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Valentino Parlato
Un conflitto per il petrolio. Parlato risponde
Risposte ai lettori
27 marzo
Cara Carla Parpaiola,
certo dire parole nette sulla Libia è difficile, ma non dimenticare il problema guerra, aperta dalla Francia e dall'Inghilterra contro il parere di tanti paesi, Germania in testa. Tu dici bene la guerra, io, ovviamente non sono d'accordo, ma quel che chiedo a te e anche a me è: quanto durerà questa guerra e come finirà. Aggiungo che non si può ignorare la parola petrolio.
Un caro saluto
Caro Valerio Caciagli,
ripeto la mia convinzione che «ribellarsi è giusto» e, pertanto considero sbagliato definire i ribelli tripolini «topi di fogna», ma in Libia, come in Tunisia e in Egitto abbiamo avuto ribellioni giuste, ma ancora senza esito. La nuova costituzione egiziana è orrenda. Quindi ribellioni giuste con problemi molto, troppo, aperti. Poi in Libia, a complicare le cose c'è la guerra e gli aerei francesi che abbattono aerei libici forniti dalla Francia alla Libia.
Ma continuiamo la discussione
Caro Victor 73,
il tuo interrogativo è giusto: l'intervento militare aiuta o danneggia i ribelli? Penso che non li aiuti.
A rileggerci
Caro Andrea,
condivido: siamo in attesa di altri interventi militari in Yemen, sudan, Siria? Credo di no: in quei paesi non c'è petrolio.
Ciao
Caro Nicola,
difendere Gheddafi (non dimentichiamo la strage nel carcere di Bengasi) non mi pare giusto e ragionevole. Ma fare una guerra franco-inglese, mi sembra altrettanto irragionevole
Caro Alex,
essere confuso è possibile e anche facile. In sintesi penso che i ribelli abbiano ragione e siano una generazione postislamista, ma c'erano altri modi di aiutare i ribelli. Certamente non con la guerra
Caro Alexfaro,
sono d'accordo
Caro Giacomo,
il tuo intervento mette in rilievo come sia complicata la situazione libica. Non basta la giusta simpatia per i ribelli, dovremmo disporre di un'analisi più seria della situazione. E chiederci se le potenze occidentali avrebbero potuto intervenire con altri mezzi e modi a favore dei ribelli. Il fatto che abbia prevalso la linea francese dell'intervento militare non mi convince. E vediamo se dopo l'intervento aereo ci sarà quello per terra. Scusami se la mia risposta è così breve.
Ciao
Cara Livia,
hai ragione, nella questione libica l'Italia ci ha perso la faccia: dopo un accordo tutto latte e miele ora li bombardiamo o quasi. Berlusconi e Frattini dovrebbero almeno andare in parlamento e dire di aver sbagliato tutto
Caro Pingi,
d'accordo: i libici non sono stupidi
Caro Giovanni,
non credo affatto che la ribellione egiziana sia stata in funzione dell'intervento militare in Libia. Sulle ribellioni che animano il mondo arabo dobbiamo riflettere. Si tratta di un fenomeno serio e importante
Caro Sandro,
non credo che chi (come me) condanna l'intervento militare sia per Gheddafi e contro i ribelli, che nel mondo arabo perderebbero credibilità ove fossero messi al potere dall'intervento militare di potenze europee
Risposte ai lettori
23 marzo
In questi giorni il sito del nostro manifesto è inondato di lettere, messaggi, interventi dei nostri lettori. E' certamente un buon segno: siamo una comunità viva, che non vuole stare da parte, tranquilla e rassegnata. Ciascun messaggio ha un suo proprio valore e dovremmo passare – come ancora oggi – da una risposta generale, generica a precise risposte ai singoli messaggi.
