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Tommaso Di Francesco
La guerra costituente
Massimo D'Alema ieri ha preso la parola alla Camera sottolineando l'incredibile assenza di Silvio Berlusconi, impresentabile in patria e «utile idiota» all'estero. Ma la vera assenza alla fine è stata quella dell'opposizione alla guerra. Esplosa clamorosamente quando si sono votate le mozioni sulla partecipazione dell'Italia alla missione, sul ruolo della Nato, sulla guida del blocco navale, quando cioè si è arrivati al paradosso che la maggioranza di destra ha votato anche la mozione del Pd perché identica e non alternativa.
Chissà se Fassino e D'Alema hanno mai incontrato le famiglie delle 3.500 vittime civili dei bombardamenti umanitari dell'Alleanza atlantica del 1999. Quei bombardamenti che per 78 giorni permisero a Milosevic di apparire popolare ed eroico, e seminarono quelle terre di «effetti collaterali», cioè morti, distruzioni e contaminazioni da uranio impoverito. O se hanno mai avuto davanti agli occhi il risultato della missione militare in Somalia nel 1993, o le attuali stragi di civili in corso in Afghanistan, l'altro fronte bipartisan del quale si tace.
L'interventismo ammantato di «protezione dei civili» venne assunto dalla sinistra perché bisognava dar prova di capacità di governo, anche con la perdita di sovranità necessaria all'insediamento del nuovo ordine mondiale dopo la fine della Guerra fredda e le svolte dell'89. Così la guerra è diventata uno status, una condizione costituente per la possibilità di una alternativa democratica. Come è evidente dalle parole del presidente della Repubblica Napolitano: «Non siamo in guerra, rispettata la Carta dell'Onu». Eppure c'è l'articolo 11 della nostra Costituzione che dovrebbe essergli cara, invece recita «l'Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Certo, nel capitolo seguente mette a disposizione le proprie strutture per operazioni degli organismi internazionali. Ma non per nuove guerre. Che Costituzione sarebbe la Carta di un paese che predisponesse il contrario esatto di quello che afferma nel dettato principale?
Ma è la guerra che per la crisi in Libia è stata scelta subito dal Consiglio di sicurezza dell'Onu. E subito l'Italia di governo e d'opposizione ha aderito, nonostante Gheddafi sia stato, fino a poche settimane fa, l'alleato di ferro per fermare «l'invasione» dei migranti - il Trattato con Tripoli è stato votato anche dal Pd.
Partono dai nostri aeroporti i cacciabombardieri britannici e americani e si sono già attivate le tecnologie di puntamento. Partecipiamo ai raid e cominciamo a sparare bombe e missili anche noi. Sul campo cominciano ad esserci ormai troppi morti civili, quelli di Misurata uccisi dalle truppe di Gheddafi e quelli del quartiere Tajoura di Tripoli assassinati dai jet occidentali.
Anche queste vittime civili erano assenti dal dibattito del parlamento. Eppure il disastro della coalizione dei neo-volenterosi e della presunzione di Sarkozy della guerra a tutti i costi è sotto i nostri occhi. C'è scontro sul comando perché non c'è accordo sulle finalità, sugli obiettivi, sui mezzi, sui termini e sui tempi. Una débacle. Che non ferma la tenuta militare di Gheddafi. Tanto che il premier francese, Alain Juppé, già insiste per un'interpretazione «estensiva» del dispositivo Onu e già si parla dell'intervento di terra che fino a pochi giorni fa si giurava di escludere.
Proprio mentre la Germania insiste a dire no alla guerra e i cinque paesi del Consiglio Onu (tra cui Russia e Cina) astenuti chiedono un cessate il fuoco verificabile sul terreno, con una missione di osservatori internazionali. Era questa la strada maestra fin da subito. Ma l'Italia dà le basi, pensa ai raid ed è assente anche su questa iniziativa. Basterà che domani la pace torni in piazza?
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di gianni - 06.08.2013 06:08












Che sia poco trasparente la ragione delle bombe in Libia è evidente. Ma... lasciare a personaggi come Gheddafi (sempre e quando non lo si consideri "emancipatore di popoli" la libertà di tirare bombe a tutti quelli che si oppongono è francamente troppo da sopportare. Nn esistone le guerre belle e quelle brutte. Fanno tutte schifo tutte pero.....alcune fanno più schifo di altre e quella in LIbia non fa più schifo di tutte. E così come lo era quella nella ex Jogoslavia dove era tempo che ai Milosevic di turno fosse impedito di continuare nella sua "pulizia etnica". Poi essere contro, a priori, solo perchè patrocinata, tra gli altri, da D'Alema solo conferma l'infantilismo della sinistra Italiana. Quella così detta critica in particolare. Il mondo è pieno di "anime belle" però dobbiamo spiegare come giustificare i nostri "tenori" di vita senza rimettere in discussione il disequilibrio da rapina dei rapporti Nord-Sud del mondo. Ho facciamo questo o vogliamo solo assolvere, strumentalmente, le nostre coscenze. Se esistono. 26-03-2011 01:49 - sergio
Quanto ai morti che certi lettori avrebbero sulla coscienza, sono almeno quanti quelli che stolidamente sostengono Gheddafi.
