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COMMENTO
31/03/2011
  •   |   Loris Campetti
    La dottrina di Marchionne

    La Fiat se ne va dall'Italia, è questo il succo dell'assemblea degli azionisti che si è svolta ieri a Torino, senza neanche pagare la luce. Anzi, si frega pure le lampadine: per chiudere in bellezza 112 anni di storia patria, la coppia Marchionne-Elkann ha comunicato che distribuirà agli azionisti per lo meno 100 (cento) milioni di dividendi nel 2011 con cui potranno festeggiare l'orizzonte a stelle e strisce. E' il corrispettivo degli stipendi annuali di 8-9 mila tute blu in cassa integrazione. Perché stupirsi, se è vero che Marchionne guadagna come 1.037 suoi operai?
    Adesso il manager più famoso del mondo ha detto che se faranno come vuole lui, comprese 120 ore di straordinario e rinunceranno a far pipì, anche gli operai italiani, almeno quelli di cui l'azienda avrà bisogno, guadagneranno un po' di più. Del resto, le ore di straordinario di Marchionne non si contano, neanche gliele pagano. C'è qualcosa di immorale in questa storia, ma solo la Fiom pare scandalizzarsi. Dovrebbe pensarci il sindaco uscente di Torino Sergio Chiamparino, ogni volta che va a giocare a scopone con il suo amico, l'altro Sergio.
    Producono poco le fabbriche italiane della Fiat, sono sottoutilizzate. Non va bene, gli operai devono saperlo e rinunciare a ogni certezza sul futuro, al massimo cassa integrazione per i più fortunati. Di integrativo neanche a parlarne, visto che non producono. Come se fosse colpa loro se gli impianti non sfornano automobili, e non di chi della Fiat è padrone e gestore. Senza incentivi pubblici e senza nuovi modelli, di cui se va bene si comincerà a parlare a fine anno a Pomigliano con la Panda e a fine del 2012 a Mirafiori per il suv Chrysler, le automobili della pregiata ditta torinese non si vendono in Italia né in Europa. Sarà per questo che Sergio Marchionne pretende dagli operai italiani e dai sindacati carta bianca su orari, salari, organizzazione del lavoro, velocità della catena di montaggio, straordinari? Sarà per questo che cancella con atti d'imperio il diritto a scioperare, ammalarsi, eleggere i propri rappresentanti, come se la dittatura in fabbrica potesse supplire alla mancanza di automobili da vendere?
    Ieri a Torino si è conclusa la storia della Fiat che abbiamo conosciuto dal 1899. Ora di Fiat ce ne sono due, una che fa (o non fa) auto e un'altra che fa camion e trattori. In sostanza, la Fiat auto non c'è più, c'è la Chrysler, salvata dalle pensioni degli operai americani, che Marchionne continua a scalare. E gli stabilimenti italiani che supereranno la cura Marchionne somiglieranno sempre più alle machiladoras messicane, fabbriche cacciavite senza libertà. Del resto, che te ne fai dell'Italia? Nel cuore degli Agnelli, non solo di Marchionne, c'è sempre stata l'America. L'ha ricordato ieri il presidente John Elkann narrando agli azionisti che il suo trisnonno senatore - quello che inaugurò Mirafiori insieme a Benito Mussolini, ma questo John non l'ha detto - già nel 1906 sbarcò a Detroit per fare affari con i fabbricanti locali di automobili. In Italia, invece, viveva con le commesse militari del governo Giolitti e costruiva autoblindo per la prima guerra di Libia.


I COMMENTI:
  • non vedo l'ora. 01-04-2011 09:27 - ammiraglio61
  • Come volevasi dimostrare i capitalisti vanno dove possono produrre più profitto, la cosa scandalosa è che
    in queste condizioni, faranno quello che vogliono. I finanziamenti che tutti gli italiani hanno sempre dato alla Fiat , sono finiti?Gli italiani dal dopo guerra in poi hanno mantenuto gli Agnelli, come se fossero dei re, per cui ora che anche lo stato è diventato una S.p.a c'è concorrenza, adesso tocca mantenere le aziende di Berusconi. 01-04-2011 09:10 - Aion
  • X FAbio vivian

    Vede sig Vivian, le sfugge il piccolo particolare che in cento anni di storia della FIAT l'investimento pubblico è incalcolabbile. Il lauto stipendio che il misero marchionne percepisce è scandaloso, tanto più perché pagato con soldi pubblici, dagli stessi cassintegrati che lei con le sue parole offende a piè sospinto.
    Buona giornata. 01-04-2011 08:46 - Belli 75
  • L'armata Marchionne ha già spianato la strada al nuovo schiavismo. Il mondo va avanti e questo manipolo di farabutti non ha proprio niente da proporre che se non una rstrizione dei diritti guadagnati sul campo. Per un attimo pensiamo che abbiano ragione loro, allora spingiamoci oltre, fino al limite dei limiti e diciamo che è cosa giusta che il costo lavoro sia portato a zero. Quindi gli operai hanno si il diritto di lavorare ma non quello di incassare un sia pur minimo stipendio. Anche in questa condizione la Fiat in poco tempo sarebbe costretta a chiudere i battenti! Allora è proprio vero che è tutta colpa degli operai!? E se provassimo a rottamare Marchionne con un manager rumeno a cinquemila euro mensili forse qualche speranza in più si aprirebbe. 01-04-2011 03:17 - Alfredo Allegri
  • Quante certezze nell' articolo di Campetti: la più clamorosa è che la FIAT si trasferirebbe negli USA. E chi lo dice? Elkan?? Marchionne??? Per ora, almeno, solo ....Campetti!