In questi giorni la questione che sollecita più lettere è l'intervento militare in Libia, con il rischio (sul quale ho le mie responsabilità) di dividersi tra gheddafiani e no. Io penso che dovremmo interessarci a Gheddafi, alla sua parabola, ai suoi propositi, ma, oggi, soprattutto stare attenti alla guerra, nella quale anche il nostro paese è coinvolto. Penso che noi del manifesto conserviamo ancora la massima che ribellarsi è giusto. E, pertanto dobbiamo dare molta attenzione alla ribellione dei giovani libici, che ha fatto e fa sperare in una «primavera araba». Però con realismo: in Egitto è stata approvata una costituzione che non corrisponde affatto alla ribellione dei giovani egiziani. In Tunisia c'è ancora confusione. In entrambi i paesi la ribellione non è diventata rivoluzione. In Libia la storia appare ancora più complicata e, a peggiorare la situazione, c'è stato l'intervento militare della Francia, dell'Inghilterra e (non tanto convinta) degli Usa. Contro: la Germania, la Russia, l'India, la Cina, il Brasile. Dobbiamo chiederci: questo intervento militare aiuta o danneggia i ribelli? E non ha finalità molto diverse da quella del sostegno dei ribelli? E' inevitabile pronunciare la parola petrolio. E vien ancora da chiedersi. Non sarebbe stato più utile un intervento diplomatico? E ancora: questo intervento militare di potenze straniere non indebolisce la posizione dei ribelli?
Avanzati tutti questi interrogativi a me viene da dire che la guerra è sempre mortale e dannosa e – nel caso libico – rafforzerebbe le ragioni repressive di Gheddafi. Discutiamone ancora.
Un'altra questione sulla quale non posso non intervenire è sull'interrogativo posto da alcuni su il manifesto quotidiano comunista. Dico subito che all'interno del nostro collettivo non c'è ancora nessuno che voglia togliere quella scrittarella, che figura in testa alla nostra prima pagina. Ma qualche lettore ci dice: ma meritate ancora quella definizione? Rispondo che cerchiamo, con sforzo, di meritarla. L'idea del comunismo non è ancora tramontata. Anzi può diventare più attuale.
Risposte ai lettori
21 marzo
Sul sito del nostro giornale sono stato bombardato di critiche, anche aspre. Premettendo, a mia difesa, che è meglio esser criticati che ignorati, provo a rispondere.
Moltissime critiche al finale del mio articolo di domenica scorsa, nel quale scrivevo: «Siamo al punto nel quale, forse, dovremo rimpiangere Gheddafi». Siamo al punto, scrivevo, nel quale c'è una vera guerra, ai bombardamenti di Gheddafi contro i «ribelli» si sono aggiunti quelli delle potenze occidentali, che, ovviamente colpiscono anche la popolazione civile. Infatti c'è una fuga da Tripoli. Insomma siamo in guerra e la guerra normalmente non è un bene. In secondo luogo, come finirà? Ammesso che Gheddafi cada, ci sarà un governo autorevole e democratico o, piuttosto, continuerà una guerra civile tra gheddafiani e antigheddafiani. Insomma la scelta della guerra da parte degli anglo-francesi, un po' seguiti dagli Usa e nel dissenso di Germania, India, Cina, Russia e Brasile non presenta attualmente esiti pacifici. Il rischio è di andare peggio, a una Somalia o a qualcosa di analogo. Di qui il mio: alla fine saremo costretti a rimpiangere Gheddafi. Al peggio non c'è fine ci ricorda un vecchio detto.
Proseguendo nella mia difesa qualche interrogativo dovremmo porcelo sul protagonismo di Sarkozy, al quale le elezioni vanno male e cerca di recuperare con un'iniziativa imperiale.
Non credo che il petrolio dovrebbe indurre le potenze occidentali a sostenere Gheddafi. Oggi il petrolio e le sue concessioni sono nel potere, anche arbitrario, di Gheddafi e la straordinaria presenza di ben 36.000 cinesi in Libia destano qualche preoccupazione: fino a quando al potere ci sarà il matto Gheddafi ci si può aspettare tutto: è meglio toglierlo di mezzo e avere più potere sulle destinazioni del petrolio libico.
Marco mi accusa di non preoccuparmi per nulla del popolo libico, ma possiamo considerare il popolo prescindendo dallo stato? Maurizio Mariani scrive che il mio articolo «è semplicemente scandaloso». Mi verrebbe da rispondere fiat ut scandala eveniant, ma preciso che volevo dire che dopo cento anni della nostra conquista coloniale, che tanti massacri provocò in Libia, mi sembrava inopportuno rimandare i nostri aerei a bombardare.
