domenica 17 febbraio 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale domenica 17 febbraio 2013
ACQUISTA IL PDF
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
COMMENTO
08/04/2011
  •   |   Tariq Ali
    Una guerra contro le rivolte arabe

    L'intervento degli Stati uniti e della Nato in Libia, con la copertura del Consiglio di sicurezza dell'Onu, è parte di una risposta orchestrata per mostrare l'appoggio al movimento contro un dittatore particolare e, così facendo, per porre fine alle ribellioni arabe e riaffermare il controllo occidentale sulla situazione, confiscando il loro impeto e la loro spontaneità, e cercando di restaurare lo status quo.
    È assurdo pensare che le ragioni per i bombardamenti su Tripoli e il tiro al piccione intorno a Bengasi stiano nella protezione della popolazione civile. L'uso di questo argomento si deve alla necessità di sollecitare l'appoggio dei cittadini euro-nordamericani e di una parte del mondo arabo. «Guardateci», dicono i satrapi Obama/Clinton e della Ue, «stiamo facendo del bene, stiamo al fianco del popolo». Il cinismo è così smaccato da togliere il respiro. Si suppone che dobbiamo credere che certi leader che hanno le mani macchiate di sangue in Afghanistan e Pakistan stiano difendendo adesso il popolo libico. I degenerati media britannici e francesi sono capaci di bersi qualsiasi cosa, però il fatto che la gente decente di sinistra cada ancora in questo letamaio risulta deprimente. La società civile che si commuove facilmente per alcune immagini e la brutalità di Gheddafi che bombarda la sua stessa popolazione, sono state il pretesto usato da Washington per bombardare un altro paese arabo. Intanto gli alleati di Obama nel mondo arabo si applicavano con impegno nell'obiettivo di promuovere la democrazia nel mondo arabo.


    I sauditi sono entrati in Bahrein, dove la popolazione è tiranneggiata e gli arresti sono di massa. Non si parla molto di questo su al-Jazeera. Mi chiedo perché. Si direbbe che questa emittente abbia patito ultimamente le opportune pressioni per allinearsi alla linea politica di chi la finanzia. Tutto questo con l'appoggio attivo degli Stati uniti. Il despota dello Yemen, esecrato dalla maggioranza del suo popolo, continua a massacrarlo un giorno sì e l'altro pure. Senza essere stato sanzionato neanche con un embargo di armi, per non parlare di una no fly zone. La Libia è un altro caso, uno in più, della vigilanza selettiva da parte degli Usa e dei suoi cani da presa occidentali.
    Sulla Francia possono contare. Sarkozy era alla disperata ricerca di fare qualcosa. Incapace di salvare il suo amico Ben Ali a Tunisi, ha deciso di prestare il suo aiuto per sbarazzarsi di Gheddafi. I britannici sono sempre disponibili, e in questo caso, dopo aver sostenuto il regime libico negli ultimi decenni, cercano di posizionarsi dalla parte buona per non perdere la divisione delle spoglie. E che dovevano fare? 


    Le divisioni che in tutta questa operazione si sono registrate all'interno della élite politico-militare nord-americana mostrano che non c'è un obiettivo chiaro. Obama e suoi satrapi europei parlano di un cambio di regime. I generali nicchiano e dicono che questo non rientra nell'operazione. Il Dipartimento di stato Usa si affanna nella preparazione di un nuovo governo composto di collaboratori libici anglofoni. Non sapremo mai quanto tempo sarebbe rimasto unito l'esercito di Gheddafi, ormai allo sbando e debilitato, di fronte a un'opposizione forte. La ragione per cui Gheddafi ha perso appoggi fra le sue forze armate è stata precisamente quella di aver ordinato di aprire il fuoco sul suo stesso popolo. Adesso parla della volontà imperialista di rovesciarlo e di impossessarsi del petrolio, e molti che pure lo disprezzano possono vedere che questa è la verità. Un altro Karzai è in cammino.
    Le frontiere di questo squallido protettorato che l'occidente si appresta a creare si decideranno a Wahington. Anche i libici che, per disperazione, adesso appoggiano i bombardamenti aerei della Nato, finiranno, come i loro omologhi iracheni, per pentirsene.
    Tutto questo potrebbe culminare in una terza fase: in una crescente collera nazionalista che arrivi fino all'Arabia saudita; e allora, non c'è il minimo dubbio, Washington farà tutto il necessario perché la famiglia saudita regnante resti al potere. Se perdono l'Arabia saudita, perdono gli stati del Golfo.

