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Valentino Parlato
Un conflitto per il petrolio. Parlato risponde
Risposte ai lettori
27 marzo
Cara Carla Parpaiola,
certo dire parole nette sulla Libia è difficile, ma non dimenticare il problema guerra, aperta dalla Francia e dall'Inghilterra contro il parere di tanti paesi, Germania in testa. Tu dici bene la guerra, io, ovviamente non sono d'accordo, ma quel che chiedo a te e anche a me è: quanto durerà questa guerra e come finirà. Aggiungo che non si può ignorare la parola petrolio.
Un caro saluto
Caro Valerio Caciagli,
ripeto la mia convinzione che «ribellarsi è giusto» e, pertanto considero sbagliato definire i ribelli tripolini «topi di fogna», ma in Libia, come in Tunisia e in Egitto abbiamo avuto ribellioni giuste, ma ancora senza esito. La nuova costituzione egiziana è orrenda. Quindi ribellioni giuste con problemi molto, troppo, aperti. Poi in Libia, a complicare le cose c'è la guerra e gli aerei francesi che abbattono aerei libici forniti dalla Francia alla Libia.
Ma continuiamo la discussione
Caro Victor 73,
il tuo interrogativo è giusto: l'intervento militare aiuta o danneggia i ribelli? Penso che non li aiuti.
A rileggerci
Caro Andrea,
condivido: siamo in attesa di altri interventi militari in Yemen, sudan, Siria? Credo di no: in quei paesi non c'è petrolio.
Ciao
Caro Nicola,
difendere Gheddafi (non dimentichiamo la strage nel carcere di Bengasi) non mi pare giusto e ragionevole. Ma fare una guerra franco-inglese, mi sembra altrettanto irragionevole
Caro Alex,
essere confuso è possibile e anche facile. In sintesi penso che i ribelli abbiano ragione e siano una generazione postislamista, ma c'erano altri modi di aiutare i ribelli. Certamente non con la guerra
Caro Alexfaro,
sono d'accordo
Caro Giacomo,
il tuo intervento mette in rilievo come sia complicata la situazione libica. Non basta la giusta simpatia per i ribelli, dovremmo disporre di un'analisi più seria della situazione. E chiederci se le potenze occidentali avrebbero potuto intervenire con altri mezzi e modi a favore dei ribelli. Il fatto che abbia prevalso la linea francese dell'intervento militare non mi convince. E vediamo se dopo l'intervento aereo ci sarà quello per terra. Scusami se la mia risposta è così breve.
Ciao
Cara Livia,
hai ragione, nella questione libica l'Italia ci ha perso la faccia: dopo un accordo tutto latte e miele ora li bombardiamo o quasi. Berlusconi e Frattini dovrebbero almeno andare in parlamento e dire di aver sbagliato tutto
Caro Pingi,
d'accordo: i libici non sono stupidi
Caro Giovanni,
non credo affatto che la ribellione egiziana sia stata in funzione dell'intervento militare in Libia. Sulle ribellioni che animano il mondo arabo dobbiamo riflettere. Si tratta di un fenomeno serio e importante
Caro Sandro,
non credo che chi (come me) condanna l'intervento militare sia per Gheddafi e contro i ribelli, che nel mondo arabo perderebbero credibilità ove fossero messi al potere dall'intervento militare di potenze europee
Risposte ai lettori
23 marzo
In questi giorni il sito del nostro manifesto è inondato di lettere, messaggi, interventi dei nostri lettori. E' certamente un buon segno: siamo una comunità viva, che non vuole stare da parte, tranquilla e rassegnata. Ciascun messaggio ha un suo proprio valore e dovremmo passare – come ancora oggi – da una risposta generale, generica a precise risposte ai singoli messaggi.
In questi giorni la questione che sollecita più lettere è l'intervento militare in Libia, con il rischio (sul quale ho le mie responsabilità) di dividersi tra gheddafiani e no. Io penso che dovremmo interessarci a Gheddafi, alla sua parabola, ai suoi propositi, ma, oggi, soprattutto stare attenti alla guerra, nella quale anche il nostro paese è coinvolto. Penso che noi del manifesto conserviamo ancora la massima che ribellarsi è giusto. E, pertanto dobbiamo dare molta attenzione alla ribellione dei giovani libici, che ha fatto e fa sperare in una «primavera araba». Però con realismo: in Egitto è stata approvata una costituzione che non corrisponde affatto alla ribellione dei giovani egiziani. In Tunisia c'è ancora confusione. In entrambi i paesi la ribellione non è diventata rivoluzione. In Libia la storia appare ancora più complicata e, a peggiorare la situazione, c'è stato l'intervento militare della Francia, dell'Inghilterra e (non tanto convinta) degli Usa. Contro: la Germania, la Russia, l'India, la Cina, il Brasile. Dobbiamo chiederci: questo intervento militare aiuta o danneggia i ribelli? E non ha finalità molto diverse da quella del sostegno dei ribelli? E' inevitabile pronunciare la parola petrolio. E vien ancora da chiedersi. Non sarebbe stato più utile un intervento diplomatico? E ancora: questo intervento militare di potenze straniere non indebolisce la posizione dei ribelli?
