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COMMENTO
08/04/2011
  •   |   Tariq Ali
    Una guerra contro le rivolte arabe

    L'intervento degli Stati uniti e della Nato in Libia, con la copertura del Consiglio di sicurezza dell'Onu, è parte di una risposta orchestrata per mostrare l'appoggio al movimento contro un dittatore particolare e, così facendo, per porre fine alle ribellioni arabe e riaffermare il controllo occidentale sulla situazione, confiscando il loro impeto e la loro spontaneità, e cercando di restaurare lo status quo.
    È assurdo pensare che le ragioni per i bombardamenti su Tripoli e il tiro al piccione intorno a Bengasi stiano nella protezione della popolazione civile. L'uso di questo argomento si deve alla necessità di sollecitare l'appoggio dei cittadini euro-nordamericani e di una parte del mondo arabo. «Guardateci», dicono i satrapi Obama/Clinton e della Ue, «stiamo facendo del bene, stiamo al fianco del popolo». Il cinismo è così smaccato da togliere il respiro. Si suppone che dobbiamo credere che certi leader che hanno le mani macchiate di sangue in Afghanistan e Pakistan stiano difendendo adesso il popolo libico. I degenerati media britannici e francesi sono capaci di bersi qualsiasi cosa, però il fatto che la gente decente di sinistra cada ancora in questo letamaio risulta deprimente. La società civile che si commuove facilmente per alcune immagini e la brutalità di Gheddafi che bombarda la sua stessa popolazione, sono state il pretesto usato da Washington per bombardare un altro paese arabo. Intanto gli alleati di Obama nel mondo arabo si applicavano con impegno nell'obiettivo di promuovere la democrazia nel mondo arabo.


    I sauditi sono entrati in Bahrein, dove la popolazione è tiranneggiata e gli arresti sono di massa. Non si parla molto di questo su al-Jazeera. Mi chiedo perché. Si direbbe che questa emittente abbia patito ultimamente le opportune pressioni per allinearsi alla linea politica di chi la finanzia. Tutto questo con l'appoggio attivo degli Stati uniti. Il despota dello Yemen, esecrato dalla maggioranza del suo popolo, continua a massacrarlo un giorno sì e l'altro pure. Senza essere stato sanzionato neanche con un embargo di armi, per non parlare di una no fly zone. La Libia è un altro caso, uno in più, della vigilanza selettiva da parte degli Usa e dei suoi cani da presa occidentali.
    Sulla Francia possono contare. Sarkozy era alla disperata ricerca di fare qualcosa. Incapace di salvare il suo amico Ben Ali a Tunisi, ha deciso di prestare il suo aiuto per sbarazzarsi di Gheddafi. I britannici sono sempre disponibili, e in questo caso, dopo aver sostenuto il regime libico negli ultimi decenni, cercano di posizionarsi dalla parte buona per non perdere la divisione delle spoglie. E che dovevano fare? 


    Le divisioni che in tutta questa operazione si sono registrate all'interno della élite politico-militare nord-americana mostrano che non c'è un obiettivo chiaro. Obama e suoi satrapi europei parlano di un cambio di regime. I generali nicchiano e dicono che questo non rientra nell'operazione. Il Dipartimento di stato Usa si affanna nella preparazione di un nuovo governo composto di collaboratori libici anglofoni. Non sapremo mai quanto tempo sarebbe rimasto unito l'esercito di Gheddafi, ormai allo sbando e debilitato, di fronte a un'opposizione forte. La ragione per cui Gheddafi ha perso appoggi fra le sue forze armate è stata precisamente quella di aver ordinato di aprire il fuoco sul suo stesso popolo. Adesso parla della volontà imperialista di rovesciarlo e di impossessarsi del petrolio, e molti che pure lo disprezzano possono vedere che questa è la verità. Un altro Karzai è in cammino.
    Le frontiere di questo squallido protettorato che l'occidente si appresta a creare si decideranno a Wahington. Anche i libici che, per disperazione, adesso appoggiano i bombardamenti aerei della Nato, finiranno, come i loro omologhi iracheni, per pentirsene.
    Tutto questo potrebbe culminare in una terza fase: in una crescente collera nazionalista che arrivi fino all'Arabia saudita; e allora, non c'è il minimo dubbio, Washington farà tutto il necessario perché la famiglia saudita regnante resti al potere. Se perdono l'Arabia saudita, perdono gli stati del Golfo.

     

    L'assalto alla Libia, a cui molto ha contribuito la stupidità di Gheddafi su tutti i fronti, è stato concepito per strappare l'iniziativa alle piazze e apparire in prima linea nella difesa dei diritti civili. Ma non convinceranno i bahreniti, gli egiziani, i tunisini, i sauditi e gli yemeniti, e perfino in Euro-Nordamerica sono più quelli che si oppongono a questa avventura di quelli che l'appoggiano. La partita è ancora lontana dall'essere decisa.

    Obama parla di un Gheddafi senza clemenza, però la clemenza occidentale non scende mai gratis dal cielo. Ed è una benedizione solo per il potere che la dispensa, il più poderoso dei più poderosi.