Carlo Pussig mi critica perché parlo troppo poco della rivolta popolare, ha ragione, ma come lui stesso scrive, dico che «è motivata». Certamente motivata e con punti di contatto con le rivolte dei giovani tunisini ed egiziani, ma, a questo proposito, non vorrei ignorare che lunedì scorso, 21 marzo, giovani egiziani sono scesi in piazza per protestare contro l'intervento militare in Libia, dando fuoco anche a qualche bandiera Usa. Mirko mi dice che bisognava fare qualcosa per sostenere la ribellione libica. Mi chiedo perché non si è fatto qualcosa per sostenere le ribellioni tunisine ed egiziane e aggiungo che si potevano esercitare forti pressioni politiche e diplomatiche in difesa della ribellione, prima di andare a bombardare la Libia, col rischio di ammazzare anche qualcuno dei ribelli. Un lettore mi accusa di usare ancora la parola «imperialismo». Certo c'è la globalizzazione, ma pertanto la pulsione imperialista diventa ancora più forte e violenta.
Quanto a Gheddafi, che molti anni fa ho intervistato e apprezzato, debbo dire che negli ultimi venti anni ha del tutto dimenticato il senso della Giamahiria e tradito quel suo «Libretto verde», del quale raccomanderei la lettura per capire quale era il progetto (o il sogno) del giovane Gheddafi, che nel 1969, senza un morto, liquidò il regno senussita di Idriss e diventò il nemico pubblico degli Usa. Reagan – va ricordato – ordinò il bombardamento della sua abitazione a Tripoli uccidendo una sua figlia. Anche il passato non va dimenticato.In ogni modo continuiamo questa discussione, sforzandoci di fare qualche passo in avanti. Di capire meglio quel che questo nostro giornale deve fare.
UN CONFLITTO PER IL PETROLIO
(l'articolo pubblicato su il manifesto di domenica 20 marzo)
E così, annunciata ma inattesa, la vera guerra in Libia è cominciata. Ricordiamo le premesse. Francesi, inglesi e americani avevano detto che sarebbero intervenuti contro le truppe di Gheddafi e non avrebbero dato alcun rilievo al cessate il fuoco del colonnello. Quindi guerra.
Nella situazione data è difficile pensare a una forte resistenza, anche se ci sarà e avrà le sue vittime. Il governo di Gheddafi non era certamente il migliore dei governi possibili, tuttavia poteva vantare un'indipendenza della Libia, antica colonia, prima ottomana e poi italiana. La fortuna-disgrazia della Libia è avere il petrolio, che - anche per i disastri giapponesi - diventa sempre più vitale per l'economia mondiale. Morale: il petrolio non può essere lasciato in mano a un soggetto come Gheddafi. Gli anglo-francesi, con il sostegno americano, sono intervenuti contro questa aporia. Ma in questo difficile contesto come sta messo il nostro paese, cioè l'Italia, che nonostante i trascorsi coloniali aveva realizzato un ottimo rapporto con la Libia gheddafiana? Come andrà a finire l'Eni quando la guerra di Francia, Gran Bretagna e Usa sarà conclusa?
Troppi sono gli interrogativi ai quali è difficile rispondere, ma viene il dubbio che siamo a una rinascita del famoso imperialismo: Francia e Gran Bretagna, con alle spalle gli Usa sono, pur nella recente globalizzazione, le potenze imperiali, per le quali di fronte ai guai del nucleare il petrolio diventa il prodotto massimamente imperiale. La Libia di Gheddafi era stata una irregolarità da sopportare, ma non da accettare. Ora questa irregolarità non è più accettabile. La ribellione, motivata, di buona parte della popolazione libica diventa un'ottima occasione per chiudere la parentesi gheddafiana e il petrolio dato a quelli che promettono la costruzione di una lunghissima autostrada, erede della via Balbia, che avrebbe dovuto sostanziare l'unità di un paese con molte diversità.
