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COMMENTO
28/03/2011
  •   |   Gaetano Azzariti
    La Costituzione vittima di guerra

    Le ragioni del costituzionalismo sono duramente messe alla prova dinanzi alla forza brutale e senza regole della guerra. Ammutoliamo di fronte ai fatti drammatici. Da un lato la convinzione che è dalla parte degli insorti che bisogna stare, dall'altro la consapevolezza che l'intervento delle potenze occidentali si gioca essenzialmente in base a calcoli politici ed economici per nulla "umanitari". Eppure non si può tacere. Se non si vuole accettare l'idea che ci si debba ormai affidare esclusivamente alle logiche perverse della politica di potenza, se non si vuole rinunciare al governo delle leggi delegando al governo degli uomini (buoni o malvagi che siano). 
    Ed allora è necessario tornare a denunciare che la scelta di sistema del nostro costituente è chiara e inequivocabile. La formula scolpita nel testo della nostra Costituzione non si presta ad ambiguità: «L'Italia ripudia la guerra». L'uso delle forze armate per fini bellici è prevista esclusivamente allo scopo di difesa dei confini (in realtà la Costituzione assegna ad ogni cittadino e non solo ai militari il "sacro dovere" di difendere la patria) ed anche in questo caso c'è una specifica procedura garantista tesa a sottrarre al governo la decisione ultima, facendo intervenire il Parlamento e il presidente della Repubblica. La nostra costituzione non prevede nessuna forma di intervento armato fuori dai confini per la risoluzione delle controversie internazionali ovvero come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli. Nessuna interpretazione evolutiva del testo costituzionale - per quanto autorevolmente espressa - può legittimare la tesi secondo cui le limitazioni di sovranità cui l'Italia consente per assicurare la pace e la giustizia tra le nazioni possano spingersi sino a comprendere l'uso della forza bellica. Anche perché l'uso della forza è espressione massima della sovranità degli Stati, non invece una sua limitazione. Nel caso della Libia, infatti, non ci si è limitati a fornire le basi militari (limitando la propria sovranità), ma si sta operando attivamente svolgendo un intervento diretto di aggressione armata contro un nemico per imporre una propria sovranità.


    Questo il quadro costituzionale, dal quale emerge con nettezza la scommessa del costituente. Quella stessa sfida che, dopo la barbarie del secondo conflitto mondiale, ha innervato tutte le costituzioni nazionali e che indussero gli Stati a dar vita all'Organizzazione delle Nazioni Unite, con l'esplicito compito di «salvare le future generazioni dal flagello della guerra». La guerra è un male in sé, questa la convinzione comune tra le Nazioni. È ancora così?
    Qui è il discrimine politico, ma anche giuridico e costituzionale. Non sarà l'ipocrisia del linguaggio (chiamare l'uso della forza contro una potenza straniera "azione di polizia internazionale" ovvero negare che l'Italia si trovi in guerra) o la diversa qualificazione data alla guerra (umanitaria, giusta, legittima) a rendere meno drammatica la vera questione che la storia ci propone. L'uso della guerra torna ad essere uno strumento della politica. Il diritto può tentare di limitarlo, ma il ritorno dello ius belli se forse può rendere legittimo, in base ad una ambigua risoluzione Onu, l'intervento armato sul piano internazionale, non perciò può essere interpretato come una scelta conforme alla Costituzione, né - io credo - facilmente riconducibile alle finalità di quell'organizzazione che ha come missione di assicurare la pace tra le nazioni.


    Il flagello della guerra è tornato tra noi, tra le sue vittime c'è la Costituzione. E non si affermi, per cortesia, che non poteva essere altrimenti. È invece questo un esito voluto, nessuno è esente da responsabilità. Non si dichiari che in tempi di globalizzazione l'unico modo per stare dalla parte giusta, quella dei rivoltosi di Bengasi, è fare la guerra a Gheddafi. Non si è neppure tentato di seguire una via alternativa: prima della risoluzione 1973 che ha autorizzato l'intervento armato il Consiglio di sicurezza ha adottato solo la debole risoluzione 1970 dagli effetti irrilevanti, l'Italia ha continuato sino all'ultimo (ancor oggi in verità) a blandire il rais, cercando di preservare interessi economici e rapporti commerciali. La guerra non è stata l'ultima ratio, bensì la prima scelta. Una storia antica si ripete, una storia che il costituzionalismo voleva archiviare per tutelare i diritti umani attraverso politiche di pace. Almeno dovremmo impedire a chiunque di affermare che ciò rientra pienamente nell'ordine costituzionale. Non è così, la guerra calpesta la Costituzione.
    Mi chiedo da ultimo: chi crede ancora nella superiore legalità costituzionale, nel valore vincolante delle sue disposizioni, nella scommessa pacifista che vi è contenuta, è veramente disarmato di fronte alle aggressioni del potere? È vera l'accusa che viene rivolta a chi non accetta la politica delle bombe di voler sacrificare per astratti principi la vita di popolazioni oppresse? La sfida della nostra Costituzione è irrimediabilmente perduta? La mia risposta è no. Basta saper leggere la storia del costituzionalismo, una storia di ribellioni, contro i dittatori e per l'affermazione dei diritti umani. È il costituzionalismo che ha rivendicato il principio all'autodeterminazione dei popoli, ha legittimato il tirannicidio, ha affermato il diritto di resistenza. Essere pacifisti non significa essere pacifici.


