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COMMENTO
27/03/2011
  •   |   Valentino Parlato
    Un conflitto per il petrolio. Parlato risponde

    Risposte ai lettori

    27 marzo

     

    Cara Carla Parpaiola,

    certo dire parole nette sulla Libia è difficile, ma non dimenticare il problema guerra, aperta dalla Francia e dall'Inghilterra contro il parere di tanti paesi, Germania in testa. Tu dici bene la guerra, io, ovviamente non sono d'accordo, ma quel che chiedo a te e anche a me è: quanto durerà questa guerra e come finirà. Aggiungo che non si può ignorare la parola petrolio.

    Un caro saluto


    Caro Valerio Caciagli,

    ripeto la mia convinzione che «ribellarsi è giusto» e, pertanto considero sbagliato definire i ribelli tripolini «topi di fogna», ma in Libia, come in Tunisia e in Egitto abbiamo avuto ribellioni giuste, ma ancora senza esito. La nuova costituzione egiziana è orrenda. Quindi ribellioni giuste con problemi molto, troppo, aperti. Poi in Libia, a complicare le cose c'è la guerra e gli aerei francesi che abbattono aerei libici forniti dalla Francia alla Libia.

    Ma continuiamo la discussione


    Caro Victor 73,

    il tuo interrogativo è giusto: l'intervento militare aiuta o danneggia i ribelli? Penso che non li aiuti.

    A rileggerci


    Caro Andrea,

    condivido: siamo in attesa di altri interventi militari in Yemen, sudan, Siria? Credo di no: in quei paesi non c'è petrolio.

    Ciao

     

    Caro Nicola,

    difendere Gheddafi (non dimentichiamo la strage nel carcere di Bengasi) non mi pare giusto e ragionevole. Ma fare una guerra franco-inglese, mi sembra altrettanto irragionevole


    Caro Alex,

    essere confuso è possibile e anche facile. In sintesi penso che i ribelli abbiano ragione e siano una generazione postislamista, ma c'erano altri modi di aiutare i ribelli. Certamente non con la guerra


    Caro Alexfaro,

    sono d'accordo

     

    Caro Giacomo,

    il tuo intervento mette in rilievo come sia complicata la situazione libica. Non basta la giusta simpatia per i ribelli, dovremmo disporre di un'analisi più seria della situazione. E chiederci se le potenze occidentali avrebbero potuto intervenire con altri mezzi e modi a favore dei ribelli. Il fatto che abbia prevalso la linea francese dell'intervento militare non mi convince. E vediamo se dopo l'intervento aereo ci sarà quello per terra. Scusami se la mia risposta è così breve.

    Ciao


    Cara Livia,

    hai ragione, nella questione libica l'Italia ci ha perso la faccia: dopo un accordo tutto latte e miele ora li bombardiamo o quasi. Berlusconi e Frattini dovrebbero almeno andare in parlamento e dire di aver sbagliato tutto


    Caro Pingi,

    d'accordo: i libici non sono stupidi


    Caro Giovanni,

    non credo affatto che la ribellione egiziana sia stata in funzione dell'intervento militare in Libia. Sulle ribellioni che animano il mondo arabo dobbiamo riflettere. Si tratta di un fenomeno serio e importante


    Caro Sandro,

    non credo che chi (come me) condanna l'intervento militare sia per Gheddafi e contro i ribelli, che nel mondo arabo perderebbero credibilità ove fossero messi al potere dall'intervento militare di potenze europee

     

     

    Risposte ai lettori

    23 marzo

    In questi giorni il sito del nostro manifesto è inondato di lettere, messaggi, interventi dei nostri lettori. E' certamente un buon segno: siamo una comunità viva, che non vuole stare da parte, tranquilla e rassegnata. Ciascun messaggio ha un suo proprio valore e dovremmo passare – come ancora oggi – da una risposta generale, generica a precise risposte ai singoli messaggi.

