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COMMENTO
15/03/2011
  •   |   Marcello Cini
    Se non ora quando?

    Il bollettino dell'International Atomic Energy Agency (Iaea) di lunedì 14 marzo 2011 alle ore 15.39 recava: Rischio di collasso del reattore 1 e 3.185 mila persone evacuate (c'è l'elenco delle cittadine evacuate).
    Il sito del Daily-Yomiuri, ritenuto il principale quotidiano giapponese in lingua inglese riferiva domenica sera che il reattore n. 3 dell'impianto nucleare di Fukushima ha perduto la sua capacità di fornire acqua al suo nocciolo, un danno che ha abbassato il livello dell'acqua di raffreddamento e ha lasciato scoperti 2.95 metri su 4 delle barre di combustibile nucleare. Questo vuol dire che la parte delle barre di combustibile non coperte dall'acqua di raffreddamento si fonde all'istante, per cui il materiale contenuto (uranio più scorie) viene trascinato dal vapore scaricato dai tecnici in atmosfera per impedire che la pressione si alzi troppo e faccia esplodere il reattore stesso.
    Di ora in ora cresce l'allarme. Sull'onda della tragedia giapponese, la paura del nucleare scuote il mondo. Persino negli Stati uniti, dove dopo quarant'anni di stasi il presidente Obama aveva prospettato un anno fa lo stanziamento di 36 miliardi di dollari in prestiti per costruire nuove centrali, l'esplosione nella centrale di Fukushima (sono 23 le centrali in funzione con lo stesso tipo di impianto) sta provocando una marcia indietro. Edward J. Markey, presidente della Commissione energia e risorse della Camera, ha chiesto all'amministrazione una moratoria nella costruzione di nuove centrali nelle aree a rischio sismico e maggiori garanzie di sicurezza in quelle già realizzate. Anche i repubblicani non hanno negato i loro timori.

    In Europa, la cancelliera Angela Merkel ha deciso di sospendere il prolungamento del ciclo di vita operativo dei 16 reattori atomici civili ancora attivi in Germania, la Svizzera ha bloccato la procedura di domanda di autorizzazione alla costruzione di tre nuovi siti, l'Austria chiede un riesame a livello europeo. E oggi a Bruxelles la Commissione europea terrà un vertice con i responsabili ufficiali dei paesi Ue in possesso di centrali nucleari e con i gestori degli impianti. Lo scenario di un addio al nucleare e di una conversione il più veloce possibile della produzione energetica nel Vecchio continente, dall'atomo alle energie rinnovabili, sembra diventare sempre più realtà.
    Soltanto i nostri eroi, sprezzanti del pericolo, tengono duro. Se non fosse ostaggio di un «eroe un pò pazzo» (è lo stesso B. a definirsi con civetteria così) il governo italiano dovrebbe decidere di sospendere il progetto nucleare, o almeno di bloccarne l'attuazione fino all'effettuazione del prossimo referendum che punta a cancellare la legge 99/2009, aspettando il responso degli elettori. Gli italiani devono scuotersi. I sondaggi già dicono che non vogliono il nucleare nella propria regione. Scendano in piazza per fermare la cricca che punta sul nucleare come a un altro ricco osso da spolpare. Anche in questo caso, se non ora quando?


I COMMENTI:
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  • Adesso!!!!!
    Questo tsunami ha spostato la attenzione dalle grottesche attività del nano a cose molto più serie, come la questione enrgetica. Spero che ci porterà il quorum che questi antidemocratici ci volevano rubare.
    Io penso che il nucleare sia un inganno. Consiglierei di andare a rivedere su rai3 report il rapporto della Gabbanelli prima che lo tolgano.
    La prima fonte energetica è il MOPOWER, il risparmio energetico, le lampade a basso consumo e i doppi vetri ecc.
    La seconda fonte sono i tetti delle case delle periferie cittadine che potrebbero essere ricoperti di pannelli solari senza danno alla estetica. 15-03-2011 21:15 - bettina rossini
  • @ eva.t
    L'orrore di fukushima non è dipeso dal fatto che il nucleare non sia sicuro. L'orrore di fukushima è dipeso dal fatto che è stato scelto un luogo per nulla adatto ad ospitare un simile bacino, con l'aggravante che questo lo si sapeva anche prima del collaudo. Insomma un progetto fatto con i piedi, per non dire altro.