I COMMENTI:
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  • sì abbiamo capito, qualunque cosa fa l'occidente sbaglia.
    e perché? perché cerca anche di fare i suoi interessi. già, invece tutti gli altri stati del mondo no, loro sono filantropici e fanno le cose x beneficienza! 08-04-2011 15:06 - bruno
  • Obama, Clinton satrapi. Satrapi i governanti della UE. Degenerati i media francesi e britannici. Strano che il "satrapo" Obama abbia "convinto" i generali egiziani a non fare marmellata del loro popolo ed a mandare via un filo-occidentale amico di Israele come Mubarak. Un po' confuso come satrapo non vi pare? "Che la gente decente di sinistra cada ancora in questo letamaio risulta deprimente"....io tra questi? Mi chiedo quale sarebbe l'alternativa di Tariq Alì. A me questi "immacolati" impossibilitati per diritto divino a cadere nei letamai fanno impressione .Magari poi incassano imperterriti cospicui diritti d'autore in nazioni dove i diritti civili vengono garantiti da quei stessi media degenerati. Ammantati da certezze che ormai fanno il loro tempo lanciano strali urbi et orbi. In Kashmir c'è una guerra a bassa intensità tra Pakistan e India per questioni religiose e territoriali che continuano a sconvolgere la popolazione civile. Tareq Alì, pakistano, ha tuonato al riguardo, ma solo contro la politica indiana, strano per un immacolato no? Possibile che le responsabilità delle cose che accadono siano solo e sempre occidentali? Maurizio Mariani si pone qualche problema per il Tibet e la Cecenia? Governati (sic!) da quella Cina e quella Russia che dovrebbero raccogliere la sfida? Per Murmillus: in Europa non c’era petrolio quando fu invasa da Hitler. Ce ne era in URSS: Ma l’URRS invase la Polonia di concerto con la Germania, invase Estonia, Lettonia e Lituania, attaccò la Finlandia ma fu da questa respinta. Successivamente la Germania attaccò l’URSS cercando, dopo essere stata fermata sulla direttrice per Mosca, di arrivare ai pozzi del Caucaso. Il Giappone, invece, entro in guerra contro la Cina nel luglio del ’37 (niente petrolio nella parte invasa) fece dieci milioni di morti (300.000 civili solo nella battaglia di Nanchino (’37). Attaccò gli U.S.A. solo nel dicembre ’41. Un po' di umiltà e qualche certezza in meno da parte di tutti forse permetterebbero di abbassare un po' la nebbia che ormai ci avvolge .Un cordiale saluto a tutti i lettori del Manifesto 08-04-2011 14:56 - Marco58
  • Questo articolo è l'apoteosi del complottismo! 08-04-2011 14:54 - galaverna
  • Articolointeressante e certamente condivisibile.
    Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che:
    1. La sinistra in Italia e' meno che marginale e il PD certamente non lo e', anzi, e' organica ai poteri forti e dominanti. Bisogna partire da quiper costruire una alternativa politica.
    2. Le guerre non vengono fatte dal capitale per motivi umanitari ma per meri calcoli economici
    3. il controllo del petrolio ha insanguinato la terra negli ultimi centoventi anni.
    Pochi sanno, la propaganda non lo ha maidetto, ma anche la seconda guerra mondiale era incentrata sul controllo delle risorse energetiche.
    L'intervento giapponese fu forzato dagli americani che avevano decretato un embargo energetico ai giapponesi che importavano l'80% del loro petrolio dagli USA.
    Gli italiani sono dei pecoroni, per storia, tradizione, ignoranza e per colpevole opportunismo. Cosi' non deve stupire che gran parte dei votanti per il PD siano favorevoli a questa guerra. Sanno che il petrolio gli fa comodo e sanno che questa guerra e' per il petrolio. Gli italiani votanti per il P2 sono anche favorevoli alla guerra solo che hanno paura di perdere i loro privilegi economici in Libia ed essere scavalcati in questo dai francesi. 08-04-2011 13:54 - Murmillus
  • Praticamente"tutte"le organizzazioni di sinistra sono cadute in questo letamaio,e che quei Libici(quanti?)che
    appoggiano per disperazione i bombardamenti della Nato non c'è dubbio che se ne pentiranno,nessuno può mettere in dubbio che le risorse saranno gestite dagli invasori.Non solo quello che dice Tariq è la scontata verità,come lo sono le analisi disincantate di Fidel Castro,e le proposte per una soluzione che salvaguardasse la sovranità della Libia da parte di Chavez,invece che deriderle andavano sostenute da tutti i democratici degni di questo nome 08-04-2011 13:37 - luigi guasco
  • Non ci sono obbiettivi chiari!
    Certo la borghesia imperialista,è entrata in una guerra,senza sapere come andava a finire.
    Sono entrati per sfruttare un pretesto come Gheddafi,per scatenare la terza guerra mondiale.
    Ma ora non riescono ad andare avanti.Si ritrovano una Libia lacerata e in via di guerra civile e un'assensa di nemici veri.
    I Russi e i cinesi non hanno raccolto la sfida e oggi non sanno più cosa fare.
    Forse cercheranno di litigare tra di loro.Via gli accordi e dai con la guerra tra nazioni alleate!
    I profughi,potrebbero essere un buon pretesto!
    L'importante è scatenare una guerra di sopraproduzione assoluta di capitali!
    Guerra! Guerra!
    Cosa volete voi,il burro o i cannoni......
    I cannoni,danno lavoro.... 08-04-2011 12:32 - maurizio mariani
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