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COMMENTO
02/04/2011
  •   |   Luciana Castellina
    I disastri della guerra

    Ancora una volta a favore della pace e della manifestazione che oggi la invoca da piazza Navona a Roma e non solo. Senza se e senza ma, come già abbiamo fatto per l'Iraq, per l'Afghanistan, per la Somalia, per l'ex Jugoslavia. Direi, anzi, che oggi possiamo farlo con più convinzione di prima perché ognuna delle precedenti vicende ci ha ormai insegnato che a mano armata non si toglie il burka alle donne, non si cacciano gli integralisti, non si sconfigge il nazionalismo, non si instaura la democrazia. Si fanno solo più morti innocenti, si accumula più rabbia, rancori, catene di risentimenti. Sopratutto si ammazza la sola forza che può, per difficile che sia e certo in tempi lunghi, ottenere ciò che con gli interventi militari detti umanitari non si strappa: una società civile articolata, capace di creare egemonia, di intervenire sul potere, di controllarlo, denunciarne gli abusi. Meccanismi elettorali e istituzioni calate dall'alto, senza questo protagonismo sono solo belletto, così come le bombe servono solo a far tacere, intimidire,confondere, marginalizzare ogni soggettività popolare.
    Lo so che talvolta la via della pace è difficile e si vorrebbero delle scorciatoie per cacciare più presto questo o quel dittatore. Ma non ci sono: restano solo più cadaveri, e non vorrei entrare nel conteggio di quanti siano quelli dei ribelli e quanti dei coscritti di Gheddafi. Il fatto anche più grave è che ferite gravemente già appaiono le primavere arabe che dalla vicenda libica non escono rafforzate ma deviate per via di un intervento esterno ed autoritario che ha loro tolto ruolo. Per via di un'azione armata che ha già scelto i suoi paladini: i prodi ministri scappati all'ultimo momento (e fra questi persino che si è stato a capo nientemeno che del dicastero della giustizia e degli interni del regime) ai quali viene affidato il compito di costruire la democrazia libica.
    C'erano altre soluzioni che, dopo la prima ribellione di Bengasi, avrebbero potuto favorire una via d'uscita, quella che sin dai primi giorni ha continuato a suggerire monsignor Martinelli: il negoziato, la mediazione, ma anche l'isolamento politico che avrebbe potuto alla fine e con meno sangue strozzare il regime. Non ci si è neppure provato, si è scelta la via dei bombardamenti a tappeto, la violazione del mandato dell'Onu, ora si discute di armare i ribelli e si inviano le «truppe dell'ombra», i consiglieri della Cia, entrando a gamba tesa in una vicenda che riafferma il potere dei più forti di decidere sugli affari del mondo: libertà di fare quel che vuole al sovrano del Bahrein, o ai militari israeliani a Gaza, non a Gheddafi. Cui naturalmente questa libertà andrebbe tolta, e al più presto. Ma se lo si fa in nome di questa pelosa giustizia sarà difficile far accettare a chiunque nuove regole di convivenza internazionale.
    Giorni fa al Left Forum che come ogni anno si tiene a New York riunendo circa 5.000 militanti della variegata sinistra americana, avrebbe dovuto intervenire una donna afghana, deputata nella passata legislatura. Washington le ha negato il visto, ma si è riusciti a vederla e ad ascoltarla ugualmente attraverso sky pay e l'immagine ingrandita sullo schermo in una grande affollatissima sala. Se venissero ascoltate le sue parole, non dico dai potenti che hanno buone ragioni per tapparsi le orecchie, ma da chi tentenna di fronte alla condanna delle guerre umanitarie, capirebbe cosa vuol dire esser state «liberate» dalle armi e imparerebbe che l'alternativa non è stare con le mani in mano, ma sostenere - e ci sono mille modi di farlo - chi si impegna a far crescere, dal di dentro, le condizioni del protagonismo democratico.


