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Alfio Mastropaolo
L'autoritarismo non è questione di stile
Anziché corni di un dilemma, autoritarismo e democrazia sono i lati di un continuum: ne è punto di congiunzione il principio della sovranità popolare. Tutti governano in nome del popolo, pur se diversa è la loro idea di popolo. Per le democrazie il popolo è fatto d'individui portatori di diritti fondamentali, per gli autoritarismi è inteso come totalità, che sovrasta gli individui, a spese dei loro diritti. In compenso, i regimi autoritari sono stati sempre storicamente figli di regimi democratici (specie se la democrazia s'intende in senso ampio, a cominciare dal regime instaurato in Inghilterra dopo la rivoluzione puritana). E lo slittamento da un'idea all'altra di popolo, idee a prima vista incompatibili, non è poi così difficile. Basta qualche superiore necessità del popolo ad affievolire le difese degli individui: dall'emergenza terroristica alle fortune di ciò che, con linguaggio consono allo spirito dei tempi, si chiama il sistema-paese.
I regimi democratici sono nati da un'esigenza fondamentale: quella di governare il pluralismo prodotto dalla modernità. Lo fanno riconoscendolo e contingentandolo ad un tempo. Lo si riconosce, a una parte di esso è concesso dispiegarsi fuori dallo Stato, a un'altra, più ristretta, si sono schiuse le porte dell'autorità dello Stato. Distinguere tra pluralismo politico e prepolitico è un modo per contingentarlo, non meno di alcune forme di censura - culturale, costituzionale, politica - delle sue manifestazioni più ingombranti. Sulle democrazie reali grava un'ipoteca oligarchica, che si allenta quando cresce la pressione dal basso, salvo avviare appena possibile un processo, variamente dissimulato, di revoca.
I conservatori temevano il suffragio universale, la parte più realista di essi ha accettato di concederlo, l'ha sottoposto a vari dispositivi di filtraggio (legislazione elettorale, regolamenti parlamentari, vincoli ideologici e culturali di ogni sorta), ha profittato della natura composita dell'elettorato (voto contadino, femminile, ecc.) e ne ha fatto una risorsa possente a suo vantaggio. Pur pagando prezzi rilevanti, come le parziali e imperfette, ma imponenti, politiche egualitarie condotte per una lunga stagione.
I regimi autoritari di contro negano ufficialmente il pluralismo. Salvo rivelarsi nei fatti meno coerenti e compatti di quanto non pretendano. Lacerati da vivaci lotte di potere, di rado comprimono del tutto il pluralismo, e comunque in misura diversa l'un dall'altro. Una cosa è il regime sovietico, un'altra il nazismo, un'altra il fascismo o il franchismo, che, per esempio, concessero ampio spazio al mondo cattolico.
Da un ventennio in qua l'occidente ha preso ad esportare, pure in malo modo, le sue tecniche di riconoscimento contingentato del pluralismo. Le esporta anche grazie all'azione promozionale di alcune importanti agenzie internazionali: Onu, Banc Mondiale, Ue e compagnia. Di solito esporta elezioni, parlamenti e qualche diritto, insieme ai soliti dispositivi di contenimento e a qualche trucco aggiuntivo, come le tecniche plebiscitarie. In altri casi esporta società civile, associazioni, capitale sociale. Ciò ha ridotto i regimi autoritari tout court al lumicino. Un ibrido esemplare era l'Egitto, dove si tenevano ciclicamente le elezioni e una certa libertà l'informazione era permessa.
Senonché, effetti d'ibridazione simmetrici hanno investito i regimi democratici.Gli spazi del pluralismo politico sono stati compressi, istituendo e ampliando spazi d'una singolare non politica (o di antipolitica), ovviamente politicissima, che prevede: l'esternalizzazione d'autorità alle istituzioni sovranazionali; il potenziamento dell'esecutivo, a spese di parlamento e partiti, ridotti, questi ultimi, neutralizzando i grandi numeri, a agenzie di marketing elettorale; l'adozione di norme elettorali riduttive del pluralismo partitico; la moltiplicazione delle autorità tecniche e indipendenti; la dispersione della rappresentanza; la governance, cui intervengono interessi filtrati con cura dalla politica; le procedure partecipative all'insegna della deliberazione; le sospensioni emergenziali delle regole; l'introduzione di criteri privatistico-manageriali nelle pubbliche amministrazioni e il conferimento al mercato di alcuni servizi pubblici. Si aggiunge un'atmosfera culturale segnata dai principi della performance e della redditività e dall'idea dell'ineluttabilità delle ineguaglianze e delle ingiustizie, contro cui vano è pretendere un intervento pubblico-politico volto a riequilibrarle.
Libero voto, principio di maggioranza, competizione tra partiti persistono. Ma, in nome di stabilità e efficienza dell'azione di governo, se n'è rattrappita l'applicazione, non senza che le prestazioni dei regimi democratici ne risentissero. Guarda caso, a patirne sono i ceti popolari: tali forme di contingentamento del pluralismo sono gravide di conseguenze per le politiche egualitarie.
Tanto per dire, in conclusione, che l'Italia attuale non fa eccezione, se non nella volgarità dello stile di chi governa. E che la responsabilità dello stato attuale della democrazia, in Italia e altrove, non è responsabilità d'una sola, ma di quasi tutte le forze politiche. Quindi, se qualcuna di esse è insoddisfatta, è inutile che se la prenda con la volgarità e brutalità di chi al momento governa. Rifletta piuttosto su se stessa e sulla protratta acquiescenza allo spirito dei tempi.