Avanzati tutti questi interrogativi a me viene da dire che la guerra è sempre mortale e dannosa e – nel caso libico – rafforzerebbe le ragioni repressive di Gheddafi. Discutiamone ancora.
Un'altra questione sulla quale non posso non intervenire è sull'interrogativo posto da alcuni su il manifesto quotidiano comunista. Dico subito che all'interno del nostro collettivo non c'è ancora nessuno che voglia togliere quella scrittarella, che figura in testa alla nostra prima pagina. Ma qualche lettore ci dice: ma meritate ancora quella definizione? Rispondo che cerchiamo, con sforzo, di meritarla. L'idea del comunismo non è ancora tramontata. Anzi può diventare più attuale.
Risposte ai lettori
21 marzo
Sul sito del nostro giornale sono stato bombardato di critiche, anche aspre. Premettendo, a mia difesa, che è meglio esser criticati che ignorati, provo a rispondere.
Moltissime critiche al finale del mio articolo di domenica scorsa, nel quale scrivevo: «Siamo al punto nel quale, forse, dovremo rimpiangere Gheddafi». Siamo al punto, scrivevo, nel quale c'è una vera guerra, ai bombardamenti di Gheddafi contro i «ribelli» si sono aggiunti quelli delle potenze occidentali, che, ovviamente colpiscono anche la popolazione civile. Infatti c'è una fuga da Tripoli. Insomma siamo in guerra e la guerra normalmente non è un bene. In secondo luogo, come finirà? Ammesso che Gheddafi cada, ci sarà un governo autorevole e democratico o, piuttosto, continuerà una guerra civile tra gheddafiani e antigheddafiani. Insomma la scelta della guerra da parte degli anglo-francesi, un po' seguiti dagli Usa e nel dissenso di Germania, India, Cina, Russia e Brasile non presenta attualmente esiti pacifici. Il rischio è di andare peggio, a una Somalia o a qualcosa di analogo. Di qui il mio: alla fine saremo costretti a rimpiangere Gheddafi. Al peggio non c'è fine ci ricorda un vecchio detto.
Proseguendo nella mia difesa qualche interrogativo dovremmo porcelo sul protagonismo di Sarkozy, al quale le elezioni vanno male e cerca di recuperare con un'iniziativa imperiale.
Non credo che il petrolio dovrebbe indurre le potenze occidentali a sostenere Gheddafi. Oggi il petrolio e le sue concessioni sono nel potere, anche arbitrario, di Gheddafi e la straordinaria presenza di ben 36.000 cinesi in Libia destano qualche preoccupazione: fino a quando al potere ci sarà il matto Gheddafi ci si può aspettare tutto: è meglio toglierlo di mezzo e avere più potere sulle destinazioni del petrolio libico.
Marco mi accusa di non preoccuparmi per nulla del popolo libico, ma possiamo considerare il popolo prescindendo dallo stato? Maurizio Mariani scrive che il mio articolo «è semplicemente scandaloso». Mi verrebbe da rispondere fiat ut scandala eveniant, ma preciso che volevo dire che dopo cento anni della nostra conquista coloniale, che tanti massacri provocò in Libia, mi sembrava inopportuno rimandare i nostri aerei a bombardare.
Carlo Pussig mi critica perché parlo troppo poco della rivolta popolare, ha ragione, ma come lui stesso scrive, dico che «è motivata». Certamente motivata e con punti di contatto con le rivolte dei giovani tunisini ed egiziani, ma, a questo proposito, non vorrei ignorare che lunedì scorso, 21 marzo, giovani egiziani sono scesi in piazza per protestare contro l'intervento militare in Libia, dando fuoco anche a qualche bandiera Usa. Mirko mi dice che bisognava fare qualcosa per sostenere la ribellione libica. Mi chiedo perché non si è fatto qualcosa per sostenere le ribellioni tunisine ed egiziane e aggiungo che si potevano esercitare forti pressioni politiche e diplomatiche in difesa della ribellione, prima di andare a bombardare la Libia, col rischio di ammazzare anche qualcuno dei ribelli. Un lettore mi accusa di usare ancora la parola «imperialismo». Certo c'è la globalizzazione, ma pertanto la pulsione imperialista diventa ancora più forte e violenta.