    Prova, cara eva, a contraddire il fatto, ben noto, che si è sempre conosciuta la costa orientale del giappone come un litorale soggetto a tsunami dopo violenti terremoti.

    prova, prova e...tanti auguri...

    farò certo prima io a dimostrarti che 400 milioni di metri cubi di acqua sospesi sulla testa degli abitanti del vallese, in svizzera, sono nei prossimi cento anni pericolosi per la sopravvivenza di quella popolazione.

    che si fa allora? si rinuncia all'idroelettrico???? 15-03-2011 20:47 - valerio caciagli
  • Grande Professor Cini! Nel vostro libro "L'Ape e l'Architetto" parlavate proprio di questo, quando la scienza è in mano di pochi scaltri speculatori!
    Un caro saluto! 15-03-2011 20:31 - Barbara Croce
  • Mi chiedo come i nuclearisti abbiano ancora la faccia tosta di uscire per strada. 15-03-2011 18:36 - Franco
  • In realtà l'alternativa esiste. Bisogna prendere coscienza (anche a sinistra) che l'energia è cosa seria che comporta costi ecologici e sanitari che devono essere valutati al di là del fatto puramente economico. E ciò indipendentemente dalla fonte energetica. Vediamo dal Giappone quali sono le ricadute del nucleare, tenendo anche conto del fatto che le aree interessate saranno off limits per l'umanità per i prossimi decenni (o secoli). Il petrolio (e in questo hanno ragione i fautori del nucleare) ha anch'esso i suoi guai: migliaia di persone ogni anno nella sola Italia muoiono per malattie connesse agli scarichi della sua combustione.
    Nè queste fonti possono realisticamente essere sostituite, almeno a breve-medio termine, dalle fonti rinnovabili.L'unica alternativa, prendiamone coscienza almeno a sinistra, consiste nella riduzione dei consumi di energia, modificando gli stili di vita (riducendo la temperatura degli impianti di riscaldamento, limitando l'uso dei condizionatori ai soli casi di effettiva necessità - es. gli ospedali -, abbandonando i mezzi di trasporto individuale più energivori - es. i SUV -, riducendo il trasporto automobilistico urbano in favore di mezzi come la bicicletta e il trasporto pubblico, incentivando l'acquisto di prodotti costruiti in loco, ecc.).
    Si possono raggiungere questi obiettivi con divieti di legge o con forti tassazioni sui consumi di energia. In ogni caso credo che sia compito della sinistra di farsi carico di questi problemi e, liberandosi da ogni soggezione culturale, di proporre un'alternativa ai comportamenti distruttivi oggi sollecitati dal sistema capitalistico. 15-03-2011 18:22 - bike
  • La natura ci ha avvertito! Dobbiamo ascoltarla e fare leggi che la tutelino e la rispettino altrimenti la conseguenza è l'estinzione di tutto......i nativi americani nel 1600 l'avevano predetto e così anche tutti i popoli cosidetti "selvaggi" (indios,aborigeni ecc...) Noi persone civilizzate dovremmo imparare da loro!!! Facciamolo finchè siamo in tempo! 15-03-2011 17:59 - MAURA
  • @ valerio caciagli
    La strage del Vajont non è dipesa dal fatto che l'idroelletrica non sia sicura. La strage del Vajont è dipesa dal fatto che è stato scelto un luogo per nulla adatto ad ospitare un simile bacino, con l'aggravante che questo lo si sapeva anche prima del collaudo. Insomma un progetto fatto con i piedi, per non dire altro. 15-03-2011 17:54 - eva.t
  • FINCHE’ C’E’ VITA, SI PUO’ DISSENTIRE.
    In fondo cosa c’è rimasto se non la possibilità di uno sterile dissenso che nulla cambia. Lo abbiamo ben visto anche in merito alle scelte antinucleari fatte con il referendum del 1987 dagli italiani che hanno inteso: 1) impedire al Cipe ((Comitato interministeriale per la programmazione economica) di decidere sulla localizzazione delle centrali nel caso in cui gli enti locali non decidano entro tempi stabiliti, 2) abrogare il compenso ai comuni che ospitano centrali nucleari o a carbone, 3) abrogare la norma che consente all’ENEL (Ente Nazionale Energia Elettrica) di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all'estero. Una decisione presa dall’oltre 87% dei votanti (65% degli aventi diritto), quindi con maggioranza assoluta di tutti gli italiani aventi diritto (alla faccia di un PDL che afferma di essere appoggiato dalla maggioranza degli italiani pur avendo conseguito alle elezioni politiche del 2008 una percentuale di voti pari al 28,8% degli aventi diritto).
