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Pio d'Emilia, Tokyo
Maremostro
Fino a tarda serata, sembrava un miracolo. Appena qualche decina di morti, poche centinaia di feriti, un paio di edifici scoperchiati, qualche barca ingoiata dal bianco, mostruoso tsunami. Il più forte terremoto della storia, grado 8.9 della Scala Richter, aveva lasciato pressoché illeso l'allenato e organizzato Giappone. C'era già chi, in patria e all'estero, pontificava, ancora una volta, sulla presunta unicità del Giappone, dove prevenzione, disciplina e organizzazione consentono di gestire senza panico e limitando i danni anche le peggiori catastrofi.
E mentre dal nord le notizie arrivavano frammentate, filtrate e incompatibili con le immagini (possibile che un'ondata di 10 metri provochi appena 28 morti) a Tokyo tornava, lentamente la calma. Niente notti all'addiaccio, come si temeva, niente salaryman ubriachi in giro per la città per godersi una notte bonus. Entro la mezzanotte, la maggior parte delle linee della metropolitana avevano cominciato a rifunzionare.
E i conduttori in tv, tutti con casco e alcuni - come tutto il governo - addirittura in uniforme, avvertivano imperterriti: domani si torna a scuola, in ufficio, in fabbrica. Non è successo nulla.
E invece è successo, eccome. Il quinto terremoto di tutti i tempi per intensità, ottocentomila volte superiore a quello che recentemente ha colpito la Nuova Zelanda, ha prodotto in pochi istanti la stessa energia consumata in un mese in tutti gli Stati uniti - i principali consumatori di energia del pianeta. E ha lasciato il segno. Migliaia di morti, prima di tutto. Se alle 6 di pomeriggio, quattro ore dopo la prima interminabile scossa, il bilancio ufficiale delle vittime era ancora fermo a 67, alle due di notte - l'ora in cui scriviamo - il numero provvisorio delle vittime è salito a 700. Nel frattempo i sismografi hanno registrato ben 89 scosse di «assestamento» - una delle quali, violentissima, di 7,5 gradi Richter.
Assestamento si fa per dire, perché da assestare, nella provincia di Miyagi, una delle regione più povere del Giappone, c'è ben poco. Tutto distrutto. Case, culture, binari della ferrovia, pescherecci. Tutto inghiottito, trascinato dal maledetto tsunami. «È la più grande tragedia dal dopoguerra - ci spiega un collega giapponese che traffica sul suo I-pad, dal quale riceve e invia notizie in diretta - e il peggio deve ancora venire. A Fukushima c'è emergenza nucleare. In una delle quattro centrali che si trovano nella zona dell'epicentro, e che secondo il portavoce del governo giapponese Yukio Edano erano state immediatamente chiuse e messe in siucurezza, «le cose non stanno andando per il verso giusto». A usare questa minacciosa circonlocuzione è un dirigente della centrale, che ovviamente non dice il proprio nome, che al telefono con un giornalista dell'agenzia Kyodo confessa le sue preoccupazioni. Il raffreddamento del reattore non funziona, se ci procede ancora, si rischia il meltdown, la fusione del nocciolo.
All'improvviso, suonano tutti i campanelli d'allarme, tranne quelli del governo, che non sembra volersi troppo distinguere da quello del 1996, ai tempi dello scandalo di Tokaimura. All'epoca ci volle quasi una settimana e decine di operai contaminati per convincere l'allora governo a dire la verità. Vedremo quanto ce ne vorrà all'attuale governo, che stava per cadere e al quale questa immane tragedia offre, paradossalmente, la possibilità di allontanare la crisi.
«È evidente che qualcosa di molto grave sta succedendo in quella centrale - ci ha detto Akira Sato, un giovane scrittore che vive a pochi chilometri di distanza - perché ordinare l'evacuazione di circa tremila persone nel raggio di tre chilometri e imporre il divieto di non uscire a tutti coloro che risiedono nel raggio di dieci chilometri è una decisione che le autorità non possono prendere a cuor leggero. Ma evidentemente, è più che giustificata. E se il segretario di stato americano Hillary Clinton, oltre ad avere dato via libera alla «mobilitazione per esigenze logistiche» delle truppe degli Stati uniti, che da oggi dovrebbero formalmente affiancare le «Forze di autodifesa» giapponesi, ha annunciato l'invio di sofisticati «refrigratori», significa che siamo già in piena emergenza nucleare. Come ai tempi di Chernobyl, temono in molti. Se così fosse, sarebbero proprio dei mascalzoni. Primo per aver costruito le centrali nucleari in queste zone. Poi per mettere ad ulteriore repentaglio la salute della popolazione, oltre che dei lavoratori, omettendo o ritardando la denuncia e l'intensità degli incidenti.
Mai il Giappone è stato ferito così a fondo da un sisma. Le procedure antisismiche, orgoglio e vanto della potenza giapponese, sono state spazzate via dal più devastante terremoto della sua storia. Secondo i numeri ufficiali, a tarda notte le vittime erano solo 387, ma l'agenzia Kyodo già ne valutava più di mille, e una stima forse persino prudente dice che si potrebbe arrivare a tremila. Certo è niente di fronte ai duecentomila morti che un sisma di «soli» 7,0 gradi Richter fece nel 2010 nella miserabile Haiti, o ai seicentocinquantamila uccisi da un sisma di 7,5 gradi Richter nel 1976 a Tangshan, in Cina. Ma è un colpo violentissimo alla presunta invincibilità sismica di un paese che aveva tutto - tecnologia e denaro - per difendersi da un terremoto. Da un terremoto, appunto. Non da questo mostro di 8,9 gradi Richter.