I COMMENTI:
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  • ogni opinione andrebbe rispettata ma alcune, più che idee sono barzallette: carlos non ti sembra di aver dimenticato qualcosa nella tua lista tipo le zanzare d'estate al soldo del mossad oppure la cacxxa di cane sul marciapiede opera dei servizi segreti deviati? 29-03-2011 15:22 - roberto1978
  • Possibile che ancora molti credono alla bufala dei "ribelli contro il dittatore"? Quello che sta succedendo in Libia non ha NIENTE a che vedere con cosa accade negli altri paesi arabi. Quelle sono rivolte di popolo per fame e democrazia. In LIbia c'è un attacco al potere Gheddafiano fatto da altri poteri fonora tenuti sotto il tallone del Rais: sono gli islamisti della Cirenaica che hanno preparato ben benino la "rivolta" con i servizi franco.britannici per prendere potere e pozzi petroliferi. La maccjina mediatica era già pronta con i suoi conetnuti fatti di stragi, "genocidi" falsi e preconfezionati, e il mantra dei "bombardamenti contro i civili inermi" (smentitti dai testimoni sul campo ma non dalla nostra stampa embedded). Il fatto è che i terroristi della Cirenaica hanno promesso petrolio a basso prezzo a Francesi e Inglesi, punto. Ottima ragione per sbarazzarsi dell'Altro terrorista, il Gheddafi di turno. Per quanto riguarda lo zio Tom (alias Obama), qualcuno è stupito? Allora degli Usa non avete capito niente! 29-03-2011 14:24 - Alex62
  • Sono anch'io contro questo intervento militare, per questioni sostanziali, più volte richiamate da altri. Tuttavia trovo che il richiamo alla Costituzione abbia qualcosa di beghino e trombonesco. Forse perchè l' arco costituzionale ha coperto tante porcherie per troppi anni, come ai tempi dell' unità nazionale. Ma sopratutto perchè fa parte delle macerie del Mondo di Yalta, spazzato via dalla globalizzazione. Preferisco notare che la posizione di Cina, India, Brasile, Russia, Turchia etc. è molto diversa da quella di USA e alleati. 29-03-2011 13:46 - Valter Di Nunzio
  • Non condivido questo pacifismo tout court sposato dal Manifesto sulla guerra in Libia.E’ vero ciò che detta la costituzione, ma è altrettanto vero che l’Italia deve adempiere gli accordi sottoscritti dalle democratiche e libere istituzioni del nostro paese. Questo da un punto di vista puramente istituzionale. Dal punto di vista di uomo di sinistra e da ciò che mi suggerisce la mia coscienza. Se son vere le notizie di questo vento di libertà che soffia sui paesi del Magreb, non sono per dare risposta di aiuto di queste popolazioni, sbandierando la bandiera di comodo della Pace. Che, di fatto, in Libia vorrebbe dire dare mano libera a Gheddafi sui massacri al suo popolo. La Guerra in quel paese l’ha iniziata il Rais dittatore, contro il suo popolo. Che sull’onda dei movimenti di libertà è insorto contro di lui. Con armi e lotta. Bene hanno fatto i libici a rivoltarsi contro un quarantennio di dittatura. E l’occidente, secondo il pacifismo, doveva stare a guardare. Cosa sarebbe successo sei Pacifisti nel 1943/44/45 fossero scesi in piazza per fermare le truppe angloamericane che aiutarono i Partigiani italiani a liberarsi di Mussolini e Hitler?E gli alleati li avessero ascoltati?Questa posizione cosi cristiana di porgere l’altra guancia. Non la condivido!E non si motivi la pace con le argomentazioni che chi va in guerra oggi in Libia sono gli stessi che prima osannavano il Rais.Perchè se ciò è vero, bisogna pur dar risposta a chi è ora massacrato dal fuoco del colonnello libico! 29-03-2011 12:54 - Ernesto
  • si potrebbe pensare che la costituzione dovrebbe prevedere un mondo cambiato ( globalizzato) e non solo il suo ombelico. Da da pensare quei missili inteliggenti su Tripoli, ma in definitiva, quei caccia su di una popolazione insorta, quasi inerme, da ribrezzo, e noi, alle porte della libia, che dovremmo fare? Osservare la costituzione quasi come una religione? 29-03-2011 11:43 - Luigi
  • E allora, vi è passata la sbronza nera di Obama. come eravbate felici sapendo che un nero poteva diventare il presidente nientepopodimeno che degli Stati Uniti, come saltavate dalla gioia quando avete saputo che l'avevano eletto (addirittura di più di quanto avete dato per eletto quell'altro democratico in realtà trombato da Bush). Leggete la profetica locandina del Vernacoliere del lontano dicembre 2008 quando titolava, in sommerso dai vostri canti e balli, "Con Obama doventa antirazzista anche la guerra. Già pronte le bombe nere". 29-03-2011 09:14 - Alessandro
  • Bisogna avere i paraocchi dello schematismo più becero per inferire dal fatto che viene issata una bandiera (l'unica di cui si possa avere memoria prima di Gheddafi) una simpatia o un'affiliazione politica, in questo caso monarchica. Coloro che oggi si ribellano, per larghissima parte, non erano ancora nati quando, quasi cinquant'anni fa, re Idriss fu rovesciato. Quella bandiera è la bandiera "contro", non il vessillo di un nostalgico ritorno al passato e di una restaurazione. Tutti monarchici i ribelli libici, vogliamo scherzare? 29-03-2011 09:01 - giacomo casarino
  • ripensandoci un po' sopra mi è venuto in mente di voler dire a pietro ancona di prestare attenzione al fatto che in italia la mortalità infantile è meno del 4 per mille mentre, invece, in libia e nei paesi arabi dove la poplazione protesta contro il potere tale indice del benessere sociale è superiore al 20 per mille.
    A parte ogni schermaglia tra noi sui morti dalle due parti che non è destinata per ovvie ragioni ad arrivare a conclusioni condivise, non pensa pietro ancona che la diretta conoscenza -indotta dai media e dall'emigrazione- delle condizioni di sfavore sociale in cui quelle popolazioni sono costrette a vivere sia il motore delle rivolte???