     

    L'assalto alla Libia, a cui molto ha contribuito la stupidità di Gheddafi su tutti i fronti, è stato concepito per strappare l'iniziativa alle piazze e apparire in prima linea nella difesa dei diritti civili. Ma non convinceranno i bahreniti, gli egiziani, i tunisini, i sauditi e gli yemeniti, e perfino in Euro-Nordamerica sono più quelli che si oppongono a questa avventura di quelli che l'appoggiano. La partita è ancora lontana dall'essere decisa.

    Obama parla di un Gheddafi senza clemenza, però la clemenza occidentale non scende mai gratis dal cielo. Ed è una benedizione solo per il potere che la dispensa, il più poderoso dei più poderosi.


I COMMENTI:
  pagina:  1/2  | successiva  | ultima
  • MANIFESTAZIONE NAZIONALE A NAPOLI CONTRO LA GUERRA IL 16 APRILE

    qui l'appello ed i contatti: http://www.stopwar.altervista.org/index.php/appello

    per info, adesioni e contatti: assembleanowar.na@gmail.com 10-04-2011 13:49 - assemblea napoletana contro la guerra
  • Condivido pienamente il commento assolutamente preciso e circonstanziato di almanzor.
    C'e' ancora spazio e speranza per una sinistra propositiva. 08-04-2011 21:43 - Murmillus
  • e aggiungo: questa coscienza riguarda anche i lavoratori per via sia dei diritti in caduta sia per i carichi di lavoro in aumento. Chi ha il "privilegio" di svolgere un lavoro dev'essere infatti strizzato fino all'osso. Dunque, migranti, lavoratori, precari, disoccupati. Ma non sono la soggettività principale perchè una soggettività principale non esiste, si deve autocostituire nella lotta come superamento della forma merce. Le vere discussioni le dobbiamo ancora fare (e chissà se le faremo...La strada, C. MacCharty etc). 08-04-2011 19:47 - Acci
  • articolo a mio avviso convincente. Le rivolte arabe hanno rappresentato un potenziale effetto domino e l'attuale 'imperialismo esclusionista' lo ha, a ragione, temuto. Queste rivolte sono partite non da grandi ideali e teorizzazioni ma dall'elementare richiesta di un'esistenza dignitosa. La condizione dei rivoltosi è spesso quella di giovani qualificati che il mercato (del lavoro) esclude. Questo è un aspetto essenziale delle rivolte (si veda anche l'articolo di ieri della Sgrena). L'effetto domino delle rivolte sarebbe potuto arrivare fin nell'area Ue, dati la disoccupazione e il precariato crescenti (e, spesso, di ben lunga data). Non è un caso che aumenti anche la pressione verso i migranti. L'imperialismo esterno cioè si rivolge anche dentro gli stati-nazionali, come politica di aggressione interna, con la politica che che cerca consenso sempre più in forma di populismo socialdarwinista, sullo sfondo dell'inquietante atomizzazione sociale. Mi pare che basi contenutistiche per riaprire un movimento pacifista siano a portata di mano: disoccupati, precari e migranti che sappiano riconoscere che guerra e migrazione sono legate alla disoccupazione, cioè alla crisi del cuore del capitalismo, la crisi del lavoro e quindi del valore, cioè che siamo al cospetto della trasformazione di masse sempre più consistenti di individui in esseri inutili, in quanto costosi e infinanziabili (concetto ben diverso dall'esercito proletario di riserva, valido in passato). 08-04-2011 19:39 - Acci
  • A mio modesto parere le cose sono ormai chiare (fermo restando che la realtà libica di fondo è per noi difficilmente conoscibile) a partire dalle identità dei protagonisti e dalle loro azioni. La richiesta subitanea di intervento straniero (le voci discordi sono state persuase non so quanto socraticamente), la direzione politica della rivolta (tecnocrati già gheddafiani di formazione occidentale, figli del periodo privatizzatore 2003-2009), i rapporti di forza sul campo (gli insorti non fanno un passo senza gli stranieri). Tutto ciò toglie autenticità e 'legittimazione rivoluzionaria' alla rivolta, trasforma di fatto il Comitato di Bengasi in una pedina per interessi stranieri che prevarranno inevitabilmente sui bisogni legittimi dei popoli coinvolti.