    In questi giorni la questione che sollecita più lettere è l'intervento militare in Libia, con il rischio (sul quale ho le mie responsabilità) di dividersi tra gheddafiani e no. Io penso che dovremmo interessarci a Gheddafi, alla sua parabola, ai suoi propositi, ma, oggi, soprattutto stare attenti alla guerra, nella quale anche il nostro paese è coinvolto. Penso che noi del manifesto conserviamo ancora la massima che ribellarsi è giusto. E, pertanto dobbiamo dare molta attenzione alla ribellione dei giovani libici, che ha fatto e fa sperare in una «primavera araba». Però con realismo: in Egitto è stata approvata una costituzione che non corrisponde affatto alla ribellione dei giovani egiziani. In Tunisia c'è ancora confusione. In entrambi i paesi la ribellione non è diventata rivoluzione. In Libia la storia appare ancora più complicata e, a peggiorare la situazione, c'è stato l'intervento militare della Francia, dell'Inghilterra e (non tanto convinta) degli Usa. Contro: la Germania, la Russia, l'India, la Cina, il Brasile. Dobbiamo chiederci: questo intervento militare aiuta o danneggia i ribelli? E non ha finalità molto diverse da quella del sostegno dei ribelli? E' inevitabile pronunciare la parola petrolio. E vien ancora da chiedersi. Non sarebbe stato più utile un intervento diplomatico? E ancora: questo intervento militare di potenze straniere non indebolisce la posizione dei ribelli?

    Avanzati tutti questi interrogativi a me viene da dire che la guerra è sempre mortale e dannosa e – nel caso libico – rafforzerebbe le ragioni repressive di Gheddafi. Discutiamone ancora.

    Un'altra questione sulla quale non posso non intervenire è sull'interrogativo posto da alcuni su il manifesto quotidiano comunista. Dico subito che all'interno del nostro collettivo non c'è ancora nessuno che voglia togliere quella scrittarella, che figura in testa alla nostra prima pagina. Ma qualche lettore ci dice: ma meritate ancora quella definizione? Rispondo che cerchiamo, con sforzo, di meritarla. L'idea del comunismo non è ancora tramontata. Anzi può diventare più attuale.

     