Non sappiamo come si regolerà tra i potenti la sconfitta di Gheddafi, ma una cosa almeno per noi italiani sembra certa: dopo cento anni dalla conquista della Libia (Giolitti presidente del consiglio) l'Eni rischia di essere messo fuori o, almeno, di non godere più degli attuali privilegi. Siamo al punto nel quale forse dovremo rimpiangere Gheddafi.
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La termoelettrica di Huexca
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Certamente la sottile propaganda amplificata dai media di regime ha una importanza enorme in questi "convincimenti" ma credo ci sia di piu': la gente piu' o meno consciamente si rende conto che questa guerra e' per il petrolio e accaparrarselo e' cosa utile e forse anche necessaria. Mi ricordo Bill O'Reilly, uno dei piu' noti commentatori americani di destra, molto vicino agli scagnozzi del P2 per modo di fare e dire anche se piu' elegante nelle parole, che prima dell'invasione in Iraq sosteneva la necessita' dell'intervento e, dati i costi, di prendersi i diritti di estrazione e vendita del petrolio iracheno come bottino di guerra (war loot). Questo e' il punto: la gente vuole mantenere i privilegi e le pseudocomodita' senza nulla cambiare.
Credo che queste continue guerre e i loro motivi e motivazioni vadano analizzate profondamente da chi vuole cambiare questa merda di sistema. Anche se tragiche quello che c'e' dietro e' ancora piu' tragico delle guerre stesse. 27-03-2011 18:18 - Murmillus
A.B. 27-03-2011 17:01 - alfonso
NO ALLA GUERRA IN LIBIA - NO AL CINISMO DI COLORO CHE LA DEFINISCONO "UMANITARIA" QUANDO TUTTI SAPPIAMO CHE È SOLO PER RUBARE:
- IL PETROLIO;
- I MILIARDI DI EURO E DI DOLLARI DELLE RISERVE INTERNAZIONALI DELLA LIBIA DEPOSITATI NEL SISTEMA BANCARIO FALLIMENTARE EUROPEO E STATUNITENSE E CHE, INFATTI, HANNO IMMEDIATAMENTE PROVVEDUTO A CONGELARE;
-I PACCHETTI AZIONARI CHE LA LIBIA POSSIEDE NELLE GRANDI AZIENDE DEI PAESI OCCIDENTALI, COME, AD ESEMPIO, L'UNICREDIT, LA FIAT, LA FINMECCANICA , LA JUVENTUS ECC..
NO ALLA SFACCIATA, VERGOGNOSA TRAGICOMMEDIA CHE HA COME PROTAGONISTI I BUROCRATI DELLE ORGANIZZAZIONI MULTILATERALI COME L'O.N.U., CHE VOGLIONO FARCI CREDERE CHE NOI, CITTADINI DEL MONDO, SIAMO TUTTI RIMBAMBITI E NON SAPPIAMO COSA STIANO FACENDO.
NO ALLA FACCIA DI PIETRA DEI GENERALI U.S.A. CHE NELLE CONFERENZE STAMPA PARLANO DEI BOMBARDAMENTI COME SE STESSERO RACCONTANDO UNA STORIELLA AI COMPAGNI DELLE LORO TRADIZIONALI "BARBECUE".
NO ALLA VIOLAZIONE SISTEMATICA DELL'ETICA E DELLA DEONTOLOGIA DEI CODICI PROFESSIONALI DA PARTE DI GIORNALISTI, COMMENTARISTI TELEVISIVI E CORRISPONDENTI DEI VARI TELEGIORNALI CHE CONFONDONO INFORMAZIONI CON OPINIONI, CHE RACCONTANO MEZZE VERITÀ, CHE TRAVISANO LE NOTIZIE SECONDO GLI INTERESSI DEI LORO "PADRONI". CHE NARRANO LA GUERRA COME SE SI TRATTASSE DI UNA FESTA PATRONALE E COME SE I BOMBARDAMENTI FOSSERO SOLO FUOCHI ARTIFICIALI.