    "...A pensare male si fa peccato, ma spesso s' azzecca..." diceva una volta un "simpatico" (?!?) politico della fu DC. Questo articolo è una vera e propria summa teologica, per così dire, di questo modo di pensare e ragionare (male!), appena appena leggermente "dietrologico" e "complottardo".

    Cosa dovrebbe dire Marchionne per tranquillizare l' autore, circa le intenzioni più recondite sue e della proprietà aziendale? Promettere cose del tipo: NON LICENZIEREMO MAI NESSUN OPERAIO IN NESSUN CASO (ANCHE SE RUBA IN AZIENDA, PER ESEMPIO) NE, TANTO MENO, CHIUDEREMO NESSUNO STABILIMENTO??? PIU' LAVORO x TUTTI, NONOSTANTE SI VENDANO SEMPRE POCHE AUTO???

    Se un tale in buona sostanza afferma "...mi tengo le mani libere x valutare l' evolversi della situazione e decidere di conseguenza, lasciandomi aperte tutte le possibili porte e/o opzioni..." (che poi è esattamente quello che più o meno regolarmente dice Marchionne, tutte le volte che apre la bocca x parlare) come ha traduce e/o capisce Campetti questo discorso? "La FIAT se ne va negli USA": ecco il sunto "campettiano"!

    Riguardo poi a tutti i "doverosi" (???) ed immancabili discorsi critici sui dividendi, gli stipendi e/o bonus del manager italo-svizzero-canbadese, qualcuno dovrebbe forse ricordare a Campetti alcune cose molto ovvie e semplici: 1) In un sistema cosiddetto capitalistico "libero" (come quello in cui viviamo QUI ed ORA), specie se la proprietà di un' azienda è totalmente privata - esattamente come nel caso in specie della FIAT, la principale ragione sociale delle aziende è la remunerazione degli azionisti; 2) La paga di ciascuno, sempre in un sistema capitalistico anche cosiddetto "avanzato", la decide il mercato, ovvero la proprietà aziendale, fatti salvi i minimi salariali contrattati tra le cosiddette parti sociali. Ora, è chiarissimo che Marchionne non si trova nelle condizioni di percepire il "minimo sindacale": evidentemente però la proprietà FIAT ritiene adeguato e congruo lo stipendio ed i benefit che gli riconosce. Non credo che gli facciano dei regali x pura simpatia o altro.

    Poi qualcuno (sicuramente moltissimi tra quelli che leggono il Manifesto!) riterrà ciò anche inopportuno e/o inappropriato, se non addirittura scandaloso, ma il sistema in vigore è esattamente quello che permette (se non addirittura incoraggia!) certe evidenti disparità di trattamento economico: si chiama "competizione capitalistica".

    Naturalmente niente e nessuno vieta, in teoria, a chiunque di farsi riconoscere uno stipendio molto alto: ad esempio un bravo giornalista, magari, riesce a farsi pagare molto bene dal suo editore. E' probabile che ciò avvenga perchè contribuisce a far vendere molte più copie al giornale. La stessa cosa vale anche per Marchionne & C.: è evidente che è considerato un manager molto capace, almeno dalla proprietà FIAT (che poi è quella che gli stra-paga il pingue stipendio).

    Insomma ed in conclusione, il sistema è proprio questo: non piacerà di sicuro a Campetti, ma se ne faccia una ragione! Non penso proprio (e neppure lo spero, a dire il vero!) che le cose ccambieranno solo x gli eventuali desiderata e/o critiche (immancabili e preventive, direi) dell' ennesimo Campetti di turno ... 31-03-2011 21:51 - Fabio Vivian
  • La Chrysler ha un futuro nerissimo in USA. Le sue vetture hanno un indice di affidabilita' bassissimo, il piu' basso in USA. La FIAT entro' nel mercato USA all'italiana per uscirne distrutta e sbeffeggiata in pochi anni. Le auto avevano una affidabilita' inesistente e non si potevano riparare perche' necessitavano di attrezzi proprietari che i meccanici non trovavano. I pezzi di ricambio erano inesistenti e le macchine si arrugginivano al sale delle strade invernali in una stagione. Roba da matti.
    Ora il Marchionne pensa di vendere le Chrysler in Europa, soprattutto la Jeep, che costa poco e si vende a caro prezzo. Ma per quanto? I modelli hanno subilo un restyling ma non sostanziali modifiche e cosi' si romperanno come prima. Non dimentichiamoci poi che la Chrysler e' stata svenduta dalla Mercedes, che non riusciva a migliorare il marchio alla societa', alla societa' avvoltoio Cerberus. Finanziaria questa specializzata nel comprare aziende in prossimita' della bancarotta e rivenderle dopo una mera cura estetica. Pensare che la FIAT, in USA meglio nota come Fix It Again Tony, possa farlo e' semplice illusione.
    Utilizzare poi i marchi Alfa o Ferrari e' poi un'altra porcheria destinata a fallire perche' non cambia la sostanza delle cose e in piu' "brucia" i marchi.
    La New Holland, marchio noto nell'agricultura, e' quello che tiene in vita le altre societa' FIAT, grazie a una buona immagine e alla sua capacita' di capitalizzazione, ultimamente sfruttata dalla FIAT con emissione di miliardi in bonds. Ma questo, quantopuo' durare? 31-03-2011 19:34 - Murmillus
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