    Risposte ai lettori

    21 marzo

    Sul sito del nostro giornale sono stato bombardato di critiche, anche aspre. Premettendo, a mia difesa, che è meglio esser criticati che ignorati, provo a rispondere.
    Moltissime critiche al finale del mio articolo di domenica scorsa, nel quale scrivevo: «Siamo al punto nel quale, forse, dovremo rimpiangere Gheddafi». Siamo al punto, scrivevo, nel quale c'è una vera guerra, ai bombardamenti di Gheddafi contro i «ribelli» si sono aggiunti quelli delle potenze occidentali, che, ovviamente colpiscono anche la popolazione civile. Infatti c'è una fuga da Tripoli. Insomma siamo in guerra e la guerra normalmente non è un bene. In secondo luogo, come finirà? Ammesso che Gheddafi cada, ci sarà un governo autorevole e democratico o, piuttosto, continuerà una guerra civile tra gheddafiani e antigheddafiani. Insomma la scelta della guerra da parte degli anglo-francesi, un po' seguiti dagli Usa e nel dissenso di Germania, India, Cina, Russia e Brasile non presenta attualmente esiti pacifici. Il rischio è di andare peggio, a una Somalia o a qualcosa di analogo. Di qui il mio: alla fine saremo costretti a rimpiangere Gheddafi. Al peggio non c'è fine ci ricorda un vecchio detto.
    Proseguendo nella mia difesa qualche interrogativo dovremmo porcelo sul protagonismo di Sarkozy, al quale le elezioni vanno male e cerca di recuperare con un'iniziativa imperiale.
    Non credo che il petrolio dovrebbe indurre le potenze occidentali a sostenere Gheddafi. Oggi il petrolio e le sue concessioni sono nel potere, anche arbitrario, di Gheddafi e la straordinaria presenza di ben 36.000 cinesi in Libia destano qualche preoccupazione: fino a quando al potere ci sarà il matto Gheddafi ci si può aspettare tutto: è meglio toglierlo di mezzo e avere più potere sulle destinazioni del petrolio libico.
    Marco mi accusa di non preoccuparmi per nulla del popolo libico, ma possiamo considerare il popolo prescindendo dallo stato? Maurizio Mariani scrive che il mio articolo «è semplicemente scandaloso». Mi verrebbe da rispondere fiat ut scandala eveniant, ma preciso che volevo dire che dopo cento anni della nostra conquista coloniale, che tanti massacri provocò in Libia, mi sembrava inopportuno rimandare i nostri aerei a bombardare.
    Carlo Pussig mi critica perché parlo troppo poco della rivolta popolare, ha ragione, ma come lui stesso scrive, dico che «è motivata». Certamente motivata e con punti di contatto con le rivolte dei giovani tunisini ed egiziani, ma, a questo proposito, non vorrei ignorare che lunedì scorso, 21 marzo, giovani egiziani sono scesi in piazza per protestare contro l'intervento militare in Libia, dando fuoco anche a qualche bandiera Usa. Mirko mi dice che bisognava fare qualcosa per sostenere la ribellione libica. Mi chiedo perché non si è fatto qualcosa per sostenere le ribellioni tunisine ed egiziane e aggiungo che si potevano esercitare forti pressioni politiche e diplomatiche in difesa della ribellione, prima di andare a bombardare la Libia, col rischio di ammazzare anche qualcuno dei ribelli. Un lettore mi accusa di usare ancora la parola «imperialismo». Certo c'è la globalizzazione, ma pertanto la pulsione imperialista diventa ancora più forte e violenta.
    Quanto a Gheddafi, che molti anni fa ho intervistato e apprezzato, debbo dire che negli ultimi venti anni ha del tutto dimenticato il senso della Giamahiria e tradito quel suo «Libretto verde», del quale raccomanderei la lettura per capire quale era il progetto (o il sogno) del giovane Gheddafi, che nel 1969, senza un morto, liquidò il regno senussita di Idriss e diventò il nemico pubblico degli Usa. Reagan – va ricordato – ordinò il bombardamento della sua abitazione a Tripoli uccidendo una sua figlia. Anche il passato non va dimenticato.

    In ogni modo continuiamo questa discussione, sforzandoci di fare qualche passo in avanti. Di capire meglio quel che questo nostro giornale deve fare.

     

     

    UN CONFLITTO PER IL PETROLIO

    (l'articolo pubblicato su il manifesto di domenica 20 marzo)