NO A OBAMA, IL "PREMIO NOBEL DELLA PACE" DI QUESTO MONDO A ROVESCIO, TRASFORMATOSI IN COSÌ POCO TEMPO DA UNA SPERANZA AD UNA DELUSIONE, CHE SOMIGLIA OGNI VOLTA DI PIÙ AD UN PUPAZZO NELLE MANI DEI VAMPIRI DELL'UMANITÀ E DEL PIANETA, CHE, QUALI VENTRILOQUI, PARLANO ATTRAVERSO LA SUA BOCCA.
NO ALLA FACCIA TOSTA DEI CAPI DI STATO E DI GOVERNO DEI PAESI OCCIDENTALI CHE IN UN BATTER D'OCCHIO HANNO SMESSO DI FARE LA FILA PER INCHINARSI DI FRONTE A GHEDDAFI, ABBRACCIARLO, BACIARGLI LE MANI ED HANNO COMINCIATO A FARE A GARA NEL COMUNICARE IN DIRETTA TELEVISIVA E VIA SATELLITE LA QUANTITÀ DI AEREI, NAVI, SOMMERGIBILI, MISSILI "INTELLIGENTI" ED ARMI DI OGNI GENERE CHE SONO DISPOSTI AD APPORTARE ALLA COALIZIONE. TUTTO IL POTERE MILITARE DELLE LORO NAZIONI, LE PIÙ "SVILUPPATE, DEMOCRATICHE, CIVILI" DI QUESTO MONDO NELLA MACABRA CORSA PER DISTRUGGERE UN PAESE CHE HA MENO DI SEI MILIONI DI ABITANTI.
NO, PER LA PRIMA VOLTA, ALLE DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE NAPOLITANO.
SI AL PRESIDENTE DEL VENEZUELA, HUGO CHÀVEZ, E DEI CAPI DI STATO DELL'ALLEANZA BOLIVARIANA PER L'AMERICA LATINA, SI ALL'UNIONE AFRICANA, CHE PROPONGONO LA ORGANIZZAZIONE DI UNA COMMISSIONE DI BUONA VOLONTÀ PER MEDIARE TRA I RIBELLI ED IL GOVERNO LIBICO ALLA RICERCA DI UN CAMMINO DI PACE.
Mimma Di Giovanni (Caracas - Venezuela)
e altre/i italiani in America Latina.
22 marzo 2011
PER SOTTOSCRIVERE L'APPELLO:
paceinlibia@gmail.com
--------------------
LLAMADO: NO A LA GUERRA. NO A CUALQUIER GUERRA
NO A LA GUERRA EN LIBIA - NO AL CINISMO DE LOS QUE LA DEFINEN "HUMANITARIA" CUANDO TODOS SABEMOS QUE ES SOLO PARA ROBARSE:
-EL PETROLEO;
-LOS MILES DE MILLONES DE EUROS Y DE DOLARES DE LAS RESERVAS INTERNACIONALES DE LIBIA DEPOSITADAS EN EL SISTEMA BANCARIO QUEBRADO DE LOS ESTADOS UNIDOS Y DE EUROPA Y, QUE DE HECHO, SUS GOBIERNOS HAN INMEDIATAMENTE TOMADO MEDIDAS PARA CONGELAR;
-LAS ACCIONES QUE POSEE LIBIA EN LAS GRANDES EMPRESAS DE LOS PAÌSES OCCIDENTALES, ENTRE ELLAS, EN LAS ITALIANAS UNICREDIT, FIAT, FINMECCANICA, JUVENTUS ETC.. ..
NO A LA DESCARADA, VERGONZOSA TRAGICOMEDIA PROTAGONIZADA POR LOS BURÓCRATAS DE LAS ORGANIZACIONES MULTILATERALES, COMO LA O.N.U., QUE PRETENDEN HACERNOS CREER QUE NOSOTROS, LOS CIUDADANOS DEL MUNDO, SOMOS TODOS UNOS TONTOS Y NO SABEMOS LO QUE EN REALIDAD ELLOS ESTÁN HACIENDO.
NO A LA CARA DE PIEDRA DE LOS GENERALES ESTADOUNIDENSES QUE EN LAS CONFERENCIAS DE PRENSA HABLAN DE LOS BOMBARDEOS COMO SI ESTUVIERAN CONTANDOLES HISTORIETAS A SUS COMPAÑEROS DE “BARBECUE”.