I COMMENTI:
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  • sono totalmente d'accordo con il post di Alex1, la situazione in Libia ha una certa similitudine con la guerra civile spagnola del 1936/39, anche lì ci fu un tentativo di colpo di stato attuato da parte delle forze armate,(con l'appoggio dei monarchici e dei falangisti(guarda caso) contro il leggittimo governo di sinistra del fronte popolare,
    tentativo che però riuscì solo a metà(coincidenza?)allora il generale Franco vista la mala parata chiese aiuto alle 2 maggiori potenze continentali europee(Germania nazista, Italia fascista ed anche il Portogallo del dittatore Salazar)le quali mandarono, rispettivamente ca 20.000/90.000 e 40.000 uomini oltre a armamenti terrestri ed aerei in quantità tali da capovolgere in breve tempo la situazione, mentre la repubblica fu aiutata solo da URSS(fino al 1938) e x quanto riguarda le armi leggere, dal Messico, x tutto il resto la Spagna repubblicana si doveva rivolgere al mercato internazionale delle armi, pagandole a volte molto care anche x quantitativi ridotti, poi dopo un accordo tra la Gran Bretagna,Francia e la Germania,Italia la Repubblica spagnola fu abbandonata a sè stessa con il risultato che ne conseguì.
    in conclusione chi vuole può trarre i dovuti insegnamenti dalla storia recente x anlizzare gli avvenimenti odierni. 08-04-2011 21:28 - alexfaro
  • Il paragone con la Spagna e' fuori luogo per varie ragioni: storiche ed economiche prima di tutto. Anzi a ben vedere ise proprio c'e' qualcosa di simile sta nel fatto che i golpisti di Bengasi sono molto simili a Francisco Franco, meno arguti politicamente certo, ma con lo stesso fine, nessuna rivendicazione di progresso o di autonomia, ma solo una guerra di conquista per distruggere rispettivamenteve le repubbliche esistenti e prendere il potere. In fondo entrambi hanno richiesto ed ottenuto l'intervento di potenze esterne con i loro bombardieri (ieri gli Stukas ed i Savoia Marchetti,oggi gli Stealth ed i Tornado). Pensiamoci bene prima di fare certi paragoni. 04-04-2011 05:28 - alex1
  • Pochi punti chiari:
    1-Guerre e interventi armati, oggi, hanno bisogno del consenso dei telespettatori.
    2-Lo strumento principale per dirigere il consenso e' l'emergenza.
    3-L'emergenza viene quindi regolarmente costruita causandola, gonfiandola o inventandola.
    In fondo e' abbastanza semplice da capire...
    La Libia di Gheddafi ha avuto uno stato sociale invidiabile per l'Italia: casa, educazione, sanita' gratuiti per tutti.
    L'Italia ha invece una pluralita' di informazione e una liberta' di opinione invidiabili per la Libia: tanti bei canali TV, e tanti bei giornali e tanti bei partiti che dicono tutti le stesse cose.
    Dovremmo mobilitarci tutti per un interscambio pacifico. 03-04-2011 11:20 - Pingi
  • Non basta essere per la pace. Bisogna stare con Gheddafi e la maggior parte del popolo libico.
    Mi permetto di segnalare questo mio articolo, dove è linkato un video che mostra le terribili torture inflitte dai ribelli ai soldati libici. Comunisti e socialisti non possono stare con i nazisti: Lettera agli interventisti umanitari http://www.appelloalpopolo.it/?p=2965 02-04-2011 23:53 - Stefano D'Andrea
  • La Castellina ci dice:
    Non è utile colonizzare il Sud e l'Est del mondo con la guerra, l'Iraq, la Jugoslavia, l'Afghanista lo dimostrano. Con la guerra non si raggiugono gli obiettivi. Occorre utilizzare altri strumenti per cCOLONIZZARE tutto ciò che non è Nord del mondo, con la democrazia......