    E così, annunciata ma inattesa, la vera guerra in Libia è cominciata. Ricordiamo le premesse. Francesi, inglesi e americani avevano detto che sarebbero intervenuti contro le truppe di Gheddafi e non avrebbero dato alcun rilievo al cessate il fuoco del colonnello. Quindi guerra.
    Nella situazione data è difficile pensare a una forte resistenza, anche se ci sarà e avrà le sue vittime. Il governo di Gheddafi non era certamente il migliore dei governi possibili, tuttavia poteva vantare un'indipendenza della Libia, antica colonia, prima ottomana e poi italiana. La fortuna-disgrazia della Libia è avere il petrolio, che - anche per i disastri giapponesi - diventa sempre più vitale per l'economia mondiale. Morale: il petrolio non può essere lasciato in mano a un soggetto come Gheddafi. Gli anglo-francesi, con il sostegno americano, sono intervenuti contro questa aporia. Ma in questo difficile contesto come sta messo il nostro paese, cioè l'Italia, che nonostante i trascorsi coloniali aveva realizzato un ottimo rapporto con la Libia gheddafiana? Come andrà a finire l'Eni quando la guerra di Francia, Gran Bretagna e Usa sarà conclusa?
    Troppi sono gli interrogativi ai quali è difficile rispondere, ma viene il dubbio che siamo a una rinascita del famoso imperialismo: Francia e Gran Bretagna, con alle spalle gli Usa sono, pur nella recente globalizzazione, le potenze imperiali, per le quali di fronte ai guai del nucleare il petrolio diventa il prodotto massimamente imperiale. La Libia di Gheddafi era stata una irregolarità da sopportare, ma non da accettare. Ora questa irregolarità non è più accettabile. La ribellione, motivata, di buona parte della popolazione libica diventa un'ottima occasione per chiudere la parentesi gheddafiana e il petrolio dato a quelli che promettono la costruzione di una lunghissima autostrada, erede della via Balbia, che avrebbe dovuto sostanziare l'unità di un paese con molte diversità.
    Non sappiamo come si regolerà tra i potenti la sconfitta di Gheddafi, ma una cosa almeno per noi italiani sembra certa: dopo cento anni dalla conquista della Libia (Giolitti presidente del consiglio) l'Eni rischia di essere messo fuori o, almeno, di non godere più degli attuali privilegi. Siamo al punto nel quale forse dovremo rimpiangere Gheddafi.


I COMMENTI:
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  • La prima riflessione da fare è sull'ONU. Credo che l'interposizione tra due contendenti sia l'intervento più "umanitario" che si conosca; non il sostegno armato di una parte,la guerra. Poi un tavolo dove esporre le ragioni delle perti. Tutte le altre forme esprimono interessi altri. Vi è una inesauribile gamma di maschere imbellettate con la dialettica buone per tutti i livelli di conoscenza e di analisi critica. "Il manifesto - quotidiano comunista" ha tutti gli strumenti per chiarire le cause dell'aggressione occidentale, calibrata, della Libia. Gheddafi è il moderno Annibale. Il "Dinaro d'oro" di Gheddafi sarebbe stato certamente più micidiale per il sistema capitalista occidentale che non gli elefanti per la macchina bellica di Roma antica. Accanto alla convinzione "ribellarsi è giusto" vi è "la verità è rivoluzionaria". Il manifesto dovrebbe essere sfacciatamente e spudoratamente portatore ( spiegandole e argomentandole con dati)di quelle verità che restano, nel miglior caso, opache. Antonio 2011 20-06-2011 06:58 - antonio piroso
  • Credo che nessun popolo voglia essertato sapientemente preparae aiutato così. Se questa non è una guerra l'uccisione dei militari è un assassinio.Sembra che tutto sia stato sapientemente preparato a lungo e fatto sembrare un evento spontaneo.Tutti i giovani rivoltosi mandati allo sbaraglio senza un chiaro obbiettivo o un'organizzazione, facendo il lavoro sporco di cui altri trarranno i benefici e si arricchiranno sulla ricostruzione che pagheranno tutti. 28-03-2011 23:09 - salvoG57
  • vi invio la proposta di testo per un appello per la cessazione dei bombardamenti in LibiaChiediamo al governo italiano ed al presidente della repubblica:
     