NO A LA VIOLACIÓN SISTEMÁTICA AL CÓDIGO DE ÉTICA Y DE DEONTOLOGÍA PROFESIONAL DE PARTE DE LOS PERIODISTAS, DE LOS COMENTARISTAS DE TELEVISIÓN, DE LOS REPORTEROS Y ENVIADOS ESPECIALES DE LOS VARIOS NOTICIEROS QUE CONFUNDEN INFORMACIÓN CON OPINIÓN, QUE CUENTAN VERDADES A MEDIA, QUE TERGIVERSAN LAS NOTICIAS DEPENDIENDO DE LOS INTERESES DE SUS “AMOS”. QUE NARRAN LA GUERRA COMO SI SE TRATARA DE UNA FIESTA EN HONOR AL SANTO PATRONO Y COMO SI LOS BOMBARDEOS FUERAN SOLO UNOS FUEGOS ARTIFICIALES.
NO A OBAMA, EL “PREMIO NOBEL DE LA PAZ” DE ESTE MUNDO AL REVÉS, QUE DE SER UNA ESPERANZA SE HA TRANSMUTADO TAN RAPIDAMENTE EN UNA DESILUSIÓN. QUE SE PARECE CADA VEZ MÁS A UN MUÑECO EN LAS MANOS DE LOS VAMPIROS DE LA HUMANIDAD Y DEL PLANETA QUE, COMO VENTRÍLOCUOS, HABLAN POR SU BOCA.
NO A LA CARA DURA DE LOS JEFES DE ESTADO Y DE GOBIERNO DE LOS PAÍSES OCCIDENTALES QUE, EN UN ABRIR Y CERRAR DE OJOS, DEJARON DE HACER COLA PARA RENDIRLE PLEITESÍA A GADAFI, ABRAZARLO, BESARLE LAS MANOS Y EMPEZARON A COMPETIR EN VIVO Y EN DIRECTO POR TELEVISIÓN PARA COMUNICAR EL NÚMERO DE AVIONES, BARCOS, SUB-MARINOS, MISILES “INTELIGENTES” Y ARMAS DE CUALQUIER TIPO QUE ESTABAN DISPUESTOS A APORTAR PARA LA COALICIÓN. TODO EL PODERÍO MILITAR DE LAS NACIONES MÁS “DESARROLLADAS, DEMÓCRATICAS Y CIVILIZADAS” EN UNA CARRERA MACABRA PARA DESTRUÍR UN PAÍS QUE CUENTA CON MENOS DE SEIS MILLIONES DE HABITANTES.
NO, POR PRIMERA VEZ, A LAS DECLARACIONES DEL PRESIDENTE DE ITALIA NAPOLITANO.
SI AL PRESIDENTE DE VENEZUELA, HUGO CHÁVEZ, A LOS JEFES DE ESTADO DE LA ALIANZA BOLIVARIANA PARA LOS PAÍSES DE AMÉRICA LATINA Y DE LA UNIÓN AFRICANA QUE PROPONEN LA CREACIÓN DE UNA COMISIÓN DE BUENA VOLUNTAD, PARA MEDIAR EN EL CONFLICTO ENTRE LOS REBELDES Y EL GOBIERNO DE LIBIA, EN BUSQUEDA DE UN CAMINO DE PAZ.
Mimma Di Giovanni (Caracas - Venezuela)
y otras/otros italianos en America Latina.
22 marzo 2011
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119- Sandra Neri - Caracas - Venezuela
120- Antonio D'Orazio - Pescara - Italia
121- Giorgio Cisbani - Italia
122- Judith Galarza - Messico 27-03-2011 16:14 - rodolfo ricci
"impressionanti marco e gianchi.
Per loro la gente può essere solo marionette mosse da questo o da quello: le piazze piene contro il rais? riempite dagli agenti americani e/o francesi a scopi petroliferi.
Può essere;”
Può essere....dici ? Sarebbe meno vergognoso dicessi che è vero! Qualche giornalista, non tutti schierati per fortuna, qualche dubbio rimane sulla disinformazione, su quel che succede in Libia e non solo.
http://conflittiestrategie.splinder.com/post/24363973/le-menzogne-sulla-libia-video-ripreso-dal-blog-di-andrea-carancini
“L'argomento è degno di ferrara e sallusti quando imbrattano le pagine dei loro fogliacci con la presunta notizia che i comunisti italiani erano pagati da Mosca.”
