come dice il Libro Verde - contro natura. Un potere assoluto, non paragonabile a quello di nessun altro dittatore del secolo scorso.
Questo spiega, a nostro avviso, il fatto stranissimo che il nostro presidente del Consiglio gli ha fatto il baciamano al suo trionfale sbarco in Italia. Non era mai accaduto nell'era moderna che un premier occidentale baciasse la mano ad un altro capo di stato o di governo! Non è stata una gaffe, o un semplice calcolo politico o di business, ma un atto di adorazione verso un modello di potere assoluto, una visione del mondo in cui il Capo non ha vincoli se non l'affetto del suo popolo. Non a caso Berlusconi ha spesso dichiarato che il Parlamento gli fa solo perdere tempo, che la Costituzione è vecchia, comunista ed è un vincolo per l'azione di governo, che Lui è soltanto al servizio del suo paese e della gente lo ama. Gheddafi con la sua corte di amazzoni «vergini», con il suo totale disprezzo per ogni forma di legge o costituzione, con la sua profonda convinzione di interpretare i sentimenti della nazione rappresenta l'ideal-tipo di leader politico a cui aspira il nostro premier, il suo sogno segreto, impossibile.
- 31/03/2011 [6 commenti]
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In generale credo che la sinistra farebbe bene a stare attenta a difendere certe figure come il colonnello, o a sperare in una svolta socialista della cosiddetta rivoluzione araba, perché abbiamo già preso una cantonata con gli ayatollah e non c'è anti-imperialismo che tenga di fronte a movimenti reazionari. PEr questo siamo (dovremmo essere) comunisti: "socialista", nel suo senso più generico, è ambiguo. 26-10-2011 10:07 - Marco
Per quello che fece Ghaeddafi, i comunisti Italiani NON protestarono mai, anzi ne approvarono le azioni "sociali".
Il libro verde e' la conferma del socialismo di Gheddafi, copiato o riadattato dal libro rosso di Mao che ha fatto morire di fame 60 milioni di Cinesi.
Dobbiamo vivere divisi ed in pace. 01-10-2011 06:20 - Gus
E chi decide qual è il commento "degno" di essere pubblicato? Semplice: una o più persone della redazione che se ne assumono la responsabilità; questo è il sito di un quotidiano politico, non è il forum dei fanatici del modellismo ferroviario o qualche altra amenità da web del genere.
E per di più questo è il sito di un quotidiano "comunista", per cui io tranquillamente eviterei di pubblicare i commenti dei soliti propagandisti della borghesia che citano a sproposito Castro o il veterocomunismo, e pubblicherei commenti di non comunisti e anticomunisti solo se esprimono concetti che possono essere di interesse per i comunisti (cosa che dovrebbero essere i lettori del manifesto): una selezione del genere dei redattori comunisti di un quotidiano comunista dovrebbero essere benissimo in grado di farla.
Ovviamente quanto appena detto è pura fantasia, questo è il manifesto, mica un quotidiano comunista per davvero... e quelli che scrivono i commenti ne sono i lettori! 14-03-2011 14:18 - Alessandro
Anche il concetto di democrazia non puo' essere universale va accordato altempo e al luogo: e' un prodotto della rivoluzione francese come rivendicazione della borghesia nei confronti della nobilta'.
La democrazia puo' essere progressiva o no: per esempio non credo che la democrazia americana e Italiana per fare un esempio dagli anni 80 in qua abbia prodotti molti progressi sociali anzi e' stata regressiva in parecchi campi... 11-03-2011 11:36 - pietro
MA NON ANDIAMO A CERCARE DELLE GIUSTIFICAZIONI PER IL FATTO CHE NE SAPPIAMO POCO DI QUALE SIA LA SITUAZIONE IN AFRICA, IL PROBLEMA RIMANE FINCHE' NON COMINCEREMO AD ORGANIZZARCI A LIVELLO INTERNAXZIONALE, RIPETO SE FOSSIMO ANCORA NEL 1969 PROBABILMENTE SAREMMO MOLTO PIU' INFORMATI, PERCHE' A QUEI TEMPI C'ERA UN PARTITO COMUNISTA ITALIANO ORGANIZZATO CHE AVEVA DEI RAPPRESENTANTI INTERNAZIONALI CHE COMUNICAVANO CON GLIU ALTRI COMPAGNI NEL MONDO. BISOGNA RIORGANIZZARE L'INTERNAZIONALE, E QUESTE COSE NON SI VERIFICHEREBBERO, PERCHE' SAREMMO IN CONTATTO CON TUTTI I RIVOLUZIONARI DEL MONDO!!!!!
AION
P.S
SONO STATA FORSE POCO PROFESSIONALE SPERO DI ESSERMI FATTA CAPIRE!! 11-03-2011 10:17 - Aion
QuantI SBAGLI MOSTRUOSI ABBIAMO FATTO...oggi sarebbe d'uopo solo il nostro silenzio.Non abbiamo credibilità nel parlar di storia e politica...lasciamo agli under40 la mano, faranno errori? di sicuro meno di quelli compiuti da noi! 11-03-2011 09:36 - roby56