     La cessazione immediata dei bombardamenti sulla Libia e su Tripoli
     
              L'avvio di trattative per una soluzione politica in Libia
     
    I  bombardamenti sulla Libia e su Tripoli condotti in primo luogo da Francia, Gran Bretagna e USA che continuano a creare vittime tra la popolazione vanno fermati immediatamente perchè sono atti di guerra.
    Occorre riassumere i fatti.
    Il 17 febbraio ci furono a Bengasi , principale città della Cirenaica, regione confinante con l'Egitto , manifestazioni di protesta per l'arresto di un avvocato rappresentante delle famiglie dei detenuti uccisi durante una rivolta in un carcere di quella città avvenuto nel 1996 . Il 20 febbraio, 3 giorni dopo , cominciano gli scontri armati tra le forze della polizia e poi dell'esercito statale e i rivoltosi .Si costituisce quasi subito a Bengasi il Fronte nazionale per la salvezza nazionale che issa la bandiera del regno deposto nel 1969, in pratica creando una scissione della Libia.
    Il governo di Sarkozy riconosce immediatamente questo fronte in cui passano alcuni uomini facenti prima parte del governo di Gheddafi ma di cui non si sa ancora niente.
    Francia ed Inghilterra , di concerto con gli USA ,spingono per avere in successione dal Consiglio di sicurezza dell'ONU due risoluzioni sulla Libia. La prima , n°1970,del 26 febbraio , congela i beni all'estero del governo libico, intima a Gheddafi ed ai suoi familiari di non uscire dalla Libia e propone una condanna di Gheddafi per crimini contro l'umanità.
    La seconda , n° 1973 del 17 marzo , fa partire l'intervento militare. .
    La risoluzione dell'ONU sulla Libia, n° 1973 ,decisa da una parte del Consiglio di sicurezza in quanto Cina,India, Russia, Brasile e Germania si sono astenuti e su cui Russia e Cina non hanno utilizzato il diritto di veto , è indirizzata esclusivamente contro il governo di Gheddafi nascondendo il fatto che l'altro contendente ha utilizzato da subito le armi.
    Vi è inoltre in questa risoluzione una ambiguità evidente . Dopo il primo punto che chiede la cessazione del fuoco e di qualsiasi attacco a civili ,il secondo che stabilisce l'invio di un rappresentante dell'ONU e di uno dell'Unione Africana con l'obiettivo di " approdare alle riforme politiche necessarie per trovare una soluzione pacifica e sostenibile " ed il terzo che chiede alle autorità libiche di proteggere i civili , vi è il punto 4 che “autorizza gli stati membri a prendere le misure necessarie per proteggere i civili dopo aver avvisato il segretario generale dell'ONU” . Non sta scritto , come è logico , che questo punto deve essere vincolato alla verifica dei primi tre punti.
    In questo modo si è permesso al governo francese di Sarkozy , sfruttando l'ambiguità della risoluzione , di decidere per conto suo un attacco alla Libia  e quindi , come altre volte in passato , l'ONU è stato utilizzato come paravento per le azioni di guerra delle grandi potenze.
    Le dichiarazioni dei paesi principali della coalizione “ dei volenterosi “, Francia,Gran Bretagna e USA che l'intervento militare era circoscritto alla cosiddetta “ NO FLY ZONE “ ovvero ad impedire che Gheddafi facesse alzare i suoi aerei contro gli insorti, sono state smentite non solo dall'attacco a tradimento voluto da Sarkozy ma anche dall'intervento in appoggio ai ribelli dove esistono le battaglie e che sta continuando.