Da ex comunista che sono statofin dagli anni ’60, , non che sia innamorato delle testate dei direttori che hai menzionato, ma attualmente fanno analisi più serie di geopolitica di alcune testate definite di sinistra, in difesa tutte, a prescindere, del serpente “democratico” Obama e dei suoi accoliti, come fanno gli stessi Ferrara e Sallustri, però con meno ipocrisia e però in difesa dell'ideologia dominante americana.
E anche sui finanziamenti ai comunisti, legittimi, visto che anche gli Usa finanziavano a suo tempo la DC, non ti bastano per levare i dubbi che ti rimangono, le testimonianze fatte di Cossutta e compagni vari, compreso il Ferrara (ex PCI l’infiltrato Cia) da lui stesso ammesso, e perfino del defunto Cossiga che di queste cose ne sapeva parecchio, che i soldi arrivavano, all’insaputa naturalmente del popolino ingenuo iscritto al PCI e credulone nella rivoluzione che come si è intravvisto non poteva avvenire perché era già stato deciso dai massimi dirigenti di quel partito il percorso storico del PCI, non proprio rivoluzionario, e neanche tanto socialdemocratico, alla realtà delle trasformazioni avvenute oggi e dei suoi massimi dirigenti, in gran parte tutti passati al rinnegamento della loro storia, e al servizio dei dominanti USA.
Caro valerio c. come vedi non tutti i “comunisti” hanno la stessa visione dei fatti che accadono nel mondo.
Saluti 27-03-2011 15:21 - gianchi
http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=6183&Itemid=9 27-03-2011 13:18 - RCA
Tuttavia a me sembra che questo non sia il vero problema.
Se rinunciamo al mantra ideologico secondo il quale francia e regno unito sono intervenuti per il petrolio (strano davvero che i 2 paesi europei che hanno meno bisogno di petrolio facciano una guerra costosa proprio per questo) ci potremmo accorgere che il fine ultimo di questi due ex imperi coloniali è il tentare di aprire a 300 milioni di nuovi consumatori gli accessi ad un mercato globale da cui sono finora esclusi in maniera feroce: quando leggi che tunisia, libia e egitto hanno una mortalità infantile superiore al 20% significa che in quei paesi non trovi nei supermercati, come trovi perfino a scampia o nel quartiere zen di palermo, acqua ossigenata, bende, pannolini, saponi, magliette di lana e latte di ogni tipo.
Naturalmente il mercato globale fatto di ipermercati carrefour e tesco è la schifezza che conosciamo noialtri, ma sfido chiunque a dimostrarmi che le miserie perpetuate dai rais arabi siano migliori di queste schifezze.
Inoltre, IN CONDIZIONI DI NORMALITà DEMOCRATICA, i supermercati carrefour e tesco portano, USUALMENTE, insieme alle loro immani raccolte di merci anche la quotidiana contestazione dello stile divita da loro proposto da parte dei loro avventori. Fenomeno del tutto escluso nei regimi dei rais.
Ora, se la sinistra europea, in queste ore di crisi in cui la gente di bengasi e damasco è in pericolo di vita, non si smarca con nettezza dai satrapi medio orientali che ha colpevolmente frequentato per 50 anni perderà la possibilità di dire qualsiasi parola contro lo stile di vita proposto da tesco e carrefour.
sarkò e camerun, se il loro progetto, non petrolifero, arriverà in porto, ringrazieranno sentitamente di non avere in questi nuovi mercati i rompicoglioni che si incontrano tutti i giorni nelle strade di londra, di parigi e di roma. 27-03-2011 12:46 - valerio caciagli
Se in Libia ci fosse una grande coltivazione di broccoli invece del petrolio.Avremmo bombardato lo stesso?
Cosa ne pensa del'invasione dei soldati Nato nel mese di Maggio.
Saluti,
Saverio 27-03-2011 11:39 - Saverio