    Bene; pare proprio che il Cipe abbia già pronta la lista dei siti su cui realizzare i nuovi impianti nucleari, ma soprattutto abbiamo la certezza che gli accordi Berlusconi-Sarkozy del 2009 (in realtà ENEL-EDF) vanno nella direzione opposta di quella relativa alle decisioni referendarie.
    Purtroppo però la stragrande maggioranza delle persone, non prendendosi il tempo necessario per affrontare questi delicatissimi problemi, preferisce affidarsi ai grandi comunicatori (la Scienza della Comunicazione, a mio parere, è in realtà un’arte, usata prevalentemente per trarre solo vantaggi personali) piuttosto che andare a leggere i numeri.
    Ben conscio di quanto sopra, già nel 2008 avevo portato avanti uno studio basato su un documento emesso da un organo istituzionale: la relazione annuale stilata dalla Autorità per l’energia elettrica ed il gas il 31/07/2007. Ne stralcio una pagina che dimostra, allora come ora, che i pronuclearisti raccontano frottole.
    ”Nel 2006 le importazioni elettriche...sono calate…rispetto all’anno precedente. La forte riduzione … riflette il potenziamento del parco di impianti di generazione termoelettrica, oltre che la loro maggiore competitività rispetto alla concorrenza estera. I nuovi cicli combinati entrati in esercizio negli ultimi anni riescono a competere favorevolmente con gli impianti a carbone e a energia nucleare, prevalenti in altri paesi europei” (pag.67)
    Oggi però, siamo di fronte ad una azione di disinformazione mediatica fortissima da parte dei pronuclearisti e dobbiamo fare tutto ciò che è possibile per fare girare le informazioni corrette e, soprattutto, costringere le persone a soffermarsi a valutare bene quali sono i grandissimi rischi e costi a cui saremo sottoposti noi e tutte le future generazioni. Molto ancora ci sarebbe da dire in merito, ma l’importante è prendersi le proprie responsabilità: se anche il referendum dovesse rimanere come prefissato al 12 giugno 2011 (nell’87 si è svolto a novembre), credo si possano modificare eventuali piani vacanzieri per quella data piuttosto che lasciare spazio agli sciacalli nuclearisti. In fondo, se oggi siamo ancora qui ad esprimere il nostro sterile dissenso è grazie ad una giusta scelta fatta nel 1987. In futuro potremo discutere del perché da tale data non è stato fatto niente per ricercare la nostra autonomia energetica. 15-03-2011 17:43 - gianni terzani
  • per valerio caciagli
    la tua tesi si può riassumere in due punti: 1) il nucleare è pericoloso come lo sono le altre fonti, 2) il nucleare ci serve.
    Peraltro la tesi non sembra particolarmmente ben argomentata ... ma pazienza.
    Solo non capisco ... se sei così sicuro perchè urli e strepiti? 15-03-2011 17:38 - Giuseppe
  • @ Alfonso Andreotti [15-03-2011 16:28] >

    Intervento SPLENDIDO!! MERAVIGLIOSO!!

    Purtroppo, tentare di far passare - o se vogliamo di "travasare" - certi argomenti di razionalità MINIMA, ma proprio MINIMA, attraverso la barriera ideologica di cemento armato di chi ha già deciso, per giunta a nome di tutti, che "nucleare in Italia si deve fare" perché il fabbisogno energetico... perché gli stili di vita... perché i consumi... perché tanto noi non siamo proprio come il Giappone... perché altrimenti qui si dice sempre no... e bla bla bla... è INUTILE. Perle letteralmente buttate nel cesso.

    Ad ogni modo: in questo giornale che, seppur con molta fatica, mi sforzo di continuare ad amare, TUTTI gli articoli dovrebbero essere improntati a questo tuo piccolo e MAGNIFICAMENTE EMPIRICO intervento.

    E questa, purtroppo, è un'altra battaglia (semi)perduta ;) 15-03-2011 17:30 - Harken
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