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e x finire uscire da qualsiasi alleanza od organizzazione politico-militare(vedi NATO o UE)in MODO da PERSEGUIRE una POLITICA ESTERA, VERAMENTE di PACE ed AMICIZIA con gli ALTRI STATI, SENZA ESSERE RICATTATI, ogni VOLTA che si PROFILI all'ORIZZONTE una CRISI INTERNAZIONALE.
ps
il signor Andrea ha mai sentito parlare di stati socialisti o di democrazie popolari?(quelli veri intendo e non i cd"capitalismi di stato" dell'ex "patto di Varsavia" sia chiaro. 04-04-2011 17:37 - alexfaro
Per me il problema resta l'essere umano, che è l'unico essere vivente che è capace di uccidere i suoi simili non per necessità alimentari. Qualunque diritto si conquista, qualcun'altro lo pagherà. Le democazie che uno come alexfaro sogna, sarebbe possibile solo dopo una guerra di conquista e costruendo un impero da soggiogare che ci permetta tanti "agi sociali". In fondo la base del nazionalsocialismo era questa: per noi ariani germanici il socialismo pagato dal tutto il resto dell'umanità!
Non sono in grado di filosefeggiare soluzioni, però invito tutti a cercarsi in internet o dovunque sia un film che si chiama "il pianeta verde". A me ha fatto molto riflettere, spero anche a voi. 04-04-2011 14:50 - Andrea
Chi ha il potere lo mantiene, pretendere che lo ceda e' una ovvia utopia e illusione.
Non ci potra' mai essere democrazia, in senso lato, in uno stato che ha il solo scopo di perpetuare se stesso e la sua organizzazione. 04-04-2011 00:04 - Murmillus
allora vediamo, secondo me uno stato che si rispetti, deve fornire ai suoi cittadini, i seguenti diritti(non li elenco x importanza, ma come mi vengono)
1)sanità gratuita x tutti i cittadini, senza distinzione(anche x i residenti stranieri)
2)istruzione gratuita x tutti a cominciare dall'asilo nido e finendo all'università(ovviamente rigorosamente pubblica)
3)un lavoro x tutti i cittadini con un salario che non sia unicamente di pura sopravvivenza(se non invalidi o mutilati totalmente; questi ultimi devono essere assistiti da un ente a parte)
4)una dignitosa pensione di anzianità a cominciare da 55 anni x gli uomini e 50 x le donne(e non come si tende adesso di allungare la vita lavorativa)
5)trasporti pubblici a basso costo x tutti i cittadini, e gratuiti x i pensionati e gli studenti
6)onoranze funebri pagate dallo stato x tutti(scusate ma questo punto a me sembra molto importante!)
7)giustizia civile e penale rapida e sopratutto che la legge sia veramente uguale x tutti
8)ricerca scientifica e tecnologica finanziata dallo stato con fondi adeguati
9)turismo, spettacolo, sport e musei, a costi raginevoli x i cittadini, con finanziamenti adeguati forniti dallo stato
10)e x finire uscire da qualsiasi organizzazione militare internazionale in modo da perseguire una politica estera veramente di pace e amicizia con gli altri stati, senza essere ricattati ogni volta che si profili all'orizzonte una crisi internazionale;
secondo me se uno stato non elargisce ai suoi cittadini, tutti questi diritti, NON E' DEMOCRATICO, qualunque sia il suo sistema di governo.
ps
spero di non avere dimenticato nulla, ma se l'ho fatto potete integrare questo post con le vostre proposte
alexfaro 03-04-2011 21:29 - alexfaro
potere che esercita in qualunque forma corrotta.
Un comportamento ineccepibile sul piano della riprovazione,evitando il fascino del martirio.
La cosa si complicherebbe qualora un potere degenerato esercitasse in forme plurali e discrezionalmente
occulte. 03-04-2011 20:46 - t.o.
Per mè la democrazia è la delega data ad un gruppo di persone di amministrare i deleganti in nome e per gli interessi degli stessi.
Ora quali sono gli interessi degli stessi?
Salute, scolarità, futuro migliore e migliorabile, eguaglianza, giustizia.
Ma siamo ancora in democrazie ed oggi le democrazie esistono?
La sfumature delle democrazie, il loro negarsi davanti a problemi vitali quali la speculazione, gli interessi di pochi (caso panico da possibile epidemia, globalizzazione e potenza impositiva di certe multinazionali), gola del soldo in più di parecchi delegati fanno dubitare che la democrazia oggi sia democrazia, in quanto la rendono più simile ad una dittattura morbida con controllo delle masse per via suggestiva o negando la possibilità di intervenire a tutela dei deleganti.
In questo concorre anche l'istruzione sempre più blanda dell'effettiva portata dei valori fondanti delle democrazie in quanto chi arriva ad assaporare il potere sà che minore è il senso di coesione sociale derivato da una coscenza su diritti e doveri comuni e più facile sarà godere di qualche agio superiore.
Infatti vuoi mettere gli agi che può dare la corruzione, la raccomandazione a chi ha potere condizionante, questo però ha una faccina non tanto bella che è la rassegnazione la perdita della scolarità, della specializzazione, dell'eguaglianza di tutti i cittadini per cui i cittadini andranno a peso e non a persona, cioè avranno diritti in base a qunato possono offrire a quanto possono essere sfruttati, e questa non potrà certo dirsi democrazia.
L'Italia è ancora una democrazia o è sulla buona strada? 03-04-2011 12:50 - Gromyko