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COMMENTO
12/03/2011
  •   |   Pio d'Emilia, Tokyo
    Maremostro

    Fino a tarda serata, sembrava un miracolo. Appena qualche decina di morti, poche centinaia di feriti, un paio di edifici scoperchiati, qualche barca ingoiata dal bianco, mostruoso tsunami. Il più forte terremoto della storia, grado 8.9 della Scala Richter, aveva lasciato pressoché illeso l'allenato e organizzato Giappone. C'era già chi, in patria e all'estero, pontificava, ancora una volta, sulla presunta unicità del Giappone, dove prevenzione, disciplina e organizzazione consentono di gestire senza panico e limitando i danni anche le peggiori catastrofi.
    E mentre dal nord le notizie arrivavano frammentate, filtrate e incompatibili con le immagini (possibile che un'ondata di 10 metri provochi appena 28 morti) a Tokyo tornava, lentamente la calma. Niente notti all'addiaccio, come si temeva, niente salaryman ubriachi in giro per la città per godersi una notte bonus. Entro la mezzanotte, la maggior parte delle linee della metropolitana avevano cominciato a rifunzionare.
    E i conduttori in tv, tutti con casco e alcuni - come tutto il governo - addirittura in uniforme, avvertivano imperterriti: domani si torna a scuola, in ufficio, in fabbrica. Non è successo nulla.
    E invece è successo, eccome. Il quinto terremoto di tutti i tempi per intensità, ottocentomila volte superiore a quello che recentemente ha colpito la Nuova Zelanda, ha prodotto in pochi istanti la stessa energia consumata in un mese in tutti gli Stati uniti - i principali consumatori di energia del pianeta. E ha lasciato il segno. Migliaia di morti, prima di tutto. Se alle 6 di pomeriggio, quattro ore dopo la prima interminabile scossa, il bilancio ufficiale delle vittime era ancora fermo a 67, alle due di notte - l'ora in cui scriviamo - il numero provvisorio delle vittime è salito a 700. Nel frattempo i sismografi hanno registrato ben 89 scosse di «assestamento» - una delle quali, violentissima, di 7,5 gradi Richter.
    Assestamento si fa per dire, perché da assestare, nella provincia di Miyagi, una delle regione più povere del Giappone, c'è ben poco. Tutto distrutto. Case, culture, binari della ferrovia, pescherecci. Tutto inghiottito, trascinato dal maledetto tsunami. «È la più grande tragedia dal dopoguerra - ci spiega un collega giapponese che traffica sul suo I-pad, dal quale riceve e invia notizie in diretta - e il peggio deve ancora venire. A Fukushima c'è emergenza nucleare. In una delle quattro centrali che si trovano nella zona dell'epicentro, e che secondo il portavoce del governo giapponese Yukio Edano erano state immediatamente chiuse e messe in siucurezza, «le cose non stanno andando per il verso giusto». A usare questa minacciosa circonlocuzione è un dirigente della centrale, che ovviamente non dice il proprio nome, che al telefono con un giornalista dell'agenzia Kyodo confessa le sue preoccupazioni. Il raffreddamento del reattore non funziona, se ci procede ancora, si rischia il meltdown, la fusione del nocciolo.
    All'improvviso, suonano tutti i campanelli d'allarme, tranne quelli del governo, che non sembra volersi troppo distinguere da quello del 1996, ai tempi dello scandalo di Tokaimura. All'epoca ci volle quasi una settimana e decine di operai contaminati per convincere l'allora governo a dire la verità. Vedremo quanto ce ne vorrà all'attuale governo, che stava per cadere e al quale questa immane tragedia offre, paradossalmente, la possibilità di allontanare la crisi.
    «È evidente che qualcosa di molto grave sta succedendo in quella centrale - ci ha detto Akira Sato, un giovane scrittore che vive a pochi chilometri di distanza - perché ordinare l'evacuazione di circa tremila persone nel raggio di tre chilometri e imporre il divieto di non uscire a tutti coloro che risiedono nel raggio di dieci chilometri è una decisione che le autorità non possono prendere a cuor leggero. Ma evidentemente, è più che giustificata. E se il segretario di stato americano Hillary Clinton, oltre ad avere dato via libera alla «mobilitazione per esigenze logistiche» delle truppe degli Stati uniti, che da oggi dovrebbero formalmente affiancare le «Forze di autodifesa» giapponesi, ha annunciato l'invio di sofisticati «refrigratori», significa che siamo già in piena emergenza nucleare. Come ai tempi di Chernobyl, temono in molti. Se così fosse, sarebbero proprio dei mascalzoni. Primo per aver costruito le centrali nucleari in queste zone. Poi per mettere ad ulteriore repentaglio la salute della popolazione, oltre che dei lavoratori, omettendo o ritardando la denuncia e l'intensità degli incidenti.
    Mai il Giappone è stato ferito così a fondo da un sisma. Le procedure antisismiche, orgoglio e vanto della potenza giapponese, sono state spazzate via dal più devastante terremoto della sua storia. Secondo i numeri ufficiali, a tarda notte le vittime erano solo 387, ma l'agenzia Kyodo già ne valutava più di mille, e una stima forse persino prudente dice che si potrebbe arrivare a tremila. Certo è niente di fronte ai duecentomila morti che un sisma di «soli» 7,0 gradi Richter fece nel 2010 nella miserabile Haiti, o ai seicentocinquantamila uccisi da un sisma di 7,5 gradi Richter nel 1976 a Tangshan, in Cina. Ma è un colpo violentissimo alla presunta invincibilità sismica di un paese che aveva tutto - tecnologia e denaro - per difendersi da un terremoto. Da un terremoto, appunto. Non da questo mostro di 8,9 gradi Richter.


I COMMENTI:
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  • ..è importanto qello che interessa a Lui.. Gheddafi che minaccia, il Giappone che affonda nell tragedia non sono importanti quanto lui lo è a se stesso. 12-03-2011 15:32 - almagemme
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