    Non siamo dunque di fronte ad un intervento umanitario ma ad un intervento che mira ad abbattere Gheddafi.
    Tutto questo porta non ad un futuro di accordi reciproci e vantaggiosi tra le due sponde del Mediterraneo come è negli interessi dei paesi che vi si affacciano , non porta ad una situazione di pace e di sviluppo economico , l'unica che può risolvere il problema dell'immigrazione ,ma ad una situazione di guerra dagli esiti imprevedibili causata dalla volontà di alcune grandi potenze che vogliono mantenere o ristabilire il loro dominio nell'area del Mediterraneo e controllare il petrolio della Libia .Va ricordato che l'80% delle risorse petrolifere della Libia è in Cirenaica .
    La responsabilità dell'amministrazione Obama nell'operazione conferma la volontà degli USA di continuare ad essere il gendarme del mondo .
    I popoli europei sono colpiti da questa guerra, l'Unione Europea può disgregarsi.
    L'Italia ed il popolo italiano sono i più colpiti per la vicinanza geografica , per gli scambi economici tra Italia e Libia avviati su un percorso pacifico dopo i trascorsi coloniali e per il problema degli sbarchi . Le difficoltà organizzative al riguardo del nostro paese non ci devono far dimenticare che gli altri paesi europei , Francia in particolare , non hanno inviato nessuna nave per raccoglierli.
    Bisogna assolutamente invertire la rotta e cambiare nettamente la posizione assunta dal governo , la NATO non è affatto una garanzia che cessino gli atti di guerra .
    Il nostro paese non può accettare che sul suo territorio vengano preparate azioni militari dirette in Libia. Questo vale non solo per le basi sotto la giurisdizione italiana, come Sigonella , ma anche per le basi interamente americane come Aviano dove notizie di stampa riferiscono l'arrivo dalla base USA in Germania di aerei speciali per l'attacco ai carri armati dotati di proiettili all'uranio impoverito e già usati nei Balcani.
    Continuare i bombardamenti significa affossare ogni tentativo di soluzione politica su cui spinge anche l'Unione Africana.
       Come riconosciuto da alcuni rappresentanti della politica e della società civile italiane, la via diplomatica è ancora possibile. Il penultimo articolo infatti della risoluzione,completamente ignorato finora dai mezzi di informazione e dalle forze politiche, dice testualmente :" Il Consiglio di sicurezza .....sottolinea la propria disponibilità a rivedere in qualsiasi momento le misure imposte da questa risoluzione , anche rafforzando,sospendendo o revocando tali misure”.
    Mentre il parlamento promuove mozioni apparentemente diverse ma uguali poiché non chiedono la cessazione dei bombardamenti, mentre l'opposizione appoggia l'intervento militare , rivolgiamo un appello a quei politici che si rendono conto della gravità della situazione , a quei giornalisti che cercano di mantenere un minimo di obiettività , a tutti i democratici ,ai lavoratori, ai giovani, all'intero popolo italiano per chiedere