Cosa abbacina in questo personaggio divenuto sinistro (concordo con Parlato)?
Il suo è un regime tirannico e corrotto, che viola i diritti umani (ben prima della crisi attuale) e che invierebbe comunisti e socialisti alla morte.
certo non difendo a spada tratta l'intervento armato, ma il massacro che si preparava (e che era in corso) pareva inquietante, no?!
detto ciò, ritengo che le vie diplomatiche e altre forme di pressione e d'intervento, non son state veramente sondate. Perché? 25-03-2011 23:42 - Spartacus
Il Centro di ricerca e documentazione di Sarajevo[12] ha diffuso le cifre documentate (ma non definitive) sui morti della guerra in Bosnia-Erzegovina: 93.837 accertati (fino al dicembre 2005), di cui 63.687 Bosniaci (67,87%), 24.216 Serbi (25,8%), 5.057 Croati (5,39%) e 877 dichiaratisi Jugoslavi al censimento del 1991 o stranieri (0,93%)". Nella ex Yugoslavia morirono 300000 persone prima degli interventi occidentali che arrivarono molto molto tardi. Riflettiamo tutti e atteniamoci alla storia. In Rwanda nessuno intervenne e per buona pace di chi ciarla di pace morirono 1000000 di persone a colpi di machete. Sarebbe bastato un battaglione occidentale. Adesso se uno vuole sapere le cose può farlo, è pubblicato di tutto. C'è la storia nei dati e negli accadimenti. UN SALUTO A TUTTI I LETTORI DEL mANIFESTO 25-03-2011 23:08 - Marco58
Sur la route d'Ajdabiya, les macabres découvertes des insurgés libyens
| 25.03.11 | 13h38 • Mis à jour le 25.03.11 | 16h36
Beaucoup d'histoires se racontent, parmi les insurgés, sur l'utilisation de mercenaires par l'armée du colonel Kadhafi. REUTERS/GORAN TOMASEVIC
Route Benghazi-Ajdabiya (Libye), envoyé spécial - Nasser Idriss et Youssef Queri ne pensaient pas, en partant en patrouille clandestine vers les lignes libyennes, faire une telle découverte. Leur objectif était de récupérer des corps de combattants rebelles tués par les bombardements de la veille sur la route d'Ajdabiya. Et Youssef avait aussi un but personnel : son cousin Mohammed avait disparu depuis cette attaque d'artillerie, et il souhaitait le retrouver ou, au pire, ramener son corps à leur famille.
Nasser Idriss, 34 ans, est un militaire qui a quitté l'armée libyenne en 2000 après six ans de service. Youssef Queri a 20 ans. Les deux hommes, originaires de Benghazi, ont sympathisé sur le front il y a une semaine, lors de la déroute des insurgés qui a précédé les raids aériens occidentaux. Lorsque le jeune Youssef a annoncé, mercredi 23 mars à l'aube, qu'il partait vers les lignes ennemies à la recherche de son cousin, Nasser a décidé de l'accompagner.
"C'ÉTAIT UN PIÈGE"
Rencontrés vingt-quatre heures après leur patrouille, sur ce front à 15 km d'Ajdabiya, Nasser et Youssef sont encore bouleversés par ce qu'ils ont vu. Nasser tente de maîtriser sa colère. Youssef cache à peine ses tremblements d'émotion.
"Nous avons marché jusqu'à 2 km après le château d'eau. Nous marchions à l'écart de la route, dans le désert, raconte Youssef Queri. Nous avons d'abord vu un cadavre, puis d'autres cadavres. Il y avait huit voitures de rebelles sur le bord de la route, et une cinquantaine de corps éparpillés." "Il y avait aussi, au bord de la route, un pick-up Toyota blanc avec deux types qui écoutaient de la musique à la radio. Nous avons d'abord eu peur qu'ils soient des soldats de Kadhafi… Puis, croyant que c'était des rebelles, nous leur avons fait des signes avec nos foulards. Ils n'ont pas bougé, pas répondu… Puis nous nous sommes approchés. Et là, nous avons vu que les deux corps avaient été sectionnés au niveau du bassin, et qu'ils avaient les oreilles coupées. Leurs blessures étaient récentes, ils saignaient encore. J'ai commencé à pleurer." Le témoignage de Nasser concorde point par point. Il ajoute que les deux hommes ont aussi été "scalpés".