    Quanto alla nostra "sinistra" c'è poco da disperarsi: occorre prendere atto della sua fine politica (governi degli ultimi 2 decenni, con la miserabile impostura della guerra 'umanitaria' del 1999) e quel che è peggio culturale. Fino a pochi decenni or sono i ragionamenti erano definiti nell'ambito secolare delle Paci di Westfalia (sovranità degli stati nazionali e non interferenza reciproca) e dello speculare diritto dei popoli all'insurrezione e/o all'autodeterminazione. Naturalmente si interferiva anche allora ma solo se si aveva la forza per sopportare le conseguenze della violazione (pensiamo alla Guerra Fredda). Nel mondo post 1990 il mondo unipolare, con libero movimento dei capitali e del diritto anglosassone di proprietà esteso oltre le cortine di ferro o di bambù, si è diffuso l'uso dell'ingerenza umanitaria secondo parole totem quali 'democrazia', 'diritti umani', 'comunità internazionale', la cui definizione (e discrezionale perseguimento) era in mano ai nuovi, ormai onnipotenti, dòmini. Gli eredi della sinistra novecentesca non sono riusciti a stare al passo. L' abbandono delle categorie dell'economia e della filosofia politica (che, com'è noto, non fanno diventare ricchi, non aiutano a vincere le elezioni del prossimo mese e sono ardue da praticare) ha pregiudicato ogni possibilità di resistenza; ogni volta ci si è trovati a rimorchio e ci si è divisi secondo le varie propagande occasionalmente proposte perdendo di vista ciò che è essenziale. Non sorprende se oggi attecchiscono solo ... 'narrationi'.

    Al giorno d'oggi credo che la discriminante di 'sinistra' (degli altri, in questa sede, poco m'importa) passa:

    1) per il recupero della capacità critica e delle categorie di cui sopra (Marx, senza cui una Sinistra non ha senso, ed altro, ovviamente, su cui discutere); chi ritiene questo uno sforzo inutile rimane, fino a prova contraria, una degnissima persona ma non è un interlocutore valido per la 'ricostruzione' ;
    2) respingere l'ingerenza sedicente umanitaria orchestrata unilateralmente (Bush) o multilateralmente (Clinton, Obama) in quanto per definizione, prima ancora della chiara evidenza, non nell'interesse della grande maggioranza dei popoli (compresi quelli sviluppati); non deve qui ingannare alcun presunto e indimostrabile pragmatismo ("però così abbiamo salvato Bengasi dal massacro!"): nello stesso primo giorno dei Tomahawk su Tripoli in Pakistan un drone americano uccideva quaranta civili.

    E' vero che il mondo si sta trasformando in un senso multipolare (fatto positivo: è sempre meglio avere diversi banditi che si tengono a bada invece di uno solo, che fa quello che vuole). Ma dovrebbe essere chiaro che l'unica vera ingerenza umanitaria possibile in questi tempi calamitosi è, per la "Sinistra", quella dal basso di cui avremo un perfetto esempio il prossimo mese di maggio con la partenza della II Freedom Flotilla alla volta di Gaza. Questo giornale le cui posizioni sono spesso criticabili ha aderito meritoriamente all'iniziativa. Immagino però fin d'ora che molti 'democratici' interventisti tireranno fuori mille distinguo sulla Fredom Flotilla; eppure l'unico 'danno collaterale' possibile, in questo caso, sarà l'incolumità stessa dei partecipanti ... 08-04-2011 19:15 - almanzor
  • tariq ali si deve sbagliare di certo se,accogliendo la sua teoria(sic!), dopo gli sforzi dei satrapi orientali per fermare le rivoluzioni arabe oggi succede quel che succede in Siria. 08-04-2011 18:25 - valerio caciagli
  • SUI CONTRACTORS DELL'IMPERO