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La violenza dell’uomomostro è senza paragone:
- riscaldamento climatico antropico con moltiplicazione e intensificazione degli eventi climatici
estremi come le inondazioni e tempeste,
- inquinamento antropico dell’intero ciclo dell’acqua,
- sterilizzazione o avvelenamento antropico dei suoli,
- crollo d’interi ecosistemi,
- distruzione dei tessuti socioeconomici, sbriciolamento delle società,
- guerre per le energie fossile, uranio incluso,
L’uomomostro, ossia una centrale di avidità con un nocciolo duro di prepotenza, è una minaccia onnipresente, non percettibile all’occhio e alla misura perché come le nuvole è diffusa su tutto il globo terrestre. La potenza dell’uomomostro è capace di minacciare tutto l’ecosistema Terra. Le conseguenze?
“Non è escluso che, se nostra specie non mette in atto le misure radicali che s’impongono per invertire le tendenze attuali, farà la fine dei dinosauri, più presto che si possa immaginare.” (François Ramade, professore di ecologia e zoologia, università Paris-Sud)
I dinosauri non avevano la libertà di scegliere, noi si!
Quanto riguardo le guerre per l’energia, c’è una sola ragione per volere ancora il nucleare. Leggi e lo saprai…
http://www.facebook.com/update_security_info.php?wizard=1#!/note.php?note_id=321680217616 14-03-2011 11:58 - catherine
Ci sono delle lavoratrici e dei lavoratori del Maggio Musicale Fiorentino che si trovano a Tokyo e che la sovraintendente così come il Sindaco non vogliono far tornare. Stiamo disperatamente chiedendo aiuto ma nessuno ce lo da.
Ieri hanno avuto un'assemblea nella quale sono stati ricattati e se dovessero tornare a casa gli verrà fatta causa e le precarie e i precari verranno licenziati. Durante questa assemblea alcune persone hanno avuto dei malori.
Li stanno facendo rimanere lì inutilmente, presi in ostaggio. Sono in trappola.
Le vite umane stanno contando molto meno dei soldi che da questa tournée arriverebbero nelle casse del Maggio. 14-03-2011 09:12 - Alex
incidente ad una centrale nucleare nucleare e non parliamo delle scorie che non sapremo dove mettere e che lasceremo in eredità a figli e nipoti. Ma si può essere così mentecatti? 13-03-2011 20:36 - luisa
Certo, i giapponesi se la sono cercata, come sempre si dice delle vittime. Risaputo no? Le vittime se la cercano sempre.
Peccato che anche quest'altro brillante commentatore non abbia compreso la portata della tragedia: "ma se questo maremoto scatenerà anche il disastro nucleare non si può non dire che se lo sono cercato da soli il disastro"
mi faccia dunque capire, le migliaia di morti dovute "solo" a terremoto e tsunami non sono quindi un disastro eh? D'altronde quelle non sono causate da alcuna politica, ma dalla natura quindi, nonostante i morti, non va considerato tale.
E mi spiace comunicarglielo, ma solo un barbaro può pensare che queste tragedie siano cercate, solo un barbaro può pensare di dar colpa a chi, senza colpa alcuna, di queste tragedie ne soffre: le persone non cercano simili dolori, mai. Se ne ricordi se mai dovesse essere vittima di qualche disastro o violenza. 13-03-2011 16:40 - Imma
Erano giorni che il terremoto si era sentito in Giappone e si conoscevano gli effetti di questo fino al 7° grado.
Le paratie nel mare erano di sei metri e avrebbero fermato le onde, se queste fossero state di quella misura.Ma subito si è capito che il "botto" era molto più potente e che le difese non erano adeguate .
Sono passati dei minuti importanti,(30),che invece di avvertire la popolazione,sono sevite a fermare il paese economico.
Risultato,lo abbiamo visto nella gente che stava sui pontili ad aspettare la seconda ondata!
Quella mortale!
Ora mi può anche dire che sono uno stupido,ma la storia mi assolverà! 13-03-2011 16:32 - maurizio mariani
Ma a chi è che non interessano le vite umane, ai broker o forse agli stupidi che sfruttano cose come queste per dar sfogo alla propria cecità ideologica?
Allo tsunami sono bastati meno di venti minuti per abbattersi sulle città! MENO DI VENTI MINUTI!
Allora mariani, ci dica, come si fa a far sfollare milioni di persone in meno di venti minuti? Ce lo dica lei, così intelligente e "umano".
O forse faccia meglio, metta da parte l'ideologia per una volta ed accenda il cervello. E soprattutto s'informi, ignorante. 13-03-2011 16:24 - Imma
A me pare che lui non abbia affatto insultato i morti eccetera..., anzi ha avuto solo un rigetto nei confronti di questo mondo ipocrita dove- aggiungo io- se avviene un terremoto in Indonesia o in qualche altro staterello povero, la notizia non passerà mai e poi mai sui telegiornali.
Sì che le proporzioni di questo disastro sono immani e hanno sconvolto un pò tutti, come dice Roberto Mareschi.
Però dire di una persona: "noi ce lo meritiamo?", come fa Mareschi, è veramente assurdo.
Io personalmente non apprezzo mai quelli che - come Mariani - parlano dei problemi della "gente" inascoltata dai politici. Tutto questo populismo mi sa molto di leghista ed è lontano dalle prospettive più ampie di una sinistra critica.
Però tutti possono esprimere la loro opinione, tanto più Mariani che non ha detto niente di scandaloso. 13-03-2011 10:01 - siegfrid