    Solo che ti potrebbero rispondere i boss militati che ti farebbero notare che se oggi c'è il 20 % della popolazione che si pappa l'80% di tutte le risorse del pianeta terra è proprio perchè i "nostri" governi e stati appoggiano, sostengono e spesso creano le peggiori dittature. Gli stessi generali della morte potrebbero spiegarti il colonnello Gheddafi oggi in fase di crisi economico è un costo che l'Occidente non si può più permettere. Il petrolio serve e il cambio che ha imposto la Libia di Gheddafi non è più sostenibile. E allora da che parte stare con l'effetto (Gheddafi) prodotto dall'Occidente o con la causa, ovvero l'Occidente. La Castellina e tanti altri hanno scelto di stare dalla parte del 20% che si fotte l'80 % delle risorse. I comunisti devono schierarsi contro il più forte e per una altro sistema sociale il Comunismo appunto ( ma questo e un altro dilemma de Il manifesto se togliere o meno la scritta giornale comunista - problema risolto a prescindere) 02-04-2011 22:45 - melo
  • Se larga parte della sinistra è come quel tale Ernesto, che sa solo insultare, non sa quel che dice e non sa a chi si rivolge, si capisce perché stiamo andando di male in peggio. Dopo socialimperialista, oggi scopro che sono anche guerrafondaio.Assicuro il Nostro che non leggo l'Unità (esiste la rete, te ne sei accorto?), non ho mai preso in mano il Fatto quotidiano. Contento? Se vuoi scoprire la mia biografia politica, datti da fare, ci puoi riuscire. Io non insulto, anche se ne avrei motivo. Ma non demordo, stattene certo. 02-04-2011 20:18 - giacomo casarino
  • Casari', leggi l'unità, magari ti rincogionisci col Fatto e stai sempre qui a provocare...ma levati dalle palle, GUERRAFONDAIO CHE NON SEI ALTRO 02-04-2011 18:16 - Ernesto
  • Bello 'sto fatto che il manifesto non ha detto niente della dichiarazione di Ingrao... L'articolo di Castellina è pieno di belle parole, se i partigiani avessero ragionato come lei in Italia ci sarebbe ancora il nazismo. Ma chi può essere così fesso da amare la guerra? Chi gode nel tagliarsi una gamba? Ma se hai la cancrena te la devi tagliare! I pacifisti senza se e senza ma non distinguono tra la guerra contro l'Irak, inventata con pretesti assurdi, e quella contro Gheddafi che stava bombardando città e persone che avevano osato ribellarsi alla sua feroce dittatura. Scommetto che Luciana Castellina nel '36 avrebbe manifestato contro l'invio delle brigate internazionali in Spagna... E' troppo facile dire a posteriori che quell'intervento fu inutile perché Franco poi vinse, perché nessuno ha la palla di vetro per sapere in anticipo come andrà a finire. Ma in Spagna migliaia di comunisti e democratici di tutto il mondo lottarono con le armi e non trovarono scuse ridicole per starsene a casa loro. 02-04-2011 18:08 - Lo straniero
  • Ottimo articolo, brava Luciana. 02-04-2011 17:18 - Matteo
  • Dice Castellina:"[...] in tempi lunghi [...], ma i tempi li hanno scelti gli insorti,quali che siano. Vogliamo fargli la predica, dirgli che hanno sbagliato? Ammonirli che dovevano operare per "[...]una società civile articolata, capace di creare egemonia, di intervenire sul potere (sic!), di controllarlo (sic!), denunciarne gli abusi[...]"?.Vogliamo insinuare, contro tutta la tradizione comunista, che ribellarsi in armi a una dittatura è, non solo inefficace, ma sbagliato, perché rischia di richiamare gli appetiti imperialisti? Io mi chiedo: quando mai un potere totalitario ha consentito anche solo di concepire questi processi democratici? E' proprio la "contradizion che non'l consente". Più materialisticamente (e con maggiore problematicità) Ingrao ha sostenuto(anche se il Manifesto si è ben guardato dal riferirne) che: «[…] non sono mai stato a guardare, ma voglio capire, ogni volta, di che si tratta. Personalmente ho sempre agito da resistente e da cospiratore. Mi chiedi della Libia, no? E ti rispondo: era giusto intervenire, non si può restare indifferenti. E questo è stato sempre il mio atteggiamento, fin dal 1936 anno della mia presa di coscienza antifranchista e antifascista. Perciò non dico “no alla guerra sempre”. Anche se si tratta di vedere, di volta in volta, se sia giusto intervenire, oppure no. […] un modo per far fronte a uno come lui (Gheddafi) lo si doveva pur trovare. Con tutti i dubbi sui rischi imperiali euroccidentali che un intervento del genere può implicare in quell’area». (L’Unità, 30 marzo 2011). 02-04-2011 17:12 - giacomo casarino
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