    Una volta che si fosse d'accordo su questo potremmo parlare anche delle guerre e del sangue versato che ne deriva senza accapigliarsi tra noi che dovremmo conoscere da sempre il fatto non sorprendente che le violenze, indotte dalle rivolte popolari, sono tragiche ma ineluttabili. 29-03-2011 08:57 - valerio caciagli
  • Se si applica una legge o una strategia, la si deve applicare per tutti: Isreaele viola 4 risoluzioni ONU e la nostra candida propto-sx non c'ha niente da dire!? E la Siria, e la Costa d'Avorio, e lo Yemen, e il Baheranin. Io credo che ai ribelli di Bengasi della democrazia non importi nulla, forse a qualche ingenuo giovane che li segue....non credo che siano moti spontamei. Ma più di tutti mai più scenderò in piazza con chi sventola vessilli di pace solo per determinati casi, tacendo altri! 29-03-2011 04:51 - Nicola Vincenzo Catalano
  • Le leggi, si diceva un tempo, sono sovrastrutturali, e così lo è anche, a maggior ragione, la loro interpretazione. Che senso ha appigliarsi a formalismi? La sinistra perde anche per questo suo non voler considerare la sostanza delle cose. La guerra in Libia va condannata perché ingiustificata (i massacri dei civili inermi erano in realtà scontri tra fazioni armate) e perché lede gli interessi nazionali. Non è questo un motivo molto più valido e più convincente? La costituzione fu frutto di un compromesso tra partiti antitetici: è ambigua e ipocrita, piena di dichiarazioni di principio concepite e destinate a restare lettera morta. Chi se ne frega di quello che qualche parruccone intese o non intese scrivervi nel secolo scorso? 29-03-2011 03:15 - roberto
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