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Luciana Castellina
I disastri della guerra
Ancora una volta a favore della pace e della manifestazione che oggi la invoca da piazza Navona a Roma e non solo. Senza se e senza ma, come già abbiamo fatto per l'Iraq, per l'Afghanistan, per la Somalia, per l'ex Jugoslavia. Direi, anzi, che oggi possiamo farlo con più convinzione di prima perché ognuna delle precedenti vicende ci ha ormai insegnato che a mano armata non si toglie il burka alle donne, non si cacciano gli integralisti, non si sconfigge il nazionalismo, non si instaura la democrazia. Si fanno solo più morti innocenti, si accumula più rabbia, rancori, catene di risentimenti. Sopratutto si ammazza la sola forza che può, per difficile che sia e certo in tempi lunghi, ottenere ciò che con gli interventi militari detti umanitari non si strappa: una società civile articolata, capace di creare egemonia, di intervenire sul potere, di controllarlo, denunciarne gli abusi. Meccanismi elettorali e istituzioni calate dall'alto, senza questo protagonismo sono solo belletto, così come le bombe servono solo a far tacere, intimidire,confondere, marginalizzare ogni soggettività popolare.
Lo so che talvolta la via della pace è difficile e si vorrebbero delle scorciatoie per cacciare più presto questo o quel dittatore. Ma non ci sono: restano solo più cadaveri, e non vorrei entrare nel conteggio di quanti siano quelli dei ribelli e quanti dei coscritti di Gheddafi. Il fatto anche più grave è che ferite gravemente già appaiono le primavere arabe che dalla vicenda libica non escono rafforzate ma deviate per via di un intervento esterno ed autoritario che ha loro tolto ruolo. Per via di un'azione armata che ha già scelto i suoi paladini: i prodi ministri scappati all'ultimo momento (e fra questi persino che si è stato a capo nientemeno che del dicastero della giustizia e degli interni del regime) ai quali viene affidato il compito di costruire la democrazia libica.
C'erano altre soluzioni che, dopo la prima ribellione di Bengasi, avrebbero potuto favorire una via d'uscita, quella che sin dai primi giorni ha continuato a suggerire monsignor Martinelli: il negoziato, la mediazione, ma anche l'isolamento politico che avrebbe potuto alla fine e con meno sangue strozzare il regime. Non ci si è neppure provato, si è scelta la via dei bombardamenti a tappeto, la violazione del mandato dell'Onu, ora si discute di armare i ribelli e si inviano le «truppe dell'ombra», i consiglieri della Cia, entrando a gamba tesa in una vicenda che riafferma il potere dei più forti di decidere sugli affari del mondo: libertà di fare quel che vuole al sovrano del Bahrein, o ai militari israeliani a Gaza, non a Gheddafi. Cui naturalmente questa libertà andrebbe tolta, e al più presto. Ma se lo si fa in nome di questa pelosa giustizia sarà difficile far accettare a chiunque nuove regole di convivenza internazionale.
Giorni fa al Left Forum che come ogni anno si tiene a New York riunendo circa 5.000 militanti della variegata sinistra americana, avrebbe dovuto intervenire una donna afghana, deputata nella passata legislatura. Washington le ha negato il visto, ma si è riusciti a vederla e ad ascoltarla ugualmente attraverso sky pay e l'immagine ingrandita sullo schermo in una grande affollatissima sala. Se venissero ascoltate le sue parole, non dico dai potenti che hanno buone ragioni per tapparsi le orecchie, ma da chi tentenna di fronte alla condanna delle guerre umanitarie, capirebbe cosa vuol dire esser state «liberate» dalle armi e imparerebbe che l'alternativa non è stare con le mani in mano, ma sostenere - e ci sono mille modi di farlo - chi si impegna a far crescere, dal di dentro, le condizioni del protagonismo democratico.
- 30/04/2011 [11 commenti]
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tentativo che però riuscì solo a metà(coincidenza?)allora il generale Franco vista la mala parata chiese aiuto alle 2 maggiori potenze continentali europee(Germania nazista, Italia fascista ed anche il Portogallo del dittatore Salazar)le quali mandarono, rispettivamente ca 20.000/90.000 e 40.000 uomini oltre a armamenti terrestri ed aerei in quantità tali da capovolgere in breve tempo la situazione, mentre la repubblica fu aiutata solo da URSS(fino al 1938) e x quanto riguarda le armi leggere, dal Messico, x tutto il resto la Spagna repubblicana si doveva rivolgere al mercato internazionale delle armi, pagandole a volte molto care anche x quantitativi ridotti, poi dopo un accordo tra la Gran Bretagna,Francia e la Germania,Italia la Repubblica spagnola fu abbandonata a sè stessa con il risultato che ne conseguì.
in conclusione chi vuole può trarre i dovuti insegnamenti dalla storia recente x anlizzare gli avvenimenti odierni. 08-04-2011 21:28 - alexfaro
1-Guerre e interventi armati, oggi, hanno bisogno del consenso dei telespettatori.
2-Lo strumento principale per dirigere il consenso e' l'emergenza.
3-L'emergenza viene quindi regolarmente costruita causandola, gonfiandola o inventandola.
In fondo e' abbastanza semplice da capire...
La Libia di Gheddafi ha avuto uno stato sociale invidiabile per l'Italia: casa, educazione, sanita' gratuiti per tutti.
L'Italia ha invece una pluralita' di informazione e una liberta' di opinione invidiabili per la Libia: tanti bei canali TV, e tanti bei giornali e tanti bei partiti che dicono tutti le stesse cose.
Dovremmo mobilitarci tutti per un interscambio pacifico. 03-04-2011 11:20 - Pingi
Mi permetto di segnalare questo mio articolo, dove è linkato un video che mostra le terribili torture inflitte dai ribelli ai soldati libici. Comunisti e socialisti non possono stare con i nazisti: Lettera agli interventisti umanitari http://www.appelloalpopolo.it/?p=2965 02-04-2011 23:53 - Stefano D'Andrea
Non è utile colonizzare il Sud e l'Est del mondo con la guerra, l'Iraq, la Jugoslavia, l'Afghanista lo dimostrano. Con la guerra non si raggiugono gli obiettivi. Occorre utilizzare altri strumenti per cCOLONIZZARE tutto ciò che non è Nord del mondo, con la democrazia......
Solo che ti potrebbero rispondere i boss militati che ti farebbero notare che se oggi c'è il 20 % della popolazione che si pappa l'80% di tutte le risorse del pianeta terra è proprio perchè i "nostri" governi e stati appoggiano, sostengono e spesso creano le peggiori dittature. Gli stessi generali della morte potrebbero spiegarti il colonnello Gheddafi oggi in fase di crisi economico è un costo che l'Occidente non si può più permettere. Il petrolio serve e il cambio che ha imposto la Libia di Gheddafi non è più sostenibile. E allora da che parte stare con l'effetto (Gheddafi) prodotto dall'Occidente o con la causa, ovvero l'Occidente. La Castellina e tanti altri hanno scelto di stare dalla parte del 20% che si fotte l'80 % delle risorse. I comunisti devono schierarsi contro il più forte e per una altro sistema sociale il Comunismo appunto ( ma questo e un altro dilemma de Il manifesto se togliere o meno la scritta giornale comunista - problema risolto a prescindere) 02-04-2011 22:45 - melo