    attenzione ma non sapete che in Colombia ci sono migliaia di contractors israeliani americani della mafia di miami, ed anche italiani che lavorono con i paramilitari sulle rotte dei narcos aSSaSSini
    stipendiati dalle centrali dell'impero che sono responsabili dei piu feroci stermini del sud america????
    A PROPOSITO DEI DIRITTI UMANI
    IL 12 APRILE IN HONDURAS CI SARA UNA GRANDE GIORNATA DI LOTTA DI MASSA CONTRO IL GOVERNO GOLPISTA e per la liberta!!!APPOGGIAMOLI!!!che i giornalisti della RAISET chiedano perdono al popolo honduregno con il letamaio demenziale che mostrano dall'Honduras in diretta
    i difensori dei diritti umani ipocriti non ve lo diranno mai....
    PER QUANTO RIGURADA I COSIDETTI RIBELLI LIBICI attenzione a sventolare bandiere americane inglesi francesi ed italiane non credano alle favole e' come accarezzare un coccodrillo ....SPARERANNO CONTRO DI VOI al piu presto soprattutto ora che si apprende dai siti islamici che i combattenti di al qaeda si sono infiltrati dappertutto in mezzo agli scontri....
    pace al popolo libico e che L'impero vada incontro ad un'altra sonora batosta....
    HANNO FATTO UN DESERTO E LA CHIAMANO PACE!|!!! 08-04-2011 17:44 - carlos
  • Gheddafi sarà anche stupido, ma per ora sta difendendo il suo paese avendo (almeno sulla carta) tutti contro. Mi sembra che senza consenso una cosa del genere sarebbe assai difficile. Ma sui "contractors" spagnoli e inglesi, stipendiati dal Qatar, che la Nato vorrebbe inviare al fianco dei golpisti, non si dice nulla? 08-04-2011 16:28 - Marcello C.
  • Ho molti dubbi, come è giusto, ma i giri di valzer e i repentini cambi di umore del giornale attorno alla questione libica (per di più, le discrasie tra inviato sul campo, editoriali e commenti sempre più acidi) non riescono a convincermi."Arriviamo stasera e non avremo pietà": così Gheddafi il 17 marzo pregustava la riconquista di Bengasi. Se non fosse stato bloccato e avesse sfondato facendo terra bruciata della città e dei suoi abitanti ribelli, gli slanci pacifisti si sarebbero di colpo acquietati (che cosa di più "pacificato" di una città morta, sterminata?) e, secondo molti analisti amanti del paradosso, le altre (futuribili) rivolte arabe, si sarebbero guadagnate, sulle ceneri della rivolta libica annientata, una garanzia di futuro, che ora dicono essere compromessa. "Fecero un deserto e lo chiamarono pace". Riguardo all'articolo in questione, basterebbe non avere la memoria corta e, se del caso, ripercorrere gli eventi dal 17 febbraio ad oggi, per svelenire la propensione ideologizzante e quindi ragionare con cognizione di causa. Non esito a dire che questo articolo, per quanto autorevole,è tanto vibrante quanto trasuda poca "verità".Perché non pubblicate una cronologia della crisi libica, in modo da indurre nel lettore la formazione di un libero convincimento' 08-04-2011 16:07 - giacomo casarino
  • Vorrei ricordare a tutti i commentatori che il PD non e' un partito di sinistra,ci sono all'interno alcuni esponenti di sinistra, ma contano poco.Basta andare indietro di qualche anno,Serbia,Kossovo,Afhanistan,Iraq,sempre a favore delle guerre,insomma e' un partito interventista.Inoltre la S(sinistra) non c'e'piu',e questo la dice lunga.Le uniche forze politiche contro le guerre,senza se e senza ma,non sono rappresentate ne'nel Parlamenti italiano ne' in quello Europeo.Aurelio 08-04-2011 15:41 - PAlazzoni Aurelio
I COMMENTI:
  pagina:  1/2  | successiva  | ultima
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2011 [ 26 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 30 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
ROVESCI D'ARTE Arianna Di Genova
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
ESTESTEST Astrit Dakli
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
SERVIZI