"Nous avons mis les deux corps à l'arrière du pick-up. Puis nous avons entendu un sifflement étrange émanant de la radio, poursuit Youssef. Nous avons coupé la radio, coupé le contact, puis remis le contact, et le sifflement a repris. Nous avons cru qu'il y avait peut-être une bombe dans la voiture et nous nous sommes enfuis. Et là, tout d'un coup, des roquettes sont tombées tout autour de la voiture. C'était un piège." "Un déluge de roquettes", dira Nasser.
En rampant sous les obus, les deux hommes prêtent davantage attention aux autres corps étalés aux alentours. "Ils étaient déchiquetés par des bombardements plus anciens, par des éclats d'obus", dit Youssef. "Mais certains étaient aussi mutilés, comme ceux de la Toyota, avec aussi des bras, des jambes et des têtes coupés", affirme Nasser. A ce moment-là, en s'enfuyant, "nous avons vu environ vingt mercenaires noirs africains, armés de longs couteaux et de machettes, à trente mètres de nous", raconte Nasser. "Ils parlaient une langue que nous ne comprenions pas. Nous avons eu peur, mais eux ont eu peur de nous, car ils n'avaient pas d'armes à feu. Ils ont couru environ 300 m pour se réfugier derrière des tanks de l'armée libyenne."
Youssef et Nasser précisent qu'ils ignorent si ces hommes mutilés, dans la Toyota et sur le côté de la route, ont été tués par ces mercenaires, ou sont morts préalablement dans des combats ou des bombardements. Youssef ajoute qu'il croit que "les corps ont été disposés sur le sol" après leur mort, de façon à impressionner des insurgés qui s'aventureraient jusque-là. Youssef raconte qu'ensuite, "sous les tirs, nous avons rampé durant des heures pour quitter la zone". Partis à 8 heures du matin, Youssef et Nasser sont revenus du côté rebelle à 14 heures.
"MONTRER AU MONDE"
Beaucoup d'histoires se racontent, parmi les insurgés, sur l'utilisation de mercenaires par l'armée du colonel Kadhafi. Des corps de combattants noirs africains ont effectivement été trouvés dans les tanks et jeeps bombardés par l'aviation occidentale près de Benghazi.
Beaucoup d'histoires circulent aussi sur leur cruauté supposée, mais jamais un récit n'était à ce point étayé, confirmé par deux témoins visuels directs, interrogés séparément. Nasser regrette de ne pas avoir eu un téléphone mobile pour "prendre des photos des cadavres, et montrer au monde ce que Kadhafi fait aux Libyens".
Le jeune Youssef est encore trop bouleversé pour émettre un commentaire, il s'en tient à un compte rendu direct et sobre. Nasser, tout aussi précis dans son récit, laisse éclater sa colère. "Ce que nous avons vu est très vicieux, très sanguinaire. Alors si je trouve un soldat libyen, je le tuerai et c'est tout. Mais si je trouve un mercenaire africain, je le taillerai moi aussi en morceaux, si Dieu le veut, pour venger nos jeunes."
Rémy Ourdan 25-03-2011 20:32 - valerio caciagli
Dal quotidiano Granma.
Forze speciali britanniche erano operative in Libia
25 Marzo 2011
Almeno un centinaio di soldati delle forze speciali britanniche - SAS - erano in Libia dai primi di marzo per danneggiare gli arsenali militari del colonnello Gheddafi, a lato dei gruppi ribelli, ha informato il giornale inglese Sunday Mirror, che ha dettagliato: “Due unità delle SAS, identificate come gruppi “Smash” per la loro abilità ‘distruttrice’, si dedicavano alla ricerca degli arsenali dei missili aerei nascosti da Gheddafi, con i quali il regime libico potrebbe attaccare gli aerei commerciali che sorvolano il Mediterraneo.
Così gli umanitari. I paladini della libertà e del progresso. Quelli che esportano la democrazia. Quelli che purtroppo ci sono effetti collaterali.
La storia criminale di G.B. continua. 25-03-2011 20:30 - luca bianchi
Vergona a loro più coLpevoli ancora che LO furano i socialisti del 1914 nel allinearsi con i guerra fondai d'allora gli antenati di qulli di oggi. 25-03-2011 20:04 - bennati
a guerrafondai come te che postano articoli del dipiterista Flores (firmati da prestanome) vorrei ricordare che gente come te ha sulla coscienza migliaia di morti...che pena questi quaquaraquà 25-03-2011 19:03 - Ernesto