Quanto a Gheddafi, che molti anni fa ho intervistato e apprezzato, debbo dire che negli ultimi venti anni ha del tutto dimenticato il senso della Giamahiria e tradito quel suo «Libretto verde», del quale raccomanderei la lettura per capire quale era il progetto (o il sogno) del giovane Gheddafi, che nel 1969, senza un morto, liquidò il regno senussita di Idriss e diventò il nemico pubblico degli Usa. Reagan – va ricordato – ordinò il bombardamento della sua abitazione a Tripoli uccidendo una sua figlia. Anche il passato non va dimenticato.In ogni modo continuiamo questa discussione, sforzandoci di fare qualche passo in avanti. Di capire meglio quel che questo nostro giornale deve fare.
UN CONFLITTO PER IL PETROLIO
(l'articolo pubblicato su il manifesto di domenica 20 marzo)
E così, annunciata ma inattesa, la vera guerra in Libia è cominciata. Ricordiamo le premesse. Francesi, inglesi e americani avevano detto che sarebbero intervenuti contro le truppe di Gheddafi e non avrebbero dato alcun rilievo al cessate il fuoco del colonnello. Quindi guerra.
Nella situazione data è difficile pensare a una forte resistenza, anche se ci sarà e avrà le sue vittime. Il governo di Gheddafi non era certamente il migliore dei governi possibili, tuttavia poteva vantare un'indipendenza della Libia, antica colonia, prima ottomana e poi italiana. La fortuna-disgrazia della Libia è avere il petrolio, che - anche per i disastri giapponesi - diventa sempre più vitale per l'economia mondiale. Morale: il petrolio non può essere lasciato in mano a un soggetto come Gheddafi. Gli anglo-francesi, con il sostegno americano, sono intervenuti contro questa aporia. Ma in questo difficile contesto come sta messo il nostro paese, cioè l'Italia, che nonostante i trascorsi coloniali aveva realizzato un ottimo rapporto con la Libia gheddafiana? Come andrà a finire l'Eni quando la guerra di Francia, Gran Bretagna e Usa sarà conclusa?
Troppi sono gli interrogativi ai quali è difficile rispondere, ma viene il dubbio che siamo a una rinascita del famoso imperialismo: Francia e Gran Bretagna, con alle spalle gli Usa sono, pur nella recente globalizzazione, le potenze imperiali, per le quali di fronte ai guai del nucleare il petrolio diventa il prodotto massimamente imperiale. La Libia di Gheddafi era stata una irregolarità da sopportare, ma non da accettare. Ora questa irregolarità non è più accettabile. La ribellione, motivata, di buona parte della popolazione libica diventa un'ottima occasione per chiudere la parentesi gheddafiana e il petrolio dato a quelli che promettono la costruzione di una lunghissima autostrada, erede della via Balbia, che avrebbe dovuto sostanziare l'unità di un paese con molte diversità.
Non sappiamo come si regolerà tra i potenti la sconfitta di Gheddafi, ma una cosa almeno per noi italiani sembra certa: dopo cento anni dalla conquista della Libia (Giolitti presidente del consiglio) l'Eni rischia di essere messo fuori o, almeno, di non godere più degli attuali privilegi. Siamo al punto nel quale forse dovremo rimpiangere Gheddafi.
- Sono un elettore di centro destra, da sempre... ma stavolta NON CI STO. Questa è una guerra voluta dalla TOTAL e dalla BP pr impadronirsi del petrolio libico che è il migliore sul mercato. PUNTO. e cosa fa il governo^ Si cala le braghe alle scimmie francesi e manda pure gli aerei.. Incredibile. Perhcè non vanno a bombardare la corea del nord o la birmania EH? 21-03-2011 13:38 - fABIO
- questa sinistra politica e sociale è allo sbando, non c'è uno straccio di mobilitazione pacifista. Vendola è tutto immerso nel politicismo, il pd è il più interventista d'europa, dipietro è come al solito inaffidabile, ferrero grida ma non morde e sconta la crisi del suo partito. CHE DOBBIAMO FARE, VALENTINO? diccelo tu 21-03-2011 13:34 - esterino
- 31/03/2011 [6 commenti]
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