    DI CONDANNARE L'AGGRESSIONE ALLA LIBIA

    DI CESSARE IMMEDIATA MENTE I BOMBARDAMENTI

    DI VIETARE L'UTILIZZO DELLE BASI MILITARI PRESENTI SUL TERRITORIO
    ITALIANO PER AZIONI DIRETTE IN LIBIA

    DI VIETARE LA PRESENZA SUL TERRITORIO ITALIANO DEGLI AEREI A-10
    DOTATI DI PROIETTILI A URANIO IMPOVERITO

    DI FAVORIRE OGNI NEGOZIATO IN LIBIA SENZA INGERENZE ESTERNE







    www.pennabiro.it 28-03-2011 10:13 - Iglis Restani
  • Io non mi sento confuso, il confuso lo riferisco a chi vede nei ribelli degli "eroi rivoluzinari" quando ormai e' chiaro quali siano le forze egemoni: nostalgici della monarchia,pezzi di apparato comprati dalla Francia e dall'Inghilterra,(leggetevi la storia su Libero) integralisti islamici disposti ad allearsi con chiunque, corpi speciali inglesi e francesi, e, dulcis in fundo, i paesi arabi piu' reazionari...Che poi si siano (ma e' tutto da dimostrare) tirati dietro una parte delle masse a Bengasi non cambia nulla. Aiutare i golpisti puo' far significare far arretrare la Libia di 40 anni, altro che progresso... 28-03-2011 06:39 - alex1
  • Caro Valentino Parlato,
    hai scritto che che i ribelli libici " appartengono ad una generazione post-islamista...".Ma che cavolo significa ? La maggioranza dei ribelli combatte e prega quando c'è da pregare : sono ottimi credenti,senza per questo esibire distintivi di Al Quaida ,Bin Laden,o altri bavosi fanatici del genere.Sono un maestro elementare italiano,mussulmano da 20 anni e francamente trovo giusto intervenire militaremente quando le vicende storiche lo richiedono.Lo affermo con autentico e assoluto dispiacere ,poichè sono generalmente avverso ad ogniforma di violenza,anche semplicemente verbale.Ma un giorno persino il Dalai Lama,alla domanda del gionalista che gli chiedeva come avrebbe reagito se in sua presenza un pazzo furioso e ben armato fosse penetrato nelle sala del convegno minacciando di uccidere tutti,così rispose: Che cosa farei in quel caso se anch'io fossi armato ? Semplice,gli sparerei in una gamba per fermarlo.Giornalista: e se ciò non bastasse ? Il Dalai Lama: allora gli sparerei anche ad un braccio...Il giornalista : E se neppure questo bastasse a fermarlo ? Il Dalai Lama: Oh...Allora gli sparerei in fronte....Detto da un sincero non-violento questo aneddoto dovrebbe far riflettere molti di coloro che a colpi di dietrologia o demagogia ( gli Occidentali incarnano sempre il male assoluto...) desiderebbero che i popoli che vengono straziati si arrangino da soli,oppure che si decidano una buona volta a morire in silenzio senza nemmeno rifiatare.Un abbraccio affettuoso Nadir 27-03-2011 23:52 - Nadir
  • non vi dicono niente questi tre nomi?
    John Fitzgerald Kennedy
    Martin Luther King
    Malcom X
    ...non potevano uccidere così anche Gheddafi senza bombardare uomini, donne e bambini? La stessa domanda me la sono posta anche per Saddam Hussein e la risposta è sempre la stessa: IL PETROLIO...fanatici guerrafondai. 27-03-2011 23:09 - franco
  • La polvere il sangue le mosche e l'odore per strada fra i campi la gente che muore
    e tu, tu la chiami guerra e non sai che cos'è e tu, tu la chiami guerra e non ti spieghi il perché. F.De Andre 27-03-2011 21:58 - franco
  • 'Siamo' intervenuti anche in Afghanistan, e ci siamo ancora dentro fino al collo se non oltre: e non c'e' petrolio in Afghanistan, che mi risulti. Vogliamo guardare alle motivazioni politiche, ai giochi di potere interni ed esterni agli stati coinvolti, agli interessi strategico-economici, alle ideologie, a tutta la complessa dinamica in gioco e non fermarci sempre alle risposte pre-confezionate (e comode, perche' non c'e' bisogno di pensarci troppo. Il petrolio mi sembra tanto quei guanti magici, 'misura unica'). Magari c'entra anche il petrolio, ma visto che non era un problema e vi avevamo accesso, forse non e' stata la molla principale... discutiamo, senza fermarci alla facile risposta preconfezionata, visto che in questo caso il guanto calza un po' male. Se ci limitiamo a vedere il mondo dalle lenti di dogmi multiuso, anziche' avventurarci 'oltre' e cogliere tutte le dinamiche possibili, come possiamo acquisire gli strumenti per superare lo status quo? 27-03-2011 21:29 - Giovanna
  • Cara Redazione, c'è un tale che si firma Valerio Caciagli che è un provocatore dipietrista magari al soldo di Travaglio...fateci la cortesia ...mettetelo alla porta

    NO war 27-03-2011 19:46 - Ernesto
  • Caro Valentino,
    innanzitutto grazie e molti complimenti per l'attenzione messa nel leggere e rispondere ai commenti di tanti. Solo scusami, ma a meno di un'omonimia forse hai risposto a un'altra domanda indirizzandoti a mio nome. Nel commento del 24 marzo alle 21.50, io chiedevo ulteriori notizie sul e dal profetico giornalista maghrebino che già a gennaio dalle vostre colonne aveva previsto le "ribellioni ovviamente democratiche, politically correct ecc." come nient'altro che la legittimazione mediatica agli occhi dell'occidente di un cambio di potere già deciso altrove. Un'ipotesi che nessuno sui media ha finora approfondito. Possibile che la cosa non vi interessi più? Grazie (stavolta mi firmo coi miei due nomi) 27-03-2011 18:21